Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Questa sala, che è lunga due quadri e larga uno, ha la sua volta non a lunette, ma a uso di schifo; onde, parendogli che così tornasse meglio, fece Domenico il partimento di pittura con fregi e cornici messe d'oro tanto bene, che senza altri ornamenti di stucchi o d'altro, è tanto ben condotto e con bella grazia, che pare veramente di rilievo. In ciascuna, dunque, delle due teste di questa sala è un gran quadro, con una storia et in ciascuna faccia ne sono due, che mettono in mezzo un ottangolo: e così sono i quadri sei, e gl'ottangoli due, et in ciascuno di essi una storia. Nei canti della volta, dove è lo spigolo, è girato un tondo che piglia dell'una e dell'altra faccia per metà, e questi, essendo rotti dallo spigolo della volta, fanno otto vani; in ciascuno de' quali sono figure grandi che siedono, figurate per uomini segnalati, ch'hanno difesa la republica et osservate le leggi. Il piano della volta nella maggiore altezza è diviso in tre parti, di maniera che fa un tondo nel mezzo sopra gli ottangoli a dirittura e due quadri sopra i quadri delle facciate. In uno adunque degl'ottangoli è una femmina con alcuni fanciulli attorno, che ha un cuore in mano per l'amore che si deve alla patria, nell'altro è un'altra femmina, con altri tanti putti fatta per la Concordia de' cittadini. E queste mettono in mezzo una Iustizia, che è nel tondo, con la spada e bilancie in mano e questa scorta al di sotto in su, tanto gagliardamente, che è una maraviglia, perché il disegno et il colorito che ha a' piedi comincia oscuro, va verso le ginocchia più chiaro, e così va facendo a poco a poco di maniera verso il torso, le spalle e le braccia, che la testa si va compiendo in un splendor celeste che fa parere che quella figura a poco a poco se ne vada in fumo. Onde non è possibile imaginare, non che vedere la più bella figura di questa, né altra fatta con maggior giudizio et arte fra quante ne furono mai dipinte, che scortassino al disotto in su.
Quanto alle storie, nella prima della testa, entrando nel salotto a man sinistra, è Marco Lepido e Fulvio Flacco censori, i quali essendo fra loro nimici, subito che furono colleghi nel magistrato della censura, a benefizio della patria, deposto l'odio particolare, furono in quell'uffizio come amicissimi. E questi Domenico fece ginocchioni, che si abbracciano con molte figure attorno e con un ordine bellissimo di casamenti e tempii tirati in prospettiva tanto bene et ingegnosamente, che in loro si vede quanto intendesse Domenico la prospettiva. Nell'altra faccia segue in un quadro l'istoria di Postumio Tiburzio dittatore, il quale avendo lasciato alla cura dell'essercito et in suo luogo un suo unico figliuolo, comandandogli che non dovesse altro fare che guardare gl'alloggiamenti, lo fece morire per essere stato disubidiente et avere con bella occasione assaltati gli inimici et avutone vittoria; nella quale storia fece Domenico Postumio vecchio e raso con la man destra sopra le scuri e con la sinistra che mostra all'essercito il figliuolo in terra morto, in iscorto molto ben fatto. E sotto questa pittura, che è bellissima, è una inscrizione molto bene accommodata. Nell'ottangolo che segue, in mezzo è Spurio Cassio il quale, il senato romano dubitando che non si facesse re, lo fece decapitare e rovinargli le case; et in questa, la testa che è a canto al carnefice et il corpo, che è in terra in iscorto, sono bellissimi. Nell'altro quadro è Publio Muzio Tribuno che fece abbruciare tutti i suoi colleghi tribuni, i quali aspiravano con Spurio alla tirannide della patria; et in questa il fuoco che arde que' corpi è benissimo fatto e con molto artifizio. Nell'altra testa del salotto, in un altro quadro è Codro ateniese il quale, avendo detto l'oracolo che la vittoria sarebbe da quella parte della quale il re sarebbe dagli inimici morto, deposte le vesti sue, entrò sconosciuto fra gli nemici, e si fece uccidere; dando a' suoi, con la propria morte, la vittoria. Domenico dipinse costui a sedere et i suoi baroni a lui d'intorno, mentre si spoglia appresso a un tempio tondo, bellissimo. E nel lontano della storia si vede quando egli è morto, col suo nome sotto in un epitaffio. Voltandosi poi all'altra facciata lunga dirimpetto a' due quadri, che mettono in mezzo l'ottangolo, nella prima storia è Seleuco prencipe, il quale fece cavare un occhio a sé et un al figliuolo per non violar le leggi, dove molti gli stanno intorno pregando che non voglia essere crudele contra di sé e del figliuolo, e nel lontano è il suo figliuolo che fa violenza a una giovane, e sotto vi è il suo nome in un epitaffio. Nell'ottangolo che è a canto a questo quadro è la storia di Marco Manilio fatto precipitare dal Campidoglio; la figura del Marco è un giovane gettato da alcuni ballatoi, fatta in uno scorto con la testa all'ingiù tanto bene che par viva, come anco paiono alcune figure che sono a basso. Nell'altro quadro è Spurio Melio, che fu dell'ordine de' cavalieri, il quale fu ucciso da Servilio tribuno per avere sospettato il popolo che si facesse tiranno della patria. Il quale Servilio sedendo con molti a torno, uno ch'è nel mezzo mostra Spurio in terra morto, in una figura fatta con molta arte.
Ne' tondi poi, che sono ne' cantoni dove sono le otto figure, sono molti uomini stati rarissimi per avere difesa la patria. Nella parte principale è il famosissimo Fabio Massimo a sedere et armato. Dall'altro lato è Speusippo duca de' Tegeti il quale, volendogli persuader un amico che si levasse dinanzi un suo avversario et emulo, rispose non volere, da particolar interesse spinto, privare la patria d'un sì fatto cittadino. Nel tondo, che è nell'altro canto che segue, è da una parte Celio pretore, che per avere combattuto contra il consiglio e volere degl'aruspici, ancor che vincesse et avesse la vittoria fu dal senato punito: et a lato gli siede Trasibulo che, accompagnato da alcuni amici, uccise valorosamente trenta tiranni per liberar la patria: e questi è un vecchio raso con i capegli bianchi, il quale ha sotto il suo nome, sì come hanno anco tutti gl'altri. Dall'altra parte, nel cantone disotto in un tondo, è Genuzio Cippo pretore, al quale, essendosi posto in testa un ucello prodigiosamente con l'ali in forma di corna, fu risposto dall'oracolo che sarebbe re della sua patria, onde egli elesse, essendo già vecchio, d'andare in esilio per non soggiogarla. E perciò fece a costui Domenico uno ucello in capo. Appresso a costui siede Caronda, il quale essendo tornato di villa et in un subito andato in senato senza disarmarsi, contra una legge che voleva che fusse ucciso chi entrasse in senato con arme, uccise se stesso, accortosi dell'errore. Nell'ultimo tondo dall'altra parte è Damone e Pitia, la singolar amicizia de' quali è notissima, e con loro è Dionisio tiranno di Sicilia. Et allato a questi siede Bruto, che per zelo della patria condannò a morte due suoi figliuoli perché cercavano di far tornare alla patria i Tarquini. Quest'opera, adunque, veramente singolare, fece conoscere a' sanesi la virtù e valore di Domenico, il quale mostrò in tutte le sue azzioni arte, giudizio et ingegno bellissimo.
Aspettandosi, la prima volta che venne in Italia l'imperator Carlo V, che andasse a Siena per averne dato intenzione agl'ambasciadori di quella republica, fra l'altre cose che si fecero magnifiche e grandissime per ricevere un sì grande imperatore, fece Domenico un cavallo di tondo rilievo, di braccia otto, tutto di carta pesta e voto dentro. Il peso del qual cavallo era retto da un'armadura di ferro e sopra esso era la statua di esso imperador armato all'antica con lo stocco in mano, e sotto aveva tre figure grandi, come vinte da lui, le quali anche sostenevano parte del peso, essendo il cavallo in atto di saltare e con le gambe dinanzi alte in aria, e le dette tre figure rapresentavano tre provincie state da esso imperador domate e vinte. Nella quale opera mostrò Domenico non intendersi meno della scultura che si facesse della pittura. A che si aggiugne che tutta quest'opera aveva messa sopra un castel di legname alto quattro braccia, con un ordine di ruote sotto, le quali mosse da uomini dentro, erano fatte caminare. Et il disegno di Domenico era che questo cavallo, nell'entrata di Sua Maestà, essendo fatto andare come s'è detto, l'accompagnasse dalla porta infino al palazzo de' Signori e poi si fermasse in sul mezzo della piazza. Questo cavallo, essendo stato condotto da Domenico a fine, che non gli mancava se non esser messo d'oro, si restò a quel modo, perché Sua Maestà per allora non andò altrimenti a Siena, ma coronatasi in Bologna si partì d'Italia e l'opera rimase imperfetta. Ma nondimeno fu conosciuta la virtù et ingegno di Domenico, e molto lodata da ognuno l'eccellenza e grandezza di quella machina, la quale stette nell'Opera del Duomo da questo tempo insino a che, tornando Sua Maestà dall'impresa d'Africa vittoriosa, passò a Messina e di poi a Napoli, Roma e finalmente a Siena, nel qual tempo fu la detta opera di Domenico messa in sulla piazza del Duomo, con molta sua lode.