Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Tornato poi a Roma, dopo che quella città era stata messa a sacco, avendosi il papa in Orvieto, vi pativa la corte grandissimo disagio d'acqua. Onde, come volle il Pontefice, murò Antonio un pozzo tutto di pietra in quella città, largo venticinque braccia, con due scale a chiocciola intagliate nel tufo, l'una sopra l'altra, secondo che il pozzo girava; nel fondo del qual pozzo si scende, per le dette due scale a lumaca, in tal maniera che le bestie che vanno per l'acqua entrano per una porta e calano per una delle due scale, e arrivate in sul ponte, dove si carica l'acqua, senza tornare indietro passano all'altro ramo della lumaca, che gira sopra quella della scesa, e per un'altra porta diversa, e contraria alla prima, riescono fuori del pozzo. La qual opera, che fu cosa ingegnosa, comoda e di maravigliosa bellezza, fu condotta quasi a fine inanzi che Clemente morisse. E perché restava solo a farsi la bocca di esso pozzo, la fece finire papa Paulo Terzo, ma non come aveva ordinato Clemente col consiglio d'Antonio, che fu molto per così bell'opera comendato. È certo che gl'antichi non fecero mai edifizio pari a questo né d'industria, né d'artifizio; essendo in quello così fatto il tondo del mezzo, che infino al fondo dà lume, per alcune finestre, alle due scale sopra dette. Mentre si faceva quest'opera ordinò l'istesso Antonio la fortezza d'Ancona, la quale fu col tempo condotta al suo fine. Deliberando poi papa Clemente, al tempo che Alessandro de' Medici suo nipote era duca di Fiorenza, di fare in quella città una fortezza inespugnabile, il signor Alessandro Vitelli, Pierfrancesco da Viterbo et Antonio ordinarono e fecero condurre con tanta prestezza quel castello, o vero fortezza, che è tra la porta il Prato e San Gallo, che mai niuna fabbrica simile antica o moderna fu condotta sì tosto al suo termine; et in un torrione, che fu il primo a fondarsi, chiamato il Toso, furono messi molti epigrammi e medaglie, con cirimonie e solennissima pompa. La quale opera è celebrata oggi per tutto il mondo e tenuta inespugnabile.
Fu per ordine d'Antonio condotto a Loreto il Tribolo scultore, Raffaello da Monte Lupo, Francesco di San Gallo allora giovane e Simon Cioli, i quali finirono le storie di marmo cominciate per Andrea Sansovino. Nel medesimo luogo condusse Antonio il Mosca fiorentino, intagliatore di marmi eccellentissimo, il quale allora lavorava, come si dirà nella sua vita, un camino di pietra agl'eredi di Pellegrino da Fossombrone, che per cosa d'intaglio riuscì opera divina. Costui, dico, a' preghi d'Antonio si condusse a Loreto, dove fece festoni, che sono divinissimi. Onde con prestezza e diligenza restò l'ornamento di quella camera di Nostra Donna del tutto finito ancor che Antonio in un medesimo tempo allora avesse alle mani cinque opere d'importanza; alle quali tutte, benché fussero in diversi luoghi e lontane l'una dall'altra, di maniera suppliva che non mancò mai da fare a niuna: perché dove egli alcuna volta non poteva così tosto essere, serviva l'aiuto di Batista suo fratello. Le quali cinque opere erano: la detta fortezza di Fiorenza, quella d'Ancona, l'opera di Loreto, il palazzo apostolico et il pozzo d'Orvieto. Morto poi Clemente e creato sommo pontefice Paulo Terzo Farnese, venne Antonio, essendo stato amico del Papa mentre era cardinale, in maggior credito. Per che avendo Sua Santità fatto duca di Castro il signor Pierluigi suo figliuolo, mandò Antonio a fare il disegno della fortezza che quel Duca vi fece fondare, e del palazzo che è in sulla piazza, chiamato l'Osteria, e della zecca, che è nel medesimo luogo murata di trevertino a similitudine di quella di Roma. Né questi disegni solamente fece Antonio in quella città, ma ancora molti altri di palazzi et altre fabbriche a diverse persone terrazzane e forestiere, che edificarono con tanta spesa, che a chi non le vede pare incredibile, così sono tutte fatte senza risparmio, ornate et agiatissime. Il che non ha dubbio fu fatto da molti per far piacere al Papa, essendo che anco con questi mezzi, secondo l'umore de' principi, si vanno molto procacciando favori. Il che non è se non cosa lodevole, venendone commodo, utile e piacere all'universale.
L'anno poi che Carlo Quinto imperadore tornò vittorioso da Tunizi, essendogli stati fatti in Messina, in Puglia et in Napoli onoratissimi archi, pel trionfo di tanta vettoria, e dovendo venire a Roma, fece Antonio al palazzo di San Marco, di comessione del Papa, un arco trionfale di legname in sotto squadra, acciò che potesse servire a due strade, tanto bello, che per opera di legname non s'è mai veduto il più superbo né il più proporzionato. E se in cotale opera fusse stata la superbia e la spesa de' marmi come vi fu studio, artifizio e diligenza nell'ordine e nel condurlo, si sarebbe potuto meritamente, per le statue e storie dipinte et altri ornamenti, fra le sette moli del mondo annoverare. Era questo arco, posto in sull'ultimo canto che volge alla piazza principale, d'opera corinta con quattro colonne tonde per banda messe d'argento, et i capitegli intagliati con bellissime foglie tutti messi d'oro da ogni banda, erano bellissimi architravi, fregii e cornicioni posati con risalti sopra ciascuna colonna, fra le quali erano due storie dipinte per ciascuna, tal che faceva uno spartimento di quattro storie per banda, che erano fra tutte dua le bande otto storie, dentrovi - come si dirà altrove da chi le dipinse - i fatti dello imperadore; eravi ancora per più richezza per finimento del frontespizio da ogni banda sopra detto arco, dua figure di rilievo di braccia quattro e mezza l'una, fatte per una Roma; e le mettevano in mezzo dua imperatori di casa d'Austria, che dinanzi erano Alberto e Massimiliano, e da l'altra parte Federigo e Ridolfo, e così da ogni parte in su' cantoni erano quattro prigioni, dua per banda, con gran numero di trofei pur di rilievo, e l'arme di Sua Santità e di Sua Maestà, tutte fatte condurre con l'ordine di Antonio da scultori eccellenti e dai miglior pittori che fussino allora a Roma. E non solo questo arco fu da Antonio ordinato, ma tutto l'apparato della festa, che si fece per ricevere un sì grande et invittissimo imperadore.
Seguitò poi il medesimo, per lo detto duca di Castro, la fortezza di Nepi e la fortificazione di tutta la città, che è inespugnabile e bella. Dirizzò nella medesima città molte strade, e per i cittadini di quella fece disegni di molte case e palazzi. Facendo poi fare Sua Santità i bastioni di Roma, che sono fortissimi, e venendo fra quelli compresa la porta di Santo Spirito, ella fu fatta con ordine e disegno d'Antonio, con ornamento rustico di trevertini, in maniera molto soda e molto rara, con tanta magnificenza, ch'ella pareggia le cose antiche. La quale opera dopo la morte d'Antonio fu chi cercò, più da invidia mosso che da alcuna ragionevole cagione, per vie straordinarie di farla rovinare, ma non fu permesso da chi poteva. Fu con ordine del medesimo rifondato quasi tutto il palazzo apostolico che, oltre quello che si è detto in altri luoghi molti, minacciava rovina; et in un fianco particolarmente la cappella di Sisto, dove sono l'opere di Michelagnolo, e similmente la facciata dinanzi, senza che mettesse un minimo pelo: cosa più di pericolo che d'onore. Accrebbe la sala grande della detta cappella di Sisto, facendovi in due lunette in testa quelle finestrone terribili, con sì maravigliosi lumi, e con que' partimenti buttati nella volta, e fatti di stucco tanto bene e con tanta spesa, che questa si può mettere per la più bella e ricca sala, che infino allora fusse nel mondo. Et in su quella accompagnò, per potere andare in San Pietro, alcune scale così comode e ben fatte, che fra l'antiche e moderne non si è veduto ancor meglio. E similmente la cappella Paulina, dove si ha da mettere il Sacramento, che è cosa vezzosissima e tanto bella, e sì bene misurata e partita, che per la grazia che si vede pare che ridendo e festeggiando ti s'appresenti. Fece Antonio la fortezza di Perugia, nelle discordie che furono tra i perugini et il Papa. La quale opera (nella quale andarono per terra le case de' Baglioni) fu finita con prestezza maravigliosa, e riuscì molto bella. Fece ancora la fortezza d'Ascoli, e quella in pochi giorni condusse a tal termine, ch'ella si poteva guardare. Il che gl'ascolani et altri non pensavano che si dovesse poter fare in molti anni. Onde avenne nel mettervi così tosto la guardia, che que' popoli restarono stupefatti, e quasi non credevano. Rifondò ancora in Roma, per difendersi dalle piene quando il Tevere ingrossa, la casa sua in strada Giulia. E non solo diede principio, ma condusse a buon termine il palazzo che egli abitava vicino a San Biagio, che oggi è del cardinale Riccio da Monte Pulciano, che l'ha finito con grandissima spesa e con ornatissime stanze, oltre quelle che Antonio vi aveva speso, che erano state migliaia di scudi.