L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
La lastra nera incisa con rosse lettere romane incorniciava il monticello coltivato a trifoglio coreano. Gli edifici più oltre si accordavano alle stesse linee solide e squadrate, anche se il cubo nero riservato alle ricerche per il Ministero della Difesa aveva un’aria macabra.
Al cancello un uomo robusto e segaligno in divisa blu uscì dal suo cubicolo e si chinò accanto al finestrino della Volkswagen. Esaminò Edward con pacata indifferenza. — Sì, signore?
— Sono qui per vedere il Dr. Bernard.
Il guardiano gli chiese un documento d’identità. Tornò poi nel cubicolo e leggendone gli estremi parlò al telefono con qualcuno per un paio di minuti. Quando ne uscì la sua espressione placida era immutata. — Non abbiamo un parcheggio per i visitatori. Prenda il numero 31 nello spazio riservato agli impiegati. Si trova dietro quella curva, sull’ala ovest dell’edificio, di fronte all’ingresso degli uffici. Deve entrare subito, senza gironzolare altrove.
— Naturalmente! — borbottò Edward, stizzito. — Dietro la curva — ripeté. Il guardiano annuì seccamente e rientrò nel suo cubicolo.
Edward seguì il sentiero in lastre di roccia fino all’ingresso degli uffici. Rossi papiri crescevano intorno a vasche di cemento piene di carpe rosa e dorate. La porta a vetri si aprì da sola davanti a lui, lasciandolo entrare in un’anticamera circolare fornita solo di un divano per i visitatori e di un tavolo con sopra giornali e riviste tecniche.
— Cosa posso fare per lei? — domandò la receptionist, una ragazza snella e attraente coi capelli accuratamente sollevati nella ciambella in quei giorni molto di moda e che Gail non poteva assolutamente soffrire.
— Il Dr. Bernard, per favore.
— Il Dr. Bernard? — si stupì lei. — Noi non abbiamo…
— Dr. Milligan? — disse una voce.
Edward si volse e vide il Dr. Bernard entrare dalla porta automatica. L’uomo sorrise alla receptionist. — Grazie, Janet. — Lei annuì e tornò a occuparsi delle chiamate telefoniche interne. — Prego, venga con me, Dr. Milligan. Avremo una sala-conferenze tutta per noi. — Condusse Edward fuori per la porta posteriore e poi lungo il sentiero in cemento che correva attorno al pianterreno dell’ala ovest.
Bernard indossava un elegante abito grigio che si accordava al colore dei suoi capelli; il suo profilo era magro e attraente, molto simile a quello di Leonard Bernstein, e non era difficile capire perché la stampa gli accordava spesso una copertina. Era un pioniere della scienza, e per di più fotogenico. — Qui teniamo molto alla sicurezza. È un obbligo imposto dal Governo dieci anni fa, come saprà. Una massa di idioti, a mio parere. Costringono i laboratori a circondarsi di reti elettrificate, e poi a ogni conferenza di studiosi circolano valanghe di notizie. Ma cosa c’è da aspettarsi quando i politicanti ignorano la realtà che ci sta intorno? — La domanda sembrava retorica. Edward si limitò ad annuire, poi ubbidì al gesto con cui l’altro lo indirizzava su per una scala d’acciaio verso il secondo piano.
— Ha visto Vergil di recente? — chiese Bernard, chiudendo dietro di sé la porta della stanza 245.
— Ieri.
Bernard accese le luci. Il locale non era più largo di cinque metri, fornito di un tavolo rotondo con quattro sedie e una lavagna sul muro. — Sediamoci — lo invitò. Edward prese una sedia e l’altro si accomodò di fronte a lui, poggiando i gomiti sul tavolo. — Ulam è brillante. E anche, non esito a dirlo, coraggioso.
— È mio amico. Sono molto preoccupato per lui.
Bernard alzò un dito. — Coraggioso… ma è stato un maledetto sciocco. Quel che gli è accaduto non avrebbe mai dovuto essere consentito. Può aver agito per cause di forza maggiore, però non ha scuse. Comunque, quel che è fatto è fatto. Lei sa tutto, presumo.
— Nelle linee generali — annuì Edward. — Ma non ho ancora capito come sia arrivato a quel punto.
— Neanche noi, Dr. Milligan. Questo è uno dei motivi per cui gli abbiamo offerto di nuovo un laboratorio. E una casa, intanto che cercheremo di capire meglio questa faccenda.
— Non può mostrarsi in pubblico — disse Edward.
— No, infatti. Stiamo costruendo un laboratorio isolato proprio ora. Ma siamo una compagnia privata, e le nostre risorse sono limitate.
— Questo dovrebbe essere riferito alla NIH e alla FDA.
Bernard sospirò. — Sì. Be’, se in questo momento la cosa trapelasse rischieremmo di perdere molto. Non sto parlando di decisioni manageriali… vedremo andare a gambe all’aria l’intera industria dei biochip. Le conseguenze nel mondo degli affari sarebbero clamorose.
— Vergil è molto malato. Fisicamente e mentalmente. Potrebbe morire.
— Non sono affatto certo che rischi la vita — disse Bernard. — Ma ci stiamo allontanando dal nocciolo della questione.
— Quale sarebbe il nocciolo? — sbottò Edward, irritato. — Suppongo che lei stia lavorando a braccetto con la Genetron, adesso… e parla tenendo presenti gli interessi della ditta. Cosa conta di guadagnarci la Genetron?
Bernard si appoggiò allo schienale della sedia. — Posso ipotizzare un gran numero di usi pratici per minuscoli elementi computerizzati a base biologica. Lei no? La Genetron ha già fatto questo passo. Ma il lavoro di Vergil è qualcosa di ancor più evoluto.
— Quali sviluppi prevede?
Il sorriso di Bernard fu luminoso e chiaramente falso. — Non sono veramente autorizzato a parlarne. Sarà qualcosa di rivoluzionario. Dovremo studiarlo in condizioni di laboratorio. Occorreranno esperimenti su animali. Bisognerà ripartire dall’inizio, naturalmente. Vergil è… uh, una colonia che non può essere trasferita. La coltura è basata sulle sue stesse cellule. Dovremo sviluppare organismi che non possano far scattare reazioni immunizzanti in altri animali.
— Come un’infezione? — chiese Edward.
— Suppongo che ci siano dei paralleli. Ma Vergil non è infetto o ammalato nel comune significato del termine.
— Gli esami che ho fatto io dicono che lo è — replicò Edward.
— Non credo che la normale diagnostica sia appropriata, le pare?
— Non lo so.
— Ascolti — disse Bernard, piegandosi in avanti. — Mi piacerebbe che venisse a lavorare con noi, una volta che Vergil sarà sistemato qui. La sua esperienza può esserci utile.
Dietro quell’offerta c’era un’intenzione così scoperta che Edward per poco non si alzò. — Che cosa pensa di trarre da tutto ciò? — chiese. — Intendo lei personalmente.
— Edward, io sono sempre stato un uomo d’avanguardia nella mia professione. Non vedo ragioni per cui non dovrei dare una mano qui. Con la mia esperienza del cervello e delle funzioni nervose, e le ricerche che ho fatto sull’intelligenza artificiale e in neurofisiologia…
— Potrebbe aiutare la Genetron a tenere alla larga un’indagine governativa — terminò Edward.
— Questo è molto poco gentile. È ingiusto e offensivo. — Per un momento Edward captò in Bernard un momento d’incertezza, e perfino di ansia.
— Forse lo sono — rispose. — E forse questa non è la peggiore fra le cose che possono succedere.
— Non la seguo — disse lo scienziato.
— Sogni premonitori, Mr. Bernard.
L’altro strinse le labbra e inarcò un sopracciglio. Quella era un’espressione che il pubblico non gli conosceva, e ben poco adatta alle copertine di Time, Mega o Rolling Stone: una smorfia perplessa e irritata. — Il nostro tempo è troppo prezioso per sprecarne ancora. Le ho fatto un’offerta in buona fede.