La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Anna Maria Cossiga
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:
— Orion.
Io strinsi gli occhi, come svegliandomi da un sogno. Ettore stava in piedi davanti a me. Non l’avevo sentito avvicinarsi.
— Principe Ettore — dissi.
— Vieni con me. Abbiamo una risposta per Agamennone.
Lo seguii all’interno di un’altra ala del palazzo. Come prima, Ettore indossava solo una semplice tunica, quasi completamente priva di ornamenti. Niente armi. Niente gioielli. Nessuna ostentazione del suo rango. La nobiltà era dentro di lui, e chiunque lo vedesse, sapeva istintivamente che quello era un uomo di merito e d’onore. Eppure, mentre lo seguivo passo per passo attraverso le sale fastose, vidi di nuovo che quella guerra gli aveva fatto pagare il suo prezzo. Il viso coperto dalla barba era scavato, e una ruga di preoccupazione si era fissata nello spazio tra le sopracciglia. Camminammo sino all’estremità opposta del palazzo e su per una stretta scalinata, in un buio tenebroso illuminato soltanto da qualche occasionale fessura delle finestre. Andammo su, su per la scalinata, girando intorno a gradini di pietra, respirando faticosamente intorno e intorno agli stretti confini della gradinata, fino a quando infine ci infilammo in una bassa porta quadrata che dava sulla piattaforma in cima alla torre più alta di Troia.
— Alessandro ci raggiungerà tra breve — disse Ettore, dirigendosi verso i merli giganteschi dei bastioni. Era quasi mezzogiorno e il sole abbagliante era caldo nonostante la forte brezza di mare che soffiava su di noi e faceva svolazzare i capelli castani di Ettore.
Da un punto d’osservazione così alto potevo vedere l’accampamento acheo, dozzine di lunghe imbarcazioni nere tirate in secco sulla spiaggia dietro le fortificazioni di sabbia, e la trincea che avevo aiutato a scavare appena quarantotto ore prima. L’esercito troiano era accampato nella pianura, tende e carri sparsi sul terreno nudo, con i fuochi da campo che mandavano sottili riccioli di fumo nel cielo cristallino. Un fiume di discrete dimensioni scorreva attraverso la pianura verso sud e sfociava nella baia; un altro, più piccolo, passava a nord. L’accampamento acheo era delimitato dalle rive dei due fiumi.
Oltre le onde che rotolavano sulla spiaggia, vidi un’isola vicino all’orizzonte, la protuberanza marrone di una montagna consumata, e dietro un’altra, che si librava simile a un fantasma nel blu nebbioso in lontananza.
— Bene, fratello, gliel’hai detto?
Mi voltai e vidi Alessandro che procedeva a grandi passi verso di noi. Diversamente da Ettore, indossava una tunica che sembrava morbida come la seta, e sopra, un bel mantello blu savoia. Al fianco aveva una spada coperta di pietre preziose, e altre gemme gli luccicavano alle dita e al collo. I capelli e la barba erano tagliati con cura e brillavano d’olio dal dolce profumo. Il suo viso era liscio, sebbene non fosse molto più giovane di suo fratello.
— Ti stavo aspettando — rispose Ettore.
— Bene! Allora lascia che sia io a dargli la notizia. — Sorridendo sgradevolmente, Alessandro mi disse: — Puoi dire al grasso Agamennone che il re Priamo respinge la sua offerta oltraggiosa. In più, domani a quest’ora i carri troiani staranno correndo nel vostro accampamento, bruciando le vostre navi e massacrando i tuoi vili Achei, finché non resterà altro che cenere e ossa. I nostri cani faranno un bel banchetto domani notte.
Io rimasi impassibile.
Ettore scosse leggerissimamente la testa, poi posò una mano sulla spalla coperta dal mantello blu di suo fratello, come per trattenerlo. — Nostro padre non si sente abbastanza bene per vederti di nuovo. E sebbene le impetuose parole di mio fratello possano sembrare offensive, la vera risposta che abbiamo per Agamennone è che rifiutiamo la sua offerta di pace.
— E qualunque altra offerta che implichi la restituzione di mia moglie al barbaro! — sbottò brusco Alessandro.
— Allora ci sarà di nuovo guerra domani — dissi io.
— Certo che ci sarà! — confermò il giovane.
— Pensate davvero di essere abbastanza forti da sfondare le difese achee e bruciare la loro flotta?
— Decideranno gli dèi — rispose Ettore.
— In nostro favore — aggiunse Alessandro.
Quel ragazzo presuntuoso cominciava a non piacermi. — Una cosa è combattere dai carri, su questa pianura — indicai il campo di battaglia limitato dalla spiaggia, dai due fiumi, e dal promontorio a picco su cui sorgeva la città. — Un’altra è irrompere nell’accampamento acheo e combattere a piedi contro l’intero esercito. Non sarà uno scontro fra eroi. Tutti gli uomini dell’accampamento acheo combatteranno per la propria vita.
— Non credi che anche noi stiamo combattendo per le nostre vite? — ribatté Alessandro. — E per le vite delle nostre mogli e dei nostri figli?
— Io non credo che possiate annientare gli Achei — insistetti io. — Non con le forze che vedo nella pianura.
Alessandro rise. — Stai guardando nella direzione sbagliata, barbaro. Guarda là, invece!
Indicò l’entroterra, in direzione delle lontane colline boscose e delle montagne incombenti dietro di esse. — Là si trova l’impero Hatti — disse. — Si estende da questa spiaggia fino a est e a sud. Il Sommo Re Hatti ha combattuto contro gli Egiziani, Orion. E li ha vinti! Ed è nostro alleato.
Io tirai l’ovvia conclusione. — Aspettate aiuti da lui.
— È già in marcia. Ci siamo arrangiati da soli per le razzie achee nelle fattorie e nelle città delle vicinanze, ma quando il pomposo Agamennone ha portato qui il suo esercito, abbiamo mandato una delegazione al Sommo Re Hatti, nella sua capitale Hattusas.
Ettore disse con calma: — Ho visto quella città quando ero ragazzo, Orion. Potrebbe contenere Troia dieci volte. È immensa, ed è la potenza degli Hatti a renderla tale.
Io non dissi nulla.
— Sino ad ora, abbiamo combattuto gli Achei solo con l’aiuto dei nostri vicini, i Dardani e gli altri popoli della Troade — riprese Alessandro. — Ma quando gli Hatti manderanno le loro truppe, l’esercito di Agamennone sarà completamente annientato.
— Perché mi dite queste cose? — chiesi.
Prima che Alessandro potesse rispondere, Ettore spiegò: — Perché abbiamo deciso di fare ad Agamennone una controfferta, Orion. Noi non abbiamo cercato questa guerra. Preferiamo la pace, e le arti più tranquille del commercio e dello scambio, al sangue e al fuoco della battaglia.
Facendo tacere suo fratello con uno sguardo severo, Ettore continuò. — Il re Priamo offre onorevoli condizioni di pace. Se Agamennone porterà via il suo esercito e tornerà in Acaia, mio padre il re offre di negoziare un nuovo trattato di amicizia e di scambi che permetterà a Micene il libero passaggio dall’Ellesponto.
— Micene? — chiesi. — E le altre città achee: Itaca, la Pilo di Nestore, Tirinto…
— Micene — ripeté Ettore. — Come Sommo Re, Agamennone può stipulare accordi personali con le altre città achee. Finché per il transito verranno impiegate navi achee, Troia non farà alcuna obiezione.
Un colpo di diplomazia magistrale! Allettare con la possibilità di libero passaggio Agamennone, e solo lui, in modo da fornirgli anche una posizione di preminenza sulle altre potenze achee. Come minimo, avrebbe fatto scoppiare tali discordie tra i reuncoli achei da distruggere la loro capacità di unirsi in una guerra contro Troia. Magistrale!
— Porterò questo messaggio ad Agamennone — mentii.
— Fallo — disse Alessandro brusco. — E di’ all’avido Sommo Re che se non accetta la nostra offerta entro l’alba di domani, il suo corpo farà da cibo a nibbi e cani entro il tramonto.
Io lo fissai. Lui cercò di sostenere il mio sguardo, ma dopo un attimo guardò da un’altra parte.