Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Finita quest'opera veramente singolare fece Giovanni in Castel Sant'Agnolo una stufa bellissima, e nel palazzo del papa, oltre alle già dette, molte altre minuzie che per brevità si lasciano. Morto poi Raffaello, la cui perdita dolse molto a Giovanni, e così anco mancato papa Leone, per non avere più luogo in Roma l'arti del disegno, né altra virtù, si trattenne esso Giovanni molti mesi alla vigna del detto cardinale de' Medici in alcune cose di poco valore, e nella venuta a Roma di papa Adriano non fece altro che le bandiere minori del castello, le quali egli al tempo di papa Leone avea due volte rinovate, insieme con lo stendardo grande che sta in cima dell'ultimo torrione. Fece anco quattro bandiere quadre quando dal detto papa Adriano fu canonizzato santo il beato Antonino arcivescovo di Fiorenza e Sant'Uberto stato vescovo di non so quale città di Fiandra; de' quali stendardi, uno, nel quale è la figura di detto Santo Antonino, fu dato alla chiesa di San Marco di Firenze, dove riposa il corpo di quel Santo; un altro, dentro al quale è il detto Sant'Uberto, fu posto in Santa Maria de Anima, chiesa de' tedeschi in Roma, e gl'altri due furono mandati in Fiandra. Essendo poi creato sommo pontefice Clemente Settimo, col quale aveva Giovanni molta servitù, egli, che se n'era andato a Udine per fuggire la peste, tornò subito a Roma, dove giunto gli fu fatto fare nella coronazione di quel Papa un ricco e bell'ornamento sopra le scale di San Piero; e dopo fu ordinato che egli e Perino del Vaga facessero nella volta della sala vecchia, dinanzi alle stanze da basso che vanno dalle logge che già egli dipinse alle stanze di torre Borgia, alcune pitture. Onde Giovanni vi fece un bellissimo partimento di stucchi con molte grottesche e diversi animali, e Perino i carri de' sette pianeti. Avevano anco a dipignere le facciate della medesima sala, nelle quali già dipinse Giotto, secondo che scrive il Platina nelle vite de' pontefici, alcuni papi che erano stati uccisi per la fede di Cristo, onde fu detta un tempo quella stanza la sala de' Martiri; ma non fu a pena finita la volta, che succedendo l'infelicissimo Sacco di Roma, non si poté più oltre seguitare, per che Giovanni, avendo assai patito nella persona e nella roba, tornò di nuovo a Udine con animo di starvi lungamente, ma non gli venne fatto, perciò che tornato papa Clemente da Bologna, dove avea coronato Carlo Quinto, a Roma, fatto quivi tornare Giovanni, dopo avergli fatto di nuovo fare i stendardi di Castel Sant'Agnolo, gli fece dipignere il palco della capella maggiore e principale di San Piero, dove è l'altare di quel Santo.
Intanto, essendo morto fra' Mariano, che aveva l'uffizio del Piombo, fu dato il suo luogo a Bastiano viniziano, pittore di gran nome, et a Giovanni sopra quello una pensione di ducati ottanta di camera. Dopo, essendo cessati in gran parte i travagli del Pontefice e quietate le cose di Roma, fu da Sua Santità mandato Giovanni con molte promesse a Firenze a fare nella sagrestia nuova di San Lorenzo, stata adorna d'eccellentissime sculture da Michelagnolo, gl'ornamenti della tribuna piena di quadri sfondati che diminuiscono a poco a poco verso il punto del mezzo. Messovi dunque mano Giovanni, la condusse, con l'aiuto di molti suoi uomini, ottimamente a fine con bellissimi fogliami, rosoni et altri ornamenti di stucco e d'oro. Ma in una cosa mancò di giudizio: conciò sia che nelle fregiature piane che fanno le costole della volta et in quelle che vanno a traverso rigirando i quadri, fece alcuni fogliami, ucelli, maschere e figure che non si scorgono punto dal piano per la distanza del luogo, tuttoché siano bellissime, e perché sono tramezzate di colori; là dove, se l'avesse fatte colorite senz'altro, si sarebbono vedute e tutta l'opera stata più allegra e più ricca. Non restava a farsi di quest'opera se non quanto arebbe potuto finire in quindici giorni, riandandola in certi luoghi, quando venuta la nuova della morte di papa Clemente, venne manco a Giovanni ogni speranza, e di quello in particolare che da quel Pontefice aspettava per guiderdone di quest'opera. Onde accortosi, benché tardi, quanto siano le più volte fallaci le speranze delle corti e come restino ingannati coloro che si fidano nelle vite di certi prìncipi, se ne tornò a Roma, dove, se bene arebbe potuto vivere d'uffici e d'entrate e servire il cardinale Ippolito de' Medici et il nuovo pontefice Paulo Terzo, si risolvé a rimpatriarsi e tornare a Udine. Il quale pensiero avendo messo ad effetto, si tornò a stare nella patria con quel suo fratello a cui avea dato il canonicato, con proposito di più non voler adoperare pennelli. Ma neanche questo gli venne fatto, però che, avendo preso donna et avuto figliuoli, fu quasi forzato dall'istinto che si ha naturalmente d'allevare e lasciare benestanti i figliuoli, a rimettersi a lavorare.
Dipinse dunque a' prieghi del padre del cavalier Giovan Francesco di Spilimbergo un fregio d'una sala pieno di festoni, di putti, di frutte et altre fantasie, e dopo adornò di vaghi stucchi e pitture la capella di Santa Maria di Civitale, et ai canonici del Duomo di quel luogo fece due bellissimi stendardi, et alla Fraternita di Santa Maria di Castello in Udine dipinse in un ricco gonfalone la Nostra Donna col Figliuolo in braccio et un Angelo graziosissimo che gli porge il castello, che è sopra un monte nel mezzo della città.
In Vinezia fece nel palazzo del patriarca d'Aquileia, Grimani, una bellissima camera di stucchi e pitture, dove sono alcune storiette bellissime di mano di Francesco Salviati.
Finalmente l'anno millecinquecento e cinquanta, andato Giovanni a Roma a pigliare il Santissimo Giubileo a piedi e vestito da pellegrino poveramente et in compagnia di gente bassa, vi stette molti giorni senz'essere conosciuto da niuno. Ma un giorno andando a San Paulo, fu riconosciuto da Giorgio Vasari, che in cocchio andava al medesimo perdono in compagnia di Messer Bindo Altoviti suo amicissimo. Negò a principio Giovanni di esser desso, ma finalmente fu forzato a scoprirsi et a dirgli che avea gran bisogno del suo aiuto appresso al Papa per conto della sua pensione che aveva in sul Piombo, la quale gli veniva negata da un fra' Guglielmo scultore genovese, che aveva quell'ufficio avuto dopo la morte di fra' Bastiano. Della qual cosa parlando Giorgio al Papa, fu cagione che l'obligo si rinovò e poi si trattò di farne permuta in un canonicato d'Udine per un figliuolo di Giovanni; ma essendo poi di nuovo aggirato da quel fra' Guglielmo, se ne venne Giovanni da Udine a Firenze, creato che fu papa Pio, per essere da sua eccellenza appresso quel Pontefice, col mezzo del Vasari, aiutato e favorito.
Arrivato dunque a Firenze fu da Giorgio fatto conoscere a sua eccellenza illustrissima, con la quale andando a Siena e poi di lì a Roma, dove andò anco la signora duchessa Leonora, fu in guisa dalla benignità del Duca aiutato, che non solo fu di tutto quello disiderava consolato, ma dal Pontefice messo in opera con buona provisione a dar perfezione e fine all'ultima loggia, la quale è sopra quella che gli avea già fatta fare papa Leone. E quella finita, gli fece il medesimo Papa ritoccare tutta la detta loggia prima, il che fu errore e cosa poco considerata, perciò che il ritoccarla a secco le fece perdere tutti que' colpi maestrevoli che erano stati tirati dal pennello di Giovanni nell'eccellenza della sua migliore età a perdere quella freschezza e fierezza che la facea nel suo primo essere cosa rarissima. Finita quest'opera, essendo Giovanni di settanta anni, finì anco il corso della sua vita l'anno 1564, rendendo lo spirito a Dio in quella nobilissima città che l'avea molti anni fatto vivere con tanta eccellenza e sì gran nome. Fu Giovanni sempre, ma molto più negl'ultimi suoi anni, timorato di Dio e buon cristiano, e nella sua giovanezza si prese pochi altri piaceri che di cacciare et uccellare, et il suo ordinario era, quando era giovane, andarsene il giorno delle feste con un suo fante a caccia, allontanandosi tal volta da Roma dieci miglia per quelle campagne; e perché tirava benissimo lo scoppio e la balestra, rade volte tornava a casa che non fusse il suo fante carico d'oche selvatiche, colombacci, germani e di quell'altre bestiacce che si trovano in que' paduli. E fu Giovanni inventore, secondo che molti affermano, del bue di tela dipinto che si fa per addopparsi a quello e tirar senza essere dalle fiere veduto lo scoppio; e per questi esercizii d'ucellare e cacciare si dilettò di tener sempre cani et allevarne da se stesso.