La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
«Come ti senti?» disse il capitano, in un inglese chiaro, ma cadenzato in modo per me completamente nuovo.
Lo fissai.
«Ti sei ripreso dal colpo in testa?»
Lo fissai ancora.
Dopo un poco, lui annuì. Da allora ho rivisto la sua faccia parecchie volte, in sogno: occhi marrone scuro, quasi neri; rughe profonde, dall’angolo degli occhi, a ventaglio verso le tempie; capelli neri, tagliati tanto corti da sembrare una spazzola; labbra sottili e scure, piegate in quel momento in una smorfia di disapprovazione. Aveva un’aria crudele, nell’insieme; mi sforzai di mostrarmi indifferente, fissandolo, proprio perché mi faceva paura.
«Sembri esserti ripreso.» Un ufficiale gli passò una tavoletta alla quale erano pinzati alcuni fogli di carta. Il capitano prese dal fermaglio una matita. «Dimmi, giovanotto, come ti chiami?»
«Henry. Henry Aaron Fletcher.»
«Da dove vieni?»
«America» risposi, con un’occhiata d’odio a tutti, uno dopo l’altro. «Stati Uniti d’America.»
Il capitano diede un’occhiata ai suoi ufficiali. «Ottima scena» disse, rivolto a me.
Una squadra di marinai comuni, in giacca azzurra, entrò da prua e borbottò un rapporto. Il capitano rimandò i marinai a prua e si rivolse di nuovo a me.
«Vieni da San Diego? San Clemente? Newport Beach?» Non risposi e lui continuò: «San Pedro? Santa Barbara?»
«Troppo a nord» dissi, sprezzante. Non avrei dovuto aprire bocca, mi rimproverai. Ma avevo talmente voglia di assalirlo che tremavo tutto, di paura anche, e non riuscivo a stare zitto.
«Infatti. Ma questo tratto di costa è disabitato, per cui devi venire per forza o da nord o da sud.»
«Come fa a sapere che la costa è disabitata?»
Lui sorrise, proprio come noi, anche se il risultato era sgradevole. «L’abbiamo tenuta d’occhio.»
«Spie» dissi. «Spie furtive. Si vergogni! Lei è un marinaio, signore. Non ha vergogna ad assalire naviganti disarmati in una notte di nebbia e a ucciderli tutti… marinai che non le facevano alcun male?» Dovevo fare attenzione, o mi sarei messo a piangere di nuovo. Ci mancava pochissimo, ma resistevo aggrappandomi alla rabbia.
Il capitano sporse le labbra, come se avesse addentato un boccone acido. «Non si può dire che foste disarmati. Avete sparato parecchi colpi e ferito un nostro marinaio.»
«Bene.»
«Nient’affatto.» Scosse la testa. «Inoltre… sospetto che i tuoi compagni abbiano raggiunto a nuoto la riva. Altrimenti li avremmo trovati.»
Pensai al canotto che avevamo a rimorchio e rivolsi al cielo una preghiera.
«Devo avere una risposta, prego. Vieni da San Diego?»
Scossi la testa. «Newport Beach.»
«Ah.» Lo scrisse sul blocco. «Ma ritornavi da San Diego?»
Finché mentivo, non importava se parlavo. «Andavamo a San Clemente e ci siamo persi nella nebbia.»
«Non avete trovato San Clemente? Oh, andiamo, la città è parecchi chilometri più a sud di qui.»
«Gliel’ho detto, l’abbiamo oltrepassata senza vederla.»
«Ma puntavate a nord per qualche tempo.»
«Sapevamo d’essere andati troppo avanti e tornavamo indietro. Difficile stabilire dove ci si trova, nella nebbia.»
«In questo caso, perché eravate in mare?»
«Lei cosa pensa?»
«Ah… per evitare le nostre pattuglie, vuoi dire. Ma noi non interferiamo con il traffico costiero. Per quale motivo andavate a San Clemente?»
Riflettei in fretta, a occhi bassi, per non farlo capire al capitano. «Be’… portavamo laggiù alcuni giapponesi, per una visita all’antica missione.»
«I giapponesi non sbarcano sul continente» replicò il capitano, brusco.
L’avevo fatto trasalire! «Certo che sbarcano» dissi. «Lei nega, perché ha il compito d’impedire che sbarchino. Ma lo fanno lo stesso, e lei lo sa.»
Mi fissò, poi conferì in giapponese con gli ufficiali. Era la prima volta che udivo una lingua straniera. Una lingua bizzarra. Sembrava che ripetessero di continuo quattro o cinque suoni, troppo in fretta per formare vere parole. Ma ovviamente erano discorsi: infatti gli ufficiali fecero dei gesti e assentirono, il capitano diede degli ordini, sempre in quel rapido berciare. Più del colore della pelle e del taglio degli occhi, fu il linguaggio privo di significato a dirmi che avevo a che fare con uomini venuti dall’altra parte della terra… uomini molto diversi da me rispetto a quelli di San Diego. L’idea mi atterrì. Quando il capitano si girò dalla mia parte e mi parlò in inglese, mi parve irreale, come se si limitasse a emettere suoni che non capiva.
Prendendo appunti sul blocco, disse: «Quanti anni hai?»
«Non lo so. Pa’ non ricorda.»
«Tua madre non ricorda?»
«Mio padre.» Capii che la cosa gli pareva bizzarra.
«Nessun altro lo sa?»
«Tom ritiene che abbia sedici anni, o diciassette.» Tom…
«Quante persone c’erano, sulla barca?»
«Dieci.»
«Quante persone vivono nella tua comunità?»
«Sessanta.»
«Sessanta individui a Newport Beach?» si meravigliò lui.
«Centosessanta, voglio dire.» Cominciavo a restare invischiato nelle mie stesse bugie.
«Quante persone vivono nella tua casa, o abitazione?»
«Dieci.»
Storse il naso e abbassò il blocco. «Sai descrivere i giapponesi che hai incontrato a Newport Beach?»
«Assomigliavano tutti a lei» risposi, in tono bellicoso.
Increspò le labbra. «Ed erano con voi stanotte, sulla barca colata a fondo?»
«Esatto. Sono arrivati con una nave grande come questa, perciò perché non li ha fermati lei? Non è compito suo?»
Mosse la mano, spazientito. «Non è possibile bloccare tutti gli sbarchi.»
«Soprattutto quando si è pagati per non provarci nemmeno, eh?»
Increspò ancora le labbra, mostrando di nuovo un’espressione di disgusto.
Sempre più scosso, gridai: «Dite di essere qui per sorvegliare la costa, ma non fate altro che bombardare le nostre ferrovie e ucciderci se solo andiamo in mare… se solo torniamo a casa…» E all’improvviso piangevo di nuovo, singhiozzavo e gemevo. Non potevo evitarlo. Avevo freddo, Tom era morto, sentivo un dolore profondo nell’animo, non potevo più sopportare quello straniero e le sue domande.
«La testa ti duole ancora?» Mi tenevo la testa fra le braccia. «Su, sdraiati qui sulla panca e riposa. Dobbiamo portarti all’ospedale.» Mi prese per la spalla e mi aiutò a distendermi contro il metallo ricurvo dell’alta murata della nave. Gli ufficiali mi sollevarono le gambe e le avvolsero nelle coperte. Ero troppo depresso per prenderli a calci. Le mani del capitano erano piccole e forti; mi ricordarono, bizzarramente, quelle di Carmen Eggloff e di nuovo fui sul punto di scoppiare in singhiozzi, quando notai l’anello all’anulare sinistro del capitano. Era un grosso cerchietto d’oro scuro, con sopra una pietra rossa. Intorno alla pietra erano incise alcune lettere, difficili da leggere, da dove mi trovavo. Ma la mano con l’anello rimase ferma per un attimo proprio sotto il mio naso; riuscii a decifrare la scritta: Scuola superiore di Anaheim — 1976.
Mi scostai di scatto e urtai la testa contro la paratia.
«Stai tranquillo, giovanotto. Non agitarti. Parleremo ancora di queste cose, ad Avalon.»
Portava un anello americano. L’anello di una scuola, come quelli che molti sciacalli mettevano al dito nelle serate ai raduni di scambio, per far vedere da quali rovine provenivano. Rabbrividii nelle coperte ruvide, pensando al significato della scoperta. Se il capitano della nave incaricata di tenere lontani i forestieri dalla nostra costa visitava anche lui regolarmente l’Orange County e portava un anello ottenuto senza dubbio da uno sciacallo, allora nessuno sorvegliava la costa sul serio. Era un colossale inganno, la quarantena… un inganno che era costato la vita a Tom. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Le ricacciai indietro, furioso per l’ingiustizia, la corruzione… furioso e confuso. Accadeva tutto troppo in fretta. Mi sembrava che fosse trascorso solo un attimo da quando sonnecchiavo a occhi chiusi nello sloop di San Diego. E ora… cos’aveva detto ancora? «Parleremo ancora di queste cose, ad Avalon.»