Fermo nell’autolavaggio. Stranamente deserto. Tutti in chiesa? È appena uscita una Mercedes-Benz beige. Ho sempre desiderato comprarmene una, un giorno o l’altro. Un altro progetto da cancellare. Bevo una sbroda di birra presa al distributore automatico. Arriva la mia Galaxie blu scuro. Posata, accettabile, e moderatamente costosa; il mio tipo di automobile. La accolgono i boccagli delle pompe a spruzzo; sputano le loro lunghe, esili scie di schiuma saponata.
Nel parcheggio vuoto davanti all’ufficio postale. Ultima visita alla mia casella. Non li avvertirò di interrompere il servizio. Ho pagato l’ultima bolletta del telefono e l’ultimo abbonamento a “Broadway”.
Fermo a uno stop di Topanga Boulevard. Adesso si apre un varco nel traffico. Svolto in fretta a sinistra, decelero, svolto a destra, imbocco la rampa, e sono sulla Ventura Freeway. Addio, Woodland Hills.
Giornata davvero splendida. Il cielo d’un azzurro luminoso; una piccola scia candida di nubi. L’aria è come un vino bianco fresco. Supero la Gemco e il Valley Music Theatre. Me li sono lasciati alle spalle, non sono più reali. Adesso mi tuffo nel solipsismo.
Prima di partire, ho lanciato una moneta: testa nord, croce sud. Sono diretto a San Diego. Strano pensare che se avessi fatto un lancio diverso con la moneta, verso sera starei arrivando a San Francisco.
Ho pochi bagagli: due valigie. In una, il mio vestito marrone scuro, la mia giacca sportiva verde scuro, calzoni, qualche camicia, maglieria intima, calzini, scarpe e fazzoletti, la mia borsa di articoli da toilette. Nell’altra valigia, il mio giradischi, le cuffie, e dieci sinfonie di Mahler. Al mio fianco, il vecchio e fedele registratore a cassette. Il vestito che ho addosso, ed è tutto qui. A parte, ovviamente, i traveler’s checks e i contanti. Cinquemilasettecentonovantadue dollari e trentaquattro cents.
Buffo. Venerdì, quando sono andato alla Bank of America e mi sono messo in fila, ho cominciato a spazientirmi. Poi è arrivato il mio turno. Non c’era più nessun bisogno di essere impaziente. Ho guardato tutti quanti, mi sono sentito triste per loro. Erano ancora schiavi dell’orologio e del calendario. Libero da quella servitù, mi sono calmato.
Mi sono appena perso lo svincolo per la San Diego Freeway. E chi se ne frega. Tanto vale cominciare subito col mio piano elastico. Cambierò percorso. Scenderò in centro, prenderò la Harbor Freeway, e raggiungerò San Diego con un’altra strada.
Più avanti, un cartellone che tesse le lodi di Disneyland. Dovrei fare un’ultima visita al Regno Magico? Non ci sono più stato dal 1969, quando mamma è venuta a trovarci e Bob e Mary e i loro ragazzi e io ce l’abbiamo portata. No: Disneyland è esclusa. L’unica attrazione, per me, sarebbe la Casa degli Spettri.
Un altro cartellone pubblicitario. LA OUEEN RACCOMANDA LONG BEACH. Mi sembra già meglio. Mai stato sulla Queen; Bob ci ha attraversato l’Oceano, nella seconda guerra mondiale. Perché non darle un’occhiata?
Alla mia sinistra, l’obelisco, la grande pietra tombale nera: Universal Tower. Quante volte sono entrato lì per un appuntamento? Strano rendersi conto che non vedrò mai più un altro produttore, non preparerò mai più una sceneggiatura. Che non dovrò mai più chiamare il mio agente. — Ehi, Cristo, dov’è il mio assegno? Ho il conto in rosso. — Un’idea che mi dà pace. E anche il tempismo è super: andarmene quando praticamente nessuno lavora più.
Quasi all’Hollywood Bowl. Non ci sono più stato dalla fine di agosto. Ci ho portato quella segretaria della Screen Gems. Come si chiamava? Joan, June, Jane? Non ricordo. Tutto quello che ricordo è che diceva di adorare la musica classica. Le ho fatto due palle così. Un tipo insignificante, roba da Bowl. Il secondo concerto di Rachmaninoff? Joanjunejane non lo aveva mai sentito nominare.
Dopo tanti anni, sarebbe logico aspettarsi che avessi incontrato qualcuno. Karma negativo? Qualcosa di negativo. Non riuscire mai, in vita tua, a incontrare una donna che ti arrivi dentro? Incredibile. Qualcosa sepolto nel mio passato, non c’è dubbio. Un’ossessione per il mio triciclo. Pussa via, Freud. Non possiamo semplicemente accettare il fatto che io non abbia mai conosciuto una donna che potessi amare?
In mezzo al traffico pesante, nei pressi della Harbor Freeway. Automobili che mi circondano. Uomini e donne da per tutto. Non mi conoscono. Qui c’è smog. Spero che l’aria sia pulita, a San Diego. Non ci sono mai stato; non so come sia. È una descrizione che va bene anche per la morte.
Il Music Center. Posto da capogiro. Ci sono stato una settimana fa circa, a.C. : avanti Crosswell. Era in cartellone la seconda sinfonia di Mahler. Mehta ha fatto un lavoro brillante. Quando è entrato piano il coro nel movimento finale mi sono venuti i brividi.