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Gli antimercanti dello spazio [The Merchants' War - it]

Электронная книга - «Gli antimercanti dello spazio [The Merchants' War - it]». Краткое содержание книги:

Sono passati trent’anni da quando Frederik Pohl inventò quei Mercanti dello spazio che Kingsiey Amis nelle sue Mappe dell’inferno mise al disopra dello stesso 1984 di Orwell. Fu allora che dagli uffici di Madison Avenue le grandi compagnie pubblicitarie assunsero il controllo della Terra, ma fecero lo sbaglio di mandare un’astronave sul pianeta Venere. Oggi Venere è il rifugio dei refrattari e dei ribelli, il simbolo dell’anti-pubblicità, la bandiera dei nemici della produzione e del consumo. I rapporti tra i due pianeti si fanno ogni giorno più difficili. La situazione insomma è così tesa, che Frederik Pohl ha sentito la necessità di scrivere un nuovo romanzo sullo scottante argomento. E l’ha scritto.
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Era più di quanto potessi sopportare. Prima che Charlie Bergholm uscisse sbadigliando dal letto, per farmi posto, ne avevo fatto fuori un’intera confezione da sei.

Finalmente cominciarono i corsi all’università. Ogni tanto facevo alcuni tentativi per diminuire le Mokie, ma poi decisi che la cosa importante era occuparmi del resto della mia vita. E una parte della mia vita stava acquistando un’importanza che non avevo previsto.

È buffo. È come se una persona avesse solo una certa quantità di amore e di tenerezza da usare. Mi dicevo che l’intossicazione da Mokie non era poi così brutta; non interferiva con il mio lavoro, tutto sommato; certamente non mi faceva valere di meno… ma non ci credevo. Più in basso cadevo ai miei stessi occhi, più stima lasciavo da parte senza un posto adatto per investirla.

La vita di un diplomatico è piena di complicati tabù e vuoti. Eravamo su Venere, circondati da ottocentomila nemici irriducibili. Noi eravamo solo centootto. In circostanze del genere, come si fa a stringere amicizia? E ancor più, come si fa per… be’, per l’amore? Avete a disposizione una cinquantina di candidate del sesso opposto fra cui scegliere. Probabilmente una dozzina, o più sono sposate (voglio dire fedelmente sposate), e un’altra dozzina o più sono troppo vecchie, e circa altrettante troppo giovani. Se siete fortunati, possono esserci al massimo dieci possibili amanti nel mucchio, e che probabilità ci sono che una di queste vi interessi, e sia interessata a voi? Mica tante. La condizione dei diplomatici è simile a quella dei superstiti del Bounty sull’isola di Pitcairn. Quando Mitzi Ku era arrivata, per me era stata una fortuna insperata. Ci eravamo piaciuti. Avevamo le stesse idee nei confronti del sesso. Lei era stata un grande aiuto per me, e io per lei. Non solo per l’atto fisico del sesso, ma per tutte quelle cose che insieme ad esso tengono unita una coppia, come le chiacchiere a letto, e ricordarsi dei rispettivi compleanni. Era bello avere Mitzi per queste cose. Era forse l’accessorio più prezioso fornitomi dall’ambasciata. E io l’apprezzavo molto. Eravamo molto sinceri e senza reticenze l’uno con l’altra, ma c’era una parola che nessuno di noi aveva mai detto. Questa parola era «amore».

E adesso non c’era più nessun modo per dirgliela. Mitzi era salita tanto velocemente quanto velocemente io ero sceso. Non la vedevo per settimane intere, se non di sfuggita. Non avevo dimenticato che mi aveva promesso di procurarmi un posto d’apprendista negli Intangibili. Ma pensavo che lei se ne fosse dimenticata… fino a quando non portai il pranzo a Val Dambois e la trovai nel suo ufficio. Non solo lì. Abbracciati. E quando aprii la porta si staccarono di scatto. — Accidenti, Tarb — gridò Dambois, — non sei capace di bussare?

— Scusate — dissi con un’alzata di spalle. Misi il suo soiaburger sulla scrivania e mi voltai per uscire. Non avevo alcun desiderio di interrompere le loro effusioni… o se ce l’avevo, di sicuro non volevo farlo vedere. Mitzi allungò una mano per fermarmi. Mi guardò con quel particolare sguardo da uccello negli occhi luminosi e mi fece un cenno con la testa.

— Val — disse, — possiamo finire più tardi. Tenny? Credo che possano fare qualcosa per te negli Intangibili. Vieni, scendiamo insieme e vediamo cosa riusciamo a combinare.

Era l’ora di pranzo, così dovemmo aspettare l’ascensore. Mi sentivo nervoso. Mi chiedevo, alquanto a disagio, perché non mi avesse chiamato se si era aperta una possibilità di lavoro, e se le sarebbe mai venuto in mente se io non fossi apparso proprio allora. Non erano pensieri molto gratificanti. Cercai di fare conversazione. — Che cosa stavate cospirando voi due? — chiesi scherzando. Il modo in cui lei mi guardò mi fece pensare che il mio tono era stato un po’ troppo aspro. Cercai di rimediare: — Credo di essere un po’ teso — mi scusai, pensando che lei l’avrebbe ritenuto naturale da parte di un mokomane. Ma non era affatto per quello. Avrebbe anche potuto essere gelosia. — Sembrano secoli da quando dirigevi la tua organizzazione di spie su Venere — dissi malinconicamente. Quello che volevo dire, era che la mia percezione di Mitzi era cambiata molto da allora. Sembrava… non so. Più seria? Più gentile? Naturalmente non poteva essere cambiata lei. L’unica differenza era che, avendola persa, l’apprezzavo di più.

E avendola persa, rimasi a bocca aperta, quando uscì dall’ascensore, e aspettando che la raggiungessi mi disse: — Se non hai niente da fare, questa sera, perché non vieni a cena da me, Tenny?

Non so che espressione avessi sulla faccia, male fece venire da ridere. — Ti passo a prendere dopo il lavoro — disse. — Bene, l’uomo che ti voglio far conoscere è Desmond Haseldyne, e il suo ufficio è da questa parte. Vieni! Se Mitzi mi aveva sorpreso per il suo inatteso calore, Haseldyne fu una mazzata nella direzione opposta. Mentre Mitzi ci presentava, lui mi fissava, e l’unica espressione che riuscivo a leggere nei suoi occhi era il ribrezzo.

Perché? Non riuscivo a capirlo. L’avevo visto in giro per l’Agenzia qualche volta, naturalmente. Ma non riuscivo a immaginare di aver fatto qualcosa che l’avesse offeso. E Desmond Haseldyne non era il tipo di uomo che uno voglia offendere. Era grosso. Era alto almeno uno e novantacinque, spalle da scaricatore di porto, e due pugni che inghiottirono completamente la mia mano quando si degnò di stringerla. Haseldyne era uno di quei talenti bizzarri che la Pubblicità colloca in posti bizzarri della sua grande macchina: si diceva che fosse un matematico, e anche un poeta; inoltre, curiosamente aveva fatto una brillante carriera nell’import-export prima di piantare tutto e dedicarsi alla pubblicità. Cominciai a capire la ragione della sua espressione quando grugnì: — Diavolo, Mitzi! E quello svitato che guarda sempre l’orologio!

— È anche mio amico — disse lei fermamente, — e un inventore di slogan di prima classe, che ha subìto un incidente per colpa non sua. Voglio che tu gli offra un’occasione. Non puoi condannare una persona per essere stata vittima di pubblicità disonesta, no?

Lui si addolcì un poco. — Forse no — ammise… e non si preoccupò neanche di aggiungere: e grazie a Dio noi in questa Agenzia non ci abbassiamo a simili mezzi, come avrebbe fatto chiunque altro: non si può mai sapere se ci sono microfoni nascosti. Si alzò e fece il giro della scrivania per guardarmi meglio. — Possiamo anche provare — concesse. — Puoi andare, Mitzi. Ci vediamo stasera?

— No. Ho un appuntamento. Un’altra volta, Des — disse lei, strizzandomi l’occhio mentre chiudeva la porta.

Haseldyne sospirò e si passò una mano sulla faccia. Poi tornò alla sua sedia. — Sedetevi, Tarb — tuonò. — Lo sapete perché siete qui?

— Credo di sì, signor Ha… Des — dissi fermamente. Avevo deciso che volevo essere trattato per quello che ero, non come un apprendista qualunque. Lui mi lanciò un’occhiata dura, ma disse solo: — Questo è il Dipartimento Servizi Intangibili. Abbiamo una trentina di settori di attività, ma ce ne sono due di gran lunga più importanti degli altri. Uno è la politica. L’altro è la religione. Ne sapete qualcosa?

Alzai le spalle. — Quello che ho studiato all’università. Mi sono sempre occupato di prodotti. Vendevo merci, non idee campate in aria.

Lui mi guardò in un modo tale, che mi venne da pensare che non sarebbe stato poi così brutto tornare a consegnare pacchi; ma si era deciso a darmi un lavoro, e me l’avrebbe dato. — Se non vi interessa la scelta — disse, — il settore in cui ci serve attualmente aiuto è la religione. Forse non sapete quanto sia importante il ramo religioso. — Be’, non lo sapevo, ma non dissi niente. — Voi parlate di prodotti. Merci. Bene, Tarb: pensateci. Se vendete a qualcuno una scatola di Caffeissimo, gli costa un dollaro. Quaranta centesimi vanno al dettagliante e al grossista. Etichetta e confezione costano un centesimo, e il contenuto ne costa forse tre.

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