Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
Afferrai la giacca e misi il guinzaglio a Bob. Feci una sosta in cucina per salutare Rex e per rimettere la pistola nel vaso dei biscotti. Mi pareva non fosse una buona idea averla addosso mentre facevo da autista ad Alexander Ramos. Sarebbe stato difficile spiegare la presenza della pistola se Ramos o qualcuno dei suoi baby sitter mi avesse perquisita.
Quando scesi trovai l’auto di Joyce Barnhardt parcheggiata nel cortile del mio palazzo. «Che bella faccia! Sembri una pizza» disse.
A quanto pare il correttore non era del tutto efficace. «Hai bisogno di qualcosa?»
«Sai di che cosa ho bisogno.»
Joyce non era l’unica idiota che si aggirava nel parcheggio. Mitchell e Habib erano fermi sul lato opposto. Andai verso di loro e Mitchell abbassò il finestrino del lato guidatore.
«Avete visto la donna con cui stavo parlando?» domandai. «Quella è Joyce Barnhardt. È lei l’agente di rinforzo che Vinnie ha assoldato per trovare Ranger. Se volete arrivare a lui dovete pedinare Joyce.»
Entrambi guardarono Joyce.
«Se una donna si vestisse in quel modo al mio Paese, la lapideremmo a morte» disse Habib.
«Belle poppe, però» disse Mitchell. «Sono vere?»
«Per quel che ne so, sì.»
«Quante possibilità credi che abbia di scovare Ranger?»
«Nessuna.»
«Quante possibilità pensi di avere tu?»
«Nessuna.»
«Abbiamo ordine di sorvegliare te» disse Mitchell. «Ed è quello che faremo.»
«Peccato» commentò Habib. «Mi piace davvero guardare quella puttanella di Joyce Barnhardt.»
«Avete intenzione di seguirmi tutto il pomeriggio?»
Il rossore salì dal collo di Mitchell fino alle guance. «Abbiamo qualche altra cosa da fare.»
Sorrisi. «Devi riportare l’auto a casa?»
«Al diavolo l’auto» disse Mitchell. «Mio figlio ha una partita di calcio.»
Tornai alla Buick e feci salire Bob sul sedile posteriore. Almeno non dovevo preoccuparmi di essere seguita, grazie alla partita di calcio. Guardai nello specchietto retrovisore solo per assicurarmene: niente Habib e Mitchell. Majoyce mi stava pedinando. Accostai al marciapiede, mi fermai e Joyce si fermò pochi metri dietro di me. Scesi dall’auto e andai da lei.
«Piantala» dissi.
«È un Paese libero.»
«Hai intenzione di seguirmi tutto il giorno?»
«Probabilmente.»
«E se ti chiedessi gentilmente di non farlo?»
«Siamo realisti.»
Guardai la sua auto, una piccola fuoristrada nera nuova fiammante. Poi guardai la mia: la grossa Buick blu. Tornai al volante. «Tieniti forte» dissi a Bob. E partii in retromarcia.
Crash.
Ingranai la prima e mi feci avanti di qualche metro. Scesi e ispezionai i danni. Il paraurti della fuoristrada era accartocciato e Joyce stava lottando con l’airbag che si era gonfiato. Il posteriore della Buick era intatto. Neanche un graffio. Tornai al volante e me ne andai. Non è saggio mettersi a discutere con una donna che ha un brufolo.
A Deal il cielo era coperto, e una foschia arrivava dall’oceano. Cielo grigio, mare grigio, marciapiedi grigi, un’enorme villa rosa che apparteneva ad Alexander Ramos. Passai davanti alla villa, feci inversione di marcia, ripassai nuovamente, svoltai e parcheggiai all’angolo. Mi domandavo se Ranger fosse lì in osservazione. Avevo l’impressione di sì. Non c’erano furgoni o camioncini in sosta lungo la strada. Questo voleva dire che doveva trovarsi in una casa, e che la casa doveva essere vuota. Facile indovinare che si trattasse di una delle ville disabitate lungo la spiaggia. Molto più improbabile che fosse una di quelle sulla strada. Non ce n’era nessuna con le finestre chiuse.
Guardai l’orologio. Stessa ora, stesso posto. Ramos non c’era. Dopo dieci minuti squillò il telefono.
«Ehilà» disse Ranger.
«Ehilà a te.»
«Non sei molto brava a seguire le istruzioni.»
«Vuoi dire quelle di non accettare il lavoro di contrabbandiere di sigarette? Era troppo allettante per lasciarselo scappare.»
«Starai attenta, vero?»
«Certo.»
«Il nostro uomo ha difficoltà a uscire di casa. Rimani lì.»
«Come lo sai? Dove ti trovi?»
«Sta’ pronta. Lo spettacolo sta per cominciare» disse Ranger. E chiuse la comunicazione.
Alexander Ramos oltrepassò il cancello e attraversò la strada di corsa verso la mia auto. Spalancò la portiera e si gettò dentro. «Vai!» gridò. «Vai!»
Allontanandomi dal marciapiede vidi due uomini in giacca e cravatta che uscivano dal cancello e si precipitavano verso di noi. Pigiai a fondo l’acceleratore e ce ne andammo a gran velocità.
Ramos non aveva per nulla un bell’aspetto. Era pallido, sudava e ansimava. «Cristo» disse «non credevo che ce l’avrei fatta. Quella casa è un manicomio. Per fortuna ho guardato dalla finestra al momento giusto e ho visto la tua auto. Stavo impazzendo là dentro.»
«Vuole andare al negozio?»
«No. È il primo posto in cui mi cercherebbero. Non posso neppure andare da Sal.»
Cominciavo ad avere una pessima sensazione. Per esempio, che quello fosse uno di quei giorni in cui Alexander non aveva preso la medicina.
«Portami ad Asbury Park» disse. «Conosco un locale lì.»
«Perché quegli uomini la inseguivano?»
«Nessuno mi inseguiva.»
«Ma io li ho visti.»
«Non hai visto niente.»
Dieci minuti dopo puntò l’indice e disse: «Là. Fermati in quel bar».
Entrammo tutti e tre nel bar, ci sedemmo a un tavolo e procedemmo allo stesso rituale della volta precedente. Il barista portò una bottiglia di ouzo al tavolo senza che gli fosse chiesto nulla. Ramos ne ingollò due bicchierini e poi si accese una sigaretta.
«La conoscono tutti» dissi.
Lui si guardò in giro, osservando i fatiscenti séparé lungo una delle pareti e il bancone di mogano scuro che occupava tutta la lunghezza di un’altra. Dietro al bancone c’era la solita collezione di bottiglie e dietro a queste il solito grande specchio da bar. All’estremità opposta della stanza, uno degli sgabelli era occupato da un uomo che osservava il fondo del proprio bicchiere.
«Per alcuni anni sono venuto qui» mi disse Ramos. «Vengo quando ho bisogno di stare lontano da quei pazzi.»
«Quei pazzi?»
«La mia famiglia. Ho allevato tre figli incapaci che spendono i soldi più rapidamente di quanto io riesca a guadagnarli.»
«Lei è Alexander Ramos, vero? Ho visto una sua fotografia sul “Newsweek” non molto tempo fa. Mi dispiace per Homer. Ho letto dell’incendio sui giornali.»
Lui si versò un altro bicchierino. «Un pazzo di meno con cui avere a che fare.»
Mi sentii impallidire. Era un’affermazione agghiacciante per un padre.
Lui tirò una lunga boccata dalla sigaretta, chiuse gli occhi e assaporò quel momento. «Loro credono che il vecchio non sappia ciò che sta succedendo. Ebbene, si sbagliano: il vecchio sa tutto. Non ho messo in piedi i miei affari con la stupidità. E non l’ho fatto neppure con la gentilezza, perciò è meglio che stiano attenti a dove ficcano il naso.»
Mi voltai a dare un’occhiata alla porta. «È sicuro che qui possiamo stare tranquilli?»
«Quando sei con Alexander Ramos, sei sempre al sicuro. Nessuno tocca Alexander Ramos.»
Già, giusto. Ecco perché ci stavamo nascondendo in un bar di Asbury Park. Sembrava di stare a Stranilandia.
«Ma non amo essere disturbato quando fumo» disse. «Non voglio avere sotto gli occhi tutte quelle sanguisughe.»
«Perché non se ne libera? Dica loro di lasciare la casa.»
Lui mi osservò attraverso un velo di fumo. «Che impressione farebbe? Sono la mia famiglia.» Lasciò cadere la sigaretta a terra e la calpestò. «C’è solo un modo per liberarsi dalla famiglia.»