Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fu di grandissima perdita all'architettura la morte di Bramante, il quale fu investigatore di molte buone arti ch'aggiunse a quella, come l'invenzione del buttar le volte di getto, lo stucco, l'uno e l'altro usato dagli antichi, ma stato perduto da le ruine loro fino al suo tempo. Onde quegli che vanno misurando le cose antiche d'architettura, trovano in quelle di Bramante non meno scienza e disegno che si faccino in tutte quelle. Onde può rendersi a quegli che conoscono tal perfezzione, uno degli ingegni rari che hanno illustrato il secol nostro.
Lasciò suo domestico amico Giulian Leno, che molto valse nelle fabbriche de' tempi suoi, per provedere et eseguire la volontà di chi disegnava più che per operare di man sua, se bene aveva giudizio e grande sperienza.
Mentre visse Bramante fu adoperato da lui nell'opre sue Ventura, fallegname pistolese, il quale aveva bonissimo ingegno e disegnava assai aconciamente; costui si dilettò assai in Roma di misurare le cose antiche, e tornato a Pistoia per rinpatriarsi seguì che l'anno 1509 in quella città una Nostra Donna, che oggi si chiama della Umiltà, fece miracoli, e perché gli fu porto molte limosine, la Signoria che allora governava, deliberò fare un tempio in onor suo; per che pòrtosi questa occasione a Ventura, fece di sua mano un modello d'un tempio a otto facce largo braccia... et alto braccia... con un vestibulo o portico serrato dinanzi, molto ornato di drento e veramente bello, dove piaciuto a que' signori e capi della città, si cominciò a fabricare con l'ordine di Ventura, il quale, fatto i fondamenti del vestibulo e del tempio e finito a fatto il vestibulo che riuscì ricco di pilastri e cornicioni d'ordine corinto e d'altre pietre intagliate, e con quelle anche tutte le volte di quell'opera furon fatti a quadri scorniciati pur di pietra pien di rosoni. Il tempio [a] otto facce fu anche di poi condotto fino alla cornicie ultima, dove s'aveva a voltare la tribuna; mentre che egli visse Ventura e per non esser egli molto sperto in cose così grandi non considerò al peso della tribuna, che potesse star sicura, avendo egli nella grossezza di quella muraglia fatto nel primo ordine delle finestre e nel secondo dove son le altre un andito che camina a torno, dove egli venne a indebolir le mura ché, sendo quello edifizio da basso senza spalle, era pericoloso il voltarla e massime negli angoli delle cantonate dove aveva a pignere tutto il peso della volta di detta tribuna. Là dove doppo la morte di Ventura non è stato architetto nessuno che gli sia bastato l'animo di voltalla, anzi avevon fatto condurre in sul luogo legni grandi e grossi di alberi per farvi un tetto a capanna, che non piacendo a que' cittadini, non volsono che si mettesse in opra, e sté così scoperta molti anni tanto che l'anno 1561 suplicorno gli Operai di quella fabrica al duca Cosimo perché sua eccellenza facessi loro grazia, che quella tribuna si facesse; dove per compiacergli quel signore ordinò a Giorgio Vasari che vi andasse e vedesse di trovar modo di voltarla, che ciò fatto ne fece un modello che alzava quello edifizio sopra la cornice che aveva lassato Ventura, otto braccia per fargli spalle, e ristrinse il vano che va intorno fra muro e muro dello andito e rinfrancando le spalle, e gli angoli e le parte di sotto degli anditi che aveva fatto Ventura fra le finestre, gl'incatenò con chiave grosse di ferro doppie in sugli angoli che l'asicurava di maniera che sicuramente si poteva voltare. Dove Sua Eccellenza volse andare in sul luogo e piaciutoli tutto diede ordine che si facesse, e così sono condotte tutte le spalle e di già si è dato principio a voltar la tribuna. Sì che l'opra di Ventura verrà ricca e con più grandezza et ornamento e più proporzione, ma nel vero Ventura merita che se ne faccia memoria perché quella opera è la più notabile per cosa moderna che sia in quella città.
VITA DI FRA' BARTOLOMEO DI S. MARCO PITTOR FIORENTINO
Vicino alla terra di Prato che è lontana a Fiorenza dieci miglia, in una villa chiamata Savignano, nacque Bartolomeo, secondo l'uso di Toscana, chiamato Baccio il quale mostrando nella sua puerizia non solo inclinazione, ma ancora attitudine al disegno, fu col mezzo di Benedetto da Maiano acconcio con Cosimo Rosselli et in casa alcuni suoi parenti, che abitavano alla Porta a San Piero Gattolini, accomodato; ove stette molti anni talché non era chiamato né inteso per altro nome che per Baccio dalla Porta. Costui, doppo che si partì da Cosimo Rosselli, cominciò a studiare con grande affezzione le cose di Lionardo da Vinci et in poco tempo fece tal frutto e tal progresso nel colorito che s'acquistò reputazione e credito d'uno de' miglior giovani dell'arte, sì nel colorito come nel disegno.
Ebbe in compagnia Mariotto Albertinelli, che in poco tempo prese assai bene la sua maniera, e con lui condusse molti quadri di Nostra Donna, sparsi per Fiorenza, de' quali tutti ragionare sarebbe cosa troppo lunga, però toccando solo d'alcuni fatti excelentemente da Baccio, uno n'è in casa di Filippo di Averardo Salviati, bellissimo e tenuto molto in pregio e caro da lui, nel quale è una Nostra Donna; un altro, non è molto, fu comperato (vendendosi fra masserizie vecchie) da Pier Maria delle Pozze, persona molto amico delle cose di pittura, che conosciuto la bellezza sua non lo lasciò per danari, nel quale è una Nostra Donna fatta con una diligenzia straordinaria. Aveva Pier del Pugliese avuto una Nostra Donna piccola di marmo di bassissimo rilievo, di mano di Donatello cosa rarissima, la quale per magiormente onorarla, gli fece fare uno tabernacolo di legno per chiuderla con dua sportellini, che datolo a Baccio dalla Porta vi fece drento dua storiette, che fu una la Natività di Cristo, l'altra la sua Circuncisione, le quali condusse Baccio di figurine a guisa di miniatura che non è possibile a olio poter far meglio; e quando poi si chiude di fuora, in su' detti sportelli dipinse pure a olio di chiaro e scuro la Nostra Donna annunziata dall'Angelo. Questa opera è oggi nello scrittoio del duca Cosimo dove egli ha tutte le antichità di bronzo di figure piccole, medaglie et altre pitture rare di minî, tenuto da Sua Eccellenza Illustrissima per cosa rara come è veramente.
Era Baccio amato in Firenze per la virtù sua, che era assiduo al lavoro, quieto e buono di natura et assai timorato di Dio, e gli piaceva assai la vita quieta e fuggiva le pratiche viziose e molto gli dilettava le predicazioni, e cercava sempre le pratiche delle persone dotte e posate. E nel vero rare volte fa la natura nascere un buono ingegno et uno [art]efice mansueto che anche in qualche tempo di quiete e di bontà non lo provegga come fece a Baccio, il quale, come si dirà di sotto, gli riuscì quello che egli desiderava, che sparsosi l'esser lui non men buono che valente, si divulgò talmente il suo nome, che da Gerozzo di Monna Venna Dini gli fu fatta allogazione d'una cappella nel Cimiterio, dove sono l'ossa de' morti nello spedale di Santa Maria Nuova, e cominciovvi un Giudizio a fresco, il quale condusse con tanta diligenza e bella maniera in quella parte che finì che, acquistandone grandissima fama, oltra quella che aveva, molto fu celebrato per aver egli con bonissima considerazione espresso la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite. Oltra che si vede nel disegno, che restò a finirsi, queste figure che sono ivi tirate all'Inferno, la disperazione, il dolore e la vergogna della morte eterna, così come si conosce la contentezza e la letizia, che sono in quelle che si salvano, ancora che questa opera rimanesse imperfetta, avendo egli più voglia d'attendere alla religione che alla pittura. Perché trovandosi in questi tempi in San Marco fra' Girolamo Savonarola da Ferrara, dell'ordine de' Predicatori, teologo famosissimo, e continovando Baccio la udienza delle prediche sue, per la devozione che in esso aveva, prese strettissima pratica con lui e dimorava quasi continuamente in convento avendo anco con gli altri frati fatto amicizia.