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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]
L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]

Электронная книга - «L'artiglio del Conciliatore [The Claw of the Conciliator - it]». Краткое содержание книги:

Il ciclo del “Libro del Nuovo Sole” di Gene Wolfe è ambientato in un futuro estremamente remoto, su una Terra trasformata in modi misteriosi e meravigliosi, e in un tempo in cui la cultura attuale non è nemmeno un lontano ricordo.
Nel primo romanzo della serie avevamo fatto la conoscenza di Severian, il giovane torturatore mandato in esilio per essersi innamorato di una delle sue vittime e aver disobbedito alle ferree regole della corporazione cui apparteneva. Entrato per caso in possesso dell’Artiglio del Conciliatore, una gemma dai poteri miracolosi appartenuta a una leggendaria figura di proporzioni mitiche, Severian continua il suo viaggio verso Thrax, la città del suo esilio, in compagnia della sua spada Terminus Est. Molte sono le meraviglie che l’attendono sul suo cammino: creature scimmiesche dotate di intelligenza umana e di corpi pelosi e lucenti; un bizzarro rituale cannibalesco che gli riporterà le memorie e i pensieri della sua amata e scomparsa Thecla; la stanza delle superfici specchianti in cui svanirà Jonas, il suo compagno strano e non del tutto mortale.
Evocativo, profondo, ipnotico nella sua lirica potenza, L’artiglio del conciliatore si rivela un vero capolavoro di grandiosa e raffinata maestria letteraria.

Vincitore del premio Nebula per il miglior romanzo in 1981.
Vincitore del premio Locus per il miglior romanzo fantasy in 1982.
Nominato per i premi Hugo e World Fantasy in 1982.
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I giovani della città dei maghi tacquero e si radunarono intorno a lei.

— Per prima cosa devi sapere che i canali di quest’isola hanno talmente tante svolte che non è possibile farne una mappa. Non puoi assolutamente servirti delle vele per percorrerli, ma devi accendere le caldaie.

— Questo non è un problema — disse il giovane incarnato dai sogni. — Metà di una foresta è stata abbattuta per colmare la nostra stiva e le grandi ruote che vedi gireranno su queste acque con movimenti da gigante.

La principessa tremò e disse: — Oh, non parlare di giganti, perché non sai quello che stai dicendo. Molte navi uguali alla tua sono giunte qui, e adesso i fondali fangosi di quei canali infiniti biancheggiano di teschi. Mio padre le lascia vagare fra le isolette e gli stretti fino a quando terminano il carburante, per quanto copioso esso sia; poi di notte, quando può vedere gli equipaggi al chiarore dei fuochi morenti ma non può essere visto a sua volta, li annienta.

Il giovane incarnato dai sogni si turbò e disse: — Lo cercheremo come abbiamo giurato di fare. Ma non c’è un modo per sfuggire a una simile sorte?

La principessa fu colta da pietà per lui, perché tutti coloro che sono fatti della sostanza dei sogni appaiono belli alle figlie della Notte, e quel giovane era il più bello di tutti, così gli disse: — Per trovare mio padre prima di aver terminato la legna, non dovrai fare altro che cercare l’acqua più scura, perché ovunque egli passa il suo corpo smisurato solleva il fango immondo; se farai attenzione lo scoprirai. Ma dovrai iniziare la ricerca ogni giorno all’alba e interromperla a mezzogiorno, perché altrimenti potresti imbatterti in lui al tramonto e allora per te sarebbe la rovina.

— Per questo consiglio sarei pronto a dare la mia vita — disse il giovane, e i suoi compagni che l’avevano seguito a terra lo acclamarono. — Ora vinceremo sicuramente l’orco.

A sentire tali parole il volto della principessa si rabbuiò ulteriormente. — No, non è affatto sicuro, perché lui è un terribile rivale in ogni combattimento. Ma io conosco una stratagemma che ti potrà aiutare. Hai detto che sei ben fornito. Possiedi abbastanza catrame da poter turare le eventuali falle della nave?

— Ne ho molti barili — rispose il giovane.

— Allora, quando combatterai, mettiti in modo che il vento soffi verso di lui. E quando la battaglia sarà al culmine, come succederà poco dopo il suo inizio, ordina ai tuoi uomini di gettare il catrame nelle caldaie. Non posso garantirti che in tal modo vincerai, ma ti sarà di grande aiuto.

Allora tutti i giovani si profusero in ringraziamenti e le Fanciulle Mais, che si erano tenute timidamente in disparte mentre il giovane incarnato dai sogni parlava con la figlia della Notte, acclamarono come si addice alle giovani, senza chiasso ma con gioia sincera.

Quindi i giovani si prepararono alla partenza, accendendo i fuochi nelle grandi caldaie fino a quando lo spettro bianco che spinge avanti le navi da qualsiasi parte soffi il vento fece la sua comparsa. La principessa restò a guardarli da riva e diede loro la sua benedizione.

Ma quando le grandi ruote iniziarono a girare, all’inizio così adagio da apparire quasi ferme, la principessa chiamò il giovane incarnato dai sogni e gli disse: — Forse troverai mio padre. Se lo troverai, può essere che tu lo sconfigga, umiliando la sua forza. Tuttavia, anche in tal caso potrebbe essere difficile per voi ritrovare la strada che conduce al mare, perché i canali dell’isola sono incredibilmente tortuosi. Un modo esiste. Leva la pelle dalla punta dell’indice destro di mio padre. Vedrai mille linee aggrovigliate. Non ti scoraggiare e studiala con attenzione, perché quella è la mappa che ha usato per costruire i canali, allo scopo di tenerla sempre con sé.

Parte quarta — La battaglia con l’orco

Indirizzarono la prua verso l’entroterra e, come aveva predetto la principessa, ben presto il canale si divise, quindi si divise ancora, fino a formare mille canali biforcati e diecimila isolette. Quando l’ombra dell’albero maestro si ridusse a un cappello, il giovane incarnato dai sogni ordinò di gettare le ancore e di coprire i fuochi; aspettarono per tutto il lungo pomeriggio, oliando i cannoni e preparando la polvere e tutto quanto potesse servire nella battaglia più violenta.

Infine arrivò la Notte e i giovani la videro passare da un’isoletta all’altra circondata dai pipistrelli e con i terribili lupi come seguito. Non pareva più lontana di una bordata, eppure tutti notarono che non passava davanti a Espero e nemmeno a Sirio: erano quelle stelle a passare davanti a lei. Per un unico istante volse il volto verso di loro e nessuno riuscì a capire che cosa significasse il suo sguardo. Tutti invece si chiesero se veramente l’orco l’avesse presa contro la sua volontà, come aveva detto la figlia, e in tal caso se lei avesse superato il risentimento che poteva aver creduto di provare.

Alle prime luci dell’alba squillò la tromba e i fuochi nascosti furono riattizzati e alimentati di nuovo combustibile; ma quando la brezza dell’alba iniziò a spirare favorevole nel canale che stavano percorrendo, il giovane ordinò di alzare tutte le vele prima che le grandi ruote potessero iniziare a girare. E quando lo spettro bianco si innalzò, la nave procedette a velocità doppia.

Il canale si addentrava nell’isola per molte leghe, non in linea retta ma quasi, al punto che non fu necessario ammainare le vele e nemmeno orientarle. Incrociarono cento altri canali e ogni volta che ne incontravano uno i giovani studiavano l’acqua, ma la vedevano sempre trasparente come il cristallo. Per raccontare tutte le cose strane che videro su quelle isolette occorrerebbero dodici storie lunghe quanto questa: donne che sorgevano come fiori da lunghi steli si allungavano verso la nave e baciando i giovani cercavano di macchiare i loro visi con il polline delle guance; uomini che il vino aveva ucciso da lungo tempo giacevano vicino alle fonti del vino e ancora ne attingevano, troppo ebbri per comprendere che la loro vita era terminata; bestie che avrebbero potuto costituire dei presagi per il futuro, con le membra distorte e il pelo di colori mai visti, aspettavano battaglie, terremoti e assassinii dei re.

Finalmente il giovane che aveva le funzioni di secondo sulla nave si accostò al compagno incarnato dai sogni, al timone, e disse: — Siamo penetrati molto dentro questo canale e il sole, che non era ancora apparso quando abbiamo spiegato le vele, si sta approssimando allo zenit. Seguendo il suo corso abbiamo incontrato altri mille canali e in nessuno abbiamo trovato la minima traccia dell’orco. Non è probabile che abbiamo scelto il percorso sbagliato? Non sarebbe più saggio tornare indietro subito e provarne un altro?

Allora il giovane rispose: — Proprio in questo momento stiamo superando un canale a tribordo. Guarda e dimmi se le sue acque sono più offuscate delle nostre.

Il secondo obbedì e rispose: — No, sono più terse.

— Ecco, guarda, a babordo si apre un altro canale. A quale profondità riesci a vedere?

Il secondo aspettò fino a quando la nave fu di fronte al canale in questione e poi rispose: — Fino a vedere il fondo. Scorgo il relitto di una nave appartenente a un lontano passato, a numerose braccia dalla superficie.

— E riesci a vedere alla stessa profondità anche nel canale che stiamo percorrendo?

Allora il secondo guardò le acque che stavano solcando, divenute nere come l’inchiostro; persino gli spruzzi sollevati dalle ruote erano neri come scarafaggi o corvi. Capì immediatamente, e urlò a tutti i compagni di tenersi pronti ai cannoni: non poteva dir loro di prepararli, perché erano già pronti da molto tempo.

Dinnanzi a loro si ergeva un’isoletta più alta di tutte le altre, coronata da grandi piante scure; lì il canale faceva una leggera curva, così che il vento, fino a quel punto di poppa, era diventato di quarto. Il timoniere fece girare la ruota e l’equipaggio allentò alcune vele e ne serrò altre; la prua della nave aggirò veloce la curva della rupe.

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