Meduse [Ring of Swords - it]
- Автор: Арнасон Элинор
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 1123-329X
- Переводчик: Grazia Alineri
- Жанр: Социально-философская фантастика
Электронная книга - «Meduse [Ring of Swords - it]». Краткое содержание книги:
"Pensi a quanto tempo fa è accaduto! Ora abbiamo droghe che fanno sì che difficilmente la vostra gente possa mentire o evadere le domande. Ora abbiamo strumenti che ci dicono se un umano dice o meno la verità.
"Allora non li avevamo e non sapevamo molte cose sulla psicologia umana." Lui esitò un istante. "Usammo il dolore. È semplice. È affidabile. È universale."
Anna cominciava a sentirsi a disagio e l’uomo dietro il tavolo appariva sempre più disumano. Le sembrava di trovarsi di fronte alla straordinaria trasformazione nel Ritorno dell’Uomo Lupo, quando Lewis Ibrahim si trasformava… sul palco, proprio davanti agli occhi del pubblico… in un mostro peloso.
La voce morbida riprese. — Lui rispose molto bene ai metodi che usammo, e ottenemmo molte informazioni. La maggior parte erano nuove e non c’era modo di controllarle. Ma riuscimmo a controllarne alcune e scoprimmo che mentiva. Così dovemmo interrogarlo di nuovo; e quando controllammo le nuove risposte, scoprimmo nuove bugie. Solo dopo molto tempo fummo sicuri d’aver ottenuto la verità; e a un certo punto, ci scoprimmo più interessati a Nick che alle informazioni. Volevamo vedere fin dove sarebbe riuscito ad arrivare e cosa avesse intenzione di provare in seguito. Ci dicemmo che stavamo imparando qualcosa di prezioso sulla psicologia umana. — Tacque, guardando l’oggetto che aveva in mano: la lunga striscia di metallo.
— Alla fine, smettemmo. Credo che avessimo ottenuto quasi tutto quello che aveva da dire, anche se non ne sono interamente sicuro. È il miglior bugiardo che abbia mai conosciuto. Sogna ancora gli interrogatori. A volte, quando si sveglia, non si rende conto di dove si trova. Ha gli occhi aperti ma continua a sognare ed è molto spaventato. Devo… qual è la frase? …parlargli di rimando. Costruire una strada di parole che lo riporti alla realtà.
— Lei continua a parlare come se fosse stato presente quando è accaduto tutto questo.
— Vent’anni fa? Quando Nick fu interrogato? C’ero. Mi ha sempre interessato l’umanità.
Anna aveva la sensazione di trovarsi sull’orlo di un abisso. Se abbassava lo sguardo, vedeva cose che si contorcevano nell’ombra. Se abbassava lo sguardo? Diavolo, lo stava abbassando. Che cosa sulla terra… che cosa nell’universo… univa quelle due persone? Non voleva saperlo.
— Il più delle volte riesco a leggere l’espressione umana — disse il primo difensore. — Lei sembra turbata. Dovrebbe esserlo. Ha interferito in una lotta tra uomini. Facendolo, ha causato un problema e creato un obbligo.
"Il problema è questo: ha messo a repentaglio la sua posizione tra la sua gente. L’ha fatto nel tentativo di aiutare Nick. Ciò crea quello che la sua gente, che sembra non pensare ad altro che alla procreazione e alle attività del mercato, definirebbe un debito. La mia gente lo chiamerebbe…" Fece una pausa, gli occhi azzurri distaccati. Strano che lei potesse dirlo quando quelle lunghe pupille misteriose non la guardavano. "…un obbligo reciproco. Può andare bene come traduzione. O forse dovrei dire che la sua azione può aver creato un obbligo.
"Lei ha agito, a quanto mi sembra, per onore e compassione ma il suo gesto non era necessario ed è stato inadeguato. Il fatto che il suo gesto non fosse necessario lo rende insignificante? Ciò che ha fatto era contrario alla volontà della Divinità e a ogni buonsenso. Ma lei non lo sapeva. Come posso giudicare il comportamento di un alieno, di una persona che proviene da una cultura che non sembra avere la minima idea di ciò che è decente?"
Tacque e respirò, sibilando leggermente. — Ha importanza l’intenzione o soltanto l’azione? Ha importanza l’azione o solo il risultato? Assomiglia alla situazione di un poema epico. Giusto e sbagliato sono così intrecciati che non c’è modo di dividerne i capi. Lei tira un filo chiaro e scopre d’aver estratto qualcosa di scuro. — Fece una pausa e aggiunse: — Non so con certezza se le devo qualcosa.
Dopo un momento, Anna disse: — Non sono in grado di dirglielo.
— Non mi aspettavo che un umano fosse in grado di darmi dei consigli su una questione di etica. — Lui guardò al di là di Anna, gli occhi azzurri vacui. Alla fine, continuò: — C’erano due navi umane, come forse sa. Quella all’estremità del sistema è partita. Pensiamo di sapere quanto tempo occorra per raggiungere la vostra base più vicina. Abbiamo osservato le sonde-messaggio spaziali che vanno e vengono. Abbiamo bisogno di lasciare il pianeta tra un giorno.
— Dunque. — Tacque di nuovo. — Ho due alternative, Perez Anna. Può scegliere. Le offrirò asilo. Se vuole, può venire con noi quando ce ne andremo.
— No — fece Anna, senza pensarci due volte.
— Ne è sicura?
Le stava chiedendo di gettarsi nell’abisso.
— La ringrazio per l’offerta, ma la risposta è no.
— Molto bene. Passerò alla seconda alternativa. Da quel che posso capire, questo assurdo complotto è stato ideato e portato avanti dai soldati che sono venuti con il gruppo dei diplomatici. I diplomatici pare che non sapessero niente, anche se forse mentono. Non c’è tempo per scoprirlo. Nicky mi aveva avvertito che c’erano due gruppi, e che non lavoravano insieme. E mi aveva detto che i soldati erano pericolosi. Avrei dovuto ricordarmi che questa è la sua specie.
"Parlerò con il suo gruppo diplomatico e suggerirò loro che questa non dev’essere la fine dei negoziati. La colpa di tutto questo può essere attribuita ai militari. I diplomatici… se sono intelligenti… possono venirne fuori senza disonore. Chiederò loro di accertarsi che anche lei se la cavi."
— La ringrazio.
— Forse non funzionerà. — Lui si spostò sulla sedia e guardò qualcosa sul tavolo. — C’è un’altra cosa, Perez Anna. Voglio chiederle un favore. Non è obbligata a dire di sì. Approfitteremo della presente situazione per appropriarci di qualunque cosa si trovi nella zona diplomatica o alla stazione che possa risultarci utile. Perlopiù di informazioni. — Lei vide lo scintillio dei denti. Quello era sicuramente un sorriso e i denti degli alieni… come i denti degli umani… erano squadrati e bianchi. Non zanne da lupo mannaro. Rassicurante. — Ci piacerebbe avere tutto il cibo umano possibile. Come forse sa, non condividiamo l’interesse umano per il cibo e ciò che mangiamo non nutre la vostra specie. In alcuni casi, la uccide. I nostri laboratori sono in grado di nutrire i nostri… ecco che perdo la mia proprietà dell’inglese… i nostri ospiti? I nostri prigionieri? Ma, secondo Nicky, il nostro prodotto non offre il livello di soddisfazione che la sua gente si aspetta dal cibo. Anna non avrebbe saputo dire se l’alieno avesse il senso dell’umorismo o fosse un presuntuoso moralista. Non poteva immaginare Nicholas che viveva con qualcuno privo del senso dell’umorismo. Ma poi, di nuovo, non riusciva a immaginare Nicholas che viveva con un torturatore.
— Vuole che le dica quale cibo prendere.
— Sì.
Lei ci pensò sopra un momento. Perché no? Si trovava già in guai terribili. Perché non rischiare il tutto per tutto? E la inteneriva forse il pensiero di prigionieri umani che mangiavano qualcosa come il cibo bilanciato e nutriente che mangiavano gli animali. Cibo umano, lo chiamavano gli alieni. Era un ciclo sinistro.
Annuì. — Lo farò.
Lui toccò qualcosa sul tavolo e parlò in un’altra lingua. Il tavolo rispose. Il primo difensore sollevò la testa. — La guardia Hai Atala la scorterà nelle cucine degli umani. Grazie per l’aiuto.
Un congedo. Anna si alzò. — Nicholas si riprenderà?
— Credo di sì. È resistente.
Anna aveva un’altra domanda. — Quelli della Mi pensavano che lei non avrebbe fatto niente, neppure se avesse scoperto quello che stava accadendo. Dicevano che, nella vostra cultura, gli uomini sono sacrificabili.