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Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]

Электронная книга - «Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]». Краткое содержание книги:

Si tratta di quattro romanzi brevi collegati che hanno per sfondo l'universo futuro «hainita». In Tradimenti un'insegnante a riposo nelle remote paludi di Yeowe aiuta il rivoluzionario Abbarkam a venire a patti con la sua coscienza. Ne Il giorno del perdono è la giovane inviata dell'Ekumene nel regno del Gatay su Werel ad aiutare la sua guardia del corpo Teyeo a riprendersi fisicamente dopo una rivolta. La terza e quarta storia sono ancor più collegate e formano una specie di romanzo: Un uomo del popolo narra la vicenda di un nativo del pianeta Stse che diventa l'elemento basilare nella battaglia per l'equità dei diritti tra uomini e donne, mentre La liberazione della donna narra la storia del movimento di liberazione creato su Yeowe.
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L'uomo scosse la testa con un'espressione rigida e un po' altezzosa. «Siamo tutti quaggiù, adesso,» disse. «Quasi sempre. Qui siete al sicuro.»

«Sì, è meglio che teniate i vostri passaporti al sicuro,» disse Solly. «Portateci dell'acqua, maledizione, fateci discutere. Tornate tra un'ora.»

Il giovane si abbassò di colpo verso di lei col volto deformato da una smorfia. «Che razza di Signora sei?» disse. «Sporca troia puzzolente e straniera.»

Teyeo scattò subito in piedi, ma la morsa di Solly sulla sua mano era sempre più stretta. Dopo un momento di silenzio, il portavoce e l'altro uomo si avviarono verso la porta, fecero sferragliare la serratura e uscirono.

«Uffa,» disse lei, frastornata.

«No,» disse lui. «Non fare…» Non sapeva come dirlo. «Quelli non capiscono. È meglio se parlo io.»

«È naturale, le donne non danno ordini. Le donne non sanno parlare. Che teste di cazzo. Pensavo che avessi detto che si sentivano responsabili per la mia vita.»

«È vero, ma sono giovani. Fanatici. Molto impauriti.» E tu gli parli come se fossero delle proprietà, pensò anche, ma non lo disse.

«Anch'io sono impaurita!» disse Solly, trattenendo a stento le lacrime. Si asciugò gli occhi e si sedette di nuovo fra le carte. «Dio mio, siamo morti da venti giorni. Sepolti da quindici. Chi pensi che abbiano seppellito?»

La sua stretta era energica. A Teyeo dolevano il polso e la mano. Si massaggiò delicatamente, guardandola.

«Grazie,» disse. «Stavo per picchiarlo.»

«Oh, lo so. Maledetta cavalleria. E quello con la pistola ti avrebbe sparato in testa. Ascolta, Teyeo, sei sicuro che ti basti far arrivare la voce a qualcuno dell'esercito o della guardia?»

«Sì, certo.»

«Sei sicuro che il tuo paese non stia facendo lo stesso gioco del Gatay?»

Lui la fissò. Man mano che cominciava a capire, la rabbia che aveva spento e negato in tutti quegli interminabili giorni di prigionia assieme a lei improvvisamente aumentava, come una possente ondata di risentimento, odio e disprezzo.

Fu incapace di parlare, per paura di rivolgersi a lei come il giovane patriota.

Si ritirò nella sua parte della stanza sedendosi sul suo angolo di materasso, discosto da lei, con le gambe incrociate, una mano appena appoggiata sull'altra.

Lei parlò ancora. Lui non ascoltava e non rispondeva

Dopo un po', Solly disse, «Dovremmo discutere, Teyeo. Abbiamo solo un'ora. Credo che quei ragazzi possano fare quello che gli diciamo, se gli raccontiamo qualcosa di plausibile, qualcosa che funzioni».

Lui non rispose. Si morse il labbro e rimase immobile.

«Teyeo, che ho detto? Ho detto qualcosa di sbagliato? Non so che cosa fosse, mi dispiace.»

«Quelli non…» cominciò a dire lui, sforzandosi di controllare la voce e le labbra «Quelli non ci tradirebbero mai.»

«Chi? I Patrioti?»

Lui non rispose.

«Vuoi dire il Voe Deo? Non ci tradirebbero?»

Nella pausa che seguì alla sua domanda gentile e incredula, lui capì che Solly aveva ragione. Era tutta una collusione fra le potenze del mondo. La sua lealtà verso il paese e il servizio era sprecata, futile come il resto della sua vita. Lei continuò a parlare, minimizzando, dicendo che poteva anche aver ragione lui. Lui si prese la testa fra le mani, invocando le lacrime, ma i suoi occhi erano aridi come la pietra…

Solly varcò la linea. Teyeo si sentì la sua mano sulla spalla.

«Teyeo, mi dispiace molto,» disse lei. «Non volevo insultarti. Io ti stimo. Mi hai dato tutta la speranza e l'aiuto di cui avevo bisogno.»

«Non importa. Se soltanto… Se avessimo dell'acqua…»

Solly balzò in piedi e cominciò a sbattere sulla porta con i pugni e un sandalo.

«Bastardi, bastardi,» urlò.

Teyeo si alzò in piedi, mettendosi a camminare. Tre passi e un giro, tre passi e un giro, poi si fermò dalla sua parte della stanza. «Se hai ragione tu,» disse lui parlando lentamente, in modo formale, «noi e i nostri rapitori non corriamo pericoli solo da parte del Gatay ma anche della mia stessa gente, che forse… Che ha favorito queste fazioni antigovernative per trovare la scusa per portare qui delle truppe, con lo scopo di pacificare il Gatay. Ecco perché sanno dove trovare i faziosi. Noi siamo stati fortunati… che il nostro gruppo fosse fatto di gente sincera.»

Lei lo guardò con una tenerezza che lui ritenne irrilevante.

«Quello che non sappiamo,» riprese, «è da che parte si schiererà l'Ekumene. Cioè… in realtà c'è solo una parte.»

«No, c'è anche la nostra parte. Gli sfortunati. Se l'ambasciata vede che il Voe Deo sta cercando di annettersi il Gatay, non interverranno, ma neanche approveranno. Specialmente se dovesse comportare la prevedibile repressione.»

«La violenza si scatenerebbe solo contro le fazioni anti-Ekumene.»

«Ma non approveranno lo stesso. E se scoprono che sono viva s'incazzano a morte con la gente che ha dichiarato che sono morta bruciata. Il nostro problema è come riuscire a parlarci. Io ero la sola persona che rappresentava l'Ekumene nel Gatay. Chi potrebbe essere un canale sicuro?»

«Tutti i miei uomini. Ma…»

«Saranno stati rispediti indietro. Perché tenere guardie dell'ambasciata qui quando l'inviato è morto e sepolto? Suppongo che potremmo provare. O meglio, chiedi ai ragazzi di provare.» Aggiunse poi ansiosa, «Non credo che ci facciano semplicemente andare via… camuffati. Sarebbe la cosa più sicura per loro.»

«C'è un oceano di mezzo,» disse Teyeo.

Solly si colpì la testa. «Oh, perché non ci portano un po' d'acqua?» La sua voce era come un rumore di carta che striscia su carta. Teyeo si vergognava della propria rabbia, del suo dolore, di se stesso. Le avrebbe voluto dire che anche lei era stata un aiuto e una speranza per lui, che anche lui la stimava, e che era coraggiosa oltre ogni immaginazione, ma nessuna di quelle parole uscì. Si sentiva vuoto, sfinito. Si sentiva vecchio. Se solo avessero portato dell'acqua!

Finalmente l'acqua fu portata. Un po' di cibo, non molto e nemmeno fresco. Chiaramente i loro rapitori erano alla macchia e in ristrettezze. Il portavoce – disse di chiamarsi Kergat, Libertà in gatayano – gli riferì che interi quartieri erano stati spazzati via, bruciati, che le truppe del Voe Deo avevano assunto il controllo della maggior parte della città incluso il palazzo, e che quasi nessuna di queste notizie veniva riferita in rete. «Quando tutto sarà finito, il Voe Deo dominerà il mio paese,» concluse con rabbia incredula.

«Non per molto,» disse Teyeo.

«Chi può sconfiggerli?» chiese il giovane.

«Yeowe, l'idea di Yeowe.»

Sia Kergat che Solly lo guardarono strabiliati.

«La rivoluzione,» aggiunse Teyeo. «Quanto tempo passerà prima che Werel diventi una nuova Yeowe?»

«Le proprietà, vuoi dire?» chiese Kergat, come se Teyeo avesse suggerito una rivolta di mucche o di mosche. «Non si organizzeranno mai.»

«Attenti a quando lo faranno,» disse Teyeo, sereno.

«Non avete delle proprietà nel vostro gruppo?» chiese stupita Solly a Kergat. Lui non si preoccupò di rispondere. L'aveva classificata come una proprietà. Teyeo se ne era accorto e lo capiva. Era capitato anche a lui nell'altra vita, quando tali distinzioni avevano senso.

«La tua schiava Rewe,» chiese allora a Solly. «Era un'amica?»

«Sì,» disse Solly. «No, in realtà ero io che volevo che lo fosse.»

«Il makil?»

Dopo una pausa, Solly rispose, «Penso di sì».

«È ancora qui?»

Solly scosse la testa. «La compagnia doveva partire in tournée alcuni giorni dopo la festa.»

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