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3001 Odissea finale

Электронная книга - «3001 Odissea finale». Краткое содержание книги:

In «3001 Odissea finale» Clarke conclude con un ultimo affascinante episodio la leggendaria saga di fantascienza iniziata con «2001 Odissea nello spazio» facendo fare al lettore un balzo di mille anni nel futuro e rivelandogli una verità che possiamo comprendere soltanto adesso.
Fondendo mirabilmente fantasia e precisione scientifica Clarke ci regala un altro indimenticabile capolavoro sui misteri insondabili dell'universo e sull'eterno, appassionante confronto tra l'uomo e l'ignoto.
Arthur C. Clarke è considerato fra i più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi. Personalità straordinaria, non solo nel campo della narrativa, scrisse un articolo nel 1945 che portò all'invenzione della tecnologia satellitare. Si spegne il 19 marzo 2008 a Colombo, nello Sri Lanka che tanto amava e in cui viveva da decenni.
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«Grazie, Dim… apprezzo di tutto cuore quello che fai. E spero che non dovrai mai rimpiangere di avermi tirato a bordo del Goliath, là fuori, attorno a Nettuno.»

* * *

Poole fece fatica a non insospettire i suoi ex compagni di viaggio con il suo comportamento mentre erano in atto i preparativi per quello che si presumeva fosse un breve volo di routine con il Falcon. Solo lui e Chandler sapevano che le cose non stavano così.

Eppure non si apprestava a dirigersi verso l’ignoto assoluto, come lui e Dave Bowman avevano fatto mille anni prima. Immagazzinate nella memoria della navetta c’erano carte di Europa ad alta risoluzione che mostravano particolari non più grandi di pochi metri. Sapeva esattamente dove voleva andare; restava solo da vedere se gli avrebbero permesso di infrangere quella quarantena durata secoli.

24. FUGA

«Controllo manuale, per piacere.»

«Ne sei sicuro, Frank?»

«Sicurissimo, Falcon… Grazie.»

Per quanto apparisse illogico, la maggior parte della razza umana aveva giudicato impossibile non essere gentile con i suoi figli artificiali, quale che fosse il loro grado d’intelligenza. Sull’argomento del codice di comportamento tra l’uomo e la macchina erano stati scritti interi volumi di psicologia, insieme a manuali a larga diffusione (Come non urtare i sentimenti del vostro computer, Intelligenza artificiale — Irritazione reale, erano tra i titoli più venduti). Molto tempo prima si era stabilito che, per quanto la scortesia nei confronti dei robot potesse apparire del tutto innocua, doveva nondimeno essere scoraggiata. Era molto facile che si estendesse anche ai rapporti tra esseri umani.

Ora il Falcon era in orbita, proprio come promesso dal piano di volo, a una distanza di sicurezza di duemila chilometri sopra Europa. La falce della gigantesca luna dominava il cielo davanti alla navetta, e anche la zona non illuminata da Lucifero era talmente avvolta dalla luce del sole molto più lontano che ogni particolare appariva chiaramente visibile. Poole non ebbe bisogno di congegni ottici per vedere la destinazione che aveva in mente, sulla riva ancora ghiacciata del Mare di Galileo, non lontano dalla carcassa della prima astronave atterrata su quel mondo. Sebbene gli europidi le avessero tolto da tempo tutte le componenti metalliche, la sventurata astronave cinese serviva ancora da cimitero al suo equipaggio; e non era fuori luogo che l’unica «città» — anche se aliena — su quel mondo fosse stata chiamata «Tsienville».

Poole aveva deciso di scendere sul Mare e poi di volare molto lentamente verso Tsienville — sperando che quell’avvicinamento apparisse benintenzionato, o almeno non aggressivo. Benché dovesse ammettere che tutto ciò era molto ingenuo, non riusciva a pensare a un’alternativa migliore.

Poi, all’improvviso, proprio mentre stava scendendo sotto la quota di mille chilometri, ci fu un’interruzione non del genere che aveva sperato, ma che sicuramente non poteva non aspettarsi.

«Qui è il Controllo di Ganimede che chiama Falcon. Vi siete scostati dal piano di volo. Siete pregati di informarci immediatamente di quello che sta succedendo.»

Era difficile ignorare una richiesta così urgente, ma in quelle circostanze sembrava la cosa migliore da fare.

Esattamente trenta secondi più tardi, e a un centinaio di chilometri in meno da Europa, Ganimede ripeté il messaggio. Ancora una volta Poole lo ignorò — ma non il Falcon.

«Sei sicuro di volerlo fare, Frank?» chiese la navetta. Benché Poole sapesse perfettamente che era frutto della sua immaginazione, avrebbe nondimeno giurato che c’era una nota di ansia in quella voce.

«Sicurissimo, Falcon. So perfettamente quello che faccio.»

Il che era del tutto falso, e d’ora in poi ci sarebbero volute altre menzogne e per un pubblico più scaltro.

Le luci di un indicatore attivato di rado si misero a lampeggiare vicino al bordo del pannello di controllo. Poole sorrise soddisfatto: tutto andava secondo i suoi piani.

«Qui è il Controllo di Ganimede! Mi ricevete, Falconi Siete in volo manuale, non riusciamo ad assistervi. Che cosa succede? State scendendo su Europa. Vi preghiamo di rispondere immediatamente.»

Poole cominciò a provare qualche rimorso. Gli parve di aver riconosciuto la voce del Controllore ed era quasi sicuro che fosse l’affascinante signora che aveva incontrato al ricevimento dato dal Sindaco poco dopo il suo arrivo ad Anubis. Pareva genuinamente allarmata.

All’improvviso capì come placare l’ansia della sua interlocutrice e nel contempo tentare qualcosa che in precedenza aveva giudicato del tutto assurda. Forse, dopotutto, valeva la pena di tentare: di sicuro non avrebbe fatto danni — e forse avrebbe persino funzionato.

«Qui è Frank Poole, chiamo dal Falcon. Sto perfettamente bene, ma qualcosa sembra essersi impossessata dei controlli e sta portando la navetta verso Europa. Spero che mi riceviate… continuerò a riferire il più a lungo possibile.»

Be’, in realtà non aveva mentito al preoccupato Controllore e sperava che un giorno avrebbe potuto affrontarla con la coscienza pulita.

Continuò a parlare, cercando di apparire del tutto sincero, invece che al limite tra verità e menzogna.

«Ripeto, qui è Frank Poole a bordo della navetta Falcon, in discesa verso Europa. Presumo che qualche forza esterna si sia impadronita del mio velivolo, ma sono sicuro che mi farà atterrare sano e salvo.

«Dave… sono il tuo vecchio compagno Frank. Sei tu l’entità che mi sta controllando? Ho motivo di pensare che tu sia su Europa.

«Se è così… non vedo l’ora di incontrarti… dovunque tu sia e chiunque tu sia.»

Neppure per un attimo pensò che ci sarebbe stata risposta: persino il Controllo di Ganimede sembrava essersi azzittito.

Eppure, in un certo senso, Poole ebbe una risposta: al Falcon continuavano a permettere di scendere verso il Mare di Galileo.

Europa era solo cinquanta chilometri più in basso; a occhio nudo Poole poteva ora vedere la nera, stretta striscia su cui il più grande dei monoliti stava di guardia — se era quello il suo compito — nei sobborghi di Tsienville.

Da mille anni a quella parte, a nessun essere umano era stato concesso di arrivare così vicino.

25. FUOCO NELLE PROFONDITÀ

Per milioni di anni era stato un mondo oceanico, le cui acque nascoste erano protette dal vuoto dello spazio da una crosta di ghiaccio. Nella maggior parte dei luoghi il ghiaccio era spesso chilometri, ma c’erano linee di cedimento dove si era scheggiato e a volte spezzato. Poi c’era stata una breve battaglia tra due elementi inesorabilmente ostili che non erano mai entrati a diretto contatto in nessun altro mondo del sistema solare. La guerra tra il Mare e lo Spazio finiva sempre con la stessa posizione di stallo; l’acqua esposta bolliva e nello stesso tempo si congelava, ricostituendo la corazza di ghiaccio.

I mari di Europa si sarebbero congelati completamente molto tempo fa senza l’influenza del vicino Giove. La sua gravità agiva in continuazione sul nucleo di quel piccolo mondo; anche le forze che avevano scosso Io erano all’opera, benché con accanimento molto minore. Ovunque nelle profondità c’erano segni di quel tiro alla fune tra pianeti e satelliti, nel ruggito e nei tuoni interminabili di terremoti sottomarini, negli urli dei gas che sfuggivano dall’interno, nelle onde infrasoniche di pressione di valanghe che spazzavano le piane abissali. In paragone ai tumultuosi oceani che coprivano Europa, persino i rumorosi mari della Terra apparivano silenziosi.

Qua e là, sparse nei deserti delle profondità, c’erano oasi che avrebbero stupito e deliziato qualsiasi biologo terrestre. Si estendevano per diversi chilometri attorno a cumuli aggrovigliati di condotti e camini depositati da soluzioni minerali sgorgate dall’interno. Spesso creavano parodie naturali di castelli gotici, da cui neri liquidi bollenti pulsavano a ritmo lento, come sospinti dal battito di un cuore possente. E come il sangue, erano un vero e proprio segno di vita.

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