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Le Fasi del Caos

Электронная книга - «Le Fasi del Caos». Краткое содержание книги:

Una delle ultime invenzioni di Asimov è l’universo immaginario (ma non troppo) in cui si svolgono le avventure narrate in Le fasi del caos. Dopo aver passato una vita a raccontare le vicende di una galassia popolata soltanto da uomini e robot, Asimov immagina qui un intrigo che vede coinvolte, oltre a quella umana, altre cinque razze che conoscono il volo interstellare: razze spesso ostili e sospettose l’una dell’altra, fra cui l’uomo non fa certo brutta figura. Stabilite questo premesse, che presto daranno luogo a una serie di rapide quanto pericolose avventure, Asimov passa la mano ad alcuni brillanti scrittori; suoi allievi ideali, che svolgono la vicenda all’insegna della suspense, ma senza dimenticare una punta di ironia in omaggio al loro ispiratore.
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— No. Non ancora.

Il capitano annuì. — Come pensavo. Troppo comodo… tutti vogliono che andiamo a liberarli della sporcizia che hanno in casa. Be’, non siamo una chiatta dell’immondizia. Seguire il K’naton.

— Lo sto facendo. Rilevamento difficile. Sta scomparendo. Sta scomparendo. Sparito dallo schermo. — Kiana Bigadic alzò lo sguardo. — Li abbiamo persi.

— Maledizione. — Lenard-Smith respirò profondamente.

— Può darsi che i Cephalloniani abbiano qualche suggerimento utile per noi — disse Hesta-Vol-stoy.

Lenard-Smith si voltò verso di lui. — Può darsi. Vuoi chiederglielo?

Il capitano e il primo ufficiale di bordo si scambiarono occhiate riluttanti.

— È lei l’ufficiale diplomatico di massimo grado — disse Paul Hesta— Volstoy.

— Tu hai una miglior comprensione delle sottigliezze cephalloniane.

— Il capitano è lei. Potrebbero offendersi se venissero contattati da un ufficiale di minor grado.

Lenard-Smith lo fissò in cagnesco per un istante. — Hai ragione, maledizione. D’accordo. Andrò io.

Ph’shik fece il segno di saluto interstellare quando il capitano Lenard— Smith entrò nella stiva. La Cephalloniana si girò lentamente nella vasca. Era un ambiente angusto, ma lei aveva un atteggiamento di filosofica serenità a quel riguardo. Meglio stringersi un po’ che sopportare il gelo dello spazio.

— Capitano. Siamo estremamente grati.

L’umana fece uno strano gesto agitando la mano. — È stato un piacere, capitano. — La sua pronuncia era glottale e aspra. — «Capitano», vero?

— Può andare, sì. E possiamo parlare in erthuma se per lei è più facile.

Il capitano annuì. — Benissimo. Grazie.

— Sono io che la ringrazio — disse Ph’shik. — E le porgo le mie più sentite scuse.

— Perché si scusa?

— Temo siamo noi i responsabili della situazione imbarazzante in cui ci troviamo tutti.

— Responsabili, in che senso?

— Nella nostra smania di discutere di filosofia siamo stati forse un po’ troppo zelanti e abbiamo chiesto che tutti i replicanti fossero dotati di capacità di ragionamento analoghe.

— Tutti i robot dotati di facoltà ragionative?

Ph’shik fece il segno affermativo.

L’umana la fissò. — Ma pensavo fosse proibito dare ai replicanti qualcosa di più di una rudimentale intelligenza meccanica.

— Abbiamo pagato un prezzo maggiore per avere quella caratteristica speciale.

Il capitano erthuma emise uno strano suono che Ph’shik non riuscì a identificare. Assomigliava al latrato di un mammifero acquatico.

— Capisco — disse il capitano Lenard-Smith. — Forse questo spiega il comportamento anomalo dei robot. Siamo partiti all’inseguimento, subito dopo aver soccorso voi. Sfortunatamente, sembra che abbiamo perso le tracce della nave.

La vasca di Ph’shik si riempì a metà di bolle blu, indice di pensosità.

— Avete provato a rilevare le emissioni ioniche?

— Sì. Nessun segno. Pensa che possano aver spento i convertitori?

— Ne dubito. Perderebbero la gravità. Ma può darsi che abbiano escogitato qualche espediente per mascherare l’emissione del motore.

— Lo temevamo.

Si sentì un colpo sordo. Le luci tremolarono e Ph’shik sussultò nella vasca.

— Capitano — disse una voce erthuma profonda dall’altoparlante della parete — una nave da guerra crotonita ha aperto il fuoco contro di noi.

Lenard-Smith si voltò di scatto. — Cosa? Lo sanno che esiste un trattato…

— Dicono che ci stavano tenendo d’occhio. Ci hanno visto recuperare i Cephalloniani ed esigono la loro immediata estradizione su Lupar Cinquantasette.

— Una situazione difficile, impegnativa — commentò Ph’shik. — Ma spesso da situazioni del genere derivano grandi soluzioni.

Il capitano erthuma fece per parlare, si trattenne, corrugò la fronte. Poi si avviò di gran carriera alla porta.

— Voglia scusarmi.

Ph’shik osservò l’umana che usciva. Sembrava contrariata. Molto probabilmente a causa dell’attacco crotonita. Interessante. Ph’shik decise di analizzare in che modo si sarebbe ripercosso sulle altre quattro razze un lungo periodo di ostilità tra Crotoniti ed Erthumoi.

Lenard-Smith raggiunse a grandi passi la plancia, furiosa. — Ci sono danni? — chiese.

Hesta-Volstoy si girò a guardarla. — Uno stabilizzatore fuori uso, ma stiamo compensando.

Il capitano annuì e si avvicinò alla consolle dell’interrete. — Kiana, manda un messaggio alla Gilda, informali della situazione. E digli che non intendo cedere. Se quegli uccellacci vogliono la rissa, li arrostisco nella loro nave.

— Sissignora. — Kiana Bigadic esitò. — L’intero messaggio, parola per parola?

Lenard-Smith sorrise sardonica. — Usa un briciolo di discrezione, Kiana. Sei pagata per questo. — Si rivolse quindi a Hesta-Volstoy. — Paul, come stiamo ad arsenale?

— Dotazione al completo. Come potenza di fuoco, li battiamo dieci a uno.

— Bene. Allora diamo subito ai Crotoniti questa bella notizia.

Un secondo colpo scosse la Demeter.

— Dannazione a loro — imprecò Lenard-Smith. — Mi sto stancando di cercare di essere diplomatica. Paul, mettigli fuori uso l’iperpropulsione.

— È rischioso. Potrei provocare una reazione e far saltare tutta la nave.

Lo sguardo di Lenard-Smith era gelido. — Fallo. Non ho tempo da perdere con quegli uccelli.

— Il capitano è lei. — Hesta-Volstoy regolò le coordinate, le controllò, annuì. — Pronto.

— Spara quando vuoi. Silenzio in plancia.

— Fuoco! — Hesta-Volstoy osservò bene lo schermo. — Bersaglio centrato in pieno. — Alzò il capo, la fronte imperlata di sudore. — Nave crotonita neutralizzata. Nessuna vittima.

— Ottimo tiro. — Il capitano annuì, l’espressione truce e soddisfatta. — Così la loro bagnarola è sistemata.

Kiana Bigadic si chinò sulla consolle, muovendo velocissima le dita. — Capitano — annunciò — stiamo ricevendo una comunicazione dalla Gilda Diplomatica.

— Di che si tratta?

— Non le piacerà.

Gli occhi di Lenard-Smith sprizzarono lampi. — Non ho chiesto il tuo parere, Kiana. Naturale che non mi piacerà. Non mi piacciono mai le loro comunicazioni. Cosa vogliono?

— Dopo che li abbiamo informati, hanno esplorato l’area attraversata dai ribelli e hanno captato echi di trasmissione. — Kiana Bigadic s’interruppe, scuotendo la testa.

— Continua — la esortò il capitano — prima che ti retroceda di grado.

— Be’, il cervello della nave crede di essere un profeta.

Lenard-Smith la fissò. — Cos’hai detto?

Kiana Bigadic si umettò le labbra e proseguì. — Sta diffondendo il messaggio.

— Quale messaggio?

— Vuole diventare l’illuminatore della razza metallica.

Silenzio in plancia.

— Razza metallica? — fece Paul Hesta-Volstoy. — Che razza metallica?

Kiana Bigadic rispose con un filo di voce. — I robot… È così che si definiscono.

Hesta-Volstoy sogghignò. — Mi domando cosa avrebbero da dire i Cephalloniani a questo proposito.

— Direbbero mea culpa, o l’equivalente cephalloniano — disse Lenard— Smith. — E poi discuterebbero dei pregi e dei difetti dal punto di vista dei robot. — Fece una smorfia. — La razza metallica?! Delle cose assurde che ho sentito oggi questa occupa il secondo posto in classifica. Quelle scatole di latta sono soltanto strumenti mobili. Non pensano, fanno solo quello che gli diciamo di fare. E gli unici diritti che hanno sono quelli che gli diamo noi.

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