Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Parma similmente ha avuto in diversi tempi molti eccellenti artefici e begl'ingegni come si è detto di sopra, perciò che oltre a un Cristofano Castelli, il quale fece una bellissima tavola in Duomo l'anno 1499, et oltre a Francesco Mazzuoli del quale si è scritto la vita, vi sono stati molti altri valentuomini. Il quale avendo fatto come si è detto alcune cose nella Madonna della Steccata e lasciato alla morte sua quell'opera imperfetta, Giulio Romano, fatto un disegno colorito in carta, il quale in quel luogo si vede per ognuno, ordinò che un Michelagnolo Anselmi sanese per origine, ma fatto parmigiano, essendo buon pittore, mettesse in opera quel cartone, nel quale è la coronazione di Nostra Donna: il che fece colui certo ottimamente, onde meritò che gli fusse allogata una nicchia grande di quattro grandissime che ne sono in quel tempio, dirimpetto a quella dove avea fatto la sopra detta opera col disegno di Giulio; per che, messovi mano, vi condusse a buon termine l'adorazione de' Magi con buon numero di belle figure, facendo nel medesimo arco piano, come si disse nella vita del Mazzuoli, e le vergini prudenti e lo spartimento de' rosoni di rame. Ma restandogli anche a fare quasi un terzo di quel lavoro, si morì, onde fu fornito da Bernardo Soiaro cremonese, come diremo poco appresso. Di mano del detto Michelagnolo è nella medesima città in San Francesco la capella della Concezzione, et in San Pier martire alla capella della croce una gloria celeste.
Ieronimo Mazzuoli, cugino di Francesco, come s'è detto, seguitando l'opera nella detta chiesa della Madonna, stata lasciata dal suo parente imperfetta, dipinse un arco con le vergini prudenti e l'ornamento de' rosoni; e dopo nella nicchia di testa, dirimpetto alla porta principale, dipinse lo Spirito Santo discendente in lingue di fuoco sopra gl'Apostoli, e nell'altro arco piano et ultimo la Natività di Gesù Cristo, la quale, non essendo ancor scoperta, ha mostrata a noi questo anno 1566 con molto nostro piacere, essendo per opera a fresco bellissima veramente. La tribuna grande di mezzo della medesima Madonna della Steccata, la quale dipigne Bernardo Soiaro pittore cremonese, sarà anch'ella, quando sarà finita, opera rara e da poter star con l'altre che sono in quel luogo; delle quali non si può dire che altri sia stato cagione, che Francesco Mazzuola, il quale fu il primo che cominciasse con bel giudizio il magnifico ornamento di quella chiesa stata fatta, come si dice, con disegno et ordine di Bramante.
Quanto agl'artefici delle nostre arti mantoani, oltre quello che se n'è detto insino a Giulio Romano, dico che egli seminò in guisa la sua virtù in Mantoa e per tutta Lombardia, che sempre poi vi sono stati di valentuomini e l'opere sue sono più l'un giorno che l'altro conosciute per buone e laudabili. E se bene Giovambattista Bertano, principale architetto delle fabriche del Duca di Mantoa, ha fabricato nel castello, sopra dove son l'acque et il corridore molti appartamenti magnifici e molto ornati di stucchi e di pitture, fatte per la maggior parte da Fermo Guisoni, discepolo di Giulio e da altri, come si dirà, non però paragonano quelle fatte da esso Giulio. Il medesimo Giovambattista in Santa Barbara, chiesa del castello del Duca, ha fatto fare col suo disegno a Domenico Brusasorzi una tavola a olio nella quale, che è veramente da essere lodata, è il martirio di quella Santa; costui, oltre ciò, avendo studiato Vitruvio, ha sopra la voluta ionica, secondo quell'autore, scritta e mandata fuori un'opera come ella si volta; et alla casa sua di Mantoa nella porta principale ha fatto una colonna di pietra intera, et il modano dell'altra in piano con tutte le misure segnate di detto ordine ionico, e così il palmo, l'once, il piede et il braccio antichi, acciò chi vuole possa vedere se le dette misure son giuste o no. Il medesimo, nella chiesa di San Piero, Duomo di Mantoa, che fu opera et architettura di detto Giulio Romano, perché rinovandolo gli diede forma nuova e moderna, ha fatto fare una tavola per ciascuna capella di mano di diversi pittori, e due n'ha fatte fare con suo disegno al detto Fermo Guisoni: cioè una a Santa Lucia, dentrovi la detta Santa con due putti, et un'altra a San Giovanni Evangelista. Un'altra simile ne fece fare a Ippolito Costa mantoano, nella quale è Sant'Agata con le mani legate et in mezzo a due soldati che le tagliano e lievano le mammelle. Battista d'Agnolo del Moro veronese fece, come s'è detto, nel medesimo Duomo la tavola che è all'altare di Santa Maria Maddalena; e Ieronimo parmigiano quella di Santa Tecla. A Paulo Farinato veronese fece fare quella di San Martino, et al detto Domenico Brusasorzi quella di Santa Margherita; Giulio Campo cremonese fece quella di San Ieronimo. Et una, che fu la migliore dell'altre, come che tutte siano bellissime, nella quale è Santo Antonio abbate battuto dal demonio in vece di femina che lo tenta, è di mano di Paulo Veronese. Ma quanto ai mantovani, non ha mai avuto quella città il più valentuomo nella pittura di Rinaldo, il quale fu discepolo di Giulio, di mano del quale è una tavola in Santa Agnese di quella città, nella quale è una Nostra Donna in aria, Sant'Agostino e San Girolamo, che sono bonissime figure, il quale troppo presto la morte lo levò del mondo. In un bellissimo antiquario e studio, che ha fatto il signore Cesare Gonzaga, pieno di statue e di teste antiche di marmo, ha fatto dipignere per onorarlo a Fermo Guiscioni la geneologia di casa Gonzaga, che si è portato benissimo in ogni cosa e specialmente nell'aria delle teste; vi ha messo, oltre di questo il detto signore, alcuni quadri che certo son rari: come quello della Madonna, dove è la gatta che già fece Raffaello da Urbino, et un altro, nel quale la Nostra Donna con grazia maravigliosa lava Gesù putto. In un altro studiuolo fatto per le medaglie, il quale ha ottimamente d'ebano e d'avorio lavorato un Francesco da Volterra, che in simili opere non ha pari, ha alcune figure di bronzo antiche, che non potrieno essere più belle di quel che sono.
Insomma, da che io vidi altra volta Mantoa a questo anno 1566 che l'ho riveduta, ell'è tanto più adornata e più bella, che se io non l'avessi veduta nol crederei; e, che è più, vi sono multiplicati gl'artefici e vi vanno tuttavia multiplicando. Conciò sia che di Giovambattista mantoano, intagliator di stampe e scultore eccellente, del quale abbiam favellato nella vita di Giulio Romano et in quella di Marcantonio Bolognese, sono nati due figliuoli che intagliano stampe di rame divinamente; e, che è cosa più maravigliosa, una figliuola, chiamata Diana, intaglia anch'ella tanto bene, che è cosa maravigliosa, et io che ho veduto lei, che è molto gentile e graziosa fanciulla, e l'opere sue che sono bellissime, ne sono restato stupefatto. Non tacerò ancora che in San Benedetto di Mantoa, celebratissimo monasterio de' monaci Neri, stato rinovato da Giulio Romano con bellissimo ordine, hanno fatto molte opere i sopra detti artefici mantoani et altri lombardi; oltre quello che si è detto nella vita del detto Giulio. Vi sono adunque opere di Fermo Guiscioni, cioè una Natività di Cristo, due tavole di Girolamo Mazzuola, tre di Latanzio Gambaro da Brescia et altre tre di Paulo Veronese, che sono le migliori. Nel medesimo luogo è di mano d'un frate Girolamo, converso di S. Domenico, nel reffetorio in testa, come altrove s'è ragionato, in un quadro a olio ritratto il bellissimo cenacolo che fece in Milano a Santa Maria delle Grazie Lionardo da Vinci, ritratto dico tanto bene, che io ne stupii; della qual cosa fo volentieri di nuovo memoria avendo veduto questo anno 1566 in Milano l'originale di Lionardo tanto male condotto, che non si scorge più se non una macchia abbagliata; onde la pietà di questo buon padre rendea sempre testimonianza di questa parte della virtù di Lionardo. Di mano del medesimo frate ho veduto nella medesima casa della Zecca di Milano un quadro ritratto da un di Lionardo, nel quale è una femina che ride et un San Giovanni Battista giovinetto molto bene imitato.