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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]
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L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]

Электронная книга - «L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]». Краткое содержание книги:

Al principio sono modeste bottegucce, sparse qua e là per l’America, che vendono oggetti d’uso comune, lampadine, lamette, accendisigari. La gente passa, legge il cartellino che ne vanta la durata eterna, e sorride. Ma poi, incuriosita, entra. Il prezzo è bassissimo, perché non provare? E a migliaia, a milioni, le lampadine e le lamette eterne cominciano a diffondersi, seguite dalle automobili eterne, dalle case prefabbricate eterne, dagli indumenti eterni... Di colpo, tutto il mondo industriale si trova sull’orlo del collasso, i governi sono presi dal panico, il sistema economico internazionale sta per saltare. Chi sono i misteriosi fabbricanti? Cosa si nasconde dietro questa incredibile operazione commerciale? Un gruppo operativo segreto, formato dai massimi cervelli della politica, della scienza, dell’economia, viene incaricato di scoprire il nemico e combatterlo con qualsiasi mezzo. E questi uomini disperati, con le spalle al muro, hanno l’idea di convocare uno scrittore niente affatto celebre, che vive in campagna, e di fargli una proposta giornalistica niente affatto stravagante. Sembra un po’ poco come contromisura: non c’è libro o inchiesta che possa capovolgere la situazione, a questo punto. A meno che lo scrittore non sia affatto quello che sembra, che il suo mestiere sia soltanto una facciata, che la sua vera identità si nasconda tra le strisce colorate di una vecchia trottola che gira all’infinito, verso l’infinito, dentro l’infinito.
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«Le macchine dicono che lo sono. L’analizzatore afferma che lei è un mutante.»

«E come può esserne certo?» domandò Vickers.

«Non si fida di me,» disse Crawford. «Crede che io sia un rinnegato. Pensa che io veda l’imminenza di una sconfitta sicura e corra a sventolare la bandiera bianca, ansioso di dimostrare la mia non belligeranza all’ordine che sta per affermarsi, ansioso di concludere una pace separata e di mandare al diavolo tutti gli altri. Forse i mutanti mi terranno come mascotte o come cagnolino addomesticato.»

«Se quello che lei dice è vero, allora lei e gli altri come lei sono inevitabilmente sconfitti, qualunque cosa possano fare.»

«Non completamente sconfitti,» disse Crawford. «Possiamo lottare. Possiamo scatenare un inferno.»

«E con che cosa? Si ricordi, Crawford, che voi avete soltanto la clava.»

«Abbiamo la disperazione.»

«Niente altro ancora? Solo la clava e la disperazione?»

«Abbiamo un’arma segreta.»

«E gli altri vogliono usarla.»

Crawford annuì.

«Ma non è abbastanza efficace, ed è per questo che sono qui.»

«Mi terrò in contatto con lei,» disse Vickers. «Glielo prometto. È il massimo che posso fare. Quando e se scoprirò che lei ha ragione, mi metterò in contatto con lei.»

Crawford si alzò pesantemente dalla sedia.

«Cerchi di affrettarsi,» disse. «Non c’è molto tempo. Non potrò trattenerli in eterno.»

«Lei ha paura,» disse Vickers. «È l’uomo più spaventato che io abbia mai visto. Era spaventato la prima volta che l’ho vista, e lo è ancora.»

«Ho sempre avuto paura, dal momento in cui tutto questo è incominciato. E peggiora di giorno in giorno.»

«Due uomini spaventati,» disse Vickers. «Due bambini che fuggono nel buio.»

«Anche lei?»

«Certo. Non vede che ho paura? Non vede come sto tremando?»

«No, non lo vedo. In un certo senso, Vickers, lei è l’uomo più dotato di sangue freddo che io abbia mai conosciuto.»

«Una cosa,» disse Vickers. «Mi ha detto che c’era un altro mutante che potrebbe prendere.»

«Sì, ho detto proprio così.»

«Può dirmi chi è?»

«No,» rispose Crawford.

«Non credo che esista.»

Sul tappeto fremette una macchia confusa, e poi apparve, ruotando lentamente, sussultando in ondeggiamenti frenetici, con un ronzio soffocato, i colori chiazzati dalla rotazione irregolare.

La trottola era ritornata.

Immobili, la guardarono fino a quando si fermò, rovesciata, sul pavimento.

«Era andata via,» disse Crawford.

«E adesso è ritornata» mormorò Vickers.

Crawford si chiuse la porta alle spalle e Vickers rimase nella stanza fredda e luminosa, solo, con la trottola immobile sul pavimento, ad ascoltare i passi di Crawford che si allontanavano lungo il corridoio.

25

Quando i passi non si udirono più, Vickers andò al telefono, alzò il ricevitore e diede un numero, poi attese la comunicazione.

Sentiva le centraliniste, lungo la linea, concatenarsi per la chiamata, voci tenui che parlavano con flautato disinteresse, voci che appartenevano a un mondo meccanico e ordinato nel quale ogni cosa aveva il proprio posto, nel quale esistevano delle regole precise e nessuno le violava, nel quale non c’erano dei Neanderthalensi disperati armati di clave né dei Cro Magnon senza volto e senza nome la cui colpa maggiore era quella di non lasciarsi spezzare, come era sempre accaduto a coloro che uscivano da quegli schemi prefissati.

Doveva dirglielo subito. Non poteva sprecare tempo, perché loro sarebbero stati in ascolto. Doveva dirglielo in fretta e assicurarsi che lei facesse quel che le chiedeva. Lei doveva andarsene prima che la raggiungessero. E certamente sarebbero stati svelti, sveltissimi a raggiungerla, perché neppure loro avevano tempo da perdere, né volevano correre rischi.

Le avrebbe detto: «Vuoi farmi un favore, Ann? Senza fare domande, senza chiedere il perché?»

Le avrebbe detto: «Ricordi il posto dove hai chiesto della cucina elettrica? Ci troveremo lì.»

Poi avrebbe detto: «Lascia il tuo appartamento. Vattene e nasconditi. Sparisci. Immediatamente. Non fra un’ora. Non fra cinque minuti. Non fra un minuto. Riattacca il ricevitore e vattene.»

Doveva essere una cosa rapida. E sicura. E alla cieca.

Non poteva dirle: «Ann, sei una mutante,» perché allora lei avrebbe voluto sapere cos’era un mutante, e come aveva fatto a scoprirlo lui, e cosa significava, e intanto gli intercettatori avrebbero avuto il tempo di avvicinarsi alla sua porta.

Ann doveva obbedirgli sulla parola. Ma l’avrebbe fatto?

Vickers sudava. Al pensiero di Ann che avrebbe cercato di discutere, che non avrebbe voluto saperne di andarsene senza saperne la ragione, si sentiva il sudore colargli a rivoli sulle costole.

Il telefono stava squillando. Vickers cercò di ricordare la sistemazione dell’appartamento di lei, con il telofono sul tavolino all’estremità del divano, e lei avrebbe attraversato la stanza per alzare il ricevitore, e tra un attimo lui avrebbe udito la sua voce.

Il telefono continuò a squillare. A squillare.

Ann non rispondeva.

La centralinista si inserì, e disse:

«Il numero non risponde, signore.»

«Provi questo, allora,» disse Vickers, dandole il numero dell’ufficio di Ann.

Attese ancora e udì squillare ancora l’apparecchio.

«Il numero non risponde, signore,» disse la centralinista.

«Grazie,» disse Vickers.

«Devo riprovare?»

«No,» disse Vickers. «Annulli la chiamata, per favore.»

Doveva pensare, preparare un piano d’azione. Doveva cercare di capire che cosa significava tutto quanto. Prima era stato facile rifugiarsi nella convinzione che si trattasse della sua immaginazione, che lui e il mondo intero fossero pazzi, che tutto sarebbe andato a posto se lui avesse finto di non accorgersi di quello che succedeva.

Ma quella convinzione non era più possibile.

Perché adesso doveva credere ciò che non aveva quasi creduto prima, accettare integralmente la storia che gli aveva raccontato Crawford, lì, in quella stanza, con la sua mole massiccia troneggiante sulla sedia, con la faccia immutabile e la voce piatta e monotona che pronunciava le parole, ma senza dar loro inflessione e vita.

Doveva credere alla mutazione umana e a un mondo diviso e in lotta. Doveva credere anche alla terra incantata della sua infanzia, perché se lui era un mutante la terra incantata ne era un segno distintivo, era parte della realtà per cui mezzo lui poteva conoscere se stesso e venire riconosciuto dagli altri.

Tentò di collegare i sottintesi della storia di Crawford, tentò di capire che cosa potevano significare, ma c’erano troppe ramificazioni, troppi fattori casuali, troppi particolari che non conosceva.

C’era un mondo di mutanti, uomini e donne che erano più che normali, individui che avevano certe doti umane, certe capacità intellettive umane che gli uomini e le donne normali del mondo non avevano mai conosciuto o che, anche se le conoscevano, non potevano utilizzare integralmente, incapaci di usare con intelligenza tutte le potenti facoltà dormienti dei loro cervelli.

Era il nuovo passo avanti. Era l’evoluzione. Era così che progrediva la razza umana.

«E Dio sa,» disse Vickers alla stanza vuota, «Se ha bisogno di progredire, ora più che mai.»

Un gruppo di mutanti che lavoravano insieme, ma in segreto, perché il mondo dei normali si sarebbe scagliato contro di loro con zanne e artigli se si fossero rivelati, per il semplice fatto che erano diversi.

E in cosa erano diversi? Che cosa potevano fare, che cosa speravano di fare con la loro diversità?

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