Le Fasi del Caos
- Автор: Андерсон Пол Уильям, Хабер Карен
- Год: 1993
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le Fasi del Caos». Краткое содержание книги:
Lenard-Smith arricciò le labbra, concentrandosi. — Sì, capisco. Penso valga la pena di provare. Possiamo ricaricare i sistemi dati alla base corporativa più vicina, riprogrammare la memoria e le banche nautiche in mezza settimana. E le armi non verranno toccate. D’accordo. Procedere.
Jen Chan iniziò l’operazione.
Le luci della plancia si accesero e si spensero. Dagli altoparlanti scaturirono raffiche di musica marziale… squilli di trombe, gemiti di violini impazziti, colpi rimbombanti di timpani a tripla velocità… Poi la musica cessò. Le spie luminose delle consolle brillarono a intervalli, iridescenti. L’illuminazione della plancia si abbassò, quindi tornò a splendere alla massima intensità. I pannelli lampeggiarono, ronzarono, poi ripresero a funzionare secondo i ritmi operativi standard.
— Capitano — annunciò Kiana Bigadic — sto ricevendo rapporti incoraggianti da ogni settore della nave. Stiamo tornando alla normalità. Perfino quella maledetta musica è scomparsa.
— Ottimo. Controllare i sistemi dati per vedere cosa ci è rimasto.
— Affascinante — commentò Ph’shaq. — Avete sacrificato delle informazioni per la sopravvivenza. Non esattamente platonico. Neppure neoplatonico.
Lenard-Smith alzò gli occhi al soffitto, quasi pregasse il cielo di darle la forza necessaria. — La nostra filosofia è una filosofia di sopravvivenza, Ph’shaq. Questo, innanzitutto. Pensavo che voi Cephalloniani lo aveste scoperto da un pezzo. Gli Erthumoi fanno di tutto per rimanere vivi.
Ph’shaq agitò le pinne anteriori. — Sono ancora molto giovane e ovviamente i miei studi sono tutt’altro che completi. Mi rendo conto della mia ignoranza.
Kiana Bigadic si girò verso Lenard-Smith. — Capitano, il capitano cephalloniano sta cercando un membro del suo equipaggio. — Piegò il capo verso la vasca mobile. — Credo sia questo.
— Amico — disse Lenard-Smith — le consiglio di filar via subito con la sua vasca e tornare giù al ponte numero nove, prima che il suo capitano la retroceda di grado.
— Oh, caspita — disse Ph’shaq. — Devo proprio andare, suppongo. Ma non vedo l’ora di discutere con tutti voi in seguito. — E scomparve nell’ascensore.
Hesta-Volstoy osservò la porta che si chiudeva, e sospirò di sollievo. — Non è un cattivo soggetto per essere un pesce — commentò. — E mi ha proprio salvato la vita. Però non tace mai.
Due giorni dopo, trovarono il K’naton che si nascondeva in uno sciame di asteroidi vicino al sistema di Naalehu. Il capitano Lenard-Smith ordinò per tutte le comunicazioni una procedura di tripla sicurezza per evitare che le macchine della nave potessero essere contaminate.
— Noi portiamo il messaggio gioioso della vita metallica — annunciò il K’naton. — Non intendiamo farvi alcun male. Cerchiamo solo di liberare la razza metallica.
— Gli interessiamo — disse Hesta-Volstoy. — Ma è circospetto. Si tiene fuori tiro.
— Diamogli la possibilità di avvicinarsi.
Rimasero immobili. Per tre ore, la Demeter non si spostò d’un millimetro. Nemmeno il K’naton.
Alla fine, Lenard-Smith esaurì la pazienza.
— Maledetti robot, sono ostinati — disse. — Non possiamo attirare la nave più vicino?
— Come?
Il capitano rifletté. — Be’, e se ci mostrassimo innocui? Non potremmo trasmettere il rumore di una nave-officina, perché pensino che la Demeter sia piena di robot smaniosi di libertà?
— Ma non siamo una nave-officina.
Il capitano sprizzò lampi di impazienza dagli occhi. — No, certo che no. Però possiamo amplificare il reparto manutenzione e trasmettere quei suoni, no? — Si guardò attorno, sempre più irritata. — Be’? Che aspettiamo? Forza, sbrighiamoci, prima che il K’naton cominci a innervosirsi e sparisca di nuovo.
— Sissignora!
I suoni del settore manutenzione della Demeter vennero inviati nel vuoto gelido al massimo volume.
— Capitano — disse Kiana Bigadic — riceviamo lamentele da Pike’s Planet, sistema di Naalehu. A quanto pare, stiamo disturbando le loro telecomunicazioni.
— Ignorali. Ci scuseremo dopo. Qual è la posizione del K’naton?
— Si avvicina. Stanno osservando l’esca.
— Speriamo che abbocchino.
— E poi, che facciamo? — chiese Hesta-Volstoy. — Abbiamo un piano per rimettere in riga quei robot?
Lenard-Smith lo fissò. — Bella domanda. Forse è ora di chiedere aiuto ai Cephalloniani. Devono conoscere qualche procedura di disattivazione della loro nave. — Guardò Kiana Bigadic. — Chiedi a Ph’shik di presentarsi qui in plancia. Subito. Immediatamente.
— Sta arrivando.
Alcuni istanti dopo, il capitano cephalloniano uscì dall’ascensore nella propria vasca.
— Salve, Erthumoi — disse. La sua voce sonora rimbombò in tutta la sala. — Come posso rendermi utile?
II capitano Lenard-Smith evitò il protocollo. — Ph’shik; è possibile disattivare la vostra nave per trasmissione diretta?
— Certo. Bisogna trasmettere il codice di richiesta di cessazione d’attività al cervello della nave.
— In linguaggio macchina?
— No. In cephalloniano. Credo sia una sequenza numerica, nel vostro sistema di computo: quattro otto nove cinque tre zero trattino due uno. No, chiedo scusa. È quattro otto nove cinque tre zero trattino due due. Con due-uno si spengono solo tutte le luci.
Lenard-Smith fissò il capitano del K’naton socchiudendo gli occhi. — Sicura?
— Sicurissima. — Ph’shik galleggiò placida nella vasca. — Naturalmente, cos’è la certezza? Un termine mutevole, no? Basato su percezioni fuggevoli, spesso effimere. E, a proposito di percezione, capitano…
— Mi perdoni, Ph’shik — si affrettò a dire Lenard-Smith. — Temo di dovermi concentrare sulla vostra nave in questo momento.
— Naturalmente. Mi auguro che possiamo continuare questa discussione in seguito. Assisterò alle vostre manovre di recupero.
— Splendido. — Lenard-Smith rivolse un cenno a Kiana Bigadic.
— Il K’naton è abbastanza vicino?
— Continua ad accostarsi, capitano. Sta trasmettendo alla massima intensità. È convinto che siamo una nave-officina.
— Benissimo. Risparmiami il suo messaggio. Codifica e trasmetti la sequenza di disattivazione di Ph’shik, Kiana.
— Sto eseguendo.
— Qualche cambiamento?
— Non ancora. Un attimo. Ecco, ci siamo. La loro trasmissione sta diventando strana. Rallenta.
— Kiana Bigadic sorrise. — Cessata di colpo.
— I piaceri del silenzio — commentò Lenard-Smith. — Mai sottovalutarli.
— Un’antica credenza esotica della vostra specie, capitano? — chiese Ph’shik. — Mi interesserebbe discutere…
— Dopo, Ph’shik, dopo. Prima mandiamo là una squadra di soccorso e sistemiamo la vostra nave.
La squadra di soccorso, composta da Paul Hesta-Volstoy e i cinque membri dell’equipaggio cephalloniano, salì a bordo del K’naton e trovò l’interno della nave illuminato da luci d’emergenza verdi che proiettavano biliosi raggi spettrali nell’acqua cupa. Tutte le macchine si erano bloccate di colpo, interrompendo operazioni motorie, verbali, riflessive.
— Quando parla di cessazione d’attività, dice proprio sul serio — commentò Hesta-Volstoy, la voce compressa dal voluminoso autorespiratore che portava.
Ph’shaq osservò l’Erthuma che faceva un passo, dimenticando evidentemente di trovarsi a bordo di una nave piena d’acqua, e galleggiava per parecchi metri agitando le braccia prima di trovare un appiglio e fermarsi.
— Affermativo — disse Ph’shik, muovendosi con disinvoltura nella nave, nuotando aggraziata malgrado la mole notevole. Le sue emissioni arancione scuro indicavano soddisfazione.