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La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]

Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:

Ormai non ci sono dubbi: sotto le spoglie umane di John O’Ryan si nasconde una figura mitica, il leggendario cacciatore Orion. A crearlo è stato l’essere di un lontanissimo futuro che ha scelto di farsi chiamare Ormazd, e che con il suo aiuto intende condurre nel tempo e nello spazio una guerra spietata contro il più acerrimo nemico dell’umanità, Ahriman. Il primo scontro (in Orion, Urania 1038) sembra essersi concluso vittoriosamente, ma in realtà l’intervento di Orion ha causato una frattura nel continuum spazio-temporale, concedendo ad Ahriman e ai suoi neandertaliani un cosmo tutto per loro. Ormazd non ha affatto gradito la cosa e ha deciso di punire Orion strappandogli ciò che ha di più caro, per costringere il cacciatore a riprendere la sua battuta. Questa volta lo scenario-sarà il passato e la posta in gioco il salvataggio di Troia… perché Ormazd è deciso a cambiare addirittura la trama del tempo pur di distruggere definitivamente il suo nemico.
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— Dici di essere uno straniero in questa terra — la sua voce era lenta, melodiosa. Capivo come Alessandro, o qualsiasi altro uomo, avrebbe osato qualunque cosa per averla. E tenerla.

Io annuii e scoprii di dover deglutire prima di riuscire a parlare. — Mia signora, sono arrivato su una nave solo qualche giorno fa. Prima di allora, tutto quello che sapevo di Troia erano… storie raccontate da viandanti.

— Sei un marinaio, allora?

— Non proprio — dissi. — Sono un… viaggiatore, un vagabondo.

Mi guardò con un’ombra di sospetto in quei limpidi occhi blu. — Non un guerriero?

— Ho fatto il guerriero, ogni tanto, ma questa non è la mia professione.

— Però può essere il tuo destino.

Non trovai una risposta da darle.

Elena disse: — Servi la dea Atena. — Non era una domanda. Aveva eccellenti fonti di informazione, a quanto pareva.

Annuendo, risposi: — Questo è vero.

Si morse il labbro inferiore. — Atena mi detesta. È nemica di Troia.

— Eppure la sua statua è venerata…

— Non si può fare a meno di onorare una divinità così potente, Orion. Non importa quanto Atena mi odi, il popolo di questa città deve continuare a placarla meglio che può. Disastri sicuri si abbatteranno su Troia se non lo farà.

— Apollo la protegge — dissi io.

Lei annuì. — Eppure io temo Atena. — Elena guardò lontano, scrutando il passato, forse. O cercando di vedere il futuro.

— Mia signora, desideri che faccia qualcosa per te?

I suoi occhi mi si puntarono di nuovo addosso. Un debole sorriso le increspò le labbra. — Ti chiedi perché ti ho mandato a chiamare?

— Sì.

Il suo sorriso si fece malizioso. — Non pensi che potrei voler dare uno sguardo più da vicino a uno straniero così avvenente? A un uomo così alto, con delle spalle così larghe? Che ha affrontato da solo Ettore e i cavalli del suo carro?

Chinai leggermente la testa. — Posso farti una domanda, mia signora?

— Puoi… anche se io non prometto di rispondere.

— Tutto il mondo se lo chiede: Alessandro ti ha davvero rapito o hai lasciato Sparta con lui di tua volontà?

Il suo sorriso rimase. Divenne anche più largo, finché lei non buttò indietro la testa e uscì una risatina genuina, di cuore, divertita.

— Orion — disse infine, — davvero non capisci le donne.

Forse io arrossii. — Questo è abbastanza vero — ammisi.

— Ti dirò solo una cosa — riprese Elena. — Non importa come e perché io abbia accompagnato Alessandro in questa città: non tornerò mai volontariamente a Sparta. — E aggiunse rapidamente: — Non che nutra cattivi sentimenti nei confronti di Menelao, il mio primo marito. Era gentile con me.

— Ma Alessandro è più gentile?

Allargò le braccia. — Guardati intorno, Orion! Hai gli occhi, usali. Quale donna vorrebbe vivere volontariamente come moglie di un signore acheo, quando potrebbe essere una principessa di Troia?

— Ma Menelao è un re…

— E una regina achea è considerata ancora meno dei cani e dei cavalli di suo marito. Una donna a Sparta è una schiava; che sia moglie o concubina, non fa nessuna reale differenza. Pensi che ci siano delle donne nella sala delle udienze di Sparta, quando arriva un emissario con un messaggio per il re? O nella Micene di Agamennone, o nella Pilo di Nestore, o anche nell’Itaca di Ulisse? No, Orion. Non lì. Ma qui a Troia le donne sono considerate esseri umani. Qui c’è civiltà.

— Allora la tua preferenza per Alessandro è in realtà una preferenza per Troia — dissi io.

Lei si posò un dito sulle labbra, come volesse scegliere le parole da usare. Poi: — Quando fui data in sposa a Menelao, non ebbi nessuna voce in capitolo. Tutti i giovani signori dell’Acaia mi volevano: insieme alla mia dote. Fu mio padre a prendere la decisione. Se, gli dèi non vogliano, gli Achei dovessero vincere questa guerra e obbligarmi a tornare a Sparta con Menelao, io sarò di nuovo un possesso.

— Acconsentiresti a tornare a Sparta se questo significasse salvare Troia dalla distruzione?

— Che domanda stupida! Credi davvero che Agamennone combatta per l’onore di suo fratello? Gli Achei sono decisi a distruggere questa città. Io sono soltanto la loro scusa per attaccare.

— Così ho già sentito dire, nell’accampamento acheo.

— Priamo è vicino alla morte — continuò Elena. — Ettore morirà in battaglia; questo è stato predetto. Ma Troia non deve cadere, anche se Ettore muore.

E, pensai, se Ettore muore, Alessandro diventerà re. Facendo di Elena la regina di Troia.

Lei mi fissò con quei suoi grandi occhi e disse: — Orion, puoi dire questo a Menelao: se vuole che torni da lui, deve conquistarmi con atti di valore in battaglia. Io non andrò a un uomo volontariamente, come premio di consolazione per aver perduto questa guerra.

Io feci un profondo respiro. Era molto più saggia di quanto avessi immaginato. “Vuole senza dubbio che Troia vinca, vuole rimanere in questa città in modo da poterne un giorno essere la regina. Però vuole dire al precedente marito che tornerà da lui: se vince! Sta dicendo a lui, attraverso di me, che tornerà a Sparta e sarà una docile moglie achea se e quando Troia sarà rasa al suolo.”

Donna intelligente! Non importa chi vince, lei proteggerà la sua bella pelle.

Chiacchierammo ancora per qualche minuto, ma era chiaro che Elena mi aveva già dato il messaggio che voleva io trasmettessi agli Achei. Infine si alzò, indicando che il nostro incontro era finito. Mi alzai anch’io e mi diressi verso la porta. Naturalmente la guardia era fuori, in attesa di scortarmi di nuovo nella sala delle udienze.

Non c’era nessuno, tranne il gentiluomo di corte che era stato con me quella mattina. La sala circondata di colonne era vuota, piena di echi.

— Il re e i regali principi stanno ancora deliberando sul tuo messaggio — sussurrò. — Devi aspettare.

Aspettai. Vagammo attraverso numerose sale e infine uscimmo nel grande cortile da cui eravamo passati la mattina. Il sole caldo era piacevole sulle braccia nude.

Spinto dalla curiosità, attraversai il giardino sino alla piccola statua di Atena. Era a malapena lunga quanto il mio braccio, ed evidentemente molto antica, segnata da anni e anni di pioggia e di vento. Diversamente dalle altre statue più imponenti, non era colorata. O, piuttosto, la pittura originale si era dissolta da tempo e non era stata rimpiazzata.

Atena. La dea guerriera era vestita di una lunga tunica, però impugnava lo scudo e la lancia. In testa aveva un elmo piumato, tirato indietro, lontano dal viso.

La guardai in volto e mi mancò il respiro. Era il viso di lei, il viso della donna che avevo amato. Il viso della dea che il Radioso aveva ucciso.

11

Così era vero. Gli dèi non erano immortali. Proprio come il Radioso mi aveva detto. E sapevo che non mi aveva mentito riguardo al resto: gli dèi non erano né misericordiosi né benevoli. Giocavano i loro giochi e decidevano le loro regole mentre noi, le loro creature, tentavamo di dare un senso a quello che ci facevano.

L’ira bruciava dentro di me. “Non sono immortali. Gli dèi possono essere uccisi. Io posso uccidere il Radioso. E lo farò” promisi di nuovo a me stesso. Come, non lo sapevo. Quando, non ne avevo idea. Ma per le fiamme che bruciavano dentro di me, giurai che l’avrei distrutto, non importa quanto ci sarebbe voluto e quanto sarebbe costato.

Diedi un rapido sguardo al grazioso cortile pieno di fiori. Sì, avrei cominciato da lì. “Lui vuole salvare Troia, farne il centro di un impero che andrà dall’Europa all’Asia. Allora io la distruggerò, la schiaccerò, massacrerò la sua gente e brucerò i suoi palazzi sino alle fondamenta.”

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