Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 267 268 269 270 271 272 273 274 275 ... 531
Перейти на страницу:

Edificossi allora in Santo Spirito di Fiorenza, la cappella di San Niccola, nella quale di legno col modello di Iacopo Sansovino fu intagliato esso Santo tutto tondo, et il Francia due Agnoletti, che in mezzo lo mettono, dipinse a olio in duo quadri che furono lodati, et in due tondi fece una Nunziata; e lavorò la predella di figure piccole dei miracoli di San Niccola con tanta diligenza, che merita perciò molte lodi. Fece in San Pier Maggiore alla porta a man destra entrando in chiesa, una Nunziata, dove ha fatto l'Angelo che ancora vola per aria, et essa che ginocchioni, con una graziosissima attitudine, riceve il saluto. E vi ha tirato un casamento in prospettiva, il quale fu cosa molto lodata et ingegnosa. E nel vero ancor che 'l Francia avesse la maniera un poco gentile, per essere egli molto faticoso e duro nel suo operare, nientedimeno egli era molto riservato e diligente nelle misure dell'arte nelle figure. Gli fu allogato a dipignere nei Servi, per concorrenza d'Andrea del Sarto, nel cortile dinanzi alla chiesa, una storia: nella quale fece lo sposalizio di Nostra Donna, dove apertamente si conosce la grandissima fede che aveva Giuseppo, il quale sposandola non meno mostra nel viso il timore che l'allegrezza. Oltra che egli vi fece uno che gli dà certe pugna, come si usa ne' tempi nostri per ricordanza delle nozze. Et in uno ignudo espresse felicemente l'ira et il desio, inducendolo a rompere la verga sua che non era fiorita, e di questo, con molti altri, è il disegno nel nostro libro. In compagnia ancora della Nostra Donna fece alcune femmine con bellissime arie et acconciature di teste, de le quali egli si dilettò sempre. Et in tutta questa istoria, non fece cosa che non fusse benissimo considerata: come è una femmina con un putto in collo che va in casa, et ha dato de le busse ad un altro putto che postosi a sedere non vuole andare e piagne e sta con una mano al viso molto graziatamente. E certamente che in ogni cosa, e grande e piccola, mise in quella istoria molta diligenza et amore, per lo sprone et animo che aveva di mostrare in tal cosa agli artefici et agli altri intendenti, quanto egli le difficultà dell'arte sempre avesse in venerazione, e quelle imitando a buon termine riducesse.

Volendo non molto dopo i frati per la solennità d'una festa, che le storie d'Andrea si scoprissero e quelle del Francia similmente, la notte che il Francia aveva finita la sua dal basamento in fuori, come temerari e prosontuosi gliela scopersero, pensando, come ignoranti di tale arte, che il Francia ritoccare o fare altra cosa nelle figure non dovesse. La mattina, scoperta così quella del Francia come quelle d'Andrea, fu portato la nuova al Francia che l'opere d'Andrea e la sua erano scoperte: di che ne sentì tanto dolore, che ne fu per morire. E venutagli stizza contra a' frati per la presunzione loro, che così poco rispetto gli avevano usato, di buon passo caminando pervenne all'opera. E salito su 'l ponte, che ancora non era disfatto se bene era scoperta la storia, con una martellina da muratori, che era quivi, percosse alcune teste di femmine e guastò quella della Madonna, e così uno ignudo che rompe una mazza, quasi tutto lo scalcinò dal muro. Per il che i frati corsi al rumore, et alcuni secolari gli tennero le mani, ché non la guastasse tutta. E benché poi co 'l tempo gli volessero dar doppio pagamento, egli però non volle mai, per l'odio che contra di loro aveva concetto, racconciarla. E per la riverenza avuta a tale opera et a lui, gli altri pittori non l'hanno voluta finire. E così si resta fino a ora, per quella memoria. La quale opera è lavorata in fresco con tanto amore e con tanta diligenza e con sì bella freschezza, che si può dire che 'l Francia in fresco lavorasse meglio che uomo del tempo suo; e meglio con i colori sicuri da 'l ritoccare, in fresco le sue cose unisse et isfumasse. Onde per questa e per l'altre sue opere merita molto d'esser celebrato. Fece ancor fuor della porta alla Croce di Fiorenza, a Rovezzano, un tabernacolo d'un Crocifisso et altri Santi, et a San Giovannino alla porta di San Pier Gattolino un cenacolo di Appostoli lavorò a fresco. Non molto dopo nell'andare in Francia Andrea del Sarto pittore, il quale aveva incominciato alla Compagnia dello Scalzo di Fiorenza un cortile di chiaro e scuro, dentrovi le storie di San Giovanni Batista, gli uomini di quella avendo desiderio dar fine a tal cosa presero il Francia, acciò, come imitatore della maniera di Andrea, l'opera cominciata da lui, seguitasse. Laonde in quel luogo fece il Francia intorno intorno gli ornamenti a una parte; e condusse a fine due storie di quelle lavorate con diligenza. Le quali sono quando San Giovanni Batista piglia licenzia dal padre suo Zacheria, per andare al deserto; e l'altra lo incontrare che si fecero per viaggio Cristo e San Giovanni con Giuseppo e Maria, ch'ivi stanno a vederli abbracciare. Né seguì più innanzi per lo ritorno d'Andrea, il quale continuò poi di dar fine al resto dell'opere. Fece con Ridolfo Ghirlandai uno apparato bellissimo per le nozze del duca Lorenzo, con due prospettive per le comedie che si fecero, lavorate molto con ordine e maestrevole gudicio e grazia; per le quali acquistò nome e favore appresso a qual Principe. La qual servitù fu cagione ch'egli ebbe l'opera della volta della sala del Poggio a Caiano a mettersi d'oro, in compagnia d'Andrea di Cosimo; e poi cominciò per concorrenza di Andrea del Sarto e di Iacopo da Puntormo una facciata di detta: quando Cicerone dai cittadini romani è portato per gloria sua. La quale opera aveva fatto cominciare la liberalità di papa Leone per memoria di Lorenzo suo padre, che tale edifizio aveva fatto fabbricare, e di ornamenti e di storie antiche a suo proposito fatto dipignere. Le quali dal dottissimo istorico Messer Paolo Giovio vescovo di Nocera, allora primo appresso a Giulio cardinale de' Medici, erano state date ad Andrea del Sarto et Iacopo da Puntormo et al Francia Bigio, che il valore e la perfezzione di tale arte in quella mostrassero; et avevano il Magnifico Ottaviano de' Medici che ogni mese dava loro trenta scudi per ciascuno. Laonde il Francia fece nella parte sua, oltra la bellezza della storia, alcuni casamenti misurati molto bene in prospettiva. Ma questa opera per la morte di Leone rimase imperfetta, e poi fu di commissione del Duca Alessandro de' Medici l'anno 1532 ricominciata da Iacopo da Puntormo, il quale la mandò tanto per la lunga, che il Duca si morì et il lavoro restò a dietro.

Ma per tornare al Francia, egli ardeva tanto vago delle cose dell'arte, che non era giorno di stare, che e' non ritraesse di naturale per istudio uno ignudo in bottega sua, tenendo del continuo per ciò uomini salariati. Fece in Santa Maria Nuova una notomia a requisizione di maestro Andrea Pasquali medico fiorentino eccellentissimo, il che fu cagione ch'egli migliorò molto nell'arte della pittura e la seguitò poi sempre con più amore. Lavorò poi nel convento di Santa Maria Novella sopra la porta della libreria nel mezzo tondo un San Tommaso, che confonde gli eretici con la dottrina, la quale opera è molto lavorata con diligenza e buona maniera. E fra gli altri particulari vi son due fanciulli, che servono a tenere nell'ornamento un'arme, i quali sono di molta bontà e di bellissima grazia ripieni, e di maniera vaghissimi lavorati. Fece ancora un quadro di figure piccole a Giovanni Maria Benintendi, a concorrenza di Iacopo da Puntormo che glie ne fece un altro d'una simil grandezza, con la storia de' Magi; e due altri Francesco d'Albertino. Fece il Francia nel suo quando David vede Bersabè lavarsi in un bagno, dove lavorò alcune femmine con troppo leccata e saporita maniera, e tirovvi un casamento in prospettiva, nel quale fa David che dà lettere a' corrieri, che le portino in campo perché Uria Eteo sia morto. E sotto una loggia fece in pittura un pasto regio bellissimo. La quale storia fu di molto utile alla fama et onore del Francia, il quale se molto valse nelle figure grandi, valse molto più nelle piccole. Fece anco il Francia molti e bellissimi ritratti di naturale; uno particolarmente a Matteo Sofferroni suo amicissimo, et un altro a un lavoratore e fattore di Pierfrancesco de' Medici al palazzo di San Girolamo da Fiesole, che par vivo, e molti altri. E perché lavorò universalmente d'ogni cosa, senza vergognarsi di far l'arte sua, mise mano a qualunque lavoro gli fu dato da fare; onde oltre a molti lavori di cose bassissime, fece per Arcangelo tessitore di drappi in porta Rossa, sopra una torre che serve per terrazzo, un Noli me tangere, bellissimo, et altre infinite simile minuzie delle quali non fa bisogno dirne altro, per essere stato il Francia persona di buona e dolce natura, e molto servente. Amò costui di starsi in pace, e per questa cagione non volle mai prender donna, usando di dire quel trito proverbio, che chi ha moglie ha pene e doglie. Non volle mai uscir di Firenze, perché avendo vedute alcune opere di Raffaello da Urbino e parendogli non esser pari a tanto uomo, né a molti altri di grandissimo nome, non si volle mettere a paragone d'artefici così eccellenti e rarissimi. E nel vero la maggior prudenza e saviezza, che possa essere in un uomo, è conoscersi, e non presumere di sé più di quello che sia il valore. Finalmente avendo molto acquistato nel lavorare assai, come che non avesse dalla natura molto fiera invenzione, né altro che quello che s'aveva acquistato con lungo studio, si morì l'anno 1524, d'età d'anni 42.

1 ... 267 268 269 270 271 272 273 274 275 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)