Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Rimase, dopo la morte d'Antonio, Batista Gobbo suo fratello, persona ingegnosa, che spese tutto il tempo nelle fabbriche d'Antonio, che non si portò molto bene verso lui. Il quale Batista non visse molti anni dopo la morte d'Antonio, e morendo lasciò ogni suo avere alla Compagnia della Misericordia de' fiorentini in Roma, con carico che gl'uomini di quella facessino stampare un suo libro d'osservazioni sopra Vitruvio. Il quale libro non è mai venuto in luce, et è openione che sia buon'opera, perché intendeva molto bene le cose dell'arte, et era d'ottimo giudizio e sincero e da bene.
Ma tornando ad Antonio, essendo egli morto in Terni, fu condotto a Roma, con pompa grandissima portato alla sepoltura, accompagnandolo tutti gl'artefici del disegno e molti altri. E dopo fu dai soprastanti di San Pietro fatto mettere il corpo suo in un diposito vicino alla capella di papa Sisto in S. Pietro con l'infrascritto epitaffio:
Antonio Sancti Galli florentino, urbe munienda ac publicis operibus, praecipueque Divi Petri templo ornando architectorum facile principi, dum Velini lacus emissionem parat, Paulo Pontifice Maximo auctore, inter amne intempestive extincto, Isabella Deta uxor moestissima posuit 1546. III. calendis octobris.
E per vero dire, essendo stato Antonio eccellentissimo architettore, merita non meno di essere lodato e celebrato, come le sue opere ne dimostrano, che qual si voglia altro architettore antico o moderno.
VITA DI GIULIO ROMANO PITTORE
Fra i molti, anzi infiniti, discepoli di Raffaello da Urbino, dei quali la maggior parte riuscirono valenti, niuno ve n'ebbe che più lo immitasse nella maniera, invenzione, disegno e colorito di Giulio Romano, né chi fra loro fusse di lui più fondato, fiero, sicuro, capriccioso, vano, abondante et universale; per non dire al presente, che egli fu dolcissimo nella conversazione, ioviale, affabile, grazioso e tutto pieno d'ottimi costumi. Le quali parti furono cagione che egli fu di maniera amato da Raffaello, che se gli fusse stato figliuolo, non più l'arebbe potuto amare. Onde avvenne che si servì sempre di lui nell'opere di maggiore importanza, e particolarmente nel lavorare le logge papali per Leone Decimo. Per che, avendo esso Raffaello fatto i disegni dell'architettura, degl'ornamenti e delle storie, fece condurre a Giulio molte di quelle pitture; e fra l'altre la creazione di Adamo et Eva, quella degl'animali, il fabricare dell'Arca di Noè, il sacrifizio, e molte altre opere che si conoscono alla maniera, come è quella dove la figliuola di Faraone, con le sue donne, trova Moisè nella cassetta gettato nel fiume dagl'Ebrei; la quale opera è maravigliosa per un paese molto ben condotto. Aiutò anco a Raffaello colorire molte cose nella camera di torre Borgia dove è l'incendio di Borgo, e particolarmente l'imbasamento fatto di colore di bronzo, la contessa Matilda, il re Pipino, Carlo Magno, Gottifredi Buglioni re di Ierusalem con altri benefattori della chiesa, che sono tutte bonissime figure. Parte della quale storia uscì fuori in istampa non è molto, tolta da un disegno di mano di esso Giulio; il quale lavorò anco la maggior parte delle storie che sono in fresco nella loggia di Agostin Chigi, et a olio lavorò sopra un bellissimo quadro d'una Santa Lisabetta, che fu fatto da Raffaello, e mandato al re Francesco di Francia insieme con un altro quadro d'una Santa Margherita, fatto quasi interamente da Giulio col disegno di Raffaello, il quale mandò al medesimo re il ritratto della vicereina di Napoli, il quale non fece Raffaello altro che il ritratto della testa di naturale, et il rimanente finì Giulio. Le quali opere, che a quel re furono gratissime, sono ancora in Francia a Fontanableò, nella cappella del re.
Adoperandosi dunque in questa maniera Giulio in servigio di Raffaello suo maestro, et imparando le più difficili cose dell'arte, che da esso Raffaello gl'erano con incredibile amorevolezza insegnate, non andò molto che seppe benissimo tirare in prospettiva, misurare gl'edifizii e lavorar piante. E disegnando alcuna volta Raffaello, e schizzando a modo suo l'invenzioni, le faceva poi tirar misurate e grandi a Giulio, per servirsene nelle cose d'architettura. Della quale cominciando a dilettarsi Giulio, vi attese di maniera, che poi esercitandola venne eccellentissimo maestro.
Morto Raffaello e rimasi eredi di lui Giulio e Giovanfrancesco detto il Fattore, con carico di finire l'opere da esso Raffaello incominciate, condussero onoratamente la maggior parte a perfezzione. Dopo avendo Giulio cardinale de' Medici, il qual fu poi Clemente Settimo, preso un sito in Roma sotto Monte Mario, dove oltre una bella veduta, erano acque vive, alcune boscaglie in ispiaggia et un bel piano che, andando lungo il Tevere per fino a ponte Molle, aveva da una banda e dall'altra una largura di prati che si estendeva quasi fino alla porta di San Piero, disegnò nella sommità della spiaggia, sopra un piano che vi era, fare un palazzo con tutti gl'agi e commodi di stanze, logge, giardini, fontane, boschi et altri, che si possono più belli e migliori desiderare, e diede di tutto il carico a Giulio, il quale, presolo volentieri e messovi mano, condusse quel palagio, che allora si chiamò la vigna de' Medici et oggi di Madama, a quella perfezzione che di sotto si dirà. Accommodandosi dunque alla qualità del sito et alla voglia del cardinale, fece la facciata dinanzi di quello in forma di mezzo circolo a uso di teatro con uno spartimento di nicchie e finestre d'opera ionica, tanto lodato che molti credono che ne facesse Raffaello il primo schizzo, e poi fusse l'opera seguitata e condotta a perfezzione da Giulio. Il quale vi fece molte pitture nelle camere et altrove, e particolarmente, passato il primo ricetto dell'entrata, in una loggia bellissima, ornata di nicchie grandi e piccole intorno, nelle quali è gran quantità di statue antiche: e fra l'altre vi era un Giove, cosa rara, che fu poi dai Farnesi mandato al re Francesco di Francia, con molte altre statue bellissime. Oltre alle quali nicchie ha la detta loggia lavorata di stucchi e di tutte dipinte le parieti e le volte con molte grottesche di mano di Giovanni da Udine. In testa di questa loggia fece Giulio in fresco un Polifemo grandissimo con infinito numero di fanciulli e satirini che gli giuocano intorno. Di che riportò Giulio molta lode, sì come fece ancora di tutte l'opere e disegni che [fece] per quel luogo, il quale adornò di peschiere, pavimenti, fontane rustiche, boschi et altre cose simili, tutte bellissime e fatte con bell'ordine e giudizio. Ben è vero che sopravenendo la morte di Leone, non fu per allora altrimenti seguitata quest'opera; perché creato nuovo pontefice Adriano, e tornatosene il cardinal de' Medici a Fiorenza, restarono indietro, insieme con questa, tutte l'opere publiche cominciate dal suo antecessore.
Giulio, intanto, e Giovanfrancesco diedero fine a molte cose di Raffaello ch'erano rimaste imperfette, e s'apparecchiavano a mettere in opera parte de' cartoni, che egli avea fatto per le pitture della sala grande del palazzo, nella quale aveva Raffaello cominciato a dipignere quattro storie de' fatti di Gostantino imperatore, et aveva, quando morì, coperta una facciata di mistura per lavorarvi sopra a olio, quando s'avvidero Adriano, come quello che né di pitture o sculture, né d'altra cosa buona si dilettava, non si curare ch'ella si finisse altrimenti. Disperati adunque Giulio e Giovanfrancesco, et insieme con esso loro Perino del Vaga, Giovanni da Udine, Bastiano Viniziano e gli altri artefici eccellenti, furono poco meno (vivente Adriano) che per morirsi di fame. Ma come volle Dio, mentre che la corte avezza nelle grandezze di Leone era tutta sbigottita, e che tutti i migliori artefici andavano pensando dove ricoverarsi, vedendo niuna virtù essere più in pregio, morì Adriano e fu creato sommo pontefice Giulio cardinale de' Medici, che fu chiamato Clemente Settimo: col quale risuscitarono in un giorno, insieme con l'altre virtù, tutte l'arti del disegno. E Giulio e Giovanfrancesco si misero subito d'ordine del Papa a finire tutti lieti la detta sala di Gostantino, e gettarono per terra tutta la facciata coperta di mistura per dovere essere lavorata a olio; lasciando però nel suo essere due figure, ch'eglino avevano prima dipinte a olio, che sono per ornamento intorno a certi papi: e ciò furono una Iustizia et un'altra figura simile.