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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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A un certo punto anche lui si sentì osservato. Voltandosi si accorse che la signorina Piprelly, verosimilmente in conversazione con alcuni ospiti a pochi metri da lui, lo guardava intensamente.

I loro occhi si incontrarono e vi fu una sorta di riconoscimento, una comunicazione che non aveva mai sentito prima. Un velo di ansia passò negli occhi della preside e Childes la osservò mentre prendeva congedo dalle persone che aveva vicine, avviandosi verso di lui con quel fare impettito che la caratterizzava.

Rispose brevemente al saluto di altri visitatori con sorrisi gentili ma che non ammettevano ulteriori scambi, poi gli fu dinanzi e lo guardò in volto. Lui sbatté gli occhi colpito dall’energia che emanava, un’aura di vitalità piena di colori tenui. Era uno straordinario fenomeno che aveva più volte vissuto in questi ultimi tempi, sembrava una radiazione cangiante che fiammeggiava appena, poi scompariva nel momento in cui si tentava di osservarla meglio. Lui ne era affascinato e incuriosito assieme. Lo strano effetto svanì appena la Piprelly parlò.

«Gradirei che lei non rimanesse lì impalato a guardare la gente in quel modo, Childes. C’è forse qualcosa che non va?»

Quell’incredibile sapienza che aveva negli occhi! Egli cominciava a guardare la preside con occhi diversi, ne presentiva nuove e maggiori sensibilità sotto quella scorza apparentemente rude. Eppure il loro rapporto era sempre uguale, si chiedeva se per caso quel nuovo modo di vedere la donna non fosse dovuto a confusi sviluppi dentro se stesso.

«Signor Childes?». Attendeva ancora una risposta. Il bisogno di dirle tutto era irresistibile, ma quando mai gli avrebbe creduto? Estelle Piprelly era una preside razionale e con i piedi ben piantati per terra, energica e tenace nella sua ricerca della perfezione in campo didattico. Eppure c’era qualcosa in lei che smentiva questa immagine, qualcosa di impalpabile, di mimetizzato, che lui non riusciva a cogliere.

Sospirò spazientita. «Signor Childes!?»

«Mi scusi, ero sovrapensiero.»

«Sì, questo l’ho capito. Se permette si direbbe che lei sta poco bene. Ha un’aria un po’ esaurita, è qualche tempo ormai che l’ho notato. Da quando si è preso quei giorni di ferie, mi pare.»

Una breve malattia, aveva detto per giustificare il viaggio a Londra quando era sparita Annabel. «Niente di grave,» rispose con una scrollata di spalle, «ormai il trimestre è finito quindi avrò tutto il tempo di riposarmi.»

«Non si può certo dire che lei abbia lavorato a tempo pieno, comunque!»

«No, forse no.»

«Ma ha qualche preoccupazione» insisté lei. Lui tentennò, ma questo non era né il luogo né il momento per parlare in tutta franchezza. Probabilmente lo avrebbe allontanato dalla festa se l’avesse fatto.

«No, no. Stavo solo facendo una specie di giochino, con i genitori. Cercavo di accoppiarli ai loro figli. Ha mai notato come alcuni padri o madri sono identici alle ragazze mentre altri sono completamente diversi? È curioso no?»

Non sembrò molto soddisfatta della risposta ma aveva troppo da fare per poter perdere tempo. «Non lo trovo affatto curioso. Comunque le suggerisco di lasciar perdere il suo ‘giochino’ e di frequentare di più i nostri ospiti.» La preside si voltò e fece per avviarsi ma si fermò ancora e aggiunse: «Signor Childes, se ci fosse qualche problema me ne parli, sono sempre a disposizione per lei.»

Lui evitò il suo sguardo sentendosi a disagio. L’invito non era stato tanto casuale. Ma quante cose sapeva di lui?

«Me lo ricorderò» le disse e la seguì con lo sguardo mentre si allontanava.

Amy vide Overoy che tentava di sembrare un genitore in visita, ma appariva solo un poliziotto in borghese a caccia di borseggiatori, lo sguardo attento e l’aspetto lo tradivano subito. Non riuscì a trattenere un sorriso, ma forse lei lo vedeva così, perché sapeva chi era e cosa faceva lì. Riuscì a frenare l’impulso malizioso di chiamarlo ad alta voce «ispettore Overoy!». Decise invece di lasciare per un attimo il banco delle fragole e panna alle due tredicenni che le stavano accanto. «Fate da sole per un po’ e ricordatevi, solo quattro fragole per ogni coppetta altrimenti le finiamo subito e non ci guadagnamo niente. E attente al resto!»

«Sì signorina Sebire» risposero all’unisono felicissime di tanta autonomia.

Amy attraversò il prato salutando tutti i genitori che conosceva. Overoy era sotto un albero e sorseggiava vino da un bicchiere di plastica, con le maniche della camicia arrotolate e la giacca su un braccio.

«Fa caldo vero, ispettore?» lo salutò Amy avvicinandosi.

Lui si voltò con fare sorpreso. «Salve signorina Sebire, c’è parecchio lavoro a quel suo banco.»

«Fragole e panna vanno molto con una giornata così. Vuole una coppetta?»

«Molto gentile ma grazie, no.»

«Migliorerebbe il suo travestimento.»

«Sono molto ovvio, vero?», sorrise della presa in giro.

«Sarà perché io so chi è lei e perché è qui. Comunque gli altri non li ho notati.»

Lui scosse la testa facendo una smorfia. «Lo credo, sono solo qui, e sono fuori servizio. Non sono riuscito a convincere i miei capi ad affidarmi una squadra. Oltretutto non siamo competenti per il territorio dell’isola. Per fortuna l’ispettore Robillard è un vecchio amico, e così sono qui per un week-end di vacanza.»

«Mi pareva d’averlo visto insieme a sua moglie.»

«È qui anche lui fuori servizio, dà un’occhiata in giro.»

«Cercate il mostro?»

«È un po’ difficile quando non sappiamo come è fatto il nostro uomo.»

«Jon si rifiuta di ammettere che si possa trattare di un essere umano.»

«Me ne sono accorto.» Overoy si grattò la guancia e per poco non versò il vino. «Childes è un uomo strano per certi versi, signorina Sebire.»

«Non lo sarebbe anche lei se avesse passato quello che ha passato lui?», commentò Amy con dolcezza.

«Io starei molto peggio, sarei diventato completamente pazzo.»

«Lui non lo è di certo!» disse lei con improvvisa durezza.

Lui alzò il bicchiere come per scusarsi. «Non volevo dire niente del genere, signorina. Anzi, lo trovo eccezionalmente sano di mente, tutto considerato. Volevo dire che questa faccenda della percezione extra-sensoriale è strana.»

«Pensavo che ci fosse abituato ormai.»

«Non lo è lui, come potrei esserlo io?»

«Jon inizia ad accettarla questa dote.»

«Io è da molto tempo che l’ho accettata in lui, ma ciò non significa che mi ci sia abituato.»

Un gruppo di genitori la salutarono da lontano e lei ricambiò, poi si rivolse di nuovo al poliziotto. «Lei crede veramente che questa persona sia qui sull’isola?»

Overoy finì il vino prima di rispondere. «Sa che Childes è qui, quindi potrebbe essere. Ho paura che questa storia si sia trasformata in una vendetta contro di lui.»

«Ma lei crede veramente che possa leggere nel cervello di Jon in quel modo?»

«Per scoprire dove trovarlo, vuol dire? Non ce n’era bisogno. La figlia di Childes, Gabby, aveva ricevuto una strana telefonata un paio di giorni prima della sparizione di Annabel, ma non si ricordava il giorno preciso; noi crediamo che fosse il rapitore.»

«Jon me ne ha accennato.»

«Non lo abbiamo saputo che qualche tempo dopo. Quando abbiamo nuovamente interrogato Gabriel, le abbiamo chiesto se lei o Annabel erano state avvicinate o avevano parlato con sconosciuti nei giorni precedenti il rapimento. Solo allora si è ricordata della telefonata.» Con lo sguardo scrutò la folla, sempre attento e vigile. «Gabriel non sapeva come descrivere la voce, ma ci fece una specie di imitazione. Mi fece quasi accapponare la pelle.» Cercò in giro un posto dove buttare il bicchiere ormai vuoto. Amy glielo prese di mano. «Continui la prego!»

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