Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Soprattutto sentii questa tentazione il primo giorno, al tramonto, quando il camionista si fermò a un parcheggio sull’autostrada, vicino a un ristorante e a una stazione di servizio. «Io vado a farmi una birra e una bistecca» annunciò. «E tu, Maggie? Te la faresti una bistecca? In questo posto, le mucche entrano vive da una parte della cucina e le bistecche escono dall’altra.»
Lei gli sorrise. «Grazie, Steve. Ma non ho fame.»
Chiaramente, non era la verità. Lei lo sapeva, io lo sapevo… e certo lo sapeva anche Steve. L’ultimo nostro pasto era stato la piccola colazione, quel mattino, alla missione dell’Esercito della Salvezza, undici ore e un universo prima. Avevo cercato di lavare piatti in cambio di un pasto presso l’aerea di sosta dei camionisti, fuori Tucson, ma ero stato allontanato senza troppi complimenti. Perciò, in tutto il giorno, avevamo bevuto solo l’acqua della fontana.
«Raccontalo a tua nonna, Maggie. Viaggiamo da quattro ore. Devi avere fame.»
Intervenni io. «Intende dire, Steve, che non accetta inviti da altri uomini. Si ritiene già impegnata a venire a cena con me. Ma grazie da parte sua e grazie per averci portato fin qui. Sei stato molto gentile.»
Eravamo ancora seduti nella cabina del suo autocarro, con Margrethe nel centro. Steve si girò verso di me. «Alec, pensi che cerchi di portarmela a letto, vero?»
Rigidamente, negai di avere pensato qualcosa del genere, e intanto mi dissi che era proprio la sua intenzione… e che mi irritava non solo il suo proposito poco cavalieresco, ma anche la volgarità delle parole da lui usate. Tuttavia, avevo imparato a mie spese che le regole dell’educazione valide per il mondo in cui ero nato non corrispondevano esattamente a quelle degli altri mondi.
«Oh, no, hai pensato proprio quello. Non sono nato ieri, e ho trascorso gran parte della mia vita sull’autostrada, e le mie illusioni sulla natura umana sono andate da tempo a farsi fottere. Tu pensi che voglio mettere in posizione orizzontale la tua donna, perché chiunque la vede vorrebbe tentare il colpaccio. Be’, lascia che ti spieghi. Io non busso mai, se in casa non c’è nessuno che risponde. E sono cose che capisco subito. Maggie non ci sta: è da diverse ore che me ne sono accorto. Congratulazioni; la fedeltà delle donne è sempre un bello spettacolo. No?»
«Sì, certamente» brontolai io.
«Quindi, non devi prendertela. Hai detto che porti a cena tua moglie e che mi ringrazi del passaggio. Allora, perché non dimostrarmelo praticamente, invitando a cena anche me?»
Mi auguro che non si notasse il mio istante di esitazione. «Certo, Steve» dissi. «È il minimo che possa fare per la tua gentilezza. Uh, mi aspettate qui un attimo, mentre vado a prendere alcuni accordi?» E feci per scendere dall’autocarro.
«Nel raccontare le bugie, Alec, sei ancor peggio di Maggie» disse lui.
«Scusa?»
«Mi credi cieco? Siete in bolletta.»
«Vero» ammisi — mi auguro — con dignità. «Ma pensavo di mettermi d’accordo con il proprietario del ristorante: lavare i piatti in cambio dei nostri tre pasti.»
«L’avevo immaginato. Se foste dei normali giramondo in bolletta, avreste con voi dei bagagli. Invece, non avete neppure uno zaino… e tutt’e due siete vestiti pesante. Nel deserto, per l’amor di Dio! Tutto indica la presenza di un disastro.»
Io non dissi niente.
«Ascolta» proseguì lui. «Può darsi che il padrone del ristorante ti accetti come lavapiatti, ma probabilmente ha già tre schiene-umide a fare i cacciatori di perle nei suoi acquai e in giornata ne ha cacciate via altrettante. Su per questa autostrada passa tutto il turismo che entra dai buchi della frontiera. E poi io non posso perdere tempo ad aspettarti mentre lavi i piatti; prima di notte devo ancora fare un mucchio di chilometri. Perciò, facciamo un patto. Tu mi inviti a pranzo, e io ti presto i soldi per pagare.»
«Come debitore, ora come ora non sono molto solvibile.»
«Niente affatto; sei il miglior tipo di debitore, da’ retta a me. Un giorno o l’altro, l’anno prossimo o magari tra vent’anni, incontrerai un’altra coppia di autostoppisti in bolletta, e offrirai loro un pasto alle stesse condizioni. Me li restituirai così. Poi, quando anche loro offriranno un pasto a qualcuno, si sdebiteranno con te. Chiaro?»
«Te li restituirò moltiplicati per sette!»
«A me basta una volta. Dalla seconda in poi, lo farai perché la cosa ti piace. Andiamo a mangiare.»
Il ristorante Rimrock Restop badava più alla solidità che all’eleganza: in questo, ricordava il Ron’s Grill di un altro universo. Ci si poteva sedere al banco o ai tavoli. Steve ci portò a un tavolo e dopo qualche tempo arrivò una cameriera giovane e graziosa.
«Guarda chi c’è, Steve! Tanto tempo che non ti vedo.»
«Ciao, bella. Com’è andato poi a finire, il test della coniglia?»
«La coniglia è morta. E i tuoi esami del sangue?» Ci sorrise. «Salve, ragazzi. Cosa prendete?»
Io avevo avuto il tempo di scorrere il menù, soprattutto la colonna di destra, ed ero rimasto colpito dai prezzi. Colpito, intendo dire, nel vedere che erano nell’ordine di grandezza di quelli del mio mondo. Dieci cent gli hamburger, cinque cent il caffè, due tipi di menù a prezzo fisso, da 75 cent e 90 cent… i prezzi a cui ero abituato.
Guardai anche la colonna di sinistra e dissi: «Mi porta un hamburger al formaggio, ben cotto?»
«Certamente, amico. E tu, cara?»
Margrethe ordinò anche lei un hamburger, ma cotto normale.
«Steve?» chiese la cameriera.
«Porta tre birre chiare, grandi, e tre filetti, uno al sangue, l’altro medio, il terzo ben cotto. Patate al forno, o fritte, o quello che sono. Insalata verde, pane fresco. La solita roba. Poi la frutta e il caffè.»
«Ricevuto.»
«Ti presento i miei amici. Hazel, questa è Maggie. E lui è suo marito, Alec.»
«Uomo fortunato! Salve, Maggie; lieta di conoscerti. Però, mi spiace di vederti in così brutta compagnia. Steve ha cercato di rifilarti qualcosa?»
«No.»
«Meglio così. Non comprare niente da lui, non firmare niente, non andarci a letto. E ringrazia di essere felicemente sposata. Ha moglie in tre stati diversi.»
«Quattro» precisò Steve.
«Sono quattro, adesso? Le mie felicitazioni. Per i servizi delle signore bisogna passare dalla cucina, Maggie; gli uomini fanno il giro dall’esterno.» Si allontanò in fretta, tra un frusciare di gonne.
«Brava ragazza, quella» disse Steve. «Sapete la fama delle cameriere, specialmente nei ristoranti per camionisti. Be’, Hazel è forse la sola lanciatrice di piatti di questa autostrada che non la sgancia a nessuno. Vieni, Alec.» Si alzò e mi fece strada fino alla toilette. Quando capii il senso del suo discorso, era troppo tardi per irritarmi del fatto che avesse parlato così alla presenza di una signora. Poi fui costretto ad ammettere che Margrethe non si era affatto offesa; aveva considerato le sue parole alla stregua di una semplice informazione. Di un complimento ad Hazel, anzi. Riflettei che i peggiori problemi, in tutti quei preoccupanti cambiamenti di mondo, venivano non dalla situazione economica, non dal comportamento in pubblico, non dalla tecnologia, ma semplicemente dal linguaggio, e dagli usi e tabù relativi.
Al nostro ritorno, trovammo ad attenderci le birre. C’era anche Margrethe, che aveva approfittato della visita alla toilette per pettinarsi e mettersi in ordine.
Steve brindò. «Skoal!»
Noi gli facemmo eco: «Skaal!» e io bevvi prima un assaggio e poi un lungo sorso… giusto quello che mi occorreva dopo un lungo pomeriggio su un’autostrada bruciata dal sole. Dopo il mio crollo morale sulla nave a vapore Konge Knut, avevo ripreso a bere birra, bevanda che non avevo più toccato dai giorni dei miei studi d’ingegneria, e che anche a quei tempi avevo frequentato raramente… mancanza di soldi per i vizi. Mi parve un’ottima birra, ma la Tuborg danese servita sulla nave era migliore. Sapevate che nella Bibbia non c’è una sola parola contro la birra? Anzi, la parola che nella Bibbia significa “birra”, significa anche pozzo o fontana.