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Gelsomino nel paese dei bugiardi

Электронная книга - «Gelsomino nel paese dei bugiardi». Краткое содержание книги:

In un paese, dove per ordine del sovrano tutto funziona al contrario e è proibito dire la verità, arriva Gelsomino dalla voce potentissima che con l'aiuto di simpatici amici sconfigge la prepotenza e fa trionfare la sincerità. In questo libro (uno dei primi) Rodari dà prova della sua straordinaria capacità di esplorare con occhio critico la realtà sociale e di muovere con brio e finezza di stile verso un universo fantastico costruito sull'altruismo, sulla generosità, sull'amicizia: Gelsomino con la sua voce e la sua simpatia ci invita a guardare con ottimismo al futuro. Età di lettura: da 6 anni.
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cresciuto nei suoi banchi.

Quanti capelli bianchi

stanno in testa al nonnino?

Uno per ogni fiaba

che incanta il nipotino.

IL PANE

Dedicata a Benvenuto-Mai seduto

S'io facessi il fornaio

vorrei cuocere un pane

così grande da sfamare

tutta, tutta la gente

che non ha da mangiare.

Un pane più grande del sole,

dorato, profumato

come le viole.

Un pane così

verrebbero a mangiarlo

dall'India e dal Chilì

poveri, i bambini,

i vecchietti e gli uccellini.

Sarà una data

da studiare a memoria:

un giorno senza fame!

Il più bel giorno di tutta la storia.

PROVERBI DI GELSOMINO

Chi non ama le querce

al bosco non deve andare.

A pascolar le bisce

un pazzo non mandare.

Non ha due cervelli

chi non ha due teste.

Non accendere i lampi

se non vuoi le tempeste.

Chi ride tutti i mesi

sta allegro tutto l'anno.

Non rifiutare la luna

se te la danno.

LE TASCHE DI GELSOMINO

Prima tasca il fazzoletto,

seconda tasca il portafortuna,

terza tasca il portamonete,

ma di monete non ce n'è una.

STORIA DEL PESCE-MARTELLO

Il pesce-martello è disperato:

un pesce incudine non ha trovato;

non ha trovato in alcun modo

ne un pesce-muro ne un pesce-chiodo;

non una volta gli succede

di schiacciare un pesce-piede

e nemmeno si è mai sentito

che abbia ammaccato un pesce-dito.

Perciò si lamenta: «Che ci sto a fare

se non ho niente da martellare?

Avevo una scarpa, proprio una sola

mi divertivo a batter la suola.

Uri pescatore me la pescò.

Che dovrei dirgli? Buon pranzo, buon prò».

CANZONCINA INGLESE

— Dove sei stata, micia micina?

— A Londra a vedere la regina.

— Cos'hai trovato a Londra di buono?

— Un topo che stava sotto il trono!

UN'ALTRA CANZONCINA INGLESE

Tre dottori di Salamanca

si misero in mare su una panca,

e se non andavano subito a fondo

facevano certo il giro del mondo.

Tre dottori di Saragozza

si misero in mare in una tinozza,

e se la tinozza a galla restava

qui la storiella non terminava.

TERZA CANZONCINA INGLESE

Una volta c'era un vecchietto

che andava nel Canadà.

E questa è la metà.

Portava un cartoccetto

di pane col prosciutto.

E questo è tutto.

IL GIOCO DEI «SE»

Se comandasse Arlecchino

il cielo sai come lo vuole?

A toppe di cento colori

cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse

ministro dello Stato,

farebbe le case di zucchero

con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella

la legge sarebbe questa:

a chi ha brutti pensieri

sia data una nuova testa.

CANZONETTA DI NATALE

Se comandasse lo zampognaro

che scende per il viale,

sai che cosa direbbe

il giorno di Natale?

«Voglio che in ogni casa

spunti dal pavimento

un albero fiorito

di stelle d'oro e d'argento!»

Se comandasse il passero

che sulla neve zampetta,

sai che cosa direbbe

con la voce che cinguetta?

«Voglio che i bimbi trovino,

quando il lume sarà acceso,

tutti i doni sognati

più uno, per buon peso!»

Se comandasse il pastore

del presepe di cartone

sai che legge farebbe

firmandola col lungo bastone?

«Voglio che oggi non pianga

nel mondo un solo bambino,

che abbiano lo stesso sorriso

il bianco, il moro, il giallino!»

Sapete che cosa vi dico

io che non comando niente?

Tutte queste belle cose

accadranno facilmente:

se ci diamo la mano

i miracoli si faranno

e il giorno di Natale

durerà tutto l'anno!

I VIAGGI DI GIOVANNINO PERDIGIORNO

GLI UOMINI DI ZUCCHERO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in elicottero,

arrivò nel paese

degli uomini di zucchero.

Dolcissimo paese!

E che uomini carini!

Sono bianchi, sono dolci,

si misurano a cucchiaini.

Portano nomi soavi:

Zolletta, Dolcecuore,

e il loro rè si chiama

Glucosio il Dolcificatore.

Anche la geografia

laggiù è una dolce cosa:

c'è il monte San Dolcino,

la città di Vanigliosa.

Ci si mangia pan di miele,

si beve acqua caramellata,

si mette la saccarina

perfino nell'insalata.

— Ma almeno ce l'avete

un po' di sale in zucca?

No? Allora me la batto:

questo paese mi stucca.

IL PIANETA DI CIOCCOLATO

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in accelerato,

capitò senza sospetto

sul pianeta di cioccolato.

Di cioccolato le strade,

le case, le vetture,

le piante, foglia per foglia,

e i fiori, invece, pure.

Di cioccolato i monti:

gli alpinisti li scalavano,

ma non fin sulla cima,

perché se la mangiavano.

Di cioccolato i banchi

della scuola e s'intende

che i ragazzi ci studiavano

magnifiche merende.

Insomma, per farla corta,

in quel paese raro

era dolce perfino

il cioccolato amaro.

Giovannino, dopo un mese

di fondente sopraffino,

pensò: «Se resto ancora

divento un cioccolatino…

Magari divento un uovo

con dentro la sorpresa…

Signori, me ne vado,

vi saluto, senza offesa».

GLI UOMINI DI SAPONE

Giovannino Perdigiorno,

viaggiando in carrozzone,

capitò nel paese

degli uomini di sapone.

Gli uomini di sapone

e le loro signore

sono sempre puliti

e mandano buon odore.

Sono bolle di sapone

le loro parole,

escono dalla bocca

e danzano al sole.

Fa le bolle il papà

quando sgrida il bambino,

fa le bolle il professore

mentre spiega il latino.

Nelle case, per le strade,

dappertutto, in ogni momento,

milioni di bolle

volano via col vento.

Il vento le fa scoppiare

silenziosamente…

e di tante belle parole

non rimane più niente.

GLI UOMINI DI GHIACCIO

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