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Gelsomino nel paese dei bugiardi

Электронная книга - «Gelsomino nel paese dei bugiardi». Краткое содержание книги:

In un paese, dove per ordine del sovrano tutto funziona al contrario e è proibito dire la verità, arriva Gelsomino dalla voce potentissima che con l'aiuto di simpatici amici sconfigge la prepotenza e fa trionfare la sincerità. In questo libro (uno dei primi) Rodari dà prova della sua straordinaria capacità di esplorare con occhio critico la realtà sociale e di muovere con brio e finezza di stile verso un universo fantastico costruito sull'altruismo, sulla generosità, sull'amicizia: Gelsomino con la sua voce e la sua simpatia ci invita a guardare con ottimismo al futuro. Età di lettura: da 6 anni.
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Giovannino Perdigiorno,

viaggiando a casaccio,

capitò nel paese

degli uomini di ghiaccio.

Vivevano in frigorifero

con l'acqua minerale,

con il latte, la carne

e il brodo vegetale.

Se qualcuno per sbaglio

apriva lo sportello

gridavano: — Chiudete!

Ci si disfa il cervello!

Mangiavano soltanto

gelati e cremini,

coi cubetti di ghiaccio

si facevano i cuscini.

— Al sole ci state mai? —

Giovannino domandò.

— Al sole? Tu sei matto…

Ci scioglierebbe. Ohibò!

— E il cuore ce l'avete

in quel petto ghiacciato?

— Il cuore? Scaldava troppo,

lo abbiamo eliminato.

«Che popolo sottozero, —

si disse Giovannino,

— mi si gelano le orecchie

solo a stargli vicino».

GLI UOMINI DI GOMMA

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in cavallo a dondolo,

capitò nel paese

più elastico del mondo.

Era un paese instabile,

acrobatico, insomma

era giusto il paese

degli uomini di gomma.

Per le strade vedevi

simpatiche persone

che saltavano e rotolavano

anche meglio di un pallone.

Se cadevano si rialzavano

senza una sbucciatura:

di picchiare il capo nel muro

non avevano paura.

Avevano di gomma

le mani, i piedi, il naso,

ma il nostro Giovannino

era poco persuaso…

— In testa, che ci avete?

— Aria, naturalmente.

— E come fate a pensare?

— Non pensiamo per niente.

— Ecco, volevo ben dire…

Il paese pareva bello,

ma la testa qui serve solo

per tenerci il cappello.

IL PIANETA NUVOLOSO

Giovannino Perdigiorno,

con tempo piovoso,

sbarcò da un'astronave

sul Pianeta Nuvoloso.

Su quel mondo tutto grigio

non ci sono che nuvole:

sono nuvole i monti,

sono nuvole gli alberi.

Ci sono città di nuvole

e uomini-nuvoloni,

che fanno la faccia scura

e mandano lampi e tuoni.

Corrono per le strade

nuvolette nere che mai:

sono nuvole-automobili

e nuvole-tramvai.

Ci sono nuvole-gatti

sui tetti di nuvolaglia

e cacciano topi-nuvole

schizzando tra la fanghiglia.

Giovannino non resiste

a tanta nuvolosità

e fugge in cerca di sole

tre Galassie più in là.

IL PIANETA MALINCONICO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in supersonico,

capitò nella capitale

del Pianeta Malinconico.

Era un giorno di sole,

l'aria calda e turchina,

ma la gente per la strada

camminava a testa china

e diceva: — Che peccato,

questo tempo non durerà,

chi sa che nubifragio

domani scoppierà!

Al ristorante il cibo

era buono, a buon mercato,

ma i clienti borbottavano:

— Che peccato, che peccato,

dopo il bello viene il brutto,

dunque purtroppo è chiaro

che domani si mangerà male

e si pagherà caro…

Chi prendeva dieci a scuola

diventava d'umor nero

e piangeva: — Sarà triste,

domani, prendere zero!

Cielo, che pessimisti, —

Giovannino rifletté,

— questo mondo senza speranza

proprio non fa per me.

IL PIANETA FANCIULLO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando per trastullo

capitò con sorpresa

sul Pianeta Fanciullo.

Ma chiamarlo pianeta

è quasi un'esagerazione:

si tratta di un minimondo,

in una minicostellazione.

Tutto è mini, lassù:

minimonti, mari mini…

nelle città in miniatura

ci stanno mini-cittadini…

Ma guardali un po' meglio

e il mistero scoprirai:

sono tutti bambini

che non crescono mai.

Di diventare grandi

non ne vogliono sapere:

così sono felici,

così vogliono rimanere…

I grandi non hanno giocattoli,

ai giardini non ci vanno,

hanno solo brutti pensieri

tutti i giorni dell'anno…

Noi stiamo bene così,

senza preoccupazioni… —

E Giovannino disse:

Arrivederci, fifoni!

GLI UOMINI PIÙ

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in su e in giù,

capitò nel paese

degli uomini Più.

Ciascuno degli abitanti

di quella strana città

è campione del mondo

in qualche specialità.

Il sindaco, per esempio,

è il più magro del mondo:

poi c'è l'uomo più forte,

il più debole, il più rotondo.

C'è il più ricco, naturalmente,

ed ha come vicino

il più povero, con suo figlio,

che è il più poverino.

C'è l'uomo più duro,

fatto tutto di sasso,

e poi c'è il più veloce,

il più alto, il più basso.

Ma il più buono non c'era.

E chi mai lo troverà?

È tanto buono che

di esserlo non sa.

GLI UOMINI DI CARTA

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando sempre in quarta,

capitò nel paese

degli uomini di carta.

C'erano gli uomini a righe

e gli uomini a quadretti,

perché li avevano fatti

con la carta dei quadernetti.

Il più forte del paese

era un uomo di cartone

e portava una medaglia

con su scritto: Campione.

Poi c'era una ragazza

di carta velina,

leggera come una piuma:

faceva la ballerina.

Le case erano piccole,

di carta colorata

e avevano per tetto

una cartolina illustrata.

Sospirò Giovannino:

— La carta costa poco…

Dare una casa a tutti,

da queste parti, è un gioco…

GLI UOMINI DI TABACCO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando col suo sacco,

capitò nel paese

degli uomini di tabacco.

Questi uomini in generale

sono fatti cosi:

per naso hanno una pipa

e fumano di lì.

Al posto dei capelli

hanno tante sigarette

che mandano tutto il giorno

azzurre nuvolette.

Mangiano fumo a pranzo,

mangiano fumo a cena:

l'aria di quel paese

di fumo è sempre piena.

Fumano le montagne

senza essere vulcani:

nei giardini niente fiori,

solo sigari toscani.

Giovannino tossiva:

— Diavolo d'un posto!

Qui c'è soltanto fumo

e nemmeno un po' d'arrosto.

GLI UOMINI A VENTO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in bastimento,

capitò nel paese

degli uomini a vento.

La gente, a prima vista,

pareva tanto normale:

chi col cappello, chi senza,

e niente di speciale.

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