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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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La piccola stanza era a malapena grande abbastanza per cinque sedie e la piccola stufa panciuta contro la parete, irradiando un calmo calore. Non c’era spazio per un tavolo, tanto meno per un caminetto. Solo abbastanza per cinque donne. Le donne più potenti al mondo. E le più sciocche, pareva.

Formavano una misera sorellanza stamane, la mattina successiva al più grande disastro nella storia della Torre Bianca. Jesse lanciò un’occhiata alla donna accanto a lei. Ferane Neheran — Prima Ragionatrice della Bianca — era una donna bassa e robusta che, stranamente per una Bianca, spesso sembrava più collera che logica. Oggi era una di quelle volte: sedeva con lo sguardo accigliato e le braccia incrociate. Aveva rifiutato una tazza di te.

Accanto a lei c’era Suana Dragand, Prima Tessitrice dell’Ajah Gialla. Era una creaturina allampanata, tutta pelle e ossa, ma aveva un temperamento inflessibile. Adelorna, quella che aveva mosso l’accusa contro Jesse, era accanto a lei. Chi poteva fare una colpa al Capitano Generale per la sua astiosità ? Lei che era stata fustigata da Elaida e che la scorsa notte era quasi morta per mano dei Seanchan? La donna snella pareva insolitamente in disordine. I suoi capelli erano tirati indietro in una comoda crocchia e il suo abito chiaro era stazzonato. L’ultima donna nella stanza era Serancha Colvine, capo funzionario dell’Ajah Grigia. Aveva capelli castano chiaro e un volto stretto; aveva costantemente l’espressione di chi avesse assaggiato qualcosa di molto amaro. Quella caratteristica oggi sembrava più evidente del solito.

«Non ha tutti i torti, Jesse» disse Ferane, il suo tono logico in contrasto con la sua ovvia irritazione. «Sei stata tu a proporre questa linea d’azione.»

«‘Proporre’ è una parola forte.» Jesse prese un sorso del suo te. «Ho semplicemente menzionato che in alcune delle… registrazioni più riservate della Torre ci sono resoconti di tempi in cui erano i capi delle Ajah a governare invece dell’Amyrlin.» Il Deposito Tredici era noto ai capi delle Ajah, anche se non potevano farvi visita a meno che non fossero anche Adunanti. Questo non impediva a molte di loro di inviare delle Adunanti a raccogliervi informazioni per loro. «Io posso essere stata il messaggero, ma questo è spesso il ruolo della Marrone. Voi non avete esitato molto a farvi costringere a questa linea d’azione.»

A quelle parole ci furono alcuni sguardi in tralice, e le donne trovarono l’opportunità di esaminare il loro te. Sì, erano tutte implicate e lo comprendevano. Jesse non si sarebbe assunta la colpa per questo disastro.

«Non serve a nulla attribuire colpe.» Suana provò a portare sollievo, anche se la sua voce era intrisa di amarezza.

«Non mi farò distogliere così facilmente» ringhiò Adelorna. Alcune reagivano con tristezza alla perdita di un Custode, altre con rabbia. C’erano pochi dubbi su quale fosse il modo di Adelorna. «È stato commesso un grave, gravissimo errore. La Torre Bianca brucia, l’Amyrlin è stata catturata da invasori e il Drago Rinato se ne va ancora in giro indisturbato. Presto il mondo intero apprenderà della nostra vergogna!»

«E a cosa servirà incolparci a vicenda?» replicò Suana. «Siamo così infantili da voler trascorrere questo incontro a bisticciare su quale di noi impiccare, in un futile tentativo di evitare le nostre responsabilità ?»

Jesse ringraziò in silenzio per le parole dell’ossuta Gialla. Naturalmente, Suana era stata la prima fra i capi delle Ajah a essere d’accordo col piano di Jesse. Così era la prossima in lista per quell’impiccagione metaforica.

«Ha ragione.» Serancha prese un sorso di te. «Dobbiamo fare pace fra noi. Alla Torre serve una guida, e non la otterremo dal Consiglio.»

«Questo in parte è anche colpa nostra» ammise Ferane, con aria nauseata.

Lo era. Era sembrato un piano geniale. La divisione della Torre, il distacco di così tante in rivolta e l’elezione di una nuova Amyrlin non era stata colpa loro. Ma ciò aveva presentato diverse opportunità. La prima era stata la più facile a cui aggrapparsi: mandare Adunanti dalle ribelli per indirizzarle e accelerare una riconciliazione. Erano state scelte le Adunanti più giovani con i loro rimpiazzi nella Torre che sarebbero dovuti servire solo per poco tempo. I capi delle Ajah erano stati certi che questa piccola ribellione potesse essere appianata facilmente.

Non l’avevano presa abbastanza sul serio. Quello era stato il loro primo errore. Il secondo era più atroce. C’erano stati davvero dei tempi in passato in cui i capi delle Ajah — non l’Amyrlin Seat o il Consiglio della Torre — avevano guidato le Aes Sedai. Era stato fatto in segreto, naturalmente, ma aveva avuto molto successo. Insomma, il regno di Cemaile Sorenthaine sarebbe stato un completo disastro se non si fossero intromessi i capi delle Ajah.

Questa era parsa un’occasione simile. I giorni in cui l’Ultima Battaglia si avvicinava erano un momento speciale, che richiedeva un’attenzione particolare. Attenzione da parte di donne con menti giudiziose e razionali e grande esperienza. Donne che potevano parlare fra loro in confidenza e decidere la linea d’azione migliore, evitando le discussioni in cui si cacciava il Consiglio.

«Dove pensate che abbiamo sbagliato?» chiese Serancha piano.

Le donne tacquero. Nessuna di loro voleva ammettere a chiare lettere che quel piano si era ritorto contro di loro. Adelorna si riaccomodò sulla sua sedia, le braccia conserte, fumante ma senza più lanciare accuse.

«È stata Elaida» disse Ferane. «Non è mai stata… molto logica.»

«È stato un dannato disastro, ecco cos’è stato» borbottò Adelorna.

«È stato più di questo» ammise Jesse. «Scegliere direttamente delle Adunanti che potevamo controllare per rimpiazzare quelle mandate dalle ribelli è stata una buona decisione, ma forse troppo ovvia. Le donne delle nostre stesse Ajah sono diventate sospettose; so di diversi commenti fatti da membri della Marrone. Non siamo così inconsapevoli come ad altri piace ritenerci.»

Serancha annuì. «Piazzava di cospirazione» disse. «Questo ha reso le donne meno disposte a fidarsi. E poi ci si sono messe le ribelli. Molto più difficili da controllare di quanto avevamo presunto.»

Le donne annuirono. Loro, come Jesse, avevano ipotizzato che, indirizzandole in modo adeguato, le ribelli sarebbero tornate alla Torre e avrebbero chiesto perdono. Questa divisione sarebbe dovuta terminare con nessun altro danno tranne qualche orgoglio ferito.

Ma non avevano considerato quanto sarebbero state resistenti o efficaci le ribelli. Un intero esercito, apparso sulle sponde attorno a Tar Valon nel mezzo di una tormenta? Guidato da una delle più grandi menti militari di quest’Epoca? Con una nuova Amyrlin e un assedio frustrantemente efficace? Chi se lo sarebbe aspettato? E alcune delle Adunanti che avevano inviato avevano iniziato a schierarsi più con le ribelli che con la Torre Bianca!

Non avremmo mai dovuto permettere a Elaida di sciogliere l’Ajah Azzurra, pensò Jesse. Le Azzurre avrebbero potuto essere disposte a tornare, se non fosse successo. Ma è stato un disonore tale che si sono impuntate.

Solo la Luce sapeva quanto ciò era pericoloso: le storie erano piene di resoconti di quanto potevano diventare ostinate le Azzurre, in particolare quando venivano costrette in un angolo.

«Penso che sia tempo di ammettere che non c’è speranza di salvare i nostri piani» disse Suana. «Siamo d’accordo?»

«D’accordo» disse Adeloma.

A una a una, le Sorelle fecero un cenno d’assenso col capo, e così fece Jesse. Perfino in questa stanza, era difficile ammettere l’errore. Ma era tempo di darci un taglio e iniziare a ricostruire.

«Questo presenta i suoi problemi» disse Serancha, ora con voce più calma. Anche le altre donne parevano più sicure di se. Non si fidavano l’una dell’altra, queste cinque, ma erano più vicine a farlo di qualsiasi altro gruppo dotato di qualche autorità nel Consiglio.

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