Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Aveva scoperto già Michelagnolo Buonarroti, nella cappella del papa, la facciata del Giudizio, e vi mancava di sotto a dipignere il basamento, dove si aveva appiccare una spalliera d'arazzi tessuta di seta e d'oro, come i panni che parano la cappella; onde, avendo ordinato il Papa che si mandasse a tessere in Fiandra, col consenso di Michelagnolo, fecero che Perino cominciò una tela dipinta della medesima grandezza, dentrovi femmine e putti e termini che tenevono festoni molto vivi, con bizzarrissime fantasie. La quale rimase imperfetta in alcune stanze di Belvedere dopo la morte sua, opera certo degna di lui e dell'ornamento di sì divina pittura.
Dopo questo, avendo fatto finire di murare Anton da Sangallo, in palazzo del papa, la sala grande de' re dinanzi alla cappella di Sisto Quarto, fece Perino nel cielo uno spartimento grande d'otto facce, e croce et ovati nel rilievo e sfondato di quella. Il che fatto, la diedero a Perino che la lavorasse di stucco e facesse quegli ornamenti più ricchi e più begli che si potesse fare nella difficultà di quell'arte. Così cominciò e fece negli ottangoli, in cambio d'una rosa, quattro putti tondi di rilievo che puntano i piedi al mezzo e, con le braccia girando, fanno una rosa bellissima. E nel resto dello spartimento sono tutte l'imprese di casa Farnese, e nel mezzo della volta l'arme del Papa. Onde veramente si può dire questa opera, di stucco, di bellezza e di finezza e di difficultà aver passato quante ne fecero mai gli antichi et i moderni, e degna veramente d'un capo della religione cristiana. Così furono con disegno del medesimo [fatte] le finestre di vetro dal Pastorin da Siena, valente in quel mestiero, e sotto fece fare Perino le facciate, per farvi le storie di sua mano, in ornamenti di stucchi bellissimi, che furon poi seguitati da Daniello Riciarelli da Volterra pittore. La quale [opera] se la morte non gli avesse impedito quel buono animo ch'aveva, arebbe fatto conoscere quanto i moderni avessino avuto cuore, non solo in paragonare con gli antichi l'opere loro, ma forse in passarle di gran lunga.
Mentre che lo stucco di questa volta si faceva e che egli pensava a' disegni delle storie in San Pietro di Roma, rovinandosi le mura vecchie di quella chiesa, per rifar le nuove della fabrica, pervennero i muratori a una pariete dove era una Nostra Donna et altre pitture di man di Giotto; il che veduto Perino, che era in compagnia di Messer Niccolò Acciaiuoli, dottor fiorentino e suo amicissimo, mosso l'uno e l'altro a pietà di quella pittura, non la lasciarono rovinare, anzi, fatto tagliare attorno il muro, la fecero allacciare con ferri e travi e collocarla sotto l'organo di San Piero in un luogo dove non era né altare, né cosa ordinata. Et innanzi che fusse rovinato il muro che era intorno alla Madonna, Perino ritrasse Orso dell'Anguillara senator romano, il quale coronò in Campidoglio Messer Francesco Petrarca che era a' piedi di detta Madonna. Intorno alla quale, avendosi a far certi ornamenti di stucchi e di pitture, et insieme mettervi la memoria di un Niccolò Acciaiuoli, che già fu senator di Roma, fecene Perino i disegni e vi messe mano subito, et aiutato da' suoi giovani e da Marcello Mantovano suo creato, l'opera fu fatta con molta diligenza.
Stava nel medesimo San Pietro il Sacramento, per rispetto della muraglia, molto [poco] onorato. Laonde, fatti sopra la compagnia di quello uomini deputati, ordinorono che si facesse in mezzo la chiesa vecchia una cappella da Antonio da Sangallo, parte di spoglie di colonne di marmo antiche e parte d'altri ornamenti e di marmi e di bronzi e di stucchi, mettendo un tabernacolo in mezzo di mano di Donatello per più ornamento, onde vi fece Perino un sopra cielo bellissimo, [con] molte storie minute delle figure del Testamento Vecchio, figurative del Sacramento. Fecevi ancora in mezzo a quella una storia un po' maggiore, dentrovi la cena di Cristo con gli Apostoli e sotto duoi Profeti che mettono in mezzo il corpo di Cristo. Fece far anco il medesimo alla chiesa di San Giuseppo vicino a Ripetta da que' suoi giovani la cappella di quella chiesa, che fu poi ritocca e finita da lui. Il quale fece similmente fare una cappella nella chiesa di San Bartolomeo in Isola con suoi disegni, la quale medesimamente ritoccò; et in San Salvatore del Lauro fece dipignere all'altar maggiore alcune storie e nella volta alcune grottesche; così di fuori nella facciata una Annunziata, condotta da Girolamo Sermoneta suo creato.
Così adunque, parte per non potere e parte perché gl'incresceva, piacendoli più il disegnare che il condur l'opere, andava seguitando quel medesimo ordine che già tenne Raffaello da Urbino nell'ultimo della sua vita; il quale quanto sia dannoso e di biasimo ne fanno segno l'opere de' Chigi e quelle che son condotte da altri, come ancora mostrano queste che fece condurre Perino; oltraché elle non hanno arrecato molto onore a Giulio Romano ancora quelle che non sono fatte di sua mano. Et ancora che si faccia piacere a' prencipi, per dar loro l'opere presto, e forse benefizio agli artefici che vi lavorono, se fussino i più valenti del mondo non hanno mai quello amore alle cose d'altri, il che altri vi ha da se stesso. Né mai, per ben disegnati che siano i cartoni, si imita appunto e propriamente come fa la mano del primo autore. Il quale vedendo andare in rovina l'opera, disperandosi la lascia precipitare affatto; onde che chi ha sete d'onore debbe far da sé solo. E questo lo posso io dir per prova, che avendo faticato con grande studio ne' cartoni della sala della cancelleria nel palazzo di San Giorgio di Roma che, per aversi a fare con gran prestezza in cento dì vi si messe tanti pittori a colorirla, che diviarono talmente da' contorni e bontà di quelli, che feci proposito, e così ho osservato, che d'allora in qua nessuno ha messo mano in sull'opere mie. Laonde chi vuol conservare i nomi e l'opere, ne faccia meno e tutte di man sua, se e' vuol conseguire quell'intero onore che cerca acquistare un bellissimo ingegno. Dico adunque che Perino, per le tante cure commesseli, era forzato mettere molte persone in opera, et aveva sete più di guadagno che di gloria, parendoli aver gittato via e non avanzato niente nella sua gioventù. E tanto fastidio gli dava il veder venir giovani su che facessino, che cercava metterli sotto di sé, a ciò non gli avessino a impedire il luogo.
Venendo poi l'anno 1546 Tiziano da Cador pittor viniziano, celebratissimo per far ritratti, a Roma, et avendo prima ritratto papa Paolo quando Sua Santità andò a Bussé e non avendo remunerazione di quello né d'alcuni altri che aveva fatti al cardinale Farnese et a Santa Fiore, da essi fu ricevuto onoratissimamente in Belvedere. Per che levatosi una voce in corte e poi per Roma, qualmente egli era venuto per fare istorie di sua mano nella sala de' re in palazzo, dove Perino doveva farle egli, e vi si lavorava di già i stucchi, dispiacque molto questa venuta a Perino e se ne dolse con molti amici suoi; non perché credesse che nell'istoria Tiziano avesse a passarlo lavorando in fresco, ma perché desiderava trattenersi con quest'opera pacificamente et onoratamente fino alla morte. E se pur ne aveva a fare, farla senza concorrenza, bastandoli purtroppo la volta e la facciata della cappella di Michelagnolo a paragone, quivi vicina. Questa suspizione fu cagione che mentre Tiziano sté in Roma, egli lo sfuggì sempre e sempre stette di mala voglia fino alla partita sua.
Essendo castellano di Castel Sant'Agnolo Tiberio Crispo, che fu poi fatto cardinale, come persona che si dilettava delle nostre arti si messe in animo d'abbellire il castello, et in quello rifece logge, camere e sale et apparamenti bellissimi per poter ricevere meglio Sua Santità quando ella vi andava, e così fatte molte stanze et altri ornamenti, con ordine e disegni di Raffaello da Montelupo e poi in ultimo di Antonio da Sangallo. Fecevi far di stucco Raffaello una loggia, et egli vi fece l'Angelo di marmo, figura di sei braccia, posta in cima al castello su l'ultimo torrione, e così fece dipigner detta loggia a Girolamo Sermoneta, ch'è quella che volta verso i prati, che finita, fu poi il resto delle stanze date parte a Luzio Romano. Et in ultimo le sale et altre camere importanti, fece Perino, parte di sua mano e parte fu fatto da altri con suoi cartoni. La sala è molto vaga e bella, lavorata di stucchi e tutta piena d'istorie romane, fatte da' suoi giovani, et assai di mano di Marco da Siena, discepolo di Domenico Beccafumi, et in certe stanze sono fregiature bellissime.