Il ladro di corpi [The Tale of the Body Thief - it]
- Автор: Райс Энн
- Серия: Cronache dei vampiri #4
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-1915-5
- Переводчик: Cristina Messori
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Il ladro di corpi [The Tale of the Body Thief - it]». Краткое содержание книги:
«Perché la morte non ti spaventa.»
«Tu non sei spaventato dalla morte, o sbaglio?»
Non risposi. Vidi di nuovo il sole, la grande sfera infuocata che diventava terra e cielo, e rabbrividii. Poi mi apparve la lampada a olio del mio sogno.
«Che cos’è?» chiese.
«Io ho paura della morte», dissi con una certa enfasi. «Tutte le mie illusioni sono andate in frantumi.»
«Tu hai illusioni?» chiese con grande schiettezza.
«Certo. Una delle mie illusioni era che nessuno potesse rifiutare il Dono Tenebroso, o almeno non in modo intenzionale…»
«Lestat, devo ricordarti che tu stesso lo hai rifiutato?»
«David, ero un ragazzo. Mi avevano costretto. D’istinto, mi ero opposto. Ma ciò non ha nulla a che fare con la consapevolezza.»
«Non spacciarti per quello che non sei. Sono convinto che avresti rifiutato anche se avessi pienamente compreso.»
«Ora stiamo parlando delle tue illusioni», replicai. «Ho fame. Fatti da parte o ti uccido.»
«Non ti credo, ma farai meglio a tornare.»
«Lo farò. Questa volta manterrò la promessa che ti ho fatto nella mia lettera: ti lascerò dire tutto quello che vuoi.»
Come territorio di caccia scelsi le vie secondarie di Londra. Presi ad aggirarmi dalle parti della stazione di Charing Cross, in cerca di qualche insignificante tagliagole in grado di procurarmi un po’ di cibo. Le sue meschine ambizioni mi avrebbero inacidito l’anima, ma non abbastanza da distoglierla dal suo intento.
Lì vicino, una vecchia si stava trascinando, avvolta in un sudicio cappotto e coi piedi fasciati da stracci. Stremata e indebolita dal freddo pungente, quasi di certo sarebbe morta prima di mattina. Uscita di nascosto dalla porta di servizio di qualche luogo in cui avevano tentato di rinchiuderla, imprecava a gran voce contro il mondo in generale, decisa a non lasciarsi più prendere.
Fummo due amanti davvero eccezionali! Lei teneva in caldo per me un nome e un’ampia raccolta di ricordi. Per molto tempo la strinsi tra le braccia, mentre danzavamo insieme nel fango. Era ben nutrita, come d’altronde, in questo secolo, capita con molti accattoni dei Paesi occidentali, in cui il cibo è così abbondante. Bevvi lentamente il suo sangue, assaporandolo in tutta tranquillità, mentre avvertivo una forza impetuosa correre lungo la mia pelle bruciata.
Quando ebbi finito, mi resi conto che la mia percezione del freddo era molto intensa e che lo era stata fin da principio: mi stavo dimostrando assai sensibile a tutte le fluttuazioni di temperatura. Interessante.
Il vento mi sferzava, procurandomi una spiacevolissima sensazione. Parte della mia carne era stata davvero distrutta dal fuoco? Non ne avevo idea. Avvertivo nei piedi il freddo umido e le mani mi dolevano tanto da doverle tenere nelle tasche. Ricordai di nuovo l’inverno dell’ultimo anno passato nella mia casa in Francia, il giovane mortale proprietario terriero con un letto di fieno e i soli cani come compagnia. D’un tratto, il sangue del mondo intero sembrò non essere abbastanza. C’era tempo per bere ancora, e ancora.
Tutti loro erano derelitti, sospinti nella gelida oscurità fuori delle loro baracche di rifiuti e cartone, e condannati a vivere le loro manifestazioni di gioia o di dolore in mezzo al tanfo di sudore rancido, orina e catarro. O almeno così dissi a me stesso. Ma il sangue era pur sempre sangue.
Quando gli orologi batterono le dieci, io avevo ancora sete e di vittime ce n’erano in abbondanza. Ma ero stanco di andare a caccia e lasciai perdere.
Procedetti per diversi isolati, addentrandomi nell’elegante West End. Lì entrai in un piccolo negozio immerso nell’oscurità, assai fornito di capi di buon taglio. Eh, sì, il miracolo del prèt-à-porter dei tempi moderni! Assecondando il mio gusto, scelsi un paio di pantaloni grigi di tweed, un giaccone con cintura e un maglione bianco di lana grossa. Aggiunsi un paio di occhiali di un verde chiarissimo dalla sottile montatura in oro. Una volta fuori, ripresi ad aggirarmi fra i turbinanti fiocchi di neve della notte gelida, canticchiando tra me e muovendo piccoli passi di tip-tap sotto i lampioni, proprio com’ero solito fare per Claudia e…
Bang! Fu allora che piombò su di me un giovane teppista, splendido nella sua brutalità. Divinamente sudicio, col fiato che gli puzzava di vino, mi teneva un coltello puntato contro, deciso a uccidermi per sottrarmi il denaro che non avevo. In fondo, riflettei, ero soltanto un miserabile ladro che aveva appena rubato un guardaroba di begli abiti irlandesi… Ma quel pensiero si dissolse subito. Ero troppo immerso nel mio abbraccio ardente, troppo intento a ridurre in frantumi le costole di quel bastardo e a succhiarlo fino al midollo, riducendolo come un ratto morto in una soffitta. Infine, con un’espressione sospesa tra la meraviglia e l’estasi, lui crollò a terra, cercando di afferrarmi i capelli con un ultimo spasmo di dolore.
Nelle tasche aveva un po’ di denaro. Che fortuna! Lo lasciai nel negozio, in cambio degli abiti che avevo preso, per un ammontare che, a conti fatti, mi sembrò più che adeguato, sebbene io non sia molto portato per la matematica, poteri soprannaturali o no. Quindi scrissi una breve nota di ringraziamento, ovviamente non firmata. Serrai poi con cura la porta del negozio con pochi lievi movimenti telepatici, e me ne andai.
5
Quando raggiunsi Villa Talbot stava suonando la mezzanotte. Era come se vedessi quel luogo per la prima volta. Avevo tutto il tempo per aggirarmi nel labirinto sotto la neve, per studiare le sagome degli arbusti scolpiti e immaginare come il giardino sarebbe diventato in primavera: un meraviglioso angolo dal sapore antico.
E poi c’erano sempre le piccole stanze chiuse immerse nell’oscurità, costruite per resistere ai freddi inverni inglesi, e le piccole finestre piombate, molte delle quali apparivano illuminate e più che mai invitanti nella notte innevata.
David ovviamente aveva già terminato la sua cena e i domestici, un’anziana coppia, erano ancora al lavoro nella cucina nel seminterrato, mentre lui si stava cambiando d’abito nella sua camera da letto al secondo piano.
Lo osservai mentre infilava, sopra il pigiama, una lunga veste da camera nera coi revers in velluto nero e con una fusciacca che lo faceva sembrare molto simile a un ecclesiastico, sebbene il modello fosse troppo elaborato per un abito talare, soprattutto per via della sciarpa bianca di seta rimboccata intorno al collo.
Quindi si avviò lungo le scale.
Io entrai attraverso la mia porta favorita, quella in fondo al vestibolo, e mi materializzai nella biblioteca accanto a lui, mentre era chino ad attizzare il fuoco.
«Allora sei tornato», disse, tentando di nascondere la sua gioia. «Buon Dio, ma tu vieni e vai sempre così in silenzio!»
«Già, è molto irritante, vero?» Lanciai uno sguardo alla Bibbia sul tavolo, alla copia del Faust e al racconto di Lovecraft, ancora tenuto insieme da punti metallici, ma ben disteso. C’erano inoltre la bottiglia di scotch e un bel bicchiere di cristallo dal fondo spesso.
Mi soffermai sul racconto, sul ricordo dell’inquieto giovane che mi aveva seguito, sul suo bizzarro modo di muoversi… Un vago tremito mi percorse all’idea che fosse riuscito a intercettarmi in tre posti ben distinti. Probabilmente non avrei più posato i miei occhi su di lui. D’altro canto… Ma c’era tempo per occuparsi di quel personaggio molesto. La mia attenzione era rivolta a David, e alla meravigliosa consapevolezza di avere tutta la notte a disposizione per parlare con lui.
«Dove hai preso quei bei vestiti?» mi chiese. I suoi occhi indugiarono sulla mia figura, ignorando il mio interesse per i libri.
«In un piccolo negozio, da qualche parte. Non rubo mai gli abiti delle mie vittime, se è questo che intendevi. Inoltre frequento troppo spesso i bassifondi: il modo di vestire di quella gente non incontra il mio gusto.»