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Appuntamento nel tempo [Bid Time Return - it]

Электронная книга - «Appuntamento nel tempo [Bid Time Return - it]». Краткое содержание книги:

Innamorato di una donna vissuta molto tempo prima, il protagonista di questo libro straordinario comincia a studiarne i ritratti, la carriera, l’ambiente. Finché l’ossessione lo porta a tentare di raggiungere la misteriosa attrice… nel passato. Ma è solo l’inizio dell’avventura. Da questo grande romanzo è stato tratto un film con Christopher Reeve.
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Lei ha annuito. — Sì.

— E… — Mi era difficile dirlo. — Pensa ancora di… lasciare l’hotel dopo lo spettacolo?

— Il piano è questo — ha risposto lei.

L’ho fissata di nuovo, in preda a un’improvvisa, incontrollabile tensione. So che lei se n’è accorta, ma questa volta non si è permessa di reagire alla mia espressione. Mentre girava la testa verso la finestra, io ho tentato di mettere a fuoco lo sguardo sul menù, ma le parole si confondevano l’una con l’altra. Per quanto ne sapevo, quelli potevano essere gli ultimi minuti che avremmo trascorso assieme.

“No”. Ho scacciato l’apprensione. Non ero ancora pronto ad arrendermi. “Rilassati. C’è tutto il tempo”, mi sono detto. Ho soffocato un sorriso. Per anni avevo visto quelle parole, stampate su un cartello appeso alla parete del mio studio di Hidden Hills. Averle sempre sotto gli occhi mi ha aiutato non solo a livello mentale, ma anche viscerale. Ricordarle, mi ha aiutato in quel momento. “Andrà tutto bene”, ho giurato. “Ce la farai”.

Inutile. Le parole sul menù sono ridiventate confuse mentre la mia spregevole mente di scrittore improvvisava un cupo melodramma vittoriano intitolato Il mio fato. Nel dramma, Elise partiva dall’hotel quella sera, abbandonandomi. Ridotto in miseria, io trovavo un lavoro da sguattero nella cucina dell’hotel. Trent’anni più tardi, ormai divenuto un relitto dai capelli bianchi che blaterava di un amore perso da sempre, cadevo a testa in giù nell’acqua saponata e annegavo. Hic iacet il più colossale sconfitto del secolo. Il cimitero dei poveri. Le ossa dei cani mischiate alle mie. La visione era così ridicola, e al tempo stesso così orribile, che non capivo se volessi ridere o urlare. Ho scelto il compromesso: non ho fatto nessuna delle due cose.

— Richard, sta…

Elise aveva appena iniziato a parlare quando è stata interrotta da una voce maschile che diceva: — Ah, buongiorno, signorina McKenna.

Un uomo robusto (ma sono tutti robusti, gli uomini di quest’epoca?) si stava avvicinando al tavolo, con un sorriso untuoso per Elise. — Confido che sia tutto di sua soddisfazione — ha detto.

— Sì. Grazie, signor Babcock — ha risposto lei.

L’ho fissato, folgorato dall’apparizione, nonostante il mio umore. Elise mi ha presentato e l’uomo mi ha stretto la mano; e, credetemi, ben poche sensazioni sono all’altezza della vigorosa stretta di mano di un individuo che sino a pochi attimi prima era, per la vostra mente, morto e sepolto.

Mentre lui raccontava a Elise di quanto tutti fossero “eccitati” alla “deliziosa prospettiva” di godersi lo spettacolo quella sera, io mi sono visto seduto nella torrida stanza del seminterrato, intento a leggere lettere sbiadite, alcune delle quali lui non aveva ancora partorito né dettato. Quella visione enigmatica, come altre similari, si è dimostrata molto inquietante, e mi sono sforzato di cancellarla.

Ripartito Babcock, ho guardato di nuovo Elise. Scoprendo la sua espressione, mi sono reso conto che stavo facendo pochissimo per aiutarla ad affezionarsi a me. Se me ne fossi rimasto lì col mio umore cupo, lei si sarebbe stancata di me, quali che potessero essere i suoi sentimenti.

— Ieri sera ho fatto un inseguimento notevole — le ho detto, forzando la voce a un tono allegro.

— Davvero? — Un piccolo sorriso, molto seducente, le ha sfiorato le labbra.

Quando le ho raccontato della caccia che avevo dato a Robinson, il suo sorriso è diventato totale. — Mi spiace. Avrei dovuto immaginare che avrebbe fatto qualcosa del genere.

— Perché ha la stanza a un piano così alto? — ho chiesto.

— Le prende sempre ai piani alti. Va su e giù per le scale a tutta velocità, per mantenere quello che chiama il suo “vigore fisico”.

Ho sorriso e quasi scosso la testa, pensando alla corporatura dell’impresario. — Secondo lei, come mi giudica? — Ho alzato una mano prima che lei potesse rispondere. — Lasciamo perdere. Preferisco non saperlo. Ma mi dica cosa pensa sua madre. Dovrebbe essere un po’ più comprensiva.

— Lei crede? — Elise ha curvato all’ingiù gli angoli di un altro sorriso.

— È così terribile, eh?

— Se proprio vuole saperlo… — Ha inclinato la testa di una trazione di centimetro e, per un istante, io ho ricordato le parole di John Drew sulla grazia e il fascino che Elise esercitava in palcoscenico. — Pensa che lei sia un impostore e un truffatore.

— Ma no. — Ho annuito con finta serietà. — Sconsolante. — Me la stavo cavando un po’ meglio. Di certo lei doveva preferire un pizzico di buonumore a una depressione assoluta. — E lei cosa le ha risposto?

— Che proprio per questo mi attira la sua dolcezza.

Temo di essere rimasto a bocca aperta. “Si sta prendendo gioco di me?” ho pensato, con improvviso timore.

— Non sa cosa sono impostori e truffatori? — ha domandato lei.

Io ho strizzato le palpebre. — Credevo di saperlo.

— I dolciumi?

— I dolciumi? — Adesso ero confuso sul serio.

Elise mi ha spiegato che gli “impostori” sono caramelle rettangolari, gialle, con un ripieno bianco alla menta, e i “truffatori” caramelle simili, di forma quadrata. Mi sono sentito molto sciocco. — Mi scusi — le ho detto. — Temo di non essere troppo bene informato. — “Tranne che su te e sulla tua vita”, ho pensato.

— Mi parli delle opere che scrive — ha detto lei.

Ho avuto l’impressione che la domanda nascesse da puro spirito di cortesia, ma a quel punto, non potevo mettere in discussione i suoi moventi. — Cosa posso dirle? — ho ribattuto.

— Cosa ha scritto?

— Sto lavorando a un libro. — Dopo un istante di tensione, mi sono ordinato di rilassarmi. Non poteva esserci niente di male nel dirglielo.

— Di cosa parla?

— È una storia d’amore.

— Mi piacerebbe leggerlo, quando sarà finito.

— Lo leggerà — le ho risposto — non appena scoprirò come finisce.

Lei ha sorriso un poco. — Non lo sa ancora?

Non osavo avventurarmi oltre. Era il caso di tornare sui miei passi. — No. Non lo so mai, finché non ho scritto il finale.

— Strano — ha commentato lei. — Credevo sapesse esattamente dove portano le sue storie.

“Solo perché credevi di sapere esattamente dove porta la tua storia”, ho pensato. — Non sempre.

— In ogni caso, mi piacerebbe leggerlo, quando sarà finito.

“Leggerlo?” ho pensato. “Lo stai vivendo”. — Lo leggerà — ho ripetuto. Ma mi sono chiesto se avrei mai trovato il coraggio di lasciarle leggere il mio libro. “È ora di cambiare discorso”, mi ha informato la mente. — Posso vedere le prove, oggi? — ho domandato.

La sua espressione si è rannuvolata. Avevo detto la cosa sbagliata?

— Non potrebbe aspettare stasera? — ha chiesto alla fine lei.

— Se è questo che vuole.

— Non vorrei essere sgarbata — ha detto lei. — È solo che… Ecco, non mi piace che degli estranei mi vedano…

Notando la mia reazione, si è interrotta. — Ho usato un termine sbagliato. Quello che sto cercando di dire è… — Un respiro quasi ansante. — Questa situazione mi turba. Non riuscirei a lavorare, con lei che mi guarda.

— Capisco — ho detto. — So quali sono le sue necessità di attrice. Sul serio. — Quello, se non altro, era vero. — Sarò lieto di aspettare stasera. No, questo è falso. Non sarò affatto lieto, ma aspetterò. Per lei.

— Lei è molto comprensivo.

“No, non lo sono”, ho pensato. “In realtà, vorrei che noi due finissimo ammanettati assieme”.

È inutile raccontare nei particolari la nostra colazione. In primo luogo, abbiamo parlato pochissimo, perché la sala si è andata riempiendo di ospiti sempre più rumorosi. È evidente che questa è un’epoca dedita al cibo. La gente comincia a digerire di prima mattina, e continua a ingozzarsi per tutto il giorno, fino a sera. Credevo che il mio stomaco fosse tornato alla normalità, finché gli aromi di prosciutto, pancetta, bistecche, salsicce, uova, focacce, frittelle, cereali, pane e biscotti appena sfornati, latte, caffè eccetera non hanno cominciato a intasare l’aria della sala. È stato un piacere vedere che Elise non mangiava molto più di me, sicché la colazione è stata breve.

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