Nell’universo può anche esserci un tempo oggettivo, ma esso è irrilevante per gli esseri umani: tutto quello che conta, è il modo in cui noi percepiamo il tempo, ed ognuno lo può percepire con un ritmo diverso. Un’idea comunemente accettata è che esso trascorra più in fretta per gli anziani che non per i giovani: per un bambino di cinque anni, un’ora è un tempo molto lungo, una settimana è addirittura incomprensibile. Per una persona avanti negli anni, un’ora non è nulla. Un mio amico, settantenne, mi ha detto che, ultimamente, gli sembra di fare colazione ogni quindici minuti.
La rapidità con cui il tempo scorre può variare per persone diverse. Supponiamo che questa variazione possa essere enorme… che il tempo differisca per ogni individuo secondo un fattore calcolabile in migliaia o addirittura in milioni di unità: quello che per un soggetto è un secondo, per un altro potrebbe equivalere a un’intera giornata. Per me gli anni potrebbero volare mentre voi pranzate.
Supponiamo inoltre che le suddette differenziazioni cronologiche soggettive possano essere scientificamente controllate.
Questa riflessione costituisce il nucleo di Le guide dell’infinito, ed è l’idea originale da cui è nato il libro. Naturalmente, un’idea non è una trama, e mentre sviluppavo quest’ultima ho cominciato a documentarmi sempre più sul tempo, sia nel campo scientifico che letterario, trovando ben presto la conferma che questa è una delle grandi ossessioni dell’umanità; il nostro linguaggio e la nostra poesia pullulano di frasi che esprimono da un lato la natura immutabile del tempo e, dall’altro, il nostro vano desiderio di potere in qualche modo controllare il suo inesorabile scorrere:
“Il tempo è denaro.”
“O, poter richiamare il giorno trascorso, chiedere al tempo di ritornare.”
“Tempus fugit”… il tempo fugge.
“Ma alle mie spalle io sempre sento, del Tempo il cocchio alato che rapido s’appressa.”
“Mobile il dito scrive e, avendo scritto, passa oltre”.
“Guadagneremo il tempo perduto”.
“Il tempo e la marea non aspettano nessuno”.
“Sorgi, sorgi ancora, occhio della bionda Natura, e rendi perpetuo il dì, oppure fa’ che quest’ora non sia che un anno, un mese, una settimana, un giorno naturale…”
E questi non sono che alcuni dei molteplici esempi reperibili nelle grandi opere di ogni èra e scritte in qualsiasi lingua, perché tempo e mortalità procedono mano nella mano, e noi non possiamo pensare al primo senza essere consapevoli della seconda.
Questo libro sopravviverà abbastanza a lungo da essere letto quando il tempo non avrà più alcun significato per me, personalmente? Sarebbe bello pensarlo. In ogni caso, spero che Le guide dell’infinito risulti una lettura avvincente, perché scriverlo è stato divertentissimo, in quanto il controllo scientifico del tempo soggettivo permette ad uno scrittore di fantascienza di spaziare enormemente. Con quanta frequenza capita che un libro possa cominciare in un’epoca vicina a quella attuale ed arrivare addirittura alla fine dell’intero universo… mantenendo presenti gli stessi personaggi nell’arco di tutta la narrazione?
Charles Sheffield, settembre 1988
PROLOGO
Gulf City: Nuovi Anni 14 (29.872 dopo Cristo)
Dal Diario di Charlene Bloom:
Oggi ho ricevuto notizie da Pentecoste, Wolfgang IV è morto, e come i suoi antenati era rispettato dall’intero pianeta. Insieme al messaggio ho ricevuto una fotografia di suo nipote. L’ho fissata a lungo, ma il sangue si diluisce nell’arco di sei generazioni. È stato impossibile, salvo che nella mia immaginazione, riconoscere qualunque segno dell’originale (e per me l’unico) Wolfgang, in questo suo discendente.
Il mio Wolfgang è morto, morto da molto tempo; ma la grande scommessa continua. In giornate come queste sento di essere l’unica persona dell’universo alla quale importi il risultato. Se Wolfgang è finalmente il vincitore, chi, se non io, lo saprò, e sarò qui ad applaudirlo? E se fossi io a vincere, chi, se non io, conoscerà il prezzo della vittoria?
È significativo che, innanzitutto, io registri la sua morte, prima di divulgare il rapporto su un sistema di propulsione più veloce della luce, giunto dal Mondo di Beacon. Gulf City freme per questa notizia, ma ho sentito lo stesso annuncio cento (mille?) volte prima d’oggi. La nostra battaglia per sfuggire al giogo della relatività dura da 28.000 anni; ma questa ancora oggi c’imprigiona con la stessa ineluttabilità di sempre. In pubblico io dico che la ricerca deve continuare, anche se quanto dice il Mondo di Beacon dovesse rivelarsi l’ennesimo fallimento… che la propulsione più veloce della luce sarà la più importante scoperta nella storia dell’umanità; ma dentro di me giungo a negarle perfino qualunque possibilità teorica. Se l’universo è comprensibile alla mente umana, allora deve avere alcune leggi definitive. Non mi è permesso ammetterlo, ma credo che il limite invalicabile della velocità della luce sia una di queste. A mano a mano che gli esseri umani esploreranno sempre più lontano la Galassia, saranno pur sempre obbligati a farlo strisciando a velocità subluce.