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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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«Era una voce strana, una specie di brontolio, senza accenti particolari, niente che ci potesse aiutare. Certo Gabriel è solo una bambina e la persona può aver mascherato la voce, quindi serve a ben poco. Purtroppo quando ha chiesto di parlare con il papà Gabby gli ha detto che non abitava più lì ma in un’isola… questa.»

«Quindi quando è andato a casa loro…»

«È andato lì apposta per Gabby, o comunque con cattive intenzioni. Non lo abbiamo detto ai genitori di Annabel, al punto in cui sono le cose sarebbe inutile; noi comunque siamo convinti che ha scambiato Annabel per la figlia di Childes. La piccola aveva detto ai genitori che andava a giocare da Gabby, e noi crediamo che sia stata presa mentre era nel giardino di casa Childes.»

«Il corpo non è ancora stato trovato, vero?»

Overoy scosse la testa dispiaciuto. «Niente, nemmeno una traccia. E poi stavolta l’assassino non ha bisogno di far trovare il cadavere, ci ha già mandato le dita e la pietra di luna.»

Nonostante il caldo Amy ebbe un brivido. «Ma perché agisce in questo modo?»

«Allude alla pietra? O alle mutilazioni? Lo scempio dei corpi ha tutta l’aria di essere un rito, e la pietra si inserisce in questo contesto.»

«Jon le ha detto del suo sogno?»

«Quello della pietra che si trasforma in luna? Sì, me l’ha detto, ma che cosa significa? Perché la parola ‘MOON’, luna, è apparsa sullo schermo dei computer? E poi, sarà apparsa davvero?»

«Cosa intende dire?» chiese Amy scossa.

«La mente è una ben strana cosa e quella di Childes è apparentemente diversa dalle altre. Non potrebbe essersi immaginato tutto?»

«Ma l’hanno vista anche le ragazze della sua classe!»

«Ragazze in età puberale, un’età molto impressionabile come lei certo saprà. Sto pensando alla possibilità di una ipnosi, un’allucinazione in massa. Queste cose accadono, signorina Sebire.»

«Ma le circostanze non erano…»

Lui alzò la mano. «Sto solamente avanzando un’ipotesi di tipo razionale. Non sarei qui se non credessi a Childes, e sto lavorando a una teoria che potrebbe darci qualche lume. Ma devo ancora verificarla.»

«MOON non potrebbe essere il nome di qualcuno?»

«E stata una delle prime cose che ho pensato, ho fatto controllare tra i clienti della prostituta, tra gli amici. Finora niente, ho fatto ricerche su tutti i pazienti e il personale del manicomio, ma anche lì niente. Qualcosa salterà fuori prima o poi, succede sempre, in tutte le indagini.»

«C’è un modo in cui io possa darle una mano?» si offrì Amy.

«Non saprei proprio, abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile, ma come? Tenga ben aperti gli occhi comunque, se nota qualcosa di sospetto, qualcuno che osserva Childes. E in ogni caso, stia attenta anche lei. Non dimentichiamoci che l’assassino ha cercato di colpirlo attraverso la figlia, potrebbe provare anche con lei.»

«Ma lei… lei crede che sia qui oggi?»

«E chi può dirlo? In fondo cosa abbiamo? Una parolina su un computer. Non dice molto. Ma se è qui, sa dove abita Childes, non deve far altro che guardare l’elenco telefonico, c’è un solo Childes.»

«Ma starete sorvegliando il cottage spero!» esclamò Amy preoccupata.

«Io non ho alcuna autorità qui, signorina.»

«L’Ispettore Robillard…»

«Cosa può fare? Io ho avuto un sacco di storie con i miei, cosa vuole che dica Robillard ai suoi superiori: lui stesso pensa che io sia un po’ fuori di testa.»

«Ma allora Jon è indifeso.»

«Può darsi che oggi si riesca a concludere qualche cosa. Childes ha delle sensazioni che riguardano la sicurezza delle bambine. È per questo che sono qui, e mi sono portato dietro Geoff Robillard. Non è una grande unità operativa, lo devo ammettere, ma date le circostanze non possiamo fare di meglio. Avevamo intenzione di far sapere alla preside questo nostro segreto, ma che accidenti di ragione potevamo darle! Non sono sicuro nemmeno io del perché sono qui! Ma qualche precauzione bisogna pur prenderla!»

Amy sentì di dover rivalutare Overoy mentre lo ascoltava. «Credo proprio che Jon abbia avuto fortuna nel trovare un alleato come lei,» gli disse, «non credo che ce ne siano tanti di poliziotti disposti a credergli.»

Overoy guardò altrove, imbarazzato. «Gli devo molto, e comunque è un aggancio reale. Altrimenti perché questo pazzo avrebbe mandato una pietra? In tutta sincerità Jonathan è l’unica traccia che abbiamo in tutti questi casi.» Rivolse lo sguardo verso la folla cercando qualcosa, pur indefinibile: uno sguardo diverso, un movimento, qualsiasi gesto che tradisse un individuo sospetto al suo sguardo allenato. Finora sembrava tutto tranquillo, ma la giornata era appena agli inizi.

Amy stava per salutarlo quando Overoy aggiunse. «Le ha raccontato del sogno fatto da sua figlia?»

«Quando Gabby ha sognato di Annabel dopo che era morta?»

Lui annuì.

«Sì, me lo ha detto.»

«Non era solamente un sogno, vero?»

«Non glielo ha detto Jon?»

«È rimasto sul vago. Mi ha detto che lui e la signora Childes hanno udito Gabby chiamare di notte e che quando sono arrivati nella stanza l’hanno trovata seduta sul letto piuttosto sconvolta e che asseriva di aver sognato Annabel. Io però vorrei sapere se si è trattato di un sogno, non è importante, signorina Sebire, sono solo curioso. Gabby ha ereditato la stessa dote del padre?» Non si accorse che qualcosa di ciò che aveva detto aveva scosso Amy.

«Jon non crede che fosse solo un sogno» rispose distratta. «Può darsi che a lei abbia detto così per proteggerla.»

«Da me?»

«L’altra volta si lasciò sfuggire di mano la situazione, non permetterebbe a Gabby di rivivere un’esperienza del genere. Anzi, mi sorprende che glielo abbia detto.»

«Non è stato lui, è stata la signora Childes; lui me l’ha riferito come un incubo.»

«Forse allora non avrei dovuto dirle niente.»

Stavolta si accorse che l’allegria di lei era svanita, e credette che si fosse pentita della rivelazione fatta. «Come ho detto, niente di importante. Lasciamo perdere, soltanto mi dispiace che ancora non si fidi di me. Sarebbe un brutto colpo se Childes mi nascondesse qualcosa di importante.»

«Sono sicura che non lo farebbe mai ispettore. Jon è un uomo molto spaventato in questo periodo.»

«Ad essere sinceri non è l’unico; ho visto le foto dell’obitorio, ho visto di che cosa è capace questo maniaco.»

«Credo proprio di non voler sapere niente altro, ispettore.» Diede un’occhiata al banco delle fragole. «Devo tornare dai miei clienti adesso, le ragazze sono sommerse di lavoro.»

«Io e l’ispettore Robillard saremo sempre in giro. Se nota qualcosa di sospetto lo faccia sapere a uno di noi. Non credo che possa accadere nulla con tutta questa gente, ma non si sa mai. E, signorina, se dovesse incontrarmi di nuovo, non mi chiami ispettore.» Le sorrise, ma lei pensava evidentemente ad altro e si allontanò senza ricambiare il saluto. «Me lo ricorderò» disse semplicemente, e scomparve nella folla attorno al banco.

Controllò l’ora: tra poco sarebbero iniziati il saggio di ginnastica e il balletto.

Childes tenne d’occhio i passanti mentre affluivano lentamente verso lo spiazzo sul retro. Continuava a sentirsi a disagio malgrado non fosse accaduto proprio nulla che potesse far pensare male. Non aveva incrociato nessuno che gli provocasse un brivido, o gli facesse drizzare i capelli sulla nuca, reazione che lui era sicuro avrebbe avuto solo vedendo quella persona, la creatura, che cercava. La creatura che cercava lui. Ma forse si sbagliava. Forse non era affatto sull’isola. No, ne era sicuro, la sensazione era troppo forte, troppo intensa.

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