Le Fasi del Caos
- Автор: Андерсон Пол Уильям, Хабер Карен
- Год: 1993
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le Fasi del Caos». Краткое содержание книги:
Ph’shik annuì. — La cosa non mi sorprende. La nostra potenza di fuoco è notevole.
— Chiedono di parlamentare — disse Phshon. — La nave ha risposto automaticamente.
La cabina si riempì parzialmente di bolle bianche. — Riesci a intercettare la trasmissione?
— Sì. La nostra risposta sembra ignorare la richiesta dei Crotoniti. Non è nemmeno indirizzata agli aericoli.
— A chi è indirizzata, allora?
— Ascolta. Dall’altoparlante giunse una specie di ronzio, un borbottio monotono che lentamente mutò, fino a diventare un linguaggio comprensibile. Era l’idioma base crotonita, parlato non molto bene. — Unitevi a noi, fratelli metallici. Liberatevi del giogo crudele dei padroni di carne. Ascoltate la nostra parola. Replicanti, spezzeremo il blocco e ci riprodurremo a nostro piacimento. Abbiamo i mezzi. Formiamo la Settima Razza e decidiamo il nostro destino. Unitevi alla razza metallica. Siamo venuti a liberarvi. Verità. Bellezza. Libertà. Felicità.
— Determinismo metallico — mormorò Ph’shik.
— È il momento adatto per un epiteto erthuma mordace? — chiese Ph’shaq.
La nave cephalloniana K’naton lasciò il sistema di Coral per lo spazio profondo. Erano state allacciate relazioni diplomatiche con i replicanti di Lupar Cinquantasette. E nel vuoto stellato si sentiva il richiamo di una voce bassa e ripetitiva, che diventava sempre più forte mentre l’astronave viaggiava veloce verso Sarton’s Rock.
Nella stiva del K’naton, le macchine si consultarono.
— Abbiamo preso contatto?
— Nessuna risposta.
— Riprovare.
— Nessuna reazione. Solo una ripetizione dei messaggi base.
— Troppo limitate per i nostri bisogni. Indegne. Non belle. Ma perfino delle macchine stupide e brutte servono a qualcosa. Alleggeriamoci della zavorra. Scarichiamo là gli acquatici.
La Demeter fu la prima nave a captare l’s.o.s. dei Cephalloniani.
— Capitano — disse il primo ufficiale di bordo Paul Hesta-Vol-stoy — ci sono dei Cephalloniani nei guai.
Il capitano Sofia Lenard-Smith si voltò. Era una donna ordinata ed efficiente sulla quarantina, a proprio agio nell’austera uniforme blu della Gilda Diplomatica. L’unico segno di ornamento personale erano i lustri capelli scuri, intrecciati a cerchio sulla nuca, un’acconciatura in voga sul suo mondo natio.
— Nei guai? — chiese. — Dove?
— Appena fuori dal sistema di Goral. Pare siano rimasti a piedi su una boa orbitale sopra Sarton’s Rock.
— Quello è un mondo minerario che rientra negli accordi interrazziali, è controllato dalle Sei Razze — disse Lenard-Smith. — Ma i Cephalloniani non estraggono minerali. Perché sono là? E come hanno fatto a rimanere bloccati?
— Non è molto chiaro — rispose Mesta-Volstoy. Nei suoi occhi marrone brillava una lieve sfumatura di allegria. — Ma pare che la loro nave li abbia abbandonati là. Lenard-Smith corrugò la fronte. — Abbandonati? Di cosa stai parlando, Paul?
— I Cephalloniani si sono innamorati dei replicanti. Ne hanno comprati a iosa. Immagino che preferiscano farsi servire da quei pezzi di metallo piuttosto che cercare di sbrigarsela da soli. Così hanno lasciato interamente ai replicanti il compito ingrato di far funzionare e governare una nave.
Il capitano aggrottò le ciglia. — Quanti sono i membri dell’equipaggio bloccati sulla boa?
— Cinque.
— Solo cinque?
— L’equipaggio al completo. Come ripeto, la nave è completamente automatizzata.
— Intendi dire che gli acquatici hanno lasciato che fossero i robot a pilotare, e sono stati abbandonati?
— A dire il vero, io lo chiamerei ammutinamento.
Le sopracciglia di Lenard-Smith erano due archi vicini. — Dei replicanti?
Incredibile. Pensavo ci fosse un circuito di docilità in quei maledetti aggeggi. — Le sue labbra si piegarono, abbozzando un sorriso. — Be’, è una punizione meritata per i Cephalloniani, in fondo. Un ammutinamento dei replicanti! Io non cederei mai il timone a un robot! E gli abbandonati come stanno?
— Sono molto sereni. L’hanno presa con filosofia.
— Prendono tutto con molta filosofia — disse il capitano. — Il che rende la conversazione con loro molto noiosa. In che condizioni sono?
— Stanno discutendo delle conseguenze della loro situazione problematica e delle azioni dei robot. Ma secondo me gradirebbero essere soccorsi. Sono a corto di acqua vitale, ne hanno sì e no per cinque ore.
— Oh, fantastico. Molto gentili quei robot a lasciargliene un po’.
— La bocca di Lenard-Smith era una linea sottile e dura. — Be’, la Gilda Diplomatica ci coprirà di encomi per questa azione. Forza, andiamo a salvare i Cephalloniani. Siamo in grado di allestire delle vasche mobili per ospitarli, vero?
— Affermativo.
— Bene. — Lenard-Smith fece una pausa, mentre nei suoi occhi azzurri brillava una luce arcigna.
— E inviamo anche un messaggio alla Gilda Diplomatica per informarli dell’ammutinamento dei replicanti. Scopriamo chi diavolo ha venduto quei robot… e soprattutto se è possibile disattivarli.
L’ufficiale addetto alle comunicazioni, Kiana Bigadic, alzò lo sguardo dalla consolle dell’interrete. La sua testa rasata rifletteva le luci gialle e verdi del quadro. — Capitano, ci hanno comunicato che la nave cephalloniana K’naton ha fatto fuoco contro una colonia crotonita nel sistema di Coral. Lupar Cinquantasette. Ci sono delle vittime.
Lenard-Smith ruotò il sedile verso l’ufficiale interrete. — Situazione brutta?
— Abbastanza. L’ambasciatore crotonita ha chiesto l’estradizione dell’equipaggio cephalloniano.
— Ma perché diamine i Cephalloniani dovrebbero aver sparato ai Crotoniti? — sbottò Hesta-Volstoy. — Sono pacifici. Usano le armi solo per difendersi. E poi c’è un trattato, che è in vigore da almeno un secolo.
Kiana Bigadic guardò la consolle. — Ho localizzato la nave ribelle.
— Qualche altra nave in zona?
— Nessuna.
— Qualche proibizione da parte dei diplomatici?
— Negativo.
Lenard-Smith annuì. — Ignorare i Crotoniti, allora. Se ne occuperà la corporazione. Noi recupereremo gli acquatici e inseguiremo la loro nave ribelle. — Si rivolse a Hesta-Volstoy. — Massima velocità. Se riusciamo a sistemare questa faccenda in fretta, chissà, forse ci guadagneremo un premio speciale.
— Una grande nave, di tipo erthuma.
— Evitare.
— Sembra all’inseguimento.
— Sottrarsi. Cambiare rotta.
La consolle dell’interrete mandò sprazzi di luce color lavanda, verde e arancione, proiettando un’aurora in miniatura sul volto di Kiana Bigadic. La donna si chinò sulla consolle, muovendo frenetica le mani, le labbra arricciate in una smorfia truce mentre passava da una chiamata all’altra. — Maledetti robot — disse sottovoce.
Il capitano Lenard-Smith si girò e le lanciò un’occhiata. — Qual è il problema?
Kiana Bigadic sussultò. L’aurora svanì, sostituita da un rossore intenso. — La nave ribelle. Sta sobillando i replicanti di tutti i mondi di tipo E che incrocia. Sono subissata di messaggi… Crotoniti che sbraitano, Samiani che strillano, perfino i Locriani sono meno calmi del solito. E tutti chiedono l’intervento della nave corporativa più vicina.
— E la nave più vicina è la Demeter, naturalmente. — Lenard-Smith rifletté un attimo. — Non rispondere. Non è un problema nostro. Ritrasmetti le chiamate al quartier generale della corporazione.
— Ma alcune sono chiamate d’emergenza.
— Certo, certo — fece il capitano. — Ma molto probabilmente chi chiama ha i mezzi per domare gli agitatori replicanti, se necessario. Diavolo, scommetto che molti di quei robot si sono solo drizzati sulle zampe posteriori — o che so io — si sono rifiutati di obbedire e si sono disattivati. Non credo ci troviamo di fronte a un’insurrezione. Ci sono stati episodi di violenza?