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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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Senza ulteriori indugi, Zane Gort entrò nell’attico, piegandosi per non urtare con il suo radiocolbacco. Gaspard lo seguì incespicando.

Il robot si voltò, toccandosi con la chela l’altoparlante. Gaspard fece del suo meglio per camminare senza far rumore.

Erano in un soggiorno ammobiliato con poltrone ricoperte di pelle scura e portaceneri d’epoca, e alle cui pareti erano appesi gli antichi cartelli che per tradizione si collegavano all’attività dello scrivere e agli scrittori come GENIO AL LAVORO, FUORI DI QUI, QUI CI SONO SOLTANTO GLI ADDETTI AI LAVORI, FERMA, VIVA I RIBELLI, CESSATE GLI ESPERIMENTI NUCLEARI, CURVE PERICOLOSE, DATEMI QUALCOSA DA FARE, NON SCRIVERE… ISCRIVITI AL SINDACATO e NON SIAMO LIBERI PENSATORI… SIAMO MANOVALI STIPENDIATI.

Nel soggiorno c’erano sei porte, tutte chiuse, che recavano scritte in grandi lettere dorate: STANZA DI MASSAGGIO, SALA MEDICA, SALA DEI TROFEI, MANGIATORIO, LATRINA e CUCCIA. Zane Gort le considerò pensieroso.

A Gaspard venne in mente qualcosa.

— Non abbiamo molto tempo — sussurrò a Zane. — Se Cullingham ha un necessaire da suicidio, e se è chiuso dentro insieme a Heloise, lo userà.

Zane scivolò verso la porta contrassegnata CUCCIA e tese la chela sinistra, da cui spuntarono tre filamenti metallici. Non appena essi toccarono la porta, dal petto di Zane uscirono delle voci basse ma chiaramente udibili.

CULLINGHAM: Mio Dio non lo farai!

HELOISE IBSEN: Sì, lo farò! Ti maltratterò come non sei mai stato maltrattato prima d’ora. Soffrirari, sfrigolerai, brucerai… canterai fino all’ultimo segreto dell’Editrice Pazzi. Ho intenzione di farti rimpiangere che tua madre sia stata una donna leggera. Ti…

CULLINGHAM: No, finché io sono così impotente!

HELOISE IBSEN: Dici di essere impotente? Aspetta un momento e…

CULLINGHAM: Preferisco uccidermi!

Gaspard urtò ansioso Zane. Il robot scosse il capo.

HELOISE IBSEN: Vivrai abbastanza a lungo per i miei scopi. Per tutta la tua vita post-puberale non hai fatto altro che dare ordini a igienici materassi di gomma dalla vita di vespa. E adesso prenderai gli ordini più luridi da una donna forte e robusta che ti torturerà se esiti e che conosce tutti i trucchi per prolungare la sofferenza, e la ringrazierai, per ogni innominabile sudicio ordine e le bacerai l’alluce per questo.

Vi fu una pausa. E di nuovo Gaspard urtò ansioso Zane.

CULLINGHAM: Non smettere, continua! Ricomincia con la frusta!

Zane guardò Gaspard. Poi diede uno strattone alla porta e l’aprì di un palmo.

— Signor Cullingham — esclamò. — Volevamo solo avvertirvi che vi abbiamo trovato.

Vi fu silenzio per tre o quattro secondi. Poi, dall’altra parte dell’uscio, si levò una risata: dapprima qualche risatina sommessa ma poi un vero scrosciante duetto che si spense in lievi gorgoglii.

Poi Heloise gridò: — Non preoccupatevi per lui, ragazzi… lo riavrete al lavoro dopodomani, lo crediate o no… anche se dovessi spedirvelo in una bara aerata con l’etichetta fragile.

Zane gridò: — Nel vostro necessaire Esse, signor Cullingham, troverete un microtrasmettitore. Vi prego di spegnerlo.

Gaspard esclamò: — E Homer Hemingway manda a dire che se ne è andato a lavorare alle Conserve Baia Verde.

Zane gli toccò la spalla e raccolse qualcosa da una tavola a lato della porta. Mentre si avviavano per uscire, udirono un ultimo frammento del dialogo.

HELOISE IBSEN: Cully, perché diavolo uno scrittore famoso dovrebbe aver voglia di lavorare in una fabbrica di conserve? Dimmelo.

CULLINGHAM: Non lo so. Non me ne importa un accidente. Cosa mi faresti se mi avessi in tuo potere in una fabbrica di conserve?

HELOISE IBSEN: Prima ti porterei via il necessaire da suicidio e lo attaccherei fuori della tua portata. Così. Poi…

37

— Gaspard, tu sai guidare un elicottero, vero? — chiese Zane mentre ritornavano sul tetto.

— Sì, ma…

— Bene! Non ti dispiace un piccolo furto per una buona causa?

— Ecco…

— Benissimo! Allora seguimi con l’elicottero della signorina Ibsen. Può darsi che ci occorra molto spazio, e tu starai più caldo in un apparecchio chiuso. Ecco le chiavi. Resta in contatto con me.

— D’accordo — disse Gaspard, un po’ dubbioso.

— E stai più alto che puoi! — aggiunse cordialmente il robot. — Il tempo è fuori squadra. Io trasmetterò il segnale in codice delle ambulanze dei robot… la polizia del traffico volante penserà che tu sei il mio aiutante. Muoviti, Vecchio Muscolo!

La cabina chiusa era comodissima, ma recava tracce del profumo di Heloise. Non appena Gaspar si levò dal tetto, seguendo alla lontana Zane, provò un’ondata di affanno al pensiero dei passati incontri avvenuti proprio dove era seduto adesso. Ma tutti i tristi pensieri furono presto cancellati dalla sua mente dal problema di reggere l’andatura di Zane: si accorse che l’unico modo era puntare l’elicottero verso quello del robot e lasciare che le pale sibilassero al massimo della potenza. Il robot si tuffò verso est e cominciò ad acquistare quota.

— Il segnale più forte, adesso, viene dalle montagne — risuonò nella cuffia la voce di Zane. — Avanti a tutta forza. Io farò del mio meglio per precederti. Adesso mancano soltanto quattro ore, al massimo, prima che Mezza Pinta cominci a morire nei suoi rifiuti cerebrali per mancanza di una fontanella fresca. Quel delinquente!

I grattacieli pastello svanirono dietro di loro, e furono bruscamente sostituiti da pini altissimi.

L’elicottero di Zane avanzava rapido, diretto verso est. Gaspard, accorgendosi che la sua guida maldestra non era di nessun aiuto, innestò l’automatico a velocità massima. L’elicottero aperto con il suo lucente pilota dal colbacco nero continuò a rimpicciolire sebbene meno rapidamente.

Tuttavia il cambiamento peggiorò la situazione. La mente di Gaspard non più occupata dai problemi della guida, si ossessionò con i propri intricati desideri, balzando dalla signorina Bishop e Heloise Ibsen… e ogni tanto spuntava lo scottante, assurdo desiderio di avere in suo potere la signorina Willow. Era possibile drogare le macchine?

Cercò di pensare ai cervelli, specialmente al povero Mezza Pinta, ma era un soggetto troppo macabro. Per la disperazione si tolse dalla tasca il secondo libro consigliato dai cervelli che la signorina Bishop gli aveva prestato: un’antica opera che si chiamava Il caso Mauritius, scritta da un certo Jacob Wassermann. Era una lettura difficile e molto strana, ma per lo meno impegnava la sua mente e i suoi sentimenti.

— Ehi, Gaspard!

Il richiamo incalzante lo distrasse dalla melanconica governante degli Andergast. In basso, i pini cedevano il posto alla sabbia bruna.

— Ti ascolto, Zane!

L’elicottero del robot era un piccolo punto nella lucente lontananza, davanti a lui… se non era un altro apparecchio: c’erano altri tre punti, in volo, verso est.

— Gaspard, mi sto avvicinando a un grande ranch verde a bolla davanti al quale è fermo un aerorazzo a scacchi bianchi e neri. Il Segnale Due viene di lì. La signorina Bishop, devo pensare. Un altro segnale sembra provenire da almeno settanta chilometri, sempre a est.

“Il tempo stringe. Mezza Pinta ha ancora poco più di tre ore prima che abbia inizio il soffocamento cerebrale, e c’è solo una possibilità su tre che il terzo segnale sia il suo… potrebbe essere il signor Flaxman o la signorina Blushes. Quindi dividiamo le forze. Tu pensa al Segnale Due mentre io accelero verso il Segnale Tre. Sei armato?”.

— Ho quella vecchia sciocca pistola a proiettili.

— Dovrà bastare. Adesso sto passando sul ranch e lancerò un lampo luminoso della durata di cinque secondi.

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