Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]
- Автор: Гуин Урсула К. Ле
- Серия: Ecumene #7
- Год: 1997
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 88-347-0587-4
- Переводчик: Giancarlo Carlotti
- Жанр: Социально-философская фантастика
Электронная книга - «Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]». Краткое содержание книги:
«Il permesso di viaggiare è stato revocato quel giorno stesso,» disse Kergat. «Possono viaggiare solo i funzionari e le truppe.»
«Lui è del Voe Deo. Se è ancora qui, probabilmente lo rispediranno a casa con la sua compagnia. Cerca di contattarlo, Kergat.»
«Un makil?» chiese il giovane, con disgusto e incredulità. «Uno dei vostri pagliacci omosessuali del Voe Deo?»
Teyeo lanciò un'occhiata a Solly: pazienza, pazienza.
«Attori bisessuali,» disse Solly senza curarsi di lui, ma fortunatamente Kergat era determinato a non curarsi di lei.
«Un uomo intelligente,» disse Teyeo, «con molti agganci. Ci potrebbe aiutare. Noi e voi. Ne potrebbe valere la pena. Se è ancora qui. Dobbiamo fare in fretta.»
«Perché ci dovrebbe aiutare? È del Voe Deo.»
«Ma non è un cittadino, è una proprietà,» disse Teyeo, «e un membro dell'Hame, la setta delle proprietà che lavora contro il governo del Voe Deo. L'Ekumene ammette la legittimità dell'Hame. Lui potrebbe riferire all'ambasciata che un gruppo patriota ha salvato il Nunzio e la sta tenendo nascosta, con suo estremo pericolo. L'Ekumene agirà di conseguenza e con decisione, almeno penso. Vero, inviato?»
Improvvisamente chiamata in causa, Solly fece un cenno secco, dignitoso. «Ma in modo discreto,» disse. «Eviteranno la violenza se solo possono usare la coercizione politica.»
Il giovane stava cercando di capire tutto e di assimilare. Comprensivo nei confronti della stanchezza di quell'uomo, della sua diffidenza e confusione, Teyeo rimase seduto, in silenzio, ad aspettare. Notò che Solly se ne stava ugualmente in silenzio, con una mano nel palmo dell'altra. Era magra e sporca e i suoi capelli unti erano raccolti in una treccia sparuta. Era coraggiosa, come una puledra spavalda, tutta nervi. Si sarebbe spaccata il cuore piuttosto che mollare.
Kerget fece delle domande, Teyeo gli rispose saggiamente, rassicurandolo. Ogni tanto Solly interveniva e Kergat ora la ascoltava di nuovo, ma a stento, svogliato, visto come l'aveva chiamata. Alla fine se ne andò, senza dire quello che aveva intenzione di dire. Ma aveva il nome di Batikam e un messaggio in codice da parte di Teyeo per l'ambasciata. «Veot a mezza paga imparano a cantare vecchie canzoni velocemente.»
«Che diavolo!» esclamò Solly appena Kergat se ne andò.
«Conoscevi un uomo chiamato Vecchia Musica, all'ambasciata?»
«Ah, è un amico tuo?»
«È stato molto gentile.»
«È qui su Werel sin dal principio. Un primo osservatore. Un uomo abbastanza potente, sì. E "velocemente", pure… La mia mente non sta funzionando come dovrebbe. Vorrei soltanto distendermi accanto a un ruscello in un prato e bere tutto il giorno, capisci? Ogni volta che lo desidero. Allungare il collo e slurp, slurp, slurp, acqua corrente… Sotto il sole… Oh Dio, Dio mio, il sole. Teyeo, è molto difficile, è più difficile di tutto il resto. Pensare che ci può essere veramente un modo per uscire di qui. Solo non saperlo. Cercando di non sperare e non disperare. Oh, sono così stanca di starmene seduta qui.»
«Che ore sono?»
«Le venti e trenta. Sera. Buio, fuori. Dio mio, il buio. Soltanto il buio. Non c'è un modo per coprire quel dannato lume, anche parzialmente, per fare finta di avere una notte, così possiamo fingere anche di avere un giorno?»
«Se ti metti in piedi sulle mie spalle forse ci arrivi, ma come facciamo ad attaccarci un telo?»
Rifletterono, fissando la lampada.
«Non so. Hai notato che c'è un pezzettino che sembra stia perdendo energia? Forse non dobbiamo più preoccuparci di fare buio se stiamo qui abbastanza a lungo, Dio mio.»
«Bene,» disse lui dopo una lunga pausa, stranamente imbarazzato. «Sono stanco.» Si alzò, si stirò, chiese con un'occhiata il permesso di entrare nel territorio di lei, bevve un sorso d'acqua, tornò nel suo territorio, si tolse la giacca e le scarpe, e a quel punto lei si era già girata, poi si tolse i pantaloni e si sdraiò. Si coprì con la coperta e disse fra sé e sé, «Signore, Kamye, lascia che tenga stretta l'unica cosa nobile.» Ma non riuscì a dormire.
Sentiva i più piccoli movimenti della compagna. Solly pisciò, si versò un po' d'acqua, si tolse i sandali e si sdraiò.
Una lunga pausa.
«Teyeo.»
«Sì?»
«Pensi che sarebbe uno sbaglio, date le circostanze, fare l'amore?»
Una pausa.
«No, date le circostanze…» rispose lui quasi in modo impercettibile «Ma nell'altra vita…»
Pausa.
«Vita breve contro vita lunga,» mormorò lei.
«Sì.»
Pausa.
«No,» disse lui e si girò verso di lei. «No, è sbagliato.» Si avvicinarono, si strinsero, si avvinghiarono in una fretta cieca, con avidità, con voglia, urlando insieme il nome di Dio nelle loro lingue diverse e poi come animali con una voce senza parole. Si misero l'uno addosso all'altra, sudati, appiccicosi, esausti, eppure rinati, riuniti nella tenerezza del corpo, nell'esplorazione infinita, nella scoperta antica. Nel lungo volo verso il nuovo mondo.
Lui si svegliò lentamente, felice e soddisfatto. Erano abbracciati, il viso di Teyeo era accosto al braccio e al seno di lei. Solly gli stava accarezzando i capelli, il collo e le spalle. Lui rimase sdraiato a lungo, conscio solo di quel ritmo pigro e della freschezza della sua pelle contro il proprio viso, contro la propria mano, contro la propria gamba.
«Ora lo so,» disse Solly, bisbigliandogli all'orecchio. «So che non ti conosco. Che ho bisogno di conoscerti.» Si piegò verso di lui per sfiorargli il viso con le labbra e con le guance.
«Cosa vuoi sapere?»
«Tutto, dimmi chi è Teyeo.»
«Non saprei,» disse lui. «Un uomo che ti vuole bene.»
«Dio mio,» disse Solly, affondando il viso per un momento nella coperta ruvida e puzzolente.
«Chi è Dio?» chiese lui mezzo addormentato. Parlavano in voedeano, ma lei di solito imprecava in terrestre o alterrano, in questa evenienza in alterrano, nel nome di Seyt. «Chi è Seyt?» chiese lui.
«Oh… Tual… Kamye… quello che vuoi. Lo dico e basta, è solo un'imprecazione. Tu credi in qualcuno di loro? Mi dispiace. Mi sento stupida con te, Teyeo. Mi muovo a casaccio nella tua anima, ti invado… Gli invasori siamo noi, non importa quanto possiamo essere pacifisti o presuntuosi…»
«Devo amare l'intero Ekumene?» chiese lui, cominciando ad accarezzarle i seni, sentendo il suo tremore di desiderio e anche il proprio.
«Sì,» disse lei. «Sì, sì.»
È curioso, pensava Teyeo, come un po' di sesso cambi tutto. Tutto è lo stesso, ma un po' più facile, meno imbarazzante e inibito. E c'era in più una certa amabile fonte di piacere a loro disposizione, per quando avessero avuto abbastanza acqua e cibo per poter essere più in forma per fare l'amore. L'unica cosa che era veramente diversa era qualcosa per cui non avevano parole. Sesso, conforto, tenerezza, amore, fiducia, nessuna parola era quella giusta. Era una sensazione di assoluta intimità, nascosta nella comunione dei loro corpi, e non cambiava nulla date le circostanze, nulla nel mondo, neanche nel piccolo mondo della loro prigionia. Erano ancora in trappola. Erano ormai ridotti allo sfinimento, e avevano fame la maggior parte del tempo. Erano sempre più impauriti dai loro rapitori sempre più disperati.
«Sarò una signora,» disse Solly. «Una brava ragazza. Dimmi come, Teyeo.»
«Non voglio che ti arrenda,» disse lui fiero e con le lacrime agli occhi, tanto che lei lo abbracciò.
«Resisti,» disse lui.
«Lo farò,» disse lei. Ma quando Kergat e gli altri entrarono, Solly era mogia e abbacchiata. Lasciò parlare gli uomini, tenendo gli occhi bassi. Lui non sopportava di vederla così, eppure sapeva che faceva bene a comportarsi in quel modo.
La serratura fece un rumore secco, la porta si spalancò svegliandolo da un sogno orribile, assetato. Era notte, o mattino presto. Lui e Solly avevano dormito abbracciati per darsi calore e conforto. Vedendo la faccia di Kergat, Teyeo ebbe paura. Era successo ciò che aveva temuto: mostrare, provare la vulnerabilità sessuale di Solly. Lei era ancora mezza addormentata, appiccicata a lui.