Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]». Краткое содержание книги:
Le espressioni si succedevano l’una all’altra con un ritmo regolare, senza una sosta. A Carr parvero piuttosto un esercizio di recitazione.
La donna passò davanti alla loro corsia e si fermò alla successiva. Sollevò lo sguardo.
— Eccoci qua, ragazzi e ragazze — la sentirono declamare rivolta a se stessa, con voce modulata e squillante. — Oh, in sei volumi, vero? E per questo si aspetta l’ora di chiusura? — Scribacchiò qualcosa in fretta su un foglio di carta che aveva in mano. — Mi spiace, Baldy ma… via! Dovrai imparare i segreti del sesso qualche altro giorno.
E facendo un’ultima smorfia all’apparenza rivolta direttamente a Jane e a Carr, tornò nella direzione dalla quale era venuta.
Carr recuperò la bottiglia. — Credi che abbia pensato che stessimo facendo un lavoro di ricerca?
Jane replicò in tono leggero: — Mi è parsa tollerante.
Andò nella corsia accanto e tornò con un paio di sgabelli. Carr spinse il suo impermeabile militare sopra una fila di libri. Ridacchiò. — Ha recitato proprio bene.
— Tutti lo fanno — replicò Jane con serietà. — Non appena le porte si chiudono e sanno di esser soli cominciano a recitare un piccolo dramma. Ogni persona ha il suo, che si è inventato. Potrebbe essere amore, paura, odio… qualunque cosa. A volte è qualcosa di ampio, melodrammatico o farsesco; altre volte è estremamente sottile e controllato. Ma tutti ne hanno uno.
— Come puoi sapere — le chiese Carr mezzo divertito — se lo fanno solo quando sono sicuri di esser soli?
— Lo so — dichiarò Jane in tutta semplicità. Per qualche istante rimasero silenziosi. Poi Jane si mosse innervosita. — Beviamo un altro goccio.
Carr riempì i bicchieri. C’era un’ombra densa là dove si trovavano. Jane sollevò una mano e tirò un cordone. La luce si diffuse intorno a loro. Vi fu un’altra pausa.
Poi Carr disse: — Ma insomma, dal momento che non vuoi parlarmi di te per ora… — lei scosse la testa, voltandosi — …ho io qualcosa da dirti. — E le riferì di come avesse spiato la signorina Hackman e il signor Wilson all’Agenzia Generale di Collocamento e nella tabaccheria.
Non c’era dubbio che la cosa l’interessasse. Si sedette visibilmente tesa. — Sei sicuro che non ti abbiano visto? — insisté quando lui ebbe finito. — Sei sicuro che parlasse sul serio quando ha detto di non aver trovato niente di sospetto?
— Sicuro come posso esserlo — lui ribatté — sapendo così poco. Comunque ero preoccupato e volevo metterti in guardia. Sono tornato nel luogo in cui ti avevo lasciato la sera prima. Naturalmente ci sono rimasto secco quando ho visto il cartello “In vendita”, ma poi, con incredibile fortuna, ho trovato un pezzo di carta che avevi lasciato cadere e che, guarda caso, aveva scritto il tuo indirizzo…
— Lo so.
— Come? — La guardò.
Jane esitò. Poi: — Perché ti stavo osservando — ammise abbassando gli occhi. — Ma… non avevo l’intenzione di dirtelo.
— Stavi osservando me?
— Sì. Pensavo che avresti potuto ritornare là, cercando di ritrovarmi, ed ero preoccupata.
— Ma dov’eri? — Stentava ancora a crederle.
— All’interno della casa. Ti osservavo attraverso una fessura in quelle finestre sbarrate con le assi di legno. Avevo trovato il modo di entrare.
Carr la fissò. — Ma se sei tornata là per me, perché non sei uscita quando mi hai visto?
— Perché non volevo che mi trovassi — gli spiegò in tono ingenuo. — Sto facendo del mio meglio per tenerti fuori da questa storia, anche se so bene che non ne sto dando esattamente l’impressione. Temo che ci sia una parte poco scrupolosa della mia mente che sta lavorando contro di me e continua a tentare di attirartici. — Ancora una volta abbassò lo sguardo. — Suppongo sia stata quella parte della mia mente che mi ha indotto a lasciar cadere accidentalmente quella busta con l’indirizzo, là dove tu certamente avresti ricordato che era caduta. E prima ancora, a scrivere quello sciocco foglietto sulla coda del leone e le cinque sorelle.
Carr continuò a guardarla ancora per, un po’. Poi, con un sospiro d’incomprensione riprese: — Così sono venuto a casa tua.
— Lo so — l’interruppe lei. — Ti ho seguito.
Lui si lasciò cadere le mani sulle ginocchia, sporgendosi in avanti: — E anche così, non hai…
— Oh no — lo assicurò lei. — Non volevo che tu mi vedessi. Ero soltanto preoccupata.
— Ma allora devi sapere anche tutto il resto — protestò lui. — Come alla fine sono entrato e salito, e come la signorina Hackman e il signor Wilson sono venuti e…
— Sì — annuì lei. — Non appena è accaduto, io sono corsa intorno all’edificio e sono salita per la scala sul retro. Ho trovato Fred e te…
— Fred.
— L’ometto dalla pelle scura con gli occhiali. Ti ho trovato nella camera da letto. Ti aveva appena colpito. La signorina Hackman e il signor Wilson stavano uccidendo Gigolò nell’atrio…
— Il tuo gatto?
Lei chiuse gli occhi. — Sì. — Un attimo dopo continuò: — Ho spiegato a Fred chi eri e ti abbiamo portato giù per la scala sul retro fino alla sua macchina, e…
— Aspetta un momento — lui disse. — Come mai il tuo amico Fred si trovava là? Ho avuto l’impressione che tu non abitassi più in quella camera da molti mesi.
— Oh — fece lei a disagio. — Fred ha uno strano modo di comportarsi, una specie di morboso sentimentalismo nei miei confronti. Va spesso nella mia stanza anche se io non ci sono mai. Non chiedermi più niente in proposito, adesso.
— D’accordo. Così mi avete trasportato giù fino alla macchina. E poi…
— Abbiamo trovato l’indirizzo nella tua agendina e ti abbiamo riportato a casa, siamo saliti fino alla tua stanza usando la tua chiave e ti abbiamo messo a letto. Ero preoccupata per te. Avrei voluto rimanere, anche se sapevo che non avrei dovuto, ma Fred ha detto che ti saresti ripreso e così…
— …te ne sei andata — concluse Carr per lei — dopo avermi scritto quella graziosa letterina. — E la tirò fuori dalla tasca.
— Ti avevo chiesto di bruciarla — disse Jane.
— Cosa pensi che abbia provato nello svegliarmi? — le chiese. — Felice? Oh sì, e hai lasciato anche quelle polverine, no, non le ho portate con me, quelle polverine che avrei dovuto mandar giù con tanta fiducia…
— Avresti dovuto farlo — l’interruppe lei. — Sì, avresti proprio dovuto. Non capisci, Carr, che sto cercando di tenerti fuori da questa storia? Se tu soltanto sapessi cosa darei per essere io stessa in condizioni di tenermene fuori. — S’interruppe.
Carr rifiutò di lasciarsi commuovere dall’intensità del sentimento che lei aveva rivelato. — Hai parlato molto di “questa faccenda” Jane — disse calcando sulle parole mentre si appoggiava contro lo scaffale. Lei lo fissò spaventata. — Adesso è giunto il momento che tu mi dica davvero qualcosa — continuò. — Cos’è “questa faccenda”?
Squillò un campanello. Entrambi trasalirono.
Jane si rilassò. — Era il segnale della chiusura — spiegò.
Carr scrollò le spalle. Il fatto che si trovassero nel deposito della Biblioteca Pubblica di Chicago era diventato secondario. — Cos’è “questa faccenda”? — insisté.