Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Dopo, essendo condotto d'Inghilterra in Ispagna, vi fece molte opere che sono sparse in diversi luoghi e sono molto stimate; ma in fra l'altre fece un Crocifisso di terra che è la più mirabile cosa che sia in tutta la Spagna. E fuori della città di Siviglia in un monasterio de' frati di San Girolamo fece un altro Crucifisso et un San Girolamo in penitenza col suo lione, nella figura del qual Santo ritrasse un vecchio dispensiero de' Botti, mercanti fiorentini in Ispagna, et una Nostra Donna col Figliuolo, tanto bella ch'ella fu cagione che ne facesse un'altra simile al Duca d'Arcus, il quale per averla fece tante promesse a Torrigiano, che egli si pensò d'esserne ricco per sempre. La quale opera finita, gli donò quel Duca tante di quelle monete che chiamano maravelìs, che vagliono poco o nulla, che il Torrigiano al quale ne andarono due persone a casa cariche si confermò maggiormente nella sua openione d'avere a esser richissimo. Ma avendo poi fatta contare e vedere a un suo amico fiorentino quella moneta e ridurla al modo italiano, vide che tanta somma non arrivava pure a trenta ducati, per che, tenendosi beffato, con grandissima collera andò dove era la figura che aveva fatto per quel Duca e tutta guastolla. Laonde quello Spagnuolo, tenendosi vituperato, accusò il Torrigiano per eretico; onde essendo messo in prigione et ogni dì esaminato e mandato [da] uno inquisitore all'altro, fu giudicato finalmente degno di gravissima punizione. La quale non fu messa altrimenti in esecuzione, perché esso Torrigiano per ciò venne in tanta maninconia che, stato molti giorni senza mangiare e per ciò debilissimo divenuto, a poco a poco finì la vita; e così col torsi il cibo si liberò dalla vergogna in che sarebbe forse caduto, essendo, come si credette, stato condennato a morte.
Furono l'opere di costui circa gl'anni di nostra salute 1515. E morì l'anno 1522.
VITA DI GIULIANO ET ANTONIO DA SAN GALLO ARCHITETTI FIORENTINI
Francesco di Paulo Giamberti, il quale fu ragionevole architetto al tempo di Cosimo de' Medici e fu da lui molto adoperato, ebbe due figliuoli: Giuliano et Antonio, i quali mise all'arte dell'intagliare di legno, e col Francione legnaiuolo, persona ingegnosa, il quale similmente attendeva agl'intagli di legno et alla prospettiva, e col quale aveva molto dimestichezza, avendo eglino insieme molte cose e d'intaglio e d'architettura operato per Lorenzo de' Medici; acconciò, il detto Francesco, Giuliano uno de' detti suoi figliuoli, il quale Giuliano imparò in modo bene tutto quello che il Francione gl'insegnò, che gl'intagli e le bellissime prospettive, che poi da sé lavorò nel coro del Duomo di Pisa, sono ancor oggi, fra molte prospettive nuove, non senza maraviglia guardate. Mentre che Giuliano attendeva al disegno et il sangue della giovanezza gli bolliva, l'esercito del Duca di Calavria, per l'odio che quel signore portava a Lorenzo de' Medici, s'accampò alla Castellina per occupare il dominio alla Signoria di Fiorenza e per venire, se gli fusse riuscito, a fine di qualche suo disegno maggiore; per che, essendo forzato il Magnifico Lorenzo a mandare uno ingegnero alla Castellina, che facesse molina e bastie e che avesse cura e maneggiasse l'artiglieria, il che pochi in quel tempo sapevano fare, vi mandò Giuliano, come d'ingegno più atto e più destro e spedito e da lui conosciuto, come figliuolo di Francesco, stato amorevole servitore di casa Medici. Arrivato Giuliano alla Castellina, fortificò quel luogo dentro e fuori di buone mura e di mulina, e d'altre cose necessarie alla difesa di quella la provide. Dopo, veggendo gli uomini star lontani all'artiglieria e maneggiarla e caricarla e tirarla timidamente, si gettò a quella e l'acconciò di maniera che da indi in poi a nessuno fece male, avendo ella prima occiso molte persone, le quali nel tirarla, per poco giudizio loro, non avevano saputo far sì che nel tornare a dietro non offendesse. Presa dunque Giuliano la cura della detta artiglieria fu tanta nel tirarla e servirsene la sua prudenza che il campo del Duca impaurì di sorte, che per questo et altri impedimenti ebbe caro di accordarsi e di lì partirsi. Di che conseguì Giuliano non piccola lode in Fiorenza appresso Lorenzo, onde fu poi di continuo ben veduto e carezzato. Intanto, essendosi dato alle cose d'architettura, cominciò il primo chiostro di Cestello, e ne fece quella parte che si vede di componimento ionico, ponendo i capitelli sopra le colonne con la voluta che girando cascava fino al collarino dove finisce la colonna, avendo sotto l'uovolo e fusarola fatto un fregio alto il terzo del diametro di detta colonna; il quale capitello fu ritratto da uno di marmo antichissimo, stato trovato a Fiesole da Messer Lionardo Salutati, vescovo di quel luogo, che lo tenne con altre anticaglie un tempo nella via di San Gallo in una casa e giardino dove abitava dirimpetto a Santa Agata; il quale capitello è oggi appresso Messer Giovanbatista da Ricasoli, vescovo di Pistoia, e tenuto in pregio per la bellezza e varietà sua, essendo che fra gl'antichi non se n'è veduto un altro simile. Ma questo chiostro rimase imperfetto per non potere fare allora quei monaci tanta spesa.
Intanto, venuto in maggior considerazione Giuliano appresso Lorenzo, il quale era in animo di fabricare al Poggio a Caiano, luogo fra Fiorenza e Pistoia, e n'aveva fatto fare più modelli al Francione et ad altri, esso Lorenzo fece fare di quello che aveva in animo di fare un modello a Giuliano, il quale lo fece tanto diverso e vario dalla forma degl'altri e tanto secondo il capriccio di Lorenzo che egli cominciò subitamente a farlo mettere in opera come migliore di tutti; et accresciutogli grado per queste, gli dette poi sempre provisione. Volendo poi fare una volta alla sala grande di detto palazzo nel modo che noi chiamiamo a botte, non credeva Lorenzo che per la distanzia si potesse girare; onde Giuliano, che fabricava in Fiorenza una sua casa, voltò la sala sua a similitudine di quella per far capace la volontà del magnifico Lorenzo; per che egli quella del Poggio felicemente fece condurre. Onde la fama sua talmente era cresciuta che a' preghi del Duca di Calavria fece il modello d'un palazzo, per commissione del Magnifico Lorenzo che doveva servire a Napoli, e consumò gran tempo a condurlo. Mentre adunque lo lavorava, il castellano di Ostia, vescovo allora della Rovere, il quale fu poi co 'l tempo Papa Giulio II, volendo acconciare e mettere in buono ordine quella fortezza, udita la fama di Giuliano, mandò per lui a Fiorenza, et ordinatoli buona provisione ve lo tenne due anni a farvi tutti quegli utili e comodità che poteva con l'arte sua. E perché il modello del Duca di Calavria non patisse e finir si potesse, ad Antonio suo fratello lasciò che con suo ordine lo finisse, il quale nel lavorarlo aveva con diligenza seguitato e finito, essendo Antonio ancora di sofficienza in tale arte non meno che Giuliano. Per il che fu consigliato Giuliano da Lorenzo Vecchio a presentarlo egli stesso, acciò che in tal modello potesse mostrare le difficultà che in esso aveva fatto; laonde partì per Napoli e, presentato l'opera, onoratamente fu ricevuto, non con meno stupore de lo averlo il Magnifico Lorenzo mandato con tanto garbata maniera, quanto con maraviglia per il magisterio de l'opera nel modello; il quale piacque sì che si diede con celerità principio all'opera vicino al Castel Nuovo.