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READ-E-BOOK » Научная фантастика » Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]
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Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]

Электронная книга - «Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]». Краткое содержание книги:

Solo una minima parte dell’umanità riuscì a sfuggire alla catastrofe nucleare che nel 21° secolo devastò la Terra, rifugiandosi in primitive colonie orbitali attorno al pianeta. Ma una volta vinta la battaglia per la sopravvivenza, cominciò il grande esodo verso nuovi mondi nelle zone più remote dello spazio. Dopo vari millenni ecco incombere su questi mondi la presenza degli Immortali, esseri che possiedono strani legami con la vecchia Terra, apparentemente in grado di estendere la propria vita all’infinito e di superare distanze di anni luce in pochi giorni. Sul pianeta Pentecoste, alcuni lontanissimi discendenti dell’umanità cercano di scoprire la vera natura degli Immortali, intuendo appena che il contatto con tali creature li porterà ad acquisire conoscenze inimmaginabili, tra cui il segreto dell’S-spazio normale. Ma si tratta solo del principio, perché seguono altre rivelazioni sull’intera storia dell’umanità, dall’origine alla distruzione della Terra e alla secolare diaspora nello spazio, che scatenano nuove inquietudini e rilanciano appassionanti interrogativi. Qual è infatti il segreto dell’enigmatico Punto di Convergenza, una zona lontanissima da ogni stella conosciuta? E fino a dove si estendono i poteri degli Immortali e la loro conoscenza del passato e del futuro dell’umanità? E quali sono, infine, le loro reali intenzioni? Un epico e illuminante viaggio che interroga il destino dell’uomo nella vastità del cosmo, tra grandiose intuizioni ed ipotesi inedite che esaltano le virtù della miglior fantascienza.
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I giochi del Planetfest gli avevano offerto periodi di terrore, esaurimento fisico, suspense, e la quasi disperazione. Ma non c’era stato niente che potesse uguagliare la frustrazione pura delle dodici ore successive. Alla fine di queste ore Peron aveva raggiunto una silenziosa decisione: se era stato marchiato come un piantagrane, si sarebbe guadagnato in pieno questa etichetta.

Aveva cominciato con il semplice desiderio di conoscere qualcosa di più della nave e del suo ambiente. Questo si era dimostrato assai più difficile di quanto si fosse aspettato. La stanza che gli era stata assegnata dava su uno stretto corridoio, che ben presto si biforcava in entrambe le direzioni dando accesso a stanze più grandi e ad altri passaggi. Li aveva provati tutti a turno, annotandosi mentalmente qualunque cambio di direzione.

Molto presto era emerso uno schema. Se s’inoltrava lungo il corridoio di sinistra, era libero di vagare quanto voleva. Trovò una sezione adibita a mensa e una biblioteca, i cui terminali ignorarono le sue domande d’informazioni, ma gli fornirono con prontezza cibo e bevande. Queste apparivano in un istante e in maniera misteriosa davanti a lui nel momento in cui l’ordine veniva dato al terminale, e venivano rimosse con altrettanta prontezza quando lui lo chiedeva. Aveva inoltre incontrato alcuni degli altri membri dell’equipaggio, tutti assai più amichevoli del capitano Rinker. Erano soltanto tre. A Peron era parso un numero assurdamente basso per controllare una struttura di quelle dimensioni. Ma come Olivia Ferranti gli fece notare quando le sue peregrinazioni lo portarono a passare davanti all’alloggio di quest’ultima, erano assai più numerosi del necessario. Ogni cosa era sotto controllo automatico; il capitano Rinker avrebbe potuto gestire tutto da solo. In effetti, il resto di loro era al primo viaggio, ed erano venuti da! Quartier Generale al sistema di Cass per ragioni proprie (che si rifiutarono di discutere). La dottoressa gli aveva perfino offerto qualcosa di simile a delle scuse per il comportamento del capitano Rinker.

— È insolitamente prezioso. Non sono molte le persone alle quali piaccia fare questi lunghi viaggi, spesso senza nessun compagno. Ci vuole un temperamento del tutto speciale. Al capitano Rinker piacciono le cose ordinate. Non può sopportare l’idea che tu possa sconvolgere il modello della sua vita.

— Ma è stato Wilmer a farlo, non io.

— Forse. Ma Wilmer non è qua, e tu sì. Perciò sei tu ad essere bersagliato.

— E gli è consentito tenere i miei amici privi di sensi?

— È il capitano. È lui ad avere il controllo fino a quando non arriveremo al Quartier Generale. Poi dovrà spiegare le sue azioni, ma non avrà problemi a farlo, sta seguendo il regolamento. E, ad esser franchi, non fa nessun male ai tuoi amici. Adesso devo andare. Potremo parlare un po’ di più, se vuoi, al prossimo periodo per il pasto. Ordine: portami alla palestra di prua.

E scomparve.

Peron scoprì di poter arrivare fino alla porta della camera di sospensione, ma questa si rifiutava di aprirsi per lui. E poteva impartire tutti gli ordini che voleva, con qualunque timbro di voce, per qualunque cosa gli piacesse, ma venivano tutti ignorati.

Quando lasciò la stanza e s’inoltrò lungo il corridoio di sinistra, le faccende si rivelarono ancora meno soddisfacenti. Il corridoio di sinistra lo conduceva alla parte superiore della nave, in termini di effettiva gravità. Allora, il corridoio di destra avrebbe dovuto portarlo nella parte bassa, e certamente cominciava andando in quella direzione. Ma non aveva importanza quali biforcazioni seguisse, quando avanzava oltre una certa distanza provava un tremolio stordente, e si ritrovava nella sua stanza, seduto alla scrivania. Alcuni settori della nave, dunque, di dimensioni indeterminate, gli erano inaccessibili.

Dopo una dozzina di tentativi infruttuosi, Peron si distese sul letto della sua stanza, riflettendo intensamente. Erano passate dodici ore dal suo incontro con Rinker, ma non si sentiva affatto stanco. Olivia Ferranti gli aveva detto di aspettarsi pochissimo bisogno di dormire.

— È uno dei vantaggi accessori dell’S-Spazio — aveva precisato. — Scoprirai di dormire un’ora su venti, forse.

In quanto alle condizioni fisiche, continuava a sentirsi strano, ma lei aveva avuto ragione anche su questo punto. Dopo un po’, si era semplicemente abituato alla cosa. Aveva ancora l’impressione di muovere il suo corpo in un mondo in cui le leggi della meccanica erano state un po’ modificate, ma era una sensazione che tendeva a svanire.

— Vuoi venire a cenare con noi? — La voce era uscita all’improvviso dal terminale accanto al suo letto. Era Garao, un altro dell’equipaggio della nave che aveva incontrato durante i suoi giri per la sezione di prua.

— Non credo. — Poi balzò su a sedere. — No, aspetta un momento. Sì, vengo. — Non era affamato, salvo che di altre informazioni. E l’unico modo per averle pareva fosse quello di ottenerle da altre persone. L’esplorazione diretta della nave era stata del tutto infruttuosa.

— Non ce n’è bisogno — disse Garao. — Tienti stretto.

Vi fu quell’ormai familiare istante di disorientamento. Peron scoprì che si trovava seduto nel settore della mensa insieme a tre degli altri. Il capitano Rinker non era presente. Come la Ferranti gli aveva detto, il capitano prediligeva la compagnia di se stesso e spesso cenava da solo.

Tutti parevano dare per scontato che adesso Peron avrebbe mangiato e bevuto le loro stesse cose. Quando arrivò, c’erano più cinque o sei diversi piatti sul tavolo, tutti a lui sconosciuti. Trovò qualcosa che assomigliava ad un filetto di pesce, ma ovviamente non lo era. E c’erano diversi tipi di pseudocarne, ciascuno accompagnato da qualche tipo di vegetale. Nessuno aveva il sapore che lui si aspettava, e tutti i piatti erano freddi.

Gli altri parvero sorpresi, quando lui accennò a questo. La dottoressa Ferranti guardò Garao e il glottologo, Atiyah, poi scrollò le spalle.

— Avrei dovuto dirtelo: non troverai cibi caldi nell’S-Spazio. Meglio abituarsi a mangiarli freddi.

— Ma perché?

— Aspetta fino a quando saremo arrivati al Quartier Generale. Una volta là potrai chiederlo. — Era chiaro che la Ferranti era imbarazzata per la sua non-risposta. Sedeva accanto a Peron, così lui la vedeva soltanto di profilo. Ma la voce rivelava il suo disagio. — Te lo direi, ma è contrario agli ordini del capitano. Se ti piacciono i piatti caldi, posso rendere più accettabile quello che stiamo mangiando. È facile chiedere delle spezie… Ordine: porta altri di questi piatti per Peron Turca, ma aggiungi delle spezie piccanti.

Vi fu un ritardo di quindici secondi, poi altri piatti comparvero sul tavolo davanti a Peron. Si stava preparando a servirsi, quando colse l’espressione sul volto di Garao e di Atiyah, seduti sul lato opposto del tavolo.

— Cosa c’è che non va? Non va bene se li mangio?

— Non è questo il problema. — Garao raccolse un piatto vuoto. — Ordine: portalo via.

Ancora una volta vi fu un ritardo di qualche secondo, poi il piatto scomparve all’improvviso.

— Visto? — Garao pareva giulivo. — È lo stesso problema che abbiamo avuto durante il viaggio dal Quartier Generale. E pare anche peggiore.

— Lo è — dichiarò la Ferranti. — Questa volta ci vuole il doppio del tempo.

— Per che cosa ci vuole il doppio del tempo? — Peron aveva l’impressione che parlassero per enigmi soltanto per confonderlo.

— Il servizio — disse Atiyah. Era un uomo di poche parole. — Dovrebbe essere istantaneo. Ora, calcoliamo il ritardo. Ordine: portami un bicchier d’acqua. — Rimasero seduti in silenzio fino a quando, dopo circa quindici secondi, un bicchiere pieno d’un liquido limpido comparve davanti ad Atiyah.

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