Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]
- Автор: Шеффилд Чарльз
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0196-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]». Краткое содержание книги:
Un vassoio comparve all’istante, appoggiato sui ginocchi di Peron. La caraffa trasparente conteneva lo stesso liquido che aveva bevuto in precedenza, ma il cibo nei piatti non gli era affatto familiare. C’erano delle polpettine color marrone con una ruvida trama granulosa, una gelatina rosso-arancione, e fette bianche d’una consistenza liscia e cremosa. Rinker indicò il cibo con un gesto.
— Proceda pure. Può mangiare mentre parliamo.
Peron si guardò intorno. Non c’era nessun altro nella stanza, e nessun segno che la porta si fosse aperta o chiusa. — Come riesce a far questo?
— Non è appropriato che glielo dica. Queste informazioni le verranno fornite al Quartier Generale, sempre che venga deciso in tal senso. — Rinker agitò la mano verso la proiezione. — I suoi tentativi di usare il sistema di servizio sono già stati notati. Per risparmiarle un’ulteriore perdita di tempo, le farò notare che ogni ulteriore tentativo da parte sua sarà altrettanto infruttuoso. Mi permetta di farle inoltre notare che io non ho nessun obbligo ufficiale di parlarle, o di trattare con lei in alcun modo, salvo che provvedere a trasferirla sano e salvo al Quartier Generale. Ma voglio che sappia quanti guai ci avete causato, lei e quel pazzo di Wilmer.
Peron non riuscì a resistere a quel cibo. Il suo corpo insisteva che erano passate settimane da quando aveva ricevuto l’ultimo nutrimento. Mangiò con una fame da lupi. Le polpettine assomigliavano in modo ragionevole al pane, e malgrado quella materia bianca non assomigliasse affatto al formaggio, come invece si era aspettato, aveva un buon sapore. Fissò il capitano Rinker sul lato opposto della scrivania, inghiottì e parlò.
— Non posso dir niente per Wilmer, ma qualunque guaio abbia causato, non è stato opera mia. Ma senza il suo aiuto, sarei morto su Whirlygig. Non vedo perché lei voglia attribuirmene la colpa.
Rinker fece un gesto d’impazienza con la mano. — Lei era stato identificato come un piantagrane prima di lasciare il pianeta. Lo stesso vale per i suoi compagni su Whirlygig. Eravate tutti destinati a uno speciale indottrinamento sulla nave Eleonora, e dovevate esser tenuti separati dagli altri contendenti. In quanto a Wilmer, lui avrebbe dovuto trovarsi là come osservatore, non come partecipante attivo. Avevo fatto notare parecchie volte che era pericoloso utilizzare delle reclute locali come osservatori. Hanno troppi legami con il suo pianeta e la sua gente. Ma il mio consiglio è stato ignorato.
— Wilmer è un Immortale?
Rinker si appoggiò allo schienale della sua poltrona, corrugando la fronte. — Quello stupido termine! Io non lo uso mai. Sì, Wilmer è stato reclutato nel nostro gruppo. E condivide il nostro arco di vita esteso. Ma non ha mai lasciato il sistema di Cass, e di certo non sa nulla della nostra missione più vasta. Adesso devo sopportare le conseguenze del suo dilettantismo. Per trecentosessanta dei suoi anni ho visitato Pentecoste e il sistema di Cass. Questo è il mio diciannovesimo viaggio, e niente è mai andato storto. Ho sviluppato un perfetto curriculum nel mio lavoro. Da me ci si aspetta il successo, ed io lo esigo da me stesso. Ma adesso, grazie a ciò che Wilmer ha fatto su Whirlygig, tutto è andato in fumo. Questa visita si è trasformata in un disastro. I materiali che avrei dovuto riportare con me dal gruppo su Eleonora sono stati lasciati là; la selezione finale e l’indottrinamento delle reclute sono stati ritardati; ed io sto trasportando qui con me al Quartier Generale sei passeggeri indesiderati in più, ognuno dei quali è identificato come potenziale fonte di guai. Pensa che dovrei essere felice?
A mano a mano che la fame e la sete diminuivano, Peron provò una crescente curiosità nei confronti dell’ambiente in cui si trovava. Ma questa curiosità si scontrava con un ugualmente intenso senso di fastidio. Lui non aveva fatto niente per giustificare la paternale di Rinker. Cosa si aspettava che facesse, quell’imbecille? Che chiedesse di venir riportato su Whirlygig per morirci?
Sollevò il vassoio e lo depose sulla scrivania davanti a sé. — Non dico che lei debba essere felice, ma non dovrebbe incolpare me per quello che è successo. Perché non vuol dirmi quello che succede qui?
— In modo che lei possa causarci altri guai?
— Non causerò nessun guaio, ma è naturale che abbia molte domande da fare. Non le chiedo di dedicarmi il suo tempo, ma mi lasci per lo meno avere accesso a un terminale e alle banche dati. E lei ha detto che qualcuno degli altri contendenti si trova qui, su questa nave. Mi piacerebbe certamente vederli.
Rinker fissò con rabbia il vassoio sporco appoggiato sulla sua scrivania pulitissima e lucida. Rivolse a Peron un sorriso acido. — Non posso consentirle l’accesso alle banche dati. Come le ho già detto, questa è una situazione senza precedenti. Nessuno si è mai unito al nostro gruppo, qui, senza indottrinamento. Quello che le accadrà potrà venir deciso soltanto dopo che avremo raggiunto il Quartier Generale, e fino a quando noi non saremo arrivati laggiù, lei dovrà fare esattamente come le verrà detto. Vuol vedere i suoi compagni? Molto bene. Ordine: rimuovi questo vassoio.
Il vassoio scomparve all’istante.
— Ordine: portaci entrambi nella camera di sospensione.
Questa volta Peron ebbe un’immagine vertiginosa d’un lungo corridoio e di grige pareti. Durò una frazione di secondo. Poi il mondo tornò a stabilizzarsi e lui e Rinker si trovarono in piedi, uno accanto all’altro, davanti a una serie di portelli metallici che arrivavano loro alla vita. Ognuno di essi costituiva l’accesso a un lungo e profondo contenitore simile a un’immensa bara. Dei monitor erano piazzati sulla sommità trasparente di ogni cassa, e tutti gli output venivano raccolti in uno spesso fascio di fibre ottiche collegate al terminale d’un computer. Nella stanza c’era un freddo intenso.
— Forse questo le darà un’idea della gravità con cui considero la situazione. — Rinker si avvicinò a una delle casse. — I suoi compagni sono là dentro.
— Cosa gli avete fatto? — Peron provò una sensazione d’orrore. Rinker gli stava forse dicendo che Elissa e gli altri erano imprigionati in quelle bare ghiacciate?
— Sono immersi nel sonno freddo e lì rimarranno. — La voce di Rinker era gelida come la stanza. Non offriva nessuna possibilità di discussione. — Naturalmente non corrono nessun pericolo. Dirigo una nave ben regolata, e tutte le attrezzature vengono controllate in continuazione. Verranno svegliati, una procedura molto semplice, quando avremo raggiunto il Quartier Generale. Poi questa faccenda passerà in altre mani. Sarò molto contento di non sentirne più parlare.
Peron fece un passo avanti per sbirciare attraverso il coperchio della cassa più vicina. Kallen giaceva là dentro, avvolto fino al collo in un materiale bianco e morbido. Pareva morto. Gli occhi erano incassati in profondità nella sua testa, il suo volto era grigio, svuotato d’ogni colore. Peron si avvicinò al contenitore successivo. Questo ospitava Elissa. Rabbrividì nel vedere cos’era diventata. Senza la sua solita animazione, il suo volto era come una maschera di cera.
— È sicuro che stiano bene? — dovette chiedere Peron. — Sembrano…
— Non posso sprecare il tempo a ripetermi. Stanno bene. Gliel’ho già detto, e le ho fatto vedere più di quanto intendevo. Lei farà i suoi pasti col resto di noi, e ci rivedremo là. Se sentirà necessità di cibo prima di allora, usi il terminale… Ordine: portalo nei suoi alloggi.
Peron non ebbe la minima possibilità di protestare. Rinker e la stanza con Elissa e gli altri scomparvero all’improvviso. Si trovò solo con tutte le sue preoccupazioni, la sua perplessità e la sua frustrazione, in una stanza che conteneva soltanto un letto, una scrivania, e un terminale.