Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fece anco non piccol danno a Girolamo nelle cose dell'arte l'avere atteso troppo a' suoi amorosi et a sonare il liuto in quel tempo che arebbe potuto fare acquisto nella pittura. Tornato dunque a Bologna, oltre a molti altri, ritrasse Messer Onofrio Bartolini fiorentino che allora era in quella città a studio, et il quale fu poi arcivescovo di Pisa, la quale testa, che è oggi appresso gli eredi di detto Messer Noferi, è molto bella e di graziosa maniera. Lavorando in quel tempo a Bologna un maestro Biagio pittore, cominciò costui, vedendo Girolamo venire in buon credito, a temere che non gli passasse inanzi e gli levasse tutto il guadagno. Per che, fatto seco amicizia con buona occasione, per ritardarlo dall'operare, gli divenne compagno e dimestico di maniera, che cominciarono a lavorare di compagnia e così continuarono un pezzo. La qual cosa, come fu di danno a Girolamo nel guadagno, così gli fu parimente nelle cose dell'arte: perciò che seguitando le pedate di maestro Biagio che lavorava di pratica e cavava ogni cosa dai disegni di questo e di quello, non metteva anch'egli più alcuna diligenza nelle sue pitture. Ora, avendo nel monasterio di San Michele in Bosco, fuor di Bologna, un frate Antonio, monaco di quel luogo, fatto un San Bastiano grande quanto il vivo, a Scaricalasino in un convento del medesimo ordine di Monte Oliveto una tavola a olio et a Monte Oliveto Maggiore alcune figure in fresco nella cappella dell'Orto di Santa Scolastica, voleva l'abate Ghiaccino, che l'aveva fatto fermare quell'anno in Bologna, che egli dipignesse la sagrestia nuova di quella lor chiesa. Ma frate Antonio, che non si sentiva da fare sì grande opera et al quale forse non molto piaceva durare tanta fatica, come bene spesso fanno certi di così fatti uomini, operò di maniera, che quell'opera fu allogata a Girolamo et a maestro Biagio, i quali la dipinsero tutta a fresco, facendo negli spartimenti della volta alcuni putti et Angeli e nella testa, di figure grandi, la storia della Trasfigurazione di Cristo, servendosi del disegno di quella che fece in Roma a S. Pietro a Montorio Raffaello da Urbino, e nelle facciate feciono alcuni Santi, nei quali è pur qualche cosa di buono. Ma Girolamo, accortosi che lo stare in compagnia di maestro Biagio non faceva per lui, anzi, che era la sua espressa rovina, finita quell'opera disfece la compagnia e cominciò a far da sé. E la prima opera che fece da sé solo fu nella chiesa di San Salvadore, nella cappella di S. Bastiano, una tavola nella quale si portò molto bene; ma dopo, intesa da Girolamo la morte del padre, se ne tornò a Ferrara, dove per allora non fece altro che alcuni ritratti et opere di poca importanza. Intanto venendo Tiziano Vecellio a Ferrara a lavorare, come si dirà nella sua vita, alcune cose al duca Alfonso, in uno stanzino o vero studio, dove avea prima lavorato Gian Bellino alcune cose et il Dosso una baccanaria d'uomini tanto buona, che quando non avesse mai fatto altro, per questa merita lode e nome di pittore eccellente; Girolamo, mediante Tiziano et altri, cominciò a praticare in corte del Duca, dove ricavò, quasi per dar saggio di sé prima che altro facesse, la testa del duca Ercole di Ferrara da una di mano di Tiziano, e questa contrafece tanto bene, ch'ella pareva la medesima che l'originale, onde fu mandata come opera lodevole in Francia. Dopo, avendo Girolamo tolto moglie et avuto figliuoli, forse troppo prima che non doveva, dipinse in S. Francesco di Ferrara negl'angoli delle volte a fresco i quattro Evangelisti, che furono assai buone figure. Nel medesimo luogo fece un fregio intorno intorno alla chiesa, che fu copiosa e molto grande opera, essendo pieno di mezze figure e di puttini intrecciati insieme assai vagamente. Nella medesima chiesa fece in una tavola un Santo Antonio in Padoa con altre figure et in un'altra la Nostra Donna in aria con due Angeli, che fu posta all'altare della signora Giulia Muzzerella, che fu ritratta in essa da Girolamo molto bene. In Rovigo nella chiesa di S. Francesco dipinse il medesimo l'apparizione dello Spirito Santo in lingue di fuoco, che fu opera lodevole per lo componimento e bellezza delle teste; et in Bologna dipinse nella chiesa di S. Martino in una tavola i tre Magi con bellissime teste e figure, et a Ferrara, in compagnia di Benvenuto Garofalo, come si è detto, la facciata della casa del signor Battista Muzzarelli, e parimente il palazzo di Coppara, villa del Duca, appresso a Ferrara dodici miglia, et in Ferrara similmente la facciata di Piero Soncini nella piazza di verso le pescherie, facendovi la presa della Goletta da Carlo Quinto imperadore. Dipinse il medesimo Girolamo in San Polo, chiesa de' frati Carmelitani nella medesima città, in una tavoletta a olio un San Girolamo con due altri Santi grandi quanto il naturale, e nel palazzo del Duca un quadro grande con una figura quanto il vivo, finta, per una Occasione, con bella vivezza, movenza, grazia e buon rilievo. Fece anco una Venere ignuda a giacere e grande quanto il vivo, con Amore appresso, la quale fu mandata al re Francesco di Francia a Parigi, et io, che la vidi in Ferrara l'anno 1540, posso con verità affermare ch'ella fusse bellissima. Diede anco principio, e ne fece gran parte, agl'ornamenti del reffettorio di San Giorgio, luogo in Ferrara de' monaci di Monte Oliveto; ma perché lasciò imperfetta quell'opera, l'ha oggi finita Pellegrino Pellegrini, dipintore bolognese. Ma chi volesse far menzione di quadri particolari che Girolamo fece a molti signori e gentiluomini, farebbe troppo maggiore di quello che è il disiderio nostro la storia, però dico di due solamente, che sono bellissimi: da uno dunque che n'ha il cavalier Boiardo in Parma, bello a maraviglia, di mano del Correggio, nel quale la Nostra Donna mette una camicia indosso a Cristo fanciulletto, ne ritrasse Girolamo uno a quello tanto simile che pare desso veramente, et un altro ne ritrasse da uno del Parmigiano, il quale è nella Certosa di Pavia, nella cella del vicario, così bene e con tanta diligenza, che non si può veder minio più sottilmente lavorato et altri infiniti lavorati con molta diligenza. E perché si dilettò Girolamo e diede anco opera all'architettura, oltre molti disegni di fabriche che fece per servigio di molti privati, servì in questo particolarmente Ippolito cardinale di Ferrara, il quale avendo comperato in Roma a Monte Cavallo il giardino che fu già del cardinale di Napoli, con molte vigne di particolari all'intorno, condusse Girolamo a Roma, acciò lo servisse non solo nelle fabriche, ma negl'acconcimi di legname veramente regii del detto giardino. Nel che si portò tanto bene che ne restò ognuno stupefatto, e nel vero non so chi altri si fusse potuto portare meglio di lui in fare di legnami (che poi sono stati coperti di bellissime verzure) tante bell'opere e sì vagamente ridotte in diverse forme et in diverse maniere di tempii, nei quali si veggiono oggi accommodate le più belle e ricche statue antiche che sieno in Roma: parte intere e parte state restaurate da Valerio Cioli scultore fiorentino e da altri. Per le quali opere essendo in Roma venuto Girolamo in bonissimo credito, fu dal detto cardinale suo signore, che molto l'amava, messo l'anno 1550 al servizio di papa Giulio III, il quale lo fece architetto sopra le cose di Belvedere, dandogli stanze in quel luogo e buona provisione. Ma perché quel Pontefice non si poteva mai in simili cose contentare, e massimamente quando a principio s'intendeva pochissimo del disegno e non voleva la sera quello che gl'era piacciuto la mattina, e perché Girolamo avea sempre a contrastare con certi architetti vecchi, ai quali parea strano vedere un uomo nuovo e di poca fama essere stato preposto a loro, si risolvé, conosciuta l'invidia e forse malignità di quelli, essendo anco di natura più tosto freddo che altrimenti, a ritirarsi; e così per lo meglio se ne tornò a Monte Cavallo al servizio del cardinale. Della qual cosa fu Girolamo da molti lodato, essendo vita troppo disperata aver tutto il giorno e per ogni minima cosa a star a contendere con questo e quello; e come diceva egli, è tal volta meglio godere la quiete dell'animo con l'acqua e col pane, che stentare nelle grandezze e negl'onori. Fatto dunque che ebbe Girolamo al cardinale suo signore un molto bel quadro che a me, il quale il vidi, piacque sommamente, essendo già stracco se ne tornò con esso lui a Ferrara a godersi la quiete di casa sua con la moglie e con i figliuoli, lasciando le speranze e le cose della fortuna nelle mani de' suoi avversarii, che da quel Papa cavarono il medesimo che egli e non altro. Dimorandosi dunque in Ferrara, per non so che accidente essendo abruciata una parte del castello, il duca Ercole diede cura di rifarlo a Girolamo, il quale l'accomodò molto bene e l'adornò secondo che si può in quel paese, che ha gran mancamento di pietre da far conci et ornamenti, onde meritò esser sempre caro a quel signore, che liberalmente riconobbe le sue fatiche.