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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Consumò Andrea tanto tempo in questa opera, che quasi non si crederebbe, onde non ebbe tempo a finire l'altre che aveva cominciato: perché oltre alle dette di sopra cominciò in una facciata da uno dei lati la Natività di Gesù Cristo, i pastori e quattro Angeli che cantano; e questi tutti finì tanto bene che paiono vivissimi; ma la storia, che sopra questa cominciò, de' Magi fu poi finita da Girolamo Lombardo suo discepolo e da altri. Nella testa di dietro ordinò che si facessero due storie grandi, cioè una sopra l'altra: in una la morte di essa Nostra Donna e gl'Apostoli che la portano a seppellire, quattro Angeli in aria e molti Giudei che cercano di rubar quel corpo santissimo; e questa fu finita, dopo la vita d'Andrea, dal Bologna scultore. Sotto questa poi ordinò che si facesse la storia del Miracolo di Loreto et in che modo quella capella, che fu la camera di Nostra Donna e dove ella nacque, fu allevata e salutata dall'Angelo, e dove ella nutrì il Figliuolo insino a dodici anni e dimorò poi sempre dopo la morte di lui, fusse finalmente dagl'Angeli portata prima in Ischiavonia, dopo nel territorio di Ricanati in una selva, e per ultimo dove ella è oggi tenuta con tanta venerazione e con solenne frequenza di tutti i popoli cristiani continuamente visitata. Questa storia, dico, secondo che da Andrea era stato ordinato, fu in quella facciata fatta di marmo dal Tribolo scultore fiorentino, come al suo luogo si dirà. Abbozzò similmente Andrea i Profeti delle nicchie, ma non avendo interamente finitone se non uno, gl'altri sono poi stati finiti dal detto Girolamo Lombardo e da altri scultori, come si vedrà nelle vite che seguono. Ma quanto in questa parte appartiene ad Andrea, questi suoi lavori sono i più belli e meglio condotti di scultura che mai fussero stati fatti insino a quel tempo. Il palazzo similmente della canonica di quella chiesa fu similmente seguitato da Andrea, secondo che Bramante di commessione di papa Leone aveva ordinato; ma essendo anco rimaso dopo Andrea imperfetto, fu seguitata la fabrica sotto Clemente Settimo da Antonio da San Gallo e poi da Giovanni Boccalino architetto, sotto il reverendissimo cardinale di Carpi, insino all'anno 1563. Mentre che Andrea lavorò alla detta cappella della Vergine, si fece la fortificazione di Loreto et altre cose, che molto furono lodate dall'invittissimo signor Giovanni de' Medici, col quale ebbe Andrea stretta dimestichezza, essendo stato da lui conosciuto primieramente in Roma.

Avendo Andrea di vacanza quattro mesi dell'anno, per suo riposo, mentre lavorò a Loreto, consumava il detto tempo al Monte, sua patria, in agricoltura, godendosi in tanto un tranquillissimo riposo con i parenti e con gl'amici. Standosi dunque la state al monte, vi fabbricò per sé una comoda casa e comperò molti beni, et ai frati di Santo Agostino di quel luogo fece fare un chiostro, che, per piccolo che sia, è molto bene inteso, se bene non è quadro, per averlo voluto que' padri fabricare in sulle mura vecchie. Nondimeno Andrea lo ridusse nel mezzo quadro ingrossando i pilastri ne' cantoni, per farlo tornare, essendo sproporzionato, a buona e giusta misura. Disegnò anco a una Compagnia, che è in detto chiostro, intitolata Santo Antonio, una bellissima porta di componimento dorico, e similmente il tramezzo et il pergamo della chiesa di esso Santo Agostino. Fece anco fare nello scendere, per andare alla fonte, fuor d'una porta, verso la pieve vecchia a mezza costa una cappelletta per i frati, ancor che non ne avessero voglia. In Arezzo fece il disegno della casa di Messer Pietro astrologo peritissimo, e di terra una figura grande per Monte Pulciano, cioè un re Porsena, che era cosa singulare, ma non l'ho mai rivista dalla prima volta in poi, onde dubito non sia male capitata. Et a un prete tedesco amico suo, fece un San Rocco di terra cotta grande quanto il naturale e molto bello; il quale prete lo fece porre nella chiesa di Battifolle, contado d'Arezzo: e questa fu l'ultima scultura che facesse. Diede anco il disegno delle scale della salita al Vescovado d'Arezzo. E per la Madonna delle Lagrime della medesima città fece il disegno d'uno ornamento che si aveva a fare di marmo, bellissimo con quattro figure di braccia quatro l'una, ma non andò questa opera inanzi per la morte di esso Andrea; il quale pervenuto all'età di LXVIII anni, come quello che mai non stava ozioso, mettendosi in villa a tramutare certi pali da luogo a luogo, prese una calda et in pochi giorni, aggravato da continua febre, si morì l'anno 1529.

Dolse la morte d'Andrea, per l'onore alla patria e per l'amore et utile a' tre suoi figliuoli maschi et alle femmine parimente; e non è molto tempo che Muzio Camillo, un de' tre predetti figliuoli, il quale negli studii delle buone lettere riusciva ingegno bellissimo, gl'andò dietro con molto danno della sua casa e dispiacere degl'amici. Fu Andrea, oltre alla professione dell'arte, persona invero assai segnalata; perciò che fu nei discorsi prudente e d'ogni cosa ragionava benissimo; fu provido e costumato in ogni sua azzione, amicissimo degl'uomini dotti e filosofo naturalissimo. Attese assai alle cose di cosmografia e lasciò ai suoi alcuni disegni e scritti di lontananze e di misure. Fu di statura alquanto piccolo, ma benissimo formato e complessionato. I capegli suoi erano distesi e molli, gl'occhi bianchi, il naso aquilino, la carne bianca e rubiconda, ma ebbe la lingua alquanto impedita. Furono suoi discepoli Girolamo Lombardo detto, Simone Cioli fiorentino, Domenico dal Monte San Savino, che morì poco dopo lui, Lionardo del Tasso fiorentino, che fece in Santo Ambruogio di Firenze sopra la sua sepoltura un San Bastiano di legno e la tavola di marmo delle monache di Santa Chiara. Fu similmente suo discepolo Iacopo Sansovino fiorentino, così nominato dal suo maestro, del quale si ragionerà a suo luogo distesamente.

Sono, dunque, l'architettura e la scultura molto obligate ad Andrea, per aver egli nell'una aggiunto molti termini di misure et ordini di tirar pesi et un modo di diligenza che non si era per innanzi usato, e nell'altra avendo condotto a perfezzione il marmo con giudizio, diligenza e pratica maravigliosa.

VITA DI BENEDETTO DA ROVEZZANO SCULTORE FIORENTINO

Gran dispiacere, mi penso io, che sia quello di coloro che, avendo fatto alcuna cosa ingegnosa, quando sperano goderla nella vecchiezza e vedere le prove e le bellezze degl'ingegni altrui in opere somiglianti alle loro e potere conoscere quanto di perfezzione abbia quella parte che essi hanno esercitato, si trovano dalla fortuna contraria o dal tempo o cattiva complessione o altra causa privi del lume degl'occhi. Onde non possono come prima facevano conoscere né il difetto, né la perfezzione di coloro che sentono esser vivi et esercitarsi nel loro mestiero. E molto più credo gli attristi il sentire le lode de' nuovi, non per invidia, ma per non potere essi ancora esser giudici, si quella fama viene a ragione o no. La qual cosa avvenne [a] Benedetto da Rovezzano scultore fiorentino, del quale al presente scriviamo la vita, acciò sappia il mondo quanto egli fusse valente e pratico scultore e con quanta diligenza campasse il marmo spiccato, facendo cose meravigliose. Fra le prime di molte opre che costui lavorò in Firenze, si può annoverare un camino di macigno ch'è in casa di Pierfrancesco Borgherini, dove sono di sua mano intagliati capitegli, fregi et altri molti ornamenti straforati con diligenza. Parimente in casa di Messer Bindo Altoviti è di mano del medesimo un camino et uno acquaio di macigno con alcune altre cose molto sottilmente lavorate, ma quanto appartiene all'architettura, col disegno di Iacopo Sansovino allora giovane.

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