Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]
Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]

Электронная книга - «Le guide dell'infinito [Between the Strokes of Night - it]». Краткое содержание книги:

Solo una minima parte dell’umanità riuscì a sfuggire alla catastrofe nucleare che nel 21° secolo devastò la Terra, rifugiandosi in primitive colonie orbitali attorno al pianeta. Ma una volta vinta la battaglia per la sopravvivenza, cominciò il grande esodo verso nuovi mondi nelle zone più remote dello spazio. Dopo vari millenni ecco incombere su questi mondi la presenza degli Immortali, esseri che possiedono strani legami con la vecchia Terra, apparentemente in grado di estendere la propria vita all’infinito e di superare distanze di anni luce in pochi giorni. Sul pianeta Pentecoste, alcuni lontanissimi discendenti dell’umanità cercano di scoprire la vera natura degli Immortali, intuendo appena che il contatto con tali creature li porterà ad acquisire conoscenze inimmaginabili, tra cui il segreto dell’S-spazio normale. Ma si tratta solo del principio, perché seguono altre rivelazioni sull’intera storia dell’umanità, dall’origine alla distruzione della Terra e alla secolare diaspora nello spazio, che scatenano nuove inquietudini e rilanciano appassionanti interrogativi. Qual è infatti il segreto dell’enigmatico Punto di Convergenza, una zona lontanissima da ogni stella conosciuta? E fino a dove si estendono i poteri degli Immortali e la loro conoscenza del passato e del futuro dell’umanità? E quali sono, infine, le loro reali intenzioni? Un epico e illuminante viaggio che interroga il destino dell’uomo nella vastità del cosmo, tra grandiose intuizioni ed ipotesi inedite che esaltano le virtù della miglior fantascienza.
1 ... 37 38 39 40 41 42 43 44 45 ... 77
Перейти на страницу:

— Stiamo tornando alla Nave?

La donna parve trasalire, poi si mostrò divertita. — No. Non posso dirti molto, ma posso dirti una cosa. Stiamo facendo un viaggio molto più lungo. Il Quartier Generale di Settore è fuori del sistema di Cass, quasi a un anno-luce di distanza di Cassay e Pentecoste.

— E ci arriveremo in due giorni. Allora viaggiate davvero più veloci della luce.

Adesso la donna appariva molto a disagio. — Non dovrei dirti niente, io sono un medico, non un… dannato amministratore. — C’era irritazione contro qualcuno o qualcosa nel tono della sua voce, e Peron prese nota di quel particolare a futuro riferimento. — Ma noi non viaggiamo più veloci della luce. Nell’S-Spazio, la luce percorre quasi duemila anni-luce di distanza normale in uno dei nostri anni. Noi stiamo viaggiando soltanto ad una frazione della velocità della luce.

Peron rimase sconcertato a questo pensiero. Possibile che dicesse la verità? Se era così, Sol e Terra si trovavano soltanto a un paio di mesi di distanza. E se stavano viaggiando già da cinque ore, dovevano trovarsi nelle profondità dello spazio interstellare. Cominciava a sentirsi assonnato, ma d’un tratto provò lo struggente desiderio di vedere di nuovo Cassay. Come gli sarebbe apparso il panorama della stella a quell’immensa velocità?

— Cosa c’è che non va? — La donna aveva colto la sua espressione.

— Possiamo guardare fuori di qui, guardare le stelle?

Lei scosse la testa. — Talvolta provo io stessa quel desiderio. Quando ti sveglierai, dài un’occhiata alla stanza accanto. Là c’è un oblò che dà sull’esterno. Scoprirai che le cose hanno un aspetto piuttosto diverso nell’S-Spazio. Ma adesso devo andare. Il mio nome, a proposito, è Ferranti, dottoressa Olivia Ferranti. Ti vedrò spesso, fino a quando non saremo sicuri che ti sarai stabilizzato qui da noi. Tornerò domani. — Gli rivolse un cenno rassicurante del capo. — Sii paziente. Ordine: portami nel mio appartamento.

— Ma cosa…

Peron non si dette la briga di completare la frase. Se n’era andata, era svanita in un istante. Dopo altri trenta secondi, i farmaci fecero effetto e Peron piombò nel sonno.

Nella stanza dove aveva ripreso conoscenza la prima volta, non c’erano indumenti, cibo o bevande. C’era un terminale accanto al tavolo che, era ovvio, doveva comunicare con altre parti della nave, ma quando si svegliò la volta successiva Peron resistette al primo impulso che era quello di chiamare per chiedere qualcosa da mangiare. Era affamato e provava ancora quella strana sensazione di disorientamento, ma c’erano altre priorità più importanti.

Tutti i monitor accanto al tavolo erano ancora in funzione, ma adesso ricevevano dati telemetrici che avevano origine dai piccoli sensori collegati al suo corpo. Senza dubbio ritrasmettevano quei segnali a qualche computer centrale di controllo, ma era probabile che questo reagisse solamente in caso di emergenza. Peron giudicò che doveva disporre di qualche minuto, almeno, prima che le sue azioni venissero controllate di nuovo. Scivolò giù dal tavolo, impiegò qualche istante per recuperare l’equilibrio, e poi si diresse verso una delle due porte della stanza.

Questa conduceva a un lungo corridoio privo di finestre. Una scelta sbagliata. Tornò indietro e scoprì che l’altra porta si apriva su una stanza più grande, con un grande oblò trasparente a una estremità. Peron si avvicinò ad esso e guardò fuori.

Certamente si era aspettato qualcosa di diverso dal solito paesaggio stellare visto dall’interno del sistema di Cass; forse le costellazioni familiari, ma sottilmente distorte. Ma ciò che adesso si trovò a guardare era del tutto inesplicabile.

Al di là dell’oblò tutto il cielo era colmo d’un debole bagliore perlaceo. Pareva non offrire nessun modo per orientarsi, e in ogni direzione aveva la stessa luminosità uniforme. Niente stelle, nebulose, nubi di gas, galassie: l’intero universo era scomparso, smarrito in una foschia brillante e diffusa.

Peron sentì che la testa cominciava a girargli. Si trovava nell’S-Spazio, e il tutto era talmente diverso da qualunque cosa avesse mai immaginato da togliergli qualunque possibilità di prevedere la sua prossima mossa. Se era stato intrappolato e tenuto prigioniero, poiché era così che cominciava a concepire la sua situazione a bordo di quella nave, in qualunque ambiente normale forse avrebbe potuto assumere il controllo di se stesso e decidere delle proprie azioni. Ma lì, cosa poteva fare? Non c’era niente nella scienza di Pentecoste che anche soltanto accennasse a una possibilità del genere. Sy, assai più capace di lui in fatto di scienza, si era fatto beffe anche soltanto dell’idea…

Peron provò un attimo di fastidio. Se soltanto Sy si fosse trovato là, adesso, a constatare fino a che punto l’avevano portato le sue teorie…

Il resto della stanza mancava di arredi o di qualunque altra fonte d’informazioni utili. C’era una serie di piccole, misteriose porte, o pannelli, alla base della parete, ma non riuscì ad aprirle. Si voltò per tornare nell’altra stanza, e si ricordò di aver fame e sete. Rievocò la capacità della dottoressa Ferranti di far comparire le bevande dal nulla (e chiedi un po’ a Sy di spiegarti anche questo, visto che ci sei!). Era possibile che funzionasse anche per lui? Pareva che non ci fosse nessun rischio a provarci.

— Ordine. — Malgrado fosse solo si sentì imbarazzato, quello che stava tentando era impossibile! Ma aveva funzionato, di questo era convinto. — Ordine: portami qualcosa da bere.

Aspettò, sentendosi sciocco. E a confermare la sua sensazione, non accadde assolutamente nulla. Tentò ancora una volta: — Ordine: portami qualcosa da mangiare.

Niente. Come avrebbe potuto esser diverso il risultato? Doveva aver sofferto di allucinazioni, per essersi convinto che la dottoressa avesse il potere magico di creare oggetti, compresa se stessa, che apparivano e scomparivano all’istante.

Peron era appena arrivato a questa conclusione quando ogni cosa intorno a lui cambiò nel breve e sconcertante fremito d’un batter di ciglia. Vi fu un secondo di totale disorientamento. Poi, non era più in piedi sulla soglia della porta. Si trovava invece in una stanza dalle pareti d’un giallo pallido, decorate con elaborati murali e dipinti dilettanteschi. Adesso, lui era completamente vestito, con camicia e calzoni marrone che gli andavano a pennello. Aveva ai piedi le sue scarpe, quelle che aveva visto per l’ultima volta quando aveva indossato la tuta prima di partire per Whirlygig. Era seduto su una poltrona dura, con le mani appoggiate saldamente ai braccioli. Davanti a lui c’era una lunga scrivania lucida, di metallo argenteo; sulla superficie superiore spiccava un’unica cartella arancione, con una penna.

E seduto dietro a quella scrivania, intento a guardarlo con un’espressione annoiata e decisamente arrogante, c’era un uomo rugoso, dagli occhi castani e calvo. Peron provò per lui un’antipatia tanto immediata quanto inesplicabile.

CAPITOLO DICIOTTESIMO

— Sono il capitano Rinker, comandante di questa nave — disse l’uomo. — La dottoressa Ferranti mi dice che lei è completamente stabile e adattato all’S-Spazio. È così?

— Non lo so. Non avverto nessun dolore, ma è certo che non mi sento normale.

— Passerà. Qualcos’altro?

— Pare che qualcuno voglia farmi morire di fame.

— Colpa sua. Quando si è svegliato avrebbe potuto chiamare qualcuno e chiedere del cibo. Invece ha scelto di ficcare il naso intorno. — Rinker indicò una proiezione sulla parete che mostrava la stanza in cui Peron aveva ripreso i sensi. — Lei era osservato. Le starebbe bene se non le dessimo da mangiare per un po’. Ma è fortunato: i regolamenti non ci permettono di farla morire di fame… Ordine: porta cibo e bevande adatte al risveglio.

1 ... 37 38 39 40 41 42 43 44 45 ... 77
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)