Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Steve» dissi, seriamente «vorrei saperlo anch’io. La spiegazione più semplice è che sono impazzito e mi sono immaginato tutto: tu, io, Marga, questo ristorante, questo mondo.»
«Tu puoi essere immaginario quanto ti pare, ma lascia fuori me e Maggie. Hai altre spiegazioni?»
«Be’… dipende. Conosci la Bibbia, Steve?»
«Sì e no. Dato che viaggio, molte volte mi trovo in albergo con niente da leggere, salvo una bibbia dei Gedeoni. E di tanto in tanto la leggo.»
«Ricordi Matteo, 24, 24?»
«Uh? Cosa dice?»
Glielo citai: “Faranno grandi portenti e prodigi.” Questa è una delle possibilità, Steve. I cambiamenti possono essere segni inviati dal demonio, per ingannarci. Oppure possono essere portenti che annunciano la fine del mondo e l’avvento di Cristo e del suo regno. Ascolta le parole:
Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno sconvolte.
Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo, e tutte le tribù della terra si batteranno il petto, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi Angeli, che con tromba dallo squillo potente, raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli.
«Ecco la spiegazione, Steve. Forse quelli che abbiamo visto noi sono i falsi segni delle tribolazioni che precedono la fine, o forse queste meraviglie annunciano la Parusia, la venuta di Cristo. Tu sei rinato in Cristo?»
«Mmm. Non posso dire di esserlo veramente. Sono stato battezzato molto tempo fa, quando ero troppo giovane per avere voce in capitolo. Non vado molto in chiesa, salvo che per i matrimoni e i funerali. Se sono stato lavato una volta, oggi penso di essere un po’ impolverato. Non credo di farcela.»
«Probabilmente, no. Steve, la fine del mondo si avvicina, e Cristo farà presto ritorno. La cosa più urgente da fare… per te e per tutti!… è di rientrare nella grazia di Dio, perché non ci saranno preavvisi. La tromba suonerà e saremo accolti tra le braccia di Gesù, salvi e felici in eterno, o saremo scagliati nel lago di zolfo infuocato, dove saremo tormentati per l’eternità. Dobbiamo essere pronti.»
«Accidenti! Alec, hai mai pensato di fare il predicatore?»
«Sì, certo.»
«Be’, dovresti proprio farlo. Hai parlato come se credessi a ogni parola che hai detto.»
«E ci credo.»
«E chissà che tu non abbia ragione? Be’, ti prometto di pensarci, seriamente. Nel frattempo mi auguro che non mettano in scena l’Avvento del Regno di Dio proprio per ’stasera, perché ho ancora da consegnare questo carico. Hazel! Portami il conto, bella; devo rimettere sulla strada la mia baracca.»
I tre filetti con contorno facevano $ 3,90; sei birre altri sessanta cent, per un totale di $ 4,50. Steve pagò con una mezza aquila, una moneta che non avevo mai visto, salvo che nelle vetrine dei numismatici… avrei voluto darle un’occhiata, ma temevo di farmi notare.
Hazel la prese e la osservò. «Non si vede molto oro, da queste parti» commentò. «Più che altro, circolano “ruote di carro”. E carta, anche se il capo non ama la carta. Sei sicuro di potertelo permettere, Steve?»
«Ho trovato l’Olandese Volante.»
«Oh, piantala. Non intendo diventare la tua quinta moglie.»
«Pensavo a una sistemazione temporanea.»
«Neanche quella… almeno, non per una monetina da cinque dollari.» Si frugò nella tasca del grembiule, ne trasse un mezzo dollaro d’argento. «Il resto, caro.»
Lui spinse di nuovo la moneta verso Hazel. «E per cinquanta cent?»
Lei prese la moneta e se l’infilò di nuovo nella tasca. «Uno sputo in un occhio. Grazie. Buona notte, ragazzi. Grazie d’essere venuti.»
Nei cinquanta chilometri dal ristorante a Flagstaff, Steve ci chiese molte informazioni sui mondi che avevamo visto, ma non fece commenti. Ci rivolse solo qualche domanda, e lasciò quasi sempre parlare noi. Gli interessavano in particolare le mie descrizioni di dirigibili, jet e aeroplanos, ma tutti gli argomenti tecnici lo affascinavano. Trovò molto più difficile credere alla televisione che alle macchine volanti… ma la stessa cosa era successa a me. Comunque, Margrethe gli assicurò di avere visto anche lei gli apparecchi televisivi… ed è difficile non credere a Margrethe. Io potevo benissimo essere scambiato per un imbroglione. Ma non Margrethe. Lei è convincente.
A Flagstaff, a poca distanza dalla Statale 66, Steve accostò al margine della carreggiata e fermò l’autocarro, senza spegnere il motore. «Fuori tutti» disse «se volete dirigervi a est. Se invece volete proseguire a nord, siete i benvenuti.»
Risposi: «Dobbiamo arrivare nel Kansas, Steve».
«Certo, lo so. Potete arrivarci da entrambe le parti, ma la 66 è quella che vi conviene di più… anche se non capisco come si possa sentire il desiderio di recarsi nel Kansas. Andate laggiù, verso l’incrocio. Tenetevi a destra e andate sempre avanti, non potete sbagliarvi. Seguite i binari del Santa Fe. Dove pensate di dormire questa notte?»
«Non ci ho ancora pensato. Cammineremo finché non avremo trovato un altro passaggio. Se non troveremo qualcuno che ci porti per tutta la notte, dormiremo sul fianco della strada… fa caldo.»
«Alec, dà retta allo zio Steve. Questa notte non potete dormire nel deserto. Adesso fa caldo, ma domattina scenderà quasi a zero. Forse non ve ne siete accorti, ma, da Phoenix in poi, la strada è sempre salita. E se non vi morde qualche rettile, ci sono tutti gli insetti del deserto. Dovete prendere una capanna.»
«Steve, non possiamo permettercelo.»
«Il Signore provvederà. Tu ci credi, vero?»
«Certo» risposi, seccato «Ci credo.» (Ma si dice anche: aiutati che Dio t’aiuta.)
«E vedrai che il Signore provvederà. Maggie, sei d’accordo con Alec su questa faccenda della fine del mondo?»
«Certo!»
«Mmm. Alec, ci penserò a lungo, a partire da ’stanotte: mi cercherò una bibbia dei Gedeoni. Questa volta non voglio perdermi lo spettacolo. Arrivati sulla 66, cercate un’insegna che dica “capanne”. Non “motel” o “albergo”, ma solo “capanne”. Se chiedono più di due dollari, andatevene. Continua a contrattare, e può darsi che te la diano per un dollaro.»
Non ascoltavo con molta attenzione, perché cominciavo a irritarmi. Contrattare con cosa? Sapeva che ero senza soldi… che non avesse creduto alle mie parole?
«Arrivederci, allora» proseguì Steve. «Alec, sai come si apre la porta? Preferisco non scendere.»
«Sì, certo.» Aprii la portiera, scesi a terra, e infine mi ricordai della buona educazione. «Steve, ti ringrazio di tutto. La cena, la birra, il passaggio. Spero che il Signore vegli su di te.»
«Grazie, ma non è stato niente. Prendi.» Mi diede un biglietto da visita. «Qui c’è il numero dell’ufficio. In realtà è l’indirizzo di mia figlia. Quando arriverete nel Kansas, mandatemi una cartolina, fatemi sapere di voi.»
«Certamente» gli promisi, poi tesi la mano verso Margrethe, per aiutarla a scendere.
Steve la fermò. «Maggie! Non dai il bacio d’addio al tuo vecchio amico Steve?»
«Certamente!» Si voltò verso di lui.
«Così mi piaci. Alec, sarà meglio che ti giri dall’altra parte.»
Non mi girai dall’altra parte, ma cercai di fare l’indifferente, sorvegliandoli con la coda dell’occhio.
Se la cosa fosse continuata ancora per mezzo secondo, avrei tirato Margrethe giù dal camion, di peso. Eppure, sono costretto ad ammettere che Margrethe non doveva subire a forza le attenzioni di quell’uomo; anzi, collaborava al cento per cento, baciandolo come nessuna donna sposata dovrebbe baciare un estraneo.