Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 203 204 205 206 207 208 209 210 211 ... 531
Перейти на страницу:

Aveva openione fra' Bartolomeo quando lavorava tenere le cose vive innanzi, e per poter ritrar panni et arme et altre simil cose fece fare un modello di legno grande quanto il vivo che si snodava nelle congenture, e quello vestiva con panni naturali dove egli fece di bellissime cose, potendo egli a beneplacito suo tenerle ferme fino che egli avesse condotto l'opera sua a perfezzione, il quale modello, così intarlato e guasto come è, è apresso di noi per memoria sua. In Arezzo in Badia de' monaci neri fece la testa d'un Cristo in iscuro, cosa bellissima; e la tavola della Compagnia de' Contemplanti, la quale s'è conservata in casa del Magnifico Messer Ottaviano de' Medici et oggi è stata da Messer Alessandro suo figliuolo messa in una cappella in casa con molti ornamenti, tenendola carissima per memoria di fra' Bartolomeo e perché egli si diletta infinitamente della pittura. Nel noviziato di San Marco nella cappella una tavola della Purificazione molto vaga e con disegno condusse a buon fine. Et a Santa Maria Maddalena, luogo di detti frati, fuor di Fiorenza, dimorandovi per suo piacere, fece un Cristo et una Maddalena; e per il convento alcune cose dipinse in fresco. Similmente lavorò in fresco uno arco sopra la foresteria di San Marco, et in questo dipinse Cristo con Cleofas e Luca, dove ritrasse fra' Niccolò della Magna, quando era giovane, il quale poi arcivescovo di Capova et ultimamente fu cardinale. Cominciò in San Gallo una tavola, la quale fu poi finita da Giuliano Bugiardini, oggi allo altar maggiore di San Iacopo fra' Fossi, al canto agli Alberti. Similmente un quadro del ratto di Dina, il quale è appresso Messer Cristofano Rinieri, che dal detto Giuliano fu poi colorito, dove sono e casamenti et invenzioni molto lodati.

Gli fu da Piero Soderini allogata la tavola della sala del consiglio, che di chiaro oscuro da lui disegnata ridusse in maniera ch'era per farsi onore grandissimo. La quale è oggi in San Lorenzo, alla cappella del Magnifico Ottaviano de' Medici, onoratamente collocata, così imperfetta, nella quale sono tutti e' protettori della città di Fiorenza, e que' Santi che nel giorno loro la città ha aute le sue vittorie; dov'è il ritratto d'esso fra' Bartolomeo fattosi in uno specchio. Perché avendola cominciata e disegnata tutta, avvenne che, per il continuo lavorare sotto una finestra, il lume di quella a dosso percotendogli, da quel lato tutto intenebrato restò, non potendosi muovere punto. Onde fu consigliato che andasse al bagno a San Filippo, essendogli così ordinato da' medici; dove dimorato molto, pochissimo per questo migliorò. Era fra' Bartolomeo delle frutte amicissimo et alla bocca molto gli dilettavano, benché alla salute dannosissime gli fossero. Perché una mattina avendo mangiato molti fichi, oltra il male ch'egli aveva, gli sovragiunse una grandissima febbre; la quale in quattro giorni gli finì il corso della vita, d'età d'anni 48, onde egli con buon conoscimento rese l'anima al cielo. Dolse agli amici suoi et a' frati particolarmente la morte di lui, i quali in S. Marco nella sepoltura loro gli diedero onorato sepolcro, l'anno 1517, alli otto di ottobre. Era dispensato ne' frati che in coro a ufficio nessuno non andasse; ed il guadagno dell'opere sue veniva al convento, restandogli in mano danari per colori e per le cose necessarie del dipignere. Lasciò discepoli suoi Cecchino del Frate, Benedetto Cianfanini, Gabriel Rustici, e fra' Paolo Pistolese, al quale rimasero tutte le cose sue, fece molte tavole e quadri con que' disegni dopo la morte sua, e ne sono in San Domenico di Pistoia tre et una a Santa Maria del Sasso in Casentino. Diede tanta grazia ne' colori fra' Bartolomeo alle sue figure e quelle tanto modernamente augumentò di novità, che per tal cosa merita fra i benefattori dell'arte da noi essere annoverato.

VITA DI MARIOTTO ALBERTINELLI PITTOR FIORENTINO

Mariotto Albertinelli, familiarissimo e cordialissimo amico e, si può dire, un altro fra' Bartolomeo, non solo per la continua conversazione e pratica, ma ancora per la simiglianza della maniera mentre che egli attese da dovero all'arte, fu figliuolo di Biagio di Bindo Albertinelli, il quale levatosi di età d'anni 20 dal battiloro, dove in fino a quel tempo aveva dato opra, ebbe i primi principi della pittura in bottega di Cosimo Rossegli, nella quale prese tal domestichezza con Baccio dalla Porta, che erono un'anima et un corpo, e fu tra loro tal fratellanza, che quando Baccio partì da Cosimo per far l'arte da sé come maestro, anche Mariotto se n'andò seco, dove alla Porta San Piero Gattolini l'uno e l'altro molto tempo dimorarono, lavorando molte cose insieme; e perché Mariotto non era tanto fondato nel disegno quanto era Baccio, si diede allo studio di quelle anticaglie che erano allora in Fiorenza, la magior parte e le migliori delle quali erano in casa Medici; e disegnò assai volte alcuni quadretti di mezzo rilievo, che erano sotto la loggia nel giardino di verso San Lorenzo, che in uno è Adone con un cane bellissimo et in un altro duoi ignudi, un che siede et ha a' piedi un cane, l'altro è ritto con le gambe sopra poste che s'appoggia ad un bastone, che sono miracolosi; e parimente due altri di simil grandezza: in uno de' quali sono due putti, che portano il fulmine di Giove, nell'altro è uno ignudo vecchio, fatto per l'occasione, che ha le ali sopra le spalle et a' piedi, ponderando con le mani un par di bilance; et oltre a questi era quel giardino tutto pieno di torsi di femine e maschi che erano non solo lo studio di Mariotto, ma di tutti gli scultori e pittori del suo tempo, che una buona parte n'è oggi nella guardaroba del Duca Cosimo et una altra nel medesimo luogo come i dua torsi di Marsia; e le teste sopra le finestre e quelle degli imperatori sopra le porte; a queste anticaglie studiando Mariotto fece gran profitto nel disegno e prese servitù con madonna Alfonsina, madre del Duca Lorenzo, la quale, perché Mariotto attendesse a farsi valente, gli porgeva ogni aiuto.

Costui dunque tramezzando il disegnare col colorire si fé assai pratico come aparì in alcuni quadri che fece per quella signora, che furno mandati da lei a Roma a Carlo e Giordano Orsini, che vennono poi nelle mani di Cesar Borgia. Ritrasse madonna Alfonsina di naturale molto bene, e gli pareva avere trovato per quella familiarità la ventura sua; ma essendo l'anno 1494, che Piero de' Medici fu bandito, mancatogli quell'aiuto e favore, ritornò Mariotto alla stanza di Baccio dove attese più assiduamente a far modegli di terra et a studiare, et affaticatosi intorno al naturale et a imitar le cose di Baccio, onde in pochi anni si fece un diligente e pratico maestro. Perché prese tanto animo, vedendo riuscir sì bene le cose sue che, imitando la maniera e l'andar del compagno, era da molti presa la mano di Mariotto per quella del frate. Perché intervenendo l'andata di Baccio al farsi frate, Mariotto, per il compagno perduto, era quasi smarrito e fuor di se stesso. E sì strana gli parve questa novella che, disperato, di cosa alcuna non si rallegrava. E se in quella parte Mariotto non avesse avuto a noia il commerzio de' frati, de' quali di continuo diceva male, et era della parte che teneva contra la fazzione di frate Girolamo da Ferrara, arebbe l'amore di Baccio operato talmente, che a forza nel convento medesimo col suo compagno si sarebbe incapucciato egli ancora. Ma da Gerozzo Dini, che faceva fare nell'ossa il Giudizio, che Baccio aveva lasciato imperfetto, fu pregato che, avendo quella medesima maniera, gli volesse dar fine. Et inoltre perché v'era il cartone finito di mano di Baccio et altri disegni, e pregato ancora da fra' Bartolomeo, che aveva avuto a quel conto danari e si faceva coscienza di non avere osservato la promessa, Mariotto all'opra diede fine; dove con diligenza e con amore condusse il resto dell'opera, talmente che molti, non lo sapendo, pensano che d'una sola mano ella sia lavorata. Per il che tal cosa gli diede grandissimo credito nell'arte. Lavorò alla Certosa di Fiorenza nel Capitolo un Crocifisso con la Nostra Donna e la Maddalena appiè della Croce et alcuni Angeli in aere, che ricolgono il sangue di Cristo, opera lavorata in fresco e con diligenza e con amore assai ben condotta. Ma, non parendo che i frati del mangiare a lor modo li trattassero, alcuni suoi giovani, che seco imparavano l'arte, non lo sapendo Mariotto, avevano contrafatto la chiave di quelle finestre onde si porge a' frati la pietanza, la quale risponde in camera loro; et alcune volte secretamente quando a uno e quando a uno altro rubavano il mangiare. Fu molto romore di questa cosa tra' frati: perché delle cose della gola si risentono così bene come gli altri; ma, facendo ciò i garzoni con molta destrezza et essendo tenuti buone persone, incolpavano coloro alcuni frati che per odio l'un dell'altro il facessero; dove la cosa pur si scoperse un giorno. Per che i frati, acciò che il lavoro si finisse, raddoppiarono la pietanza a Mariotto et a' suoi garzoni, i quali con allegrezza e risa finirono quella opera.

1 ... 203 204 205 206 207 208 209 210 211 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)