Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
«Non è fantastico?» disse la nonna. «Sembra tutto diverso da questo lato della porta.»
Bob si precipitò giù dall’auto e puntò mia madre, guidato dal profumo di arrosto di maiale che arrivava a zaffate dalla cucina.
Myron si muoveva più lentamente. «Gran macchina, la tua» disse. «Una vera bellezza. Non fanno più auto come queste, sono tutte catorci, oggigiorno, catorci di plastica. Fatti da un manipolo di stranieri.»
Mio padre raggiunse l’ingresso. Questo era il suo genere di discorsi: era un americano di seconda generazione e adorava parlar male degli stranieri, parenti esclusi. Si ritrasse quando vide che a parlare era stato l’Uomo Tartaruga.
«Questo qui è Myron» disse la nonna a titolo di presentazione. «È il mio accompagnatore, stasera.»
«Bella casa» disse Myron. «I rivestimenti di alluminio sono molto resistenti. Questo è un rivestimento di alluminio, vero?»
Bob correva in giro come un pazzo, eccitato dall’odore del cibo. Si fermò nell’ingresso e diede una bella annusata al sedere di mio padre.
«Fa’ uscire questo cane di qui» disse lui. «Da dove salta fuori?»
«Questo qui è Bob» spiegò mia nonna. «Sta soltanto salutando. Ho visto in televisone un programma che parlava di cani e diceva che annusare il sedere è per loro come stringersi la mano. So tutto dei cani, adesso. E siamo molto fortunati che Bob abbia avuto i testicoli asportati in tempo, prima che prendesse l’abitudine di montare le gambe alla gente. Dicono che sia davvero difficile togliere quest’abitudine a un cane.»
«Una volta, da bambino, avevo un coniglio che montava le gambe della gente» disse Myron. «Ragazzi, una volta che ti aveva afferrato la gamba, neanche il diavolo lo avrebbe allontanato. E non si preoccupava affatto di chi montava: una volta prese il gatto tenendolo per il collo e quasi lo uccise.»
Sentii che Morelli era scosso da una risata silenziosa alle mie spalle.
«Sto morendo di fame» disse la nonna. «Mangiamo.»
Ci sedemmo tutti a tavola, a parte Bob che consumava il suo pasto in cucina. Mio padre si servì un paio di fette di maiale e passò il vassoio a Morelli, poi cominciammo a far girare la ciotola di purè di patate. E i fagiolini, la salsa di mele, il vasetto dei sottaceti, il cestino dei panini e le barbabietole in agrodolce.
«Niente barbabietole per me» disse Myron. «Mi fanno venire la diarrea. Non so com’è: si diventa vecchi e tutto ti fa venire la diarrea.»
Bella prospettiva.
«Sei fortunato» replicò la nonna. «Sei fortunato a non aver bisogno del Metamucil. Adesso che il Commerciante si è ritirato dagli affari i prezzi delle medicine saliranno alle stelle e anche altra roba sarà introvabile. Ho comprato l’auto appena in tempo.»
Mia madre e mio padre alzarono gli occhi dal piatto.
«Hai comprato un’auto?» disse mia madre. «Nessuno me lo aveva detto.»
«Ed è anche un gioiello» rispose la nonna. «È una Corvette rossa.»
Mia madre si fece il segno della croce. «Santo cielo» disse.
Capitolo 10
«Come hai potuto permetterti una Corvette?» domandò mio padre. «Tutto quel che hai è la pensione sociale.»
«Ho i soldi della vendita della casa» disse la nonna. «E comunque ho fatto un buon affare. Persino il Luna ha detto che ho fatto un buon affare.»
Mia madre si fece di nuovo il segno della croce. «Il Luna» ripeté con appena una sfumatura isterica nella voce. «Hai comprato un’auto da quell’uomo?»
«No, non da lui» disse la nonna. «Il Luna non vende auto. L’ho comprata dal Commerciante.»
«Grazie al cielo» disse mia madre, mettendosi una mano sul cuore. «Per un momento… Sono contenta che almeno tu sia andata da un commerciante.»
«Non un commerciante di auto» le rispose la nonna. «L’ho comprata da un commerciante di Metamucil. L’ho pagata quattrocentocinquanta verdoni. È un buon prezzo, vero?»
«Dipende» disse mio padre. «Ha il motore?»
«Non ci ho guardato» rispose la nonna. «Le auto non hanno tutte il motore?»
Joe era sulle spine. Non voleva essere lui a riprendere mia nonna per il possesso di merce rubata.
«Mentre Louise e io stavamo guardando le auto, c’era una coppia di uomini nel cortile del Commerciante, e parlavano di Homer Ramos» disse la nonna. «Dicevano che era un grande commerciante di macchine anche lui. Non sapevo che la famiglia Ramos vendesse auto, pensavo che trattasse solo armi.»
«Homer Ramos vendeva auto rubate» disse mio padre con la testa china sul piatto. «Lo sanno tutti.»
Mi voltai verso Joe. «È vero?»
Joe si strinse nelle spalle. Non si sbilanciava. La faccia di bronzo del poliziotto. Per chi era capace di leggere tra le righe, quella faccia diceva: «Indagine in corso».
«E non è tutto» proseguì la nonna. «Quello tradiva la moglie. Era un vero bastardo. Dicono che il fratello non sia meglio di lui. Vive giù in California ma si tiene una casa qui per vedere delle donne di nascosto. Tutta quella famiglia è marcia, se volete saperlo.»
«Deve essere piuttosto ricco se ha due case» disse Myron. «Vorrei averli io tanti soldi. Mi prenderei una ragazza anch’io.»
Ci fu un silenzio generale mentre tutti ci stavamo domandando che cosa se ne sarebbe fatto Landowsky di una ragazza.
Lui si allungò a prendere la ciotola del purè, ma era vuota.
«Dammela, la riempio» disse la nonna. «Ellen ne lascia sempre un po’ in caldo sulla stufa.» Prese la ciotola e trotterellò via.
«Oh-oh» esclamò, appena mise piede in cucina.
Mia madre e io ci alzammo simultaneamente e andammo a vedere che cosa fosse successo. La nonna era in mezzo alla stanza e guardava la torta sul tavolo. «La buona notizia è che Bob non ha mangiato tutta la torta» disse. «La cattiva notizia è che ha leccato via la glassa da un lato.»
Senza perdere un colpo, mia madre prese un coltello a spatola dal cassetto delle posate, tolse un po’ di glassa dalla cima della torta, la spalmò sul lato che Bob aveva leccato e spolverò di cocco tutto il dolce.
«Era un sacco di tempo che non mangiavamo una torta al cocco» disse la nonna. «Ha un gran bell’aspetto.»
Mia madre mise la torta sopra il frigorifero, fuori della portata di Bob. «Quando eri bambina, anche tu avevi il vizio di leccare la glassa ogni volta» mi disse. «Abbiamo mangiato un sacco di torte al cocco.»
Morelli mi rivolse uno sguardo interrogativo quando tornai in sala.
«Non fare domande» dissi. «E non mangiare la parte esterna della torta.»
Il cortile era quasi pieno di auto quando tornai a casa. I più anziani erano già rientrati, e già piazzati davanti al televisore.
Myron fece dondolare le proprie chiavi di casa davanti alla nonna. «Che ne dici di venire da me per il bicchiere della staffa, dolcezza?»
«Voi uomini siete tutti uguali» disse la nonna. «Sapete pensare soltanto a una cosa.»
«A che cosa?» domandò Myron.
La nonna storse la bocca. «Se hai bisogno che te lo spieghi, allora non ha senso che venga da te per il bicchiere della staffa.»
Morelli accompagnò la nonna e me fino in casa. La lasciò entrare, poi mi prese di lato. «Potresti venire a casa con me» disse.
La tentazione c’era. E non per il motivo che sperava Morelli: ero stanca morta, e Morelli non russava. Forse sarei davvero riuscita a dormire a casa sua. Avevo trascorso tante notti insonni che non mi ricordavo neppure quale effetto facesse dormire.
Lui mi sfiorò le labbra con un bacio. «La nonna non se ne avrà a male. C’è Bob con lei.»
Otto ore, pensai. Tutto quello che volevo erano otto ore di sonno, e sarei tornata come nuova.
Lui infilò le mani sotto il mio maglione. «Sarà una notte da ricordare.»
Sarebbe stata una notte senza piromani scassinatori armati di coltello. «Sarebbe un paradiso» dissi, senza neppure rendermi conto che stavo parlando a voce alta.