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L'ultima fase [Blood Music - it]

Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:

Vergil Ulam, brillante ricercatore dei Genetron Labs, sta lavorando segretamente ad un esperimento che promette risultati sensazionali, e cioè la produzione di nuclei intelligenti di materia cellulare, capaci di evolversi e di apprendere con straordinaria rapidità. Ma quando Ulam infrange le norme di sicurezza del laboratorio e viene licenziato, si rifiuta di distruggere il frutto delle sue ricerche, come gli è stato ordinato, e decide invece di iniettarsi nel sangue le colonie cellulari, e diventare così egli stesso la cavia di un nuovo straordinario esperimento. Ma sarà il primo di un incredibile processo di mutazione e trasformazione, i cui limiti non sono facilmente immaginabili, perché infatti è subito chiaro che questa forma di intelligenza virale può assorbire e riplasmare qualsiasi materia vivente. Un’epidemia assolutamente inattaccabile, un vero e proprio universo di miliardi di cellule senzienti in frenetica espansione, che lentamente inghiottono l’America del Nord, trasformandola in uno scenario “alieno” che suscita al tempo stesso orrore e meraviglia. Ma si può parlare di catastrofe? O non è piuttosto un nuovo gradino nella scala dell’evoluzione? E che ne sarà dell’umanità, letteralmente trasfigurata da questi microscopici organismi che rappresentano una nuova dimensione di ciò che si può concepire come “vita”?

Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
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— Naturalmente — disse Edward. — E naturalmente mi piacerebbe visitare il laboratorio dove Vergil verrà sistemato. Se sarò il benvenuto, scarsa gentilezza e tutto.

— Naturalmente — gli fece eco Bernard, ma i suoi occhi dicevano ben altra cosa: Edward poteva togliersi dalla testa l’idea di ficcare il naso nel suo lavoro. Si alzarono insieme e lo studioso tese la mano. Aveva il palmo umido; era nervoso almeno quanto Edward.

— Suppongo che desideri che tutto ciò resti strettamente confidenziale — disse Edward.

— Non sono certo di poterglielo chiedere. Lei non è sotto contratto.

— No — sottolineò Edward.

Bernard lo fissò per un lungo momento, poi annuì. — La accompagno.

— C’è un’altra cosa. Sa niente di una ragazza di nome Candice?

— Vergil ha detto che aveva un’amica di questo nome.

— Aveva o ha?

— Sì, capisco cosa intende dire — si accigliò Bernard. — Potrebbe rappresentare un problema per la sicurezza.

— No, non è questo che volevo dire — puntualizzò seccamente Edward. — Non è affatto ciò che volevo dire.

XIII

Bernard lesse con cura il fascicolo che aveva davanti, con una mano sulla fronte, girando lentamente i fogli dall’aspetto ufficiale, e il suo cipiglio si fece sempre più scuro.

Ciò che stava accadendo nel cubo nero era abbastanza da farlo incanutire del tutto. Il rapporto era chiaramente incompleto, e tuttavia i suoi amici a Washington avevano fatto un buon lavoro. Gli era stato recapitato da un corriere speciale appena mezz’ora dopo che Edward Milligan se n’era andato.

Quella conversazione l’aveva riempito di un senso di vergogna che aveva finito col metterlo sulla difensiva. In quel giovane dottore dallo sguardo franco aveva visto una lontana versione di se stesso, e il paragone lo feriva. Il vecchio e famoso Michael Bernard non s’era forse incamminato, negli ultimi mesi, nella palude delle seduzioni capitalistiche?

All’inizio l’offerta della Genetron gli era parsa pulita e gradevole: una minima partecipazione nei primi mesi, e poi il riconoscimento come Padre e Pioniere, e la sua immagine usata per scopi promozionali.

Gli era occorso decisamente troppo tempo per scoprire quanto era vicino a sentir scattare la trappola.

Si volse alla finestra, poi si alzò per aprire le tende. Con quel semplice movimento ebbe una visione dolorosamente chiara della Genetron, del cubo nero, e delle nuvole spazzate dal vento al di là di esso.

Poteva sentire l’odore del disastro. Il cubo nero, ironicamente, non vi sarebbe stato coinvolto; ma se non fosse stato Vergil Ulam a far precipitare gli eventi, prima o poi l’avrebbe fatto l’altra faccia della Genetron.

Ulam era stato tolto di mezzo così precipitosamente, e messo sulla lista nera spietatamente, non perché aveva condotto ricerche pericolose e incaute… ma perché aveva arato nel campo che il reparto ricerche della Difesa stava recintando per sé. Lui aveva avuto successo dove loro non erano finiti che in strade senza sbocco e fallimenti. E malgrado che si fossero studiati per mesi i suoi appunti (ne avevano fatte innumerevoli copie) non erano riusciti a duplicare i suoi risultati.

Il giorno prima Harrison aveva borbottato che le scoperte di Ulam dovevano essere state in buona parte casuali. Adesso era ovvio il motivo per cui parlava così.

Ulam era andato vicinissimo a completare i suoi studi ed a lasciare la Genetron — e il Governo — con le braghe in mano. I Pezzi Grossi non potevano né permettersi quello smacco né dare fiducia a Ulam.

Ulam era la frattura nel loro sistema. Nessun servizio di sicurezza avrebbe mai potuto dargli il suo benestare.

Così lo avevano fatto fuori, e avevano cercato di sotterrarlo.

E poi lui era tornato indietro, come uno spettro che scuotesse le sue catene intorno alla Genetron. Ora non avrebbero potuto rifiutarlo.

Bernard rilesse l’incartamento una seconda volta e si chiese come poteva tirarsi fuori da quell’imbroglio con un minimo danno.

Se la sentiva di farlo? Se costoro erano dei tali idioti, la sua esperienza non sarebbe stata utile… o almeno chiarificatrice? Non aveva alcun dubbio di vederci più chiaro di Harrison e di Yng.

Ma alla Genetron lui interessava più che altro per la sua immagine, come facciata. Quanta influenza reale aveva ancora, in effetti?

Chiuse le tende e andò al telefono, quindi compose il numero interno dell’ufficio di Harrison.

— Sì?

— Qui Bernard.

— Oh, certo, Michael.

— Sto per informare Ulam. È il momento di portarlo qui, adesso. Oggi stesso. Guarda di tener pronta tutta la squadra, e anche quelli del reparto ricerche per la Difesa.

— Michael, questo è…

— Non possiamo più permetterci di lasciarlo là. Harrison ci pensò un poco. — Già. Sono d’accordo.

— Allora datevi da fare.

XIV

Edward pranzò nel separé di un self-service, e al termine del pasto poggiò un gomito sul davanzale della finestra e attraverso i vetri fissò il traffico esterno senza vederlo. Alla Genetron stava accadendo qualcosa di poco chiaro. Analizzare i suoi presentimenti più forti non gli era mai stato difficile: quella parte del cervello con cui catalogava e sommava i dettagli insignificanti talvolta metteva insieme due più due e otteneva un inquietante cinque, e questo significava che per il suo subconscio uno di quei due era in realtà un tre. Anche se a livello razionale non ne aveva le prove.

Bernard e Harrison stavano nascondendo qualcosa d’importante. La Genetron stava facendo di più che aiutare un dipendente con un problema collegato al suo lavoro, di più che limitarsi a trarre vantaggio da quel passo in avanti nella ricerca scientifica. Ma non potevano agire con precipitazione, cosa che avrebbe destato sospetti. E forse non erano sicuri di possedere i mezzi tecnici e le leve politiche per condurre avanti la manovra.

Si accigliò, sforzandosi di estrapolare quella catena di deduzioni dalla palude del suo inconscio per esaminarla anello per anello. Bernard aveva parlato di problemi di sicurezza in rapporto a Candice. A preoccuparli poteva essere null’altro che la generica paura dello spionaggio industriale, quella che aveva trasformato ogni ditta privata lungo la Torrey Pine Road in una torta circondata dal filo spinato e chiusa al pubblico. Ma doveva esserci dell’altro.

Non potevano essere sciocchi e di vista corta come Vergil; dovevano aver capito che quanto stava accadendo a Vergil era troppo importante per restare circoscritto in una semplice operazione di mercato.

Di conseguenza avevano già contattato il Governo. Questa era una deduzione giustificata? (Che la Genetron l’avesse fatto o meno, forse c’era qualcosa che lui poteva fare). Comunque il Governo aveva i suoi tempi di manovra — misurabili in giorni o settimane — per prendere decisioni, stabilire programmi e passare all’azione. E nel frattempo Vergil era solo. La Genetron non avrebbe osato far niente contro la sua volontà; le ricerche genetiche erano già guardate dal pubblico con abbastanza sospetto, e uno scandalo poteva far perfino di peggio che distruggere i loro piani.

Vergil era lasciato a se stesso. E Edward conosceva il suo vecchio amico troppo bene per ignorare che non avrebbe comunque permesso a nessuno di controllarlo. Meno che mai a chi non lo riteneva affidabile. Ma si era messo da solo in quarantena (all’apparenza) nel suo appartamento, affetto da una sorta di trasformazione mentale, aggrovigliato in un’estasi psichica autoindotta, prigioniero dei risultati del suo lavoro.

Con un brivido Edward concluse di essere l’unica persona che avrebbe potuto fare qualcosa.

Lui era rimasto il solo individuo responsabile.

Era tempo di tornare all’appartamento di Vergil per cercare almeno di mettere in chiaro la situazione prima che i Pezzi Grossi piombassero sulla scena.

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