Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
IL FINE DELLA VITA DI RIDOLFO GRILLANDAI, PITTORE FIORENTINO
VITA DI GIOVANNI DA UDINE PITTORE
In Udine, città del Friuli, un cittadino chiamato Giovanni, della famiglia di Nani, fu il primo che di loro attendesse all'esercizio del ricamare, nel quale il seguitarono poi i suoi discendenti con tanta eccellenza, che non più de' Nani fu detta la loro casata, ma de' Ricamatori. Di costoro dunque un Francesco che visse sempre da onorato cittadino, attendendo alle cacce et altri somiglianti esercizii, ebbe un figliuolo l'anno 1494 al quale pose nome Giovanni, il quale, essendo ancor putto, si mostrò tanto inclinato al disegno, che era cosa maravigliosa; perciò che seguitando la caccia e l'ucellare dietro al padre, quando avea tempo ritraeva sempre cani, lepri, capri et insomma tutte le sorti d'animali e d'uccelli che gli venivano alle mani. Il che faceva per sì fatto modo che ognuno ne stupiva. Questa inclinazione veggendo Francesco suo padre, lo condusse a Vinezia e lo pose a imparare l'arte del disegno con Giorgione da Castelfranco, col quale dimorando il giovane, sentì tanto lodare le cose di Michelagnolo e Raffaello, che si risolvé d'andare a Roma ad ogni modo. E così, avuto lettere di favore da Domenico Grimano amicissimo di suo padre a Baldassarri Castiglioni segretario del Duca di Mantoa et amicissimo di Raffaello da Urbino, se n'andò là dove da esso Castiglioni essendo accommodato nella scuola de' giovani di Raffaello, apprese ottimamente i principii dell'arte, il che è di grande importanza, perciò che quando altri nel cominciare piglia cattiva maniera, rade volte adiviene ch'ella si lasci senza difficultà per apprenderne una migliore. Giovanni adunque, essendo stato pochissimo in Vinezia sotto la disciplina di Giorgione, veduto l'andar dolce, bello e grazioso di Raffaello, si dispose come giovane di bell'ingegno a volere a quella maniera attenersi per ogni modo; onde, alla buona intenzione corrispondendo l'ingegno e la mano, fece tal frutto, che in brevissimo tempo seppe tanto bene disegnare e colorire con grazia e facilità, che gli riusciva contrafare benissimo, per dirlo in una parola, tutte le cose naturali, d'animali, di drappi, d'instrumenti, vasi, paesi, casamenti e verdure, in tanto che niun de' giovani di quella scuola il superava. Ma sopratutto si dilettò sommamente di fare uccelli di tutte le sorti, di maniera, che in poco tempo ne condusse un libro tanto vario e bello, che egli era lo spasso et il trastullo di Raffaello. Appresso il quale dimorando un fiamingo chiamato Giovanni, il quale era maestro eccellente di far vagamente frutti, foglie e fiori similissimi al naturale, se bene in maniera un poco secca e stentata, da lui imparò Giovanni da Udine a fargli belli come il maestro, e, che è più, con una certa maniera morbida e pastosa, la quale il fece in alcune cose, come si dirà, riuscire eccellentissimo. Imparò anco a far paesi con edifizii rotti, pezzi d'anticaglie e così a colorire in tele, paesi e verzure, nella maniera che si è dopo lui usato non pur dai fiaminghi, ma ancora da tutti i pittori italiani;
Raffaello adunque, che molto amò la virtù di Giovanni, nel fare la tavola della Santa Cecilia, che è in Bologna, fece fare a Giovanni un organo che ha in mano quella Santa, il quale lo contrafé tanto bene dal vero, che pare di rilievo, et ancora tutti gli strumenti musicali che sono a' piedi di quella Santa, e, quello che importò molto più, fece il suo dipinto così simile a quello di Raffaello, che pare d'una medesima mano. Non molto dopo cavandosi da San Piero in Vincola fra le ruine et anticaglie del palazzo di Tito per trovar figure, furono ritrovate alcune stanze sotterra, ricoperte tutte e piene di grotteschine, di figure piccole e di storie con alcuni ornamenti di stucchi bassi. Per che, andando Giovanni con Raffaello, che fu menato a vederle, restarono l'uno e l'altro stupefatti della freschezza, bellezza e bontà di quell'opere, parendo loro gran cosa ch'elle si fussero sì lungo tempo conservate; ma non era gran fatto non essendo state tocche né vedute dall'aria, la quale col tempo suole consumare, mediante la varietà delle stagioni, ogni cosa. Queste grottesche adunque (che grottesche furono dette dell'essere state entro alle grotte ritrovate) fatte con tanto disegno, con sì varii e bizzarri capricci e con quegli ornamenti di stucchi sottili, tramezzati di varii campi di colori, con quelle storiettine così belle e leggiadre, entrarono di maniera nel cuore e nella mente a Giovanni, che datosi a questo studio, non si contentò d'una sola volta o due disegnarle e ritrarle. E riuscendogli il farle con facilità e con grazia, non gli mancava se non avere il modo di fare quelli stucchi sopra i quali le grottesche erano lavorate, et ancor che molti innanzi a lui, come s'è detto, avessono ghiribizzatovi sopra, senza aver altro trovato che il modo di fare al fuoco lo stucco con gesso, calcina, pece greca, cera e matton pesto et a metterlo d'oro, non però avevano trovato il vero modo di fare gli stucchi simili a quelli che si erano in quelle grotte e stanze antiche ritrovati. Ma facendosi allora in S. Piero gl'archi e la tribuna di dietro, come si disse nella vita di Bramante, di calcina e pozzolana, gettando ne' cavi di terra tutti gl'intagli de' fogliami, degl'uovoli et altre membra, cominciò Giovanni, dal considerare quel modo di fare con calcina e pozzolana, a provare se gli riusciva il far figure di basso rilievo, e così provandosi gli vennero fatte a suo modo in tutte le parti, eccetto che la pelle ultima non veniva con quella gentilezza e finezza che mostravano l'antiche, né anco così bianca. Per lo che andò pensando dovere essere necessario mescolare con la calcina di trevertino bianca, in cambio di pozzolana, alcuna cosa che fusse di color bianco, per che, dopo aver provato alcun'altre cose, fatto pestare scaglie di trevertino, trovò che facevano assai bene: ma tuttavia era il lavoro livido e non bianco, e ruvido e granelloso. Ma finalmente fatto pestare scaglie del più bianco marmo che si trovasse, ridottolo in polvere sottile e stacciatolo, lo mescolò con calcina di trevertino bianco, e trovò che così veniva fatto senza dubbio niuno il vero stucco antico con tutte quelle parti che in quello aveva disiderato. Della qual cosa molto rallegratosi, mostrò a Raffaello quello che avea fatto; onde egli, che allora facea, come s'è detto, per ordine di papa Leone X le logge del palazzo papale, vi fece fare a Giovanni tutte quelle volte di stucchi, con bellissimi ornamenti, ricinti di grottesche simili all'antiche, e con vaghissime e capricciose invenzioni, piene delle più varie e stravaganti cose che si possano imaginare. E condotto di mezzo e basso rilievo tutto quell'ornamento, lo tramezzò poi di storiette, di paesi, di fogliami e varie fregiature, nelle quali fece lo sforzo quasi di tutto quello che può far l'arte in quel genere; nella qual cosa egli non solo paragonò gl'antichi, ma per quanto si può giudicare dalle cose che si son vedute, gli superò. Perciò che quest'opere di Giovanni, per bellezza di disegno, invenzione di figure e colorito, o lavorate di stucco o dipinte, sono senza comparazione migliori che quell'antiche, le quali si veggiono nel Colosseo e dipinte alle Terme di Diocleziano et in altri luoghi. Ma dove si possono in altro luogo vedere uccelli dipinti che più sieno, per dir così, al colorito, alle piume et in tutte l'altre parti, vivi e veri, di quelli che sono nelle fregiature e pilastri di quelle logge? I quali vi sono di tante sorti di quante ha saputo fare la natura: alcuni in un modo et altri in altro, e molti posti sopra mazzi, ma di tutte le maniere biade, legumi e frutti che ha per bisogno e nutrimento degl'uccelli in tutti i tempi prodotti la terra. Similmente de' pesci e tutti animali dell'acqua e mostri marini che Giovanni fece nel medesimo luogo, per non potersi dir tanto che non sia poco, fia meglio passarla con silenzio, che mettersi a volere tentare l'impossibile. Ma che dirò delle varie sorti di frutti e di fiori che vi sono senza fine e di tutte le maniere, qualità e colori, che in tutte le parti del mondo sa produrre la natura in tutte le stagioni dell'anno? E che parimente di varii instrumenti musicali, che vi sono naturalissimi? E chi non sa, come cosa notissima, che avendo Giovanni in testa di questa loggia, dove anco non era risoluto il Papa che fare vi si dovesse, di muraglia, dipinto, per accompagnare i veri della loggia, alcuni balaustri e sopra quelli un tapeto, chi non sa, dico, bisognandone un giorno uno in fretta per il Papa che andava in Belvedere, che un palafreniero, il quale non sapeva il fatto, corse da lontano per levare uno di detti tapeti dipinti e rimase ingannato? Insomma si può dire, con pace di tutti gl'altri artifici, che per opera così fatta, questa sia la più bella, la più rara e più eccellente pittura che mai sia stata veduta da occhio mortale; et ardirò oltre ciò d'affermare questa essere stata cagione che non pure Roma, ma ancora tutte l'altre parti del mondo si sieno ripiene di questa sorte pitture. Perciò che, oltre all'essere stato Giovanni rinnovatore e quasi inventore degli stucchi e dell'altre grottesche, da questa sua opera, che è bellissima, hanno preso l'esempio chi n'ha voluto lavorare, senza che i giovani che aiutarono a Giovanni, i quali furono molti, anzi infiniti in diversi tempi, l'impararono dal vero maestro e ne riempierono tutte le provincie. Seguitando poi Giovanni di fare sotto queste logge il primo ordine da basso, fece con altro e diverso mo' gli spartimenti de' stucchi e delle pitture nelle facciate e volte dell'altre loggie, ma nondimeno anco quelle furon bellissime per la vaga invenzione de' pergolati finti di canne in varii spartimenti e tutti pieni di viti cariche d'uve, di vitalbe, di gelsomini, di rosai e di diverse sorti animali et uccelli. Volendo poi papa Leone far dipignere la sala dove sta la guardia de' Lanzi al piano di dette logge, Giovanni, oltre alle fregiature che sono intorno a quella sala, di putti, leoni, armi papali e grotesche, fece per le facce alcuni spartimenti di pietre mischie finte di varie sorti e simili all'incrostature antiche che usarono di fare i romani alle loro terme, tempi et altri luoghi, come si vede nella Ritonda e nel portico di S. Piero. In un altro salotto a canto a questo, dove stavano i cubicularii, fece Raffaello da Urbino in certi tabernacoli alcuni Apostoli di chiaro scuro grandi quanto il vivo e bellissimi, e Giovanni sopra le cornici di quell'opera ritrasse di naturale molti papagalli di diversi colori, i quali allora aveva Sua Santità, e così anco babuini, gatti mamoni, zibetti et altri bizzarri animali. Ma quest'opera ebbe poca vita, perciò che papa Paulo IV per fare certi suoi stanzini e busigattoli da ritirarsi, guastò quella stanza e privò quel palazzo d'un'opera singolare; il che non arebbe fatto quel sant'uomo, s'egli avesse avuto gusto nell'arti del disegno.