Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ora, essendosi in questa parte favellato insin qui degl'artefici del disegno delle città di Lombardia, non fia se non bene, ancor che se ne sia in molti altri luoghi di questa nostr'opera favellato, dire alcuna cosa di quelli della città di Milano, capo di quella provincia, de' quali non si è fatta menzione. Adunque, per cominciarmi da Bramantino, del quale si è ragionato nella vita di Piero della Francesca dal Borgo, io truovo che egli ha molte più cose lavorato di quelle che abbiamo raccontato di sopra; e nel vero, non mi pareva possibile che un artefice tanto nominato et il quale mise in Milano il buon disegno, avesse fatto sì poche opere quante quelle erano che mi erano venute a notizia. Poi, dunque, che ebbe dipinto in Roma, come s'è detto, per papa Nicola Quinto alcune camere e finito in Milano sopra la porta di San Sepolcro il Cristo in iscorto, la Nostra Donna che l'ha in grembo, la Maddalena e San Giovanni, che fu opera rarissima, dipinse nel cortile della Zecca di Milano a fresco in una facciata la Natività di Cristo nostro Salvatore e nella chiesa di Santa Maria di Bara, nel tramezzo, la natività della Madonna et alcuni Profeti negli sportelli dell'organo che scortano al di sotto in su molto bene, et una prospettiva che sfugge con bell'ordine ottimamente; di che non mi fo maraviglia, essendosi costui dilettato et avendo sempre molto ben posseduto le cose d'architettura. Onde mi ricordo aver già veduto in mano di Valerio Vicentino un molto bel libro d'antichità, disegnato e misurato di mano di Bramantino, nel quale erano le cose di Lombardia e le piante di molti edifizii notabili, le quali io disegnai da quel libro essendo giovinetto. Eravi il tempio di Santo Ambrogio di Milano, fatto da' longobardi e tutto pieno di sculture e pitture di maniera greca, con una tribuna tonda assai grande, ma non bene intesa quanto all'architettura, il qual tempio fu poi al tempo di Bramantino rifatto col suo disegno con un portico di pietra da un de' lati e con colonne a tronconi a uso d'alberi tagliati che hanno del nuovo e del vario. Vi era parimente disegnato il portico antico della chiesa di San Lorenzo della medesima città, stato fatto dai romani, che è grand'opera, bella e molto notabile, ma il tempio che vi è della detta chiesa è della maniera de' Gotti. Nel medesimo libro era disegnato il tempio di Santo Ercolino, che è antichissimo e pieno d'incrostature di marmi e di stucchi molto ben conservatisi, et alcune sepolture grandi di granito. Similmente il tempio di San Piero in Ciel d'Oro di Pavia, nel qual luogo è il corpo di Santo Agostino in una sepoltura che è in sagrestia piena di figure piccole, la quale è di mano, secondo che a me pare, d'Agnolo e d'Agostino scultori sanesi. Vi era similmente disegnata la torre di pietre cotte, fatta dai Gotti, che è cosa bella, veggendosi in quella, oltre l'altre cose, formate di terra cotta e dall'antico, alcune figure di sei braccia l'una che si sono insino a oggi assai bene mantenute. Et in questa torre si dice che morì Boezio, il quale fu sotterrato in detto San Piero in Ciel d'Oro, chiamato oggi Santo Agostino, dove si vede insino a oggi la sepoltura di quel sant'uomo con la inscrizione che vi fece Aliprando, il quale la riedificò e restaurò l'anno 1222. Et oltre questi, nel detto libro era disegnato di mano dell'istesso Bramantino l'antichissimo tempio di Santa Maria in Pertica, di forma tonda e fatto di spoglie dai longobardi, nel qual sono oggi l'ossa della mortalità de' franzesi e d'altri che furono rotti e morti sotto Pavia, quando vi fu preso il re Francesco Primo di Francia dagl'eserciti di Carlo Quinto imperatore. Lasciando ora da parte i disegni, dipinse Bramantino in Milano la facciata della casa del signor Giovambattista Latuate, con una bellissima Madonna, messa in mezzo da' duoi Profeti, e nella facciata del signor Bernardo Scacalarozzo dipinse quattro giganti che son finti di bronzo e sono ragionevoli, con altre opere che sono in Milano, le quali gl'apportarono lode per essere stato egli il primo lume della pittura che si vedesse di buona maniera in Milano e cagione che dopo lui Bramante divenisse, per la buona maniera che diede a' suoi casamenti e prospettive, eccellente nelle cose d'architettura, essendo che le prime cose che studiò Bramante furono quelle di Bramantino. Con ordine del quale fu fatto il tempio di San Satiro, che a me piace sommamente per essere opera ricchissima e dentro e fuori ornata di colonne, corridori doppii et altri ornamenti et accompagnata da una bellissima sagrestia tutta piena di statue. Ma sopratutto merita lode la tribuna del mezzo di questo luogo, la bellezza della quale fu cagione, come s'è detto nella vita di Bramante, che Bernardino da Trevio seguitasse quel modo di fare nel Duomo di Milano et attendesse all'architettura, se bene la sua prima e principal arte fu la pittura, avendo fatto, come s'è detto, a fresco nel monasterio delle Grazie quattro storie della Passione in un chiostro et alcun'altre di chiaro scuro.
Da costui fu tirato innanzi e molto aiutato Agostino Busto scultore, cognominato Bambaia, del quale si è favellato nella vita di Baccio da Monte Lupo, et il quale ha fatto alcun'opere in Santa Marta, monasterio di donne in Milano. Fra le quali ho veduto io, ancor che si abbia con difficultà licenza d'entrare in quel luogo, la sepoltura di monsignor di Fois, che morì a Pavia, in più pezzi di marmo; nei quali sono da dieci storie di figure piccole sculpite con molta diligenza de' fatti, battaglie, vittorie et espugnazioni di torre, fatte da quel signore, e finalmente la morte e sepoltura sua. E per dirlo brevemente, ell'è tale quest'opera che mirandola con stupore stetti un pezzo pensando se è possibile che si facciano con mano e con ferri sì sottili e maravigliose opere, veggendosi in questa sepoltura, fatti con stupendissimo intaglio, fregiature di trofei, d'arme di tutte le sorti, carri, artiglierie e molti altri instrumenti da guerra, e finalmente il corpo di quel signore armato e grande quanto il vivo, quasi tutto lieto nel sembiante così morto, per le vittorie avute. E certo è un peccato che quest'opera, la quale è degnissima di essere annoverata fra le più stupende dell'arte, sia imperfetta e lasciata stare per terra in pezzi, senza essere in alcun luogo murata, onde non mi maraviglio che ne siano state rubate alcune figure e poi vendute e poste in altri luoghi. E pur è vero che tanta poca umanità o più tosto pietà oggi fra gl'uomini si ritruova che a niun, di tanti che furono da lui beneficati et amati, è mai incresciuto della memoria di Fois, né della bontà et eccellenza dell'opera. Di mano del medesimo Agostino Busto sono alcun'opere nel Duomo, et in San Francesco, come si disse, la sepoltura de' Biraghi, et alla Certosa di Pavia molte altre che son bellissime. Concorrente di costui fu un Cristofano Gobbo, che lavorò anch'egli molte cose nella facciata della detta Certosa et in chiesa tanto bene, che si può mettere fra i migliori architettori che fussero in quel tempo in Lombardia. E l'Adamo et Eva che sono nella facciata del Duomo di Milano verso levante, che sono di mano di costui, sono tenute opere rare e tali che possono stare a paragone di quante ne sieno state fatte in quelle parti da altri maestri.