Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Ужасы » La carezza della paura [The Pet - it]
La carezza della paura [The Pet - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La carezza della paura [The Pet - it]

Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:

Quale sarà la prossima vittima dello squartatore, il mostro del New Jersey? Il timido Donald Boyd, capace di parlare solo con creature immaginarie di sua invenzione, assalito dal mostro, viene salvato da uno stallone nero che da allora lo difenderà sempre, apparendo dal nulla. Per Donald è la lotta contro una nuova inspiegabile ossessione.
1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 79
Перейти на страницу:

Fece una smorfia, ruotando gli occhi e soffocando una risata nel palmo della mano.

«E poi, comunque, non ne hai bisogno, giusto? Sei troppo forte per uno stupido nome. Lo so quello che ti stai chiedendo: perché ci sei tu lì sopra e non quel gatto nero? Be’, perché tu sei grande, e sei forte e … perché sì. Oltre tutto, a Tracey piacciono i cavalli e tu sei un cavallo, quindi le piacerai, e se tu piaci a lei anch’io le piacerò e saremo tutti quanti amici, non ti pare? Già. E fai in modo che quel ragazzo con quel suo cappello di merda se la faccia addosso dalla paura.»

Fece un’altra smorfia e si dondolò indietro, picchiando la testa contro il muro, ma senza sentire dolore.

Era sicuro che agli altri suoi amici non gliene importasse molto se per una volta aveva scelto uno solo di loro: era solo per quella volta. Avrebbero capito. L’avevano sempre fatto e l’avrebbero fatto anche in quella occasione.

«Allora, ascoltami bene, vecchio mio», disse, fissando il soffitto sul quale Tracey era intenta a cavalcare una nuvola. «Mi dovrai insegnare un po’ di cose, sai? Mi spiego, immagino che tu sia andato in giro, capisci cosa voglio dire? Voglio solo qualche indicazione e qualche buon consiglio, okay? Se ti prenderai cura di me, io mi prenderò cura di te. È a questo che servono gli amici, no? Già, proprio così.»

Scivolò fuori dal letto, si baciò le punte delle dita e mise la mano sulla testa del cavallo.

«Amici», disse. «Amici.»

«Sta di nuovo parlando con quei suoi animali», si lamentò Norm mentre Joyce si lavava i denti. Lei farfugliò qualcosa e lui scosse la testa, indicando le orecchie.

«Stavo dicendo», disse, dopo aver sputato il dentifricio, «che i ragazzi parlano spesso da soli. È un po’ come pensare a voce alta. Dovresti essere nella mia classe, ogni tanto.»

«Sì, ma tu insegni a gente stravagante.»

«Artisti in erba sarebbero gente stravagante?»

«Guarda nello specchio.»

Lei gli lanciò dietro la spazzola e poi gli si avventò contro; lottarono per un po’, poi lui la immobilizzò sotto il suo corpo, sul letto.

«Norm?» disse, mettendo una mano sulla mano che stava coprendo il suo seno.

«Dimmi.»

Il salice all’angolo della casa grattò leggermente alla finestra; si udivano tubare i colombi che avevano fatto il nido sotto le grondaie del garage.

«So che è terribile, ma non hai mai pensato a come avrebbe potuto essere la nostra vita se non avessimo avuto figli? Così che quando capita qualcosa come questa, intendo dire, possiamo starcene tranquilli, senza preoccuparci della fragile psiche e dei traumi dei ragazzi e della loro mente confusa. Non ci hai mai pensato, Norm?»

Cercò di individuare il suo viso nell’oscurità. «Dobbiamo essere onesti?»

«Sì»

«Allora … sì. Mi è capitato di pensarci.» Ma non le disse come si era sentito colpevole quando lo aveva fatto.

«Questo non significa che non gli vogliamo bene», disse lei con impazienza, cercando di essere convincente. «E, Dio mio, quanto mi manca il piccolo Sam.»

«Lo so.»

«Ma sarebbe così semplice, capisci cosa voglio dire?»

«Certo.»

La sveglia emise un debole brusio. Il vento si era calmato sopra i tetti. A malapena, riuscirono a distinguere il rumore di due macchine che sfrecciavano sulla strada.

«Questa sera Don era nel parco.»

«E allora?»

«Non hai sentito le notizie alla radio dopo l’incontro?»

«Oh.» Lui si mosse un poco, ma non lasciò la donna. «Sì, credo che farei meglio a fare due chiacchiere con lui. Almeno fino a quando non prenderanno quel tipo.»

«Forse ha visto qualcosa.»

«No. Se avesse visto qualcosa, ce lo avrebbe detto.» Le baciò l’orecchio destro facendola tremare.

«Norm?»

Stancamente: «Sì?»

«I voti di Don stanno peggiorando. Non molto, ma sono preoccupata. Dovresti parlargli anche di questo. Passa troppo tempo con quei suoi animali e continua a procurarsene di nuovi.»

«Gli parlerò», promise lui. «Forse dovremmo dirgli di sbarazzarsi di quelle bestie.»

«Ma sarebbe crudele.»

«La smetterebbe di perdere tempo con loro.» Mentre lei acconsentiva, lui le diede un morso sul lobo dell’orecchio.

«Norm?»

«Oddio, adesso cosa c’è?»

«Voglio sistemare tutte queste questioni, ho deciso.»

«Bene», disse, accarezzandole il seno con il palmo della mano.

«No, parlo sul serio, Norman. Voglio davvero giungere a una conclusione.»

«Anch’io», disse in tono quasi convinto. La testa scivolò verso l’incavo della sua spalla. «Anch’io, tesoro.»

«Norm, è tardi», bisbigliò con gli occhi semichiusi, «e sai come sei stanco dopo, ultimamente. Oltretutto, domani mattina ho una riunione del comitato. Dobbiamo decidere per i fuochi d’artificio.»

«Buon per te. Falli esplodere in tutta la città!»

«Norman!»

«Joyce», esclamò, «se vuoi davvero sistemare tutto, faresti meglio a chiudere il becco.»

5

Sabato pomeriggio Don andò con sua madre a fare acquisti. Durante la spedizione lei citò dubbiose e a volte stranissime statistiche che mettevano a confronto l’introito annuale e le conseguenti imposte dei veterinari e dei chirurgi, e concluse ironicamente che l’eccitazione e la soddisfazione professionale che si provano infilando le mani nei retti e nelle gole degli animali era almeno pari a quella che si prova lavorando in una fabbrica di vestiti, come faceva suo nonno. Don scoppiò a ridere e fu sul punto di confidarle i suoi progetti.

Una volta tornati a casa, il padre in camera sua, intento a fissare i posters dei suoi beniamini.

«Non sei un po’ troppo grande per questi?» domandò Norm e se ne andò senza aspettare una risposta.

Lunedì Don, nell’ingresso della scuola, si aggrappò al braccio di Jeff e per poco non gli fece cadere tutti i libri per terra.

«Jeff, hai un minuto?»

«Ehi, il Povero Detenuto. Che cosa succede? Sta per suonare la campana. Hai un occhio spaventoso.»

«Grazie mille, amico. Così mi sento meglio, davvero. Senti, volevo chiederti una cosa su Tracey Quintero.»

«Che cosa vuoi sapere? La conosci quanto la conosco io.»

«Voglio sapere se sta con Brian.»

«Brian? Brian Pratt, il coglione? Quel Brian?»

«Smettila di scherzare, Jeff, devo sapere.»

«Cristo, ma in che mondo vivi? Ma certo che no. Ehi, hai sentito di quel ragazzo che è stato ammazzato nel parco la settimana scorsa? È stato lo Squartatore, dicono. Ha ridotto quel poveraccio come se fosse cibo per cani, sai. Quello dev’essere un vero maniaco, ti pare? Ha ammazzato cinque ragazzi a New York. Ragazzi come noi, intendo dire, non dei bambini.»

«Jeff, non mi interessano i paranoici, io sto parlando di Tracey.»

«E io ti ho detto che non sta con Brian, okay?»

«Ma l’altra sera al parco, dopo il concerto…»

«Ti riferisci a quella battuta sul suo sguardo?»

«Be’…»

«Boyd, sei davvero così ingenuo?»

«Non riesco a capire.»

«Brian pretende di vedere il desiderio nello sguardo di qualsiasi cosa che assomigli vagamente a una femmina. E se gli dai retta, sembra che sia andato a letto con tutte.»

«Ma lei no.»

«Con lui? Accidenti, no.»

«Cristo. Oh, … Cristo.»

«Mi vuoi spiegare di che cosa si tratta o dovrò leggerlo sul giornale della scuola?»

«Non posso, Jeff. È suonata la campana. Siamo in ritardo.»

Quel pomeriggio, il detective sergente Thomas Verona fece il suo ingresso nell’ufficio di Norm, accompagnato dal sergente di guardia, Luis Quintero. Dopo aver scambiato qualche battuta, Quintero li lasciò soli per andare a fare qualche domanda alle segretarie nell’ufficio accanto e Verona incominciò a chiedere al preside se non avesse mai sentito delle chiacchiere o delle voci a proposito di uno straniero che si aggirava nei pressi della scuola. Norm era sicuro di non aver sentito niente del genere, ma se la polizia desiderava interrogare anche gli studenti o gli insegnanti durante l’orario di lezione, avrebbe dovuto parlarne prima con il consiglio di istituto. Per lui non sarebbe stato un problema, anche se non capiva il motivo di tutto quell’interesse, dal momento che l’uomo doveva essersene già andato. Di solito fanno così, aveva detto al poliziotto che lo fissava sbigottito; lo Squartatore colpisce una volta e poi cambia città. Verona, il cui padre aveva lavorato ai mulini e che conosceva Norm fin da piccolo, gli confidò ufficiosamente che, nel caso l’assassino avesse avvicinato qualche studente e fosse così venuto a sapere delle celebrazioni per la Festa di Ashford, c’era una vaga possibilità che si fosse trattenuto in città, perché a partire da metà settimana ci sarebbe stato un sacco di movimento per le strade e lui sembrava sentirsi al sicuro tra la folla. Quando Norm gli chiese come mai ancora non l’avessero catturato, Verona, sempre ufficiosamente, rispose che non avevano nessuna descrizione, nessuna impronta digitale, nessun pezzetto di vestito, nessuna goccia di sangue che consentissero di ricostruire un profilo fisico anche solo approssimativo. Non potevano dargli un volto, anche se ormai ne conoscevano la forza. Norman non chiese ulteriori dettagli, ma si ripromise di tenere le orecchie aperte e di consigliare agli insegnanti di evitare di trattenere i ragazzi oltre l’orario scolastico. Verona apprezzò la cooperazione e gli suggerì di smetterla di fare tanto il distaccato dopo tutti quegli anni di conoscenza reciproca. Propose di andare a bere una birra insieme, una volta o l’altra. La moglie di Verona faceva parte del comitato di Joyce e il detective gli confidò di essersi stancato di fare il vedovo di casa, tutto per colpa dei preparativi per la Festa di Ashford. Norman scoppiò a ridere senza però provare alcun divertimento.

1 ... 13 14 15 16 17 18 19 20 21 ... 79
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)