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Abissi d’acciaio [The Caves of Steel - it]

Электронная книга - «Abissi d’acciaio [The Caves of Steel - it]». Краткое содержание книги:

New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli, ma un’immensa metropoli «coperta» che non viene mai a contatto con l’aria, dove decine di milioni di uomini e donne brulicano come formiche sulle strade mobili. Dove il lusso di un bagno privato è inammissibile. Dove, soprattutto, i robot stanno soffiando i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante. E alle porte di New York si stende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali dove tutto è lusso e ariosità, superbia e ostentazione. C’è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale nella sua aristocratica dimora di Spacetown? E c’è da meravigliarsi se il caso rischia di diventare un incidente interplanetario? Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il miglior poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw. Il guaio è che quella «R.» significa robot : sta per cominciare una sfida implacabile tra l’intelligenza umana e quella artificiale per risolvere l’omicidio più esplosivo che la Terra ricordi; e, per il lettore, una delle letture più appassionanti nel campo della fantascienza «pura». Nuova traduzione integrale e introduzione di Giuseppe Lippi
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«Sì, lo so, poi ti hanno trasformato in un detective aggiungendo il desiderio di giustizia.» Baley non cercò di nascondere l’ironia che trapelava dal suo tono.

«Infatti, Elijah. Ma il mio progetto originale resta inalterato: io sono stato fatto per sottoporre gli uomini all’analisi cerebrale.»

«Cioè analizzare le onde del cervello?»

«Ehm, sì. Lo scopo può essere raggiunto anche senza l’applicazione di elettrodi, se esiste il ricevitore adatto. La mia mente è un ricevitore. Questo principio non viene applicato sulla Terra?»

Baley non lo sapeva. Ignorò la domanda e chiese, con cautela: «Quando misuri le onde cerebrali, che cosa ottieni?».

«Non pensieri compiuti, Elijah. Getto uno sguardo sulle emozioni e posso analizzare il temperamento, gli impulsi sotterranei, le attitudini di un uomo. Per esempio, sono stato io ad accertare che il questore Enderby era incapace di uccidere un uomo nelle circostanze che si sono verificate a Spacetown.»

«E lo hanno scagionato dai sospetti sulla tua parola.»

«Sì, la procedura non presentava rischi. Sono una macchina molto scrupolosa, da quel punto di vista.»

Di nuovo un pensiero folgorante colpì Baley: «Un momento! Il questore non sa di essere stato analizzato, vero?»

«Non c’era bisogno di ferire i suoi sentimenti.»

«Voglio dire: ti sei limitato a guardarlo e basta. Niente elettrodi, niente aghi e grafici…»

«Certamente no. Sono un’unità autosufficiente.»

Baley si morse il labbro inferiore per la rabbia e l’avvilimento. Era svanita l’ultima discrepanza, l’unica scappatoia che ancora avrebbe permesso di addossare il delitto a Spacetown.

R. Daneel aveva detto che il questore era stato analizzato e un’ora dopo il questore stesso, con perfetto candore, aveva ammesso di non conoscere il significato dell’operazione. Chiunqe fosse stato sottoposto a un elettroencefalogramma tradizionale, con elettrodi e grafici, sotto il sospetto d’omicidio, ne avrebbe conservato il ricordo per sempre.

Ma ora la discrepanza era sfumata. Il questore era stato analizzato sensa saperlo: R. Daneel diceva la verità, Julius Enderby anche.

«Bene» disse brusco Baley. «Che cosa dice la cerebroanalisi sul mio conto

«Che sei turbato.»

«Bella scoperta, vero? Si capisce che sono turbato!»

«Nel caso specifico il disturbo è dovuto a un conflitto motivazionale. Da una parte la tua leatà ti spinge a indagare tra i cospiratori terrestri che ieri hanno tentato di bloccarci; dall’altra una motivazione contraria, ugualmente forte, ti spinge a non farlo. È scritto a chiare lettere nei campi elettrici delle tue cellule cerebrali.»

«Al diavolo le mie cellule cerebrali!» esplose Baley, furente. «Ti ho già detto che non ha senso fare ricerche fra i tuoi cosiddetti cospiratori! Non hanno niente a che fare con il delitto. Pensavo di sì, lo ammetto, e ieri alla mensa mi sono sentito in pericolo. Ma che cos’è successo, poi? Ci hanno seguiti, li abbiamo seminati sui nastri ed è finita lì. Non mi sembra un’azione da uomini decisi a tutto e perfettamente organizzati.

«Perfino mio figlio è riuscito a scoprire senza difficoltà il posto dove ci nascondevamo. Ha chiamato il Dipartimento, non ha dovuto qualificarsi. I nostri preziosi cospiratori avrebbero potuto fare lo stesso, se veramente avessero voluto colpirci.»

«E non volevano?»

«È chiaro di no. Se avessero voluto creare disordini, quale occasione migliore del negozio di scarpe? Invece se ne sono andati come agnellini davanti a un solo uomo e un solo fulminatore. Un solo robot e un fulminatore, dovrei dire; aggiungi che se ti avessero riconosciuto per quello che sei, avrebbero capito che quel fulminatore non avrebbe mai sparato. Non sono che un branco di medievalisti, di innocui nostalgici. Tu non potevi rendertene conto, ma io sì. Avrei dovuto capire, e credimi, l’avrei fatto se tutta questa faccenda non mi avesse riempito la testa di… di idee melodrammatiche.

«So che tipo di gente passa al medievalismo attivo: deboli, sognatori che trovano la vita troppo dura e si perdono in un mondo ideale del passato che non è mai esistito. Se tu potessi analizzare una setta come fai con i singoli individui, scopriresti che i medievalisti non sono più inclini all’omicidio di un Julius Enderby.»

R. Daneel disse: «Non posso accettare le tue dichiarazioni come un fatto convincente».

«Che vuoi dire?»

«Il tuo cambiamento d’opinione è stato troppo rapido. E poi ci sono delle incongruenze: hai combinato l’incontro con il dottor Gerrigel diverse ore prima che andassimo alla mensa. A quell’epoca non sapevi del mio sacchetto per il cibo e quindi non avevi motivo di sospettarmi d’omicidio. Se le cose stanno così, perché hai chiamato Gerrigel?»

«Ti sospettavo anche allora.»

«La notte scorsa hai parlato nel sonno.»

Baley sgranò gli occhi: «Che ho detto?».

«Solo la parola "Jessie", ripetuta parecchie volte. Credo ti riferissi a tua moglie.»

Baley rilassò i muscoli tesi. Debolmente, disse: «Ho avuto un incubo. Sai che cos’è un incubo?».

«Non per esperienza personale, ovviamente. Ma il dizionario lo definisce un brutto sogno.»

«E tu sai che cos’è un sogno?»

«In base alle definizioni dei testi, sì. È un’esperienza illusoria che si fa durante quella temporanea interruzione della coscienza che voi chiamate sonno.»

«D’accordo, vada per illusione. Ma a volte le illusioni sembrano maledettamente reali. Io ho sognato che mia moglie era in pericolo: capita spesso, alla gente. La chiamavo per nome, e anche questo è un fatto che succede spesso. Puoi fidarti di quello che dico.»

«Sono ben lieto di farlo. Ma questo mi fa venire in mente qualcosa: come ha scoperto, Jessie, che sono un robot?»

La fronte di Baley s’inumidì di nuovo. «Non torniamo sempre sulle stesse cose, va bene? La voce…»

«Mi dispiace interromperti, collega Elijah, ma non possiamo credere alla storia della voce. Se si fosse sparsa una notizia del genere la Città sarebbe a soqquadro, a quest’ora. Ho verificato i rapporti che arrivano al Dipartimento e ho scoperto che non c’è la minima ombra di fermento. Quindi, non si è sparsa nessuna voce. Quindi, torna il problema: come ha fatto tua moglie a sapere?»

«Perdinci, ma che vorresti dire? Credi che mia moglie sia uno dei membri del… del…»

«Sì, Elijah.»

Baley intrecciò le dita furiosamente «Be’, non è così. Non torneremo più su questo punto.»

«Non è da te, Elijah. Durante la missione mi hai accusato due volte d’omicidio.»

«E questo sarebbe il tuo modo di pareggiare i conti?»

«Non sono certo di capire la frase. Io approvo la tua prontezza nel sospettarmi: avevi le tue ragioni. Nel caso specifico si sono dimostrate false, ma avrebbero potuto essere vere. Tua moglie è gravata di sospetti altrettanto fondati.»

«Vuoi dire che è un’assassina? Maledizione, Jessie non torcerebbe un capello al suo peggiore nemico. Non saprebbe metter piede fuori della Città neanche se volesse. Non potrebbe… Oh, se tu fossi di carne e sangue ti…»

«Ho detto soltanto che è un membro della cospirazione. E che dev’essere interrogata.»

«Nemmeno per sogno. Nemmeno per quello che tu chiami sogno. Adesso ascoltami: i medievalisti non vogliono scannarci. Non è così che lavorano. Stanno solo cercando di buttarti fuori dalla Città, questo è ovvio, e per farlo si servono di armi psicologiche. Tentano di renderti la vita difficile, anzi di renderci, perché io sono con te. Probabilmente hanno scoperto che Jessie è mia moglie e hanno fatto in modo che sapesse la verità sul tuo conto. Lei è come ogni altro essere umano e non le piacciono i robot. Non le piace che io lavori con un robot, specie se questo può rappresentare un pericolo; i cospiratori l’hanno convinta che le cose stanno proprio così. Ti assicuro che ha funzionato: Jessie mi ha pregato tutta la notte di lasciare l’incarico o di far allontanare te dalla Città.»

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