Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]
- Автор: Гуин Урсула К. Ле
- Серия: Ecumene #7
- Год: 1997
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 88-347-0587-4
- Переводчик: Giancarlo Carlotti
- Жанр: Социально-философская фантастика
Электронная книга - «Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]». Краткое содержание книги:
Era entrato anche un altro uomo. Kergat non disse nulla. Ci volle un po' di tempo prima che Teyeo si accorgesse che si trattava di Batikam.
Quando lo riconobbe, la sua mente rimase vuota. Riuscì solo a pronunciare il nome del makil. Nient'altro.
«Batikam,» gracchiò Solly «Oh, Dio mio.»
«Questo è proprio un momento interessante,» disse Batikam con la sua voce calda da attore. Non era travestito, ma indossava abiti maschili del Gatay. «Volevo salvarti, non metterti in imbarazzo, Nunzio. Possiamo procedere?»
Teyeo si tirò su e indossò i suoi pantaloni sporchi. Solly aveva dormito nei pantaloni stracciati che le avevano dato i rapitori. Entrambi avevano tenuto addosso le maglie per scaldarsi.
«Hai contattato l'ambasciata, Batikam?» gli chiese lei con voce tremante mentre si metteva i sandali.
«Oh, sì, sono stato là e sono ritornato. Mi spiace se ci ho messo tanto tempo, non sapevo quale fosse la vostra situazione qui.»
«Kergat ha fatto del suo meglio,» disse Teyeo alla fine, risolutamente.
«Lo vedo. Un rischio considerevole. Penso che il rischio d'ora in poi sia più basso, sempre che…» e guardò dritto verso Teyeo. «Rega, cosa ne diresti di metterti totalmente nelle mani dell'Hame?» disse lui. «Ti crea qualche problema?»
«No, Batikam,» disse Solly. «Abbi fiducia in lui.»
Teyeo si allacciò la scarpa, si alzò e disse, «Siamo tutti nelle mani del Signore Iddio Kamye».
Batikam rise, quella bella risata piena di cui si ricordavano.
«Nelle mani del Signore, allora,» disse, e li fece uscire dalla stanza.
È scritto nell'Arkamye: "Vivere in modo semplice è molto complicato".
Solly fece richiesta di restare su Werel e, dopo un periodo di convalescenza sulla costa, fu mandata come osservatore nella zona meridionale del Voe Deo. Teyeo andò dritto a casa, dopo aver appreso che suo padre era molto malato. Dopo la morte del padre, chiese il congedo illimitato dalla guardia dell'ambasciata e rimase con la madre alla fattoria fino alla morte di lei, due anni più tardi. Durante quegli anni lui e Solly, separati da un intero continente, si incontrarono solo saltuariamente.
Quando la madre morì, Teyeo liberò le proprietà della famiglia con un atto di emancipazione irrevocabile, cedendo loro la fattoria con tanto di atto legale. Vendette la sua proprietà ormai senza valore a un'asta e si trasferì nella capitale. Sapeva che Solly soggiornava temporaneamente all'ambasciata. Vecchia Musica gli aveva detto dove la poteva trovare. La trovò in un piccolo ufficio nel palazzo. Lei dimostrava qualche anno di più, era molto elegante. Solly lo accolse con una faccia stupita, e tuttavia circospetta. Non gli si avvicinò per salutarlo o toccarlo, ma disse, «Teyeo, mi hanno chiesto di diventare primo ambasciatore dell'Ekumene su Yeowe.»
Lui non disse nulla.
«Proprio adesso vengo dalle trattative…» Mise il viso fra le mani. «Oddio!» disse.
«Le mie congratulazioni, davvero, Solly.»
Lei di colpo gli corse incontro, gli buttò le braccia al collo e con le lacrime agli occhi esclamò, «Oh, Teyeo, e tua madre è morta. Non lo sapevo, mi dispiace. Mai, mai… pensavo che avremmo potuto… Cosa farai? Ti fermi là?»
«L'ho venduta,» disse lui. Resisteva, invece di ricambiare il suo abbraccio. «Ho pensato che potevo tornare in servizio.»
«Hai venduto la tua fattoria? Ma se non l'avevo mai vista.»
«Io non ho mai visto dove sei nata tu,» replicò lui.
Ci fu una pausa. Lei si staccò da Teyeo, e si guardarono in faccia.
«Ci verresti?» chiese lei.
«Sì,» disse lui.
Parecchi anni dopo che Yeowe era entrato a far parte dell'Ekumene, l'ambasciatrice Solly Agat Terwa fu mandata su Terra come inviato dell'Ekumen. Poi fu mandata su Hain, dove servì con grande distinzione come ambasciatore permanente. In tutti i suoi viaggi e servizi era accompagnata dal marito, un ufficiale dell'esercito di Werel di alcuni anni più vecchio di lei, un uomo bellissimo, tanto riservato quanto lei era socievole. La gente che li conosceva sapeva del loro orgoglio appassionato e della fiducia che avevano l'uno nell'altra. Solly era forse, tra i due, la più felice, ripagata e soddisfatta del suo lavoro. Ma Teyeo non aveva rimpianti. Aveva perso il suo mondo, però aveva tenuto ben stretta la sola cosa nobile che gli restava.
UN UOMO DEL POPOLO
Sedeva accanto a suo padre, presso il bacino di irrigazione. Ali color del fuoco solcavano l'aria del crepuscolo, scendendo a fior d'acqua. Tremuli cerchi si allargavano, s'incrociavano, scemavano sull'immobile specchio d'acqua. «Cos'è che agita così l'acqua?» chiese sottovoce, intimidito dal mistero, e il padre sottovoce gli rispose, «Sono gli araha che la sfiorano per bere». Allora comprese che al centro di ogni cerchio c'era una brama, una sete. Poi fu l'ora di tornare a casa, e lui corse innanzi a suo padre, immaginando di essere un araha in volo nel crepuscolo verso l'alta città dalle finestre illuminate.
Si chiamava Mattinyehedarheddyuragamuruskets Havzhiva. La parola "havzhiva" significa "pietra ad anello". Si tratta di una piccola pietra con un cristallo di quarzo incastonato che attraversandola assume la forma di un cerchio che la circonda. La popolazione di Stse è speciale in fatto di nomi e di pietre. Agli appartenenti ai clan dei Ragazzi del Cielo, dell'Altro Cielo e dell'Interferenza Statica venivano tradizionalmente imposti nomi di pietre o di qualità umane auspicabili quali il coraggio, la pazienza, l'amabilità. Gli Yehedarhed erano molto conservatori, con forti legami di famiglia e di clan. «Se sai chi è la tua gente, sai anche chi sei,» asseriva il padre di Havzhiva, Granito. Era un uomo gentile e tranquillo, che aveva preso molto a cuore la propria responsabilità di genitore, e si esprimeva spesso per proverbi.
Granito era il fratello della madre di Havzhiva, naturalmente, perché questo voleva dire essere padre. L'uomo che aveva aiutato sua madre a concepire Havzhiva viveva in campagna, e si fermava qualche volta a far visita quando era in città. La madre di Havzhiva era l'Erede del Sole. A volte Havzhiva provava invidia per la sua cuginetta Aloe, il cui padre era di soli sei anni più vecchio di lei, e giocava con lei come un fratello maggiore. Talvolta invidiava gli altri bambini che non avevano madri importanti. Sua madre era sempre occupata in digiuni, danze o viaggi, non aveva marito, e raramente dormiva a casa. Stare con lei era stimolante, ma faticoso. Doveva sempre darsi un contegno, in sua presenza. Era un sollievo stare a casa da solo con suo padre, con la nonna che lasciava sempre correre, con la sorella di lei, curatrice delle Danze d'Inverno, con il di lei marito o con qualunque altro parente del clan dell'Altro Cielo che si trovasse in quel momento in visita dalla campagna o dai villaggi.
C'erano due sole dimore di Stse appartenenti ai membri dell'Altro Cielo, e gli Yehedarhed erano più ospitali dei Doyefarad, ragion per cui era da loro che approdavano e si trattenevano i parenti. Sarebbe stata una pesante incombenza ospitarli, se i visitatori non si fossero premurati di portare con sé ogni sorta di prodotti della campagna, e se Tovo non fosse stata l'Erede del Sole. Lei era riccamente compensata per insegnare, per officiare i riti e occuparsi del cerimoniale. I suoi compensi andavano alla famiglia, che spendeva tutto per i parenti, nonché per cerimonie, festività, ricorrenze e funerali.
«Il denaro non può star fermo,» diceva sempre Granito a Havzhiva. «Deve circolare. È come la circolazione del sangue. Se la trattieni, si arresta. Hai l'infarto. E si muore.»
«Morirà il vecchio Hezhe?» chiese il ragazzo. Il vecchio Hezhe non aveva mai speso un soldo per una cerimonia o per un parente, e Havzhiva era un ragazzo attento.